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Discussione: Il massacro di Katyn

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    Brigante del 3° Millennio
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    La settimana scorsa, intervenendo su questo forum in una discussione sull’operato di Giovanni Paolo II, ho accennato brevemente alla tragedia di Katyn. Ho in seguito approfondito l'argomento e ciò che più sconcerta non è solo la dimensione dell’eccidio, avvenuto nella primavera del 1940, ma la cortina di silenzio che ha gravato incredibilmente sulla triste vicenda fino al 1989. L’omertà, il disinteresse ed i tentativi di ridimensionamento dei fatti risponde a note logiche imposte dalla cultura comunista internazionale su cui sarebbe superfluo aggiungere alcunché (si veda comunque l'eloquente comunicato dell’ufficio stampa della provincia di Firenze riportato per ultimo). Ritengo opportuno ricordare qui il massacro compiuto dalle truppe sovietiche con alcuni documenti prelevati dalla rete, il primo peraltro tratto dal "Portale dei Comunisti".

    Il massacro di Katyn
    Nella primavera del 1940, nella foresta di Katyn, in Polonia, vennero giustiziati più di 22.000 prigionieri di guerra polacchi. Legati con speciali nodi che bloccavano i polsi e la gola, vennero tutti freddati con un preciso colpo alla nuca e gettati in diverse fosse comuni. Si trattava di un'intera generazione di ufficiali, appartenenti alla borghesia e all'intellighenzia polacca, tutta la dirigenza militare di un paese. Questa operazione "scientifica", realizzata da abilissimi professionisti dell'esecuzione, è rimasta per più di cinquant'anni avvolta nel mistero: a chi apparteneva la regia di questo crimine ? A quale delle due dittature che si erano gettate di comune accordo sulle spoglie della Polonia, la Germania nazista e la Russia comunista, spettava la responsabilità di quanto accaduto ? Rimasto ignoto all'opinione pubblica per tre anni, l'eccidio fu reso noto al mondo nella primavera del 1943 dalla radio tedesca.
    Alle 9.15 del mattino, ora di New York, la propaganda nazista rendeva noto, come quattro giorni prima il ministro Joseph Goebbels annotava nel suo diario, che " vicino a Smolensk sono state trovate delle fosse comuni piene di cadaveri polacchi. I bolscevichi hanno semplicemente ucciso circa 10.000 prigionieri seppellendoli alla rinfusa in fosse comuni". I responsabili dell'eccidio, quindi, erano i sovietici. Questa verità, semplicemente poiché proveniva da un regime criminale come quello nazista, non fu accettata. Il regime stalinista, e gli alleati occidentali, dapprima non vollero credere alla responsabilità russa nell'eccidio, e in seguito fecero di tutto per insabbiare quella che ormai a tutti i polacchi sembrava un fatto assodato: era stata la famigerata NKVD (la polizia politica comunista) ad eseguire il lavoro. Su preciso ordine della dirigenza sovietica, e sulla base di indicazioni, consigli, e lo zelante contributo di comunisti polacchi. L'apertura degli archivi sovietici dopo il crollo del regime, nel 1991, ha permesso di togliere il velo della menzogna alla verità di Katyn. Già negli ultimi mesi di glasnost gorbacioviana questa verità appariva sempre più difficile da nascondere. Con l'avvento al potere di Eltsin, e la denuncia del PCUS come organizzazione criminale, finalmente è emersa una documentazione agghiacciante dalla quale si può comprendere, in più larga scala, gli stessi meccanismi criminali di un sistema totalitario. Come, cioè, l'eliminazione di alcune categorie (sociali per i comunisti, razziali per i nazisti) fosse una prassi scientificamente elaborata a tavolino, e altrettanto scientificamente attuata.
    Il massacro di Katyn, e il suo silenzio, sono figli di due "alleanze innaturali". La prima (forse meno innaturale di quanto si pensi) fu quella nata dal Patto von Ribbentrop-Molotov del 23 agosto 1939, con il quale Hitler e Stalin di comune accordo si dividevano la Polonia e stabilivano una politica di collaborazione strategica. La seconda fu quella tra l'Unione Sovietica e le democrazie occidentali, giustificata dalla minaccia nazista, e che si venne a concretizzare solo dopo l'attacco tedesco alla Russia nell'estate del 1940. Non c'è dubbio che il patto tra tedeschi e sovietici costituì il seme che fecondò la Seconda Guerra Mondiale. Dall'avvicinamento tra le diplomazie naziste e comuniste dell'estate 1939 nacque l'invasione tedesca della Polonia, in quel tragico venerdì 1 settembre. Il punto secondo del protocollo segreto tra i due regimi prevedeva proprio la spartizione della Polonia. Da esso venne anche un plateale voltafaccia del movimento comunista internazionale. Dapprima scagliatisi contro l'invasione tedesca (come disse il francese Thorez che proclamava "il desiderio di tutti i comunisti di combattere contro il nazismo e il fascismo" e l'appoggio incondizionato dei comunisti francesi a favore dei crediti di guerra chiesti dal governo Daladier), i comunisti dovettero registrare con stupore che il Piccolo Padre la pensava diversamente.
    Quando la notizia del massacro di Katyn venne diffusa dalla radio tedesca, furono in molti a dubitarne. I nazisti, nel 1943, erano in chiara difficoltà su molti fronti. Gli occidentali sospettavano che questa fosse una prevedibile mossa per cercare di indebolire il fronte nemico. I nazisti, comunque, organizzarono una commissione investigativa, formata da medici provenienti da diversi paesi e suggerì inoltre alla Croce Rossa internazionale di inviare propri membri a controllare le vittime dell'eccidio. La commissione creata dai tedeschi imputò ai sovietici la responsabilità del massacro: le vittime - spiegava la risoluzione finale - erano state uccise nella primavera del 1940, quando ancora i russi occupavano la zona, prima dell'avanzata tedesca verso la Russia nell' Operazione Barbarossa. Uno dei professori della commissione era l'italiano Vincenzo Palmieri, direttore dell'Istituto di medicina legale dell'Università di Napoli. "Non c'erano dubbi, fra noi dodici nessuno ebbe alcun dubbio, non ci fu neppure un'obiezione. Fu decisiva l'autopsia del cranio effettuata dal professor Orsos di Budapest: sulla parete interna trovò una sostanza che comincia a formarsi a tre anni dalla morte. Aveva tre anni anche il boschetto piantato sulla fossa. […] Il referto è inconfutabile". Contemporaneamente lavorò a Katyn una commissione della Croce Rossa polacca, formata da uomini e donne che ben conoscevano la barbarie nazista. Ebbene, anche questa commissione - sicuramente non imputabile di simpatie naziste - giunse alla medesima conclusione: la responsabilità dell'eccidio gravava interamente sui sovietici. Per quanto possa sembrare incredibile, le conclusioni di questa commissione non vennero mai rese note, se non nel 1989. Questo, per evitare di avvantaggiare la propaganda nazista. Quando l'area di Katyn tornò in mano russa, verso la fine della guerra, anche i sovietici istituirono una loro commissione, la commissione Burdenko, il cui compito era naturalmente quello di sostenere la responsabilità nazista nell'eccidio. Composta solo da cittadini sovietici, la commissione invitò a Katyn il 15 gennaio 1944 un gruppo di giornalisti occidentali (nelle cui file c'era anche la giovane figlia dell'ambasciatore americano a Mosca Averell Harriman): alcuni di loro credettero alla versione sovietica. I proiettili usati per le esecuzioni erano di fabbricazione tedesca, e su questo i sovietici basarono la propria linea accusatoria.
    Si trattava di una tesi facilmente smontabile: le ferite da baionetta e le corde usate per legare i prigionieri erano di fabbricazione sovietica, le pallottole invece provenivano dalla tedesca Gustaw Genschow di Karlsruhe, che dopo le imposizioni del Trattato di Versailles, smise di fornire in casa e cominciò ad esportare massicciamente in Unione Sovietica, Polonia e paesi baltici. La Nkvd ricorse a pistole tedesche e proiettili "Geco" calibro 7,65. Le fucilazioni, sempre secondo questa tesi, erano avvenute tra agosto e settembre del 1941. Non pochi giornalisti non poterono però fare a meno di notare che i cadaveri avevano indosso indumenti invernali. La commissione Burdenko dichiarò quindi che c'era stato un errore e formulò la tesi che l'esecuzione era avvenuta tra agosto e dicembre del 1941. I sovietici si aspettavano una definitiva chiusura dell'imbarazzante caso in occasione della cornice del maxi-processo di Norimberga. Anche in questa occasione, il caso rimase formalmente aperto, soprattutto a causa delle fumose dichiarazioni dei testimoni pro-sovietici. Le rivelazioni degli ultimi anni hanno chiarito senza ombra di dubbio che 22.000 prigionieri polacchi sono stati eliminati dalla Nkvd. Si arrivò all’ufficializzazione del tutto negli ultimi mesi del governo Gorbaciov. Per quanto gli fu possibile, e nonostante i proclami sulla glasnost, l'ultimo segretario del PCUS al potere cercò di rinviare la rivelazione della responsabilità sovietica. Le cose cambiarono quando la commissione polacco-sovietica, recentemente formatasi, scoprì tra gli archivi segreti sovietici messi a disposizione, una fonte dal semplice titolo "Centro per la conservazione delle collezioni di documenti storici". In questo archivio, definito speciale e sorvegliato dal Kgb, vennero scoperte le comunicazioni della Direzione per gli affari dei prigionieri di guerra del Nkvd. Più di 9.000 fascicoli che offrivano delucidazioni sullo sfruttamento dei prigionieri di guerra a fini lavorativi, nonché sulle loro condizioni nei campi. Non c'era ancora il nucleo dei documenti fondamentali sul fatto di Katyn, ma da essi si poteva facilmente intuire la possibilità di reperire altre fonti. Il sovrintendente della commissione polacco-sovietica, il russo Aleksandr Yakovelv, testimonia di aver spedito la documentazione a più indirizzi, esattamente cinque copie (al Dipartimento internazionale del CC, al Kgb, al ministero degli Esteri, e "non ricordo più a chi altro"), così da renderla protetta burocraticamente, e difficilmente cancellabile. Nel maggio del 1988, in una cerimonia a Katyn, ufficiali sovietici e polacchi assistettero al formale riconoscimento sovietico della responsabilità nell'eccidio, messo in atto dalla Nkvd. Il regime sovietico quindi si ripeteva nella tecnica kruscioviana del 1956, quando nel famoso XX congresso del partito, il premier sovietico denunciò i crimini di Stalin. In questo caso il Pcus se ne lavava le mani, facendo ricadere ogni responsabilità sul famigerato Beria e sulla Nkvd. Il 13 ottobre 1990, giornata mondiale delle vittime di Katyn, la definitiva e simbolica ammissione: in una cerimonia al Cremlino Michail Gorbaciov porse finalmente le scuse ufficiali al popolo polacco. In quell'occasione il segretario comunista consegnò al governo polacco alcune casse piene di documenti segreti. Da essi sarebbe emerso in tutta la sua chiarezza il mistero di Katyn, a questo punto un segreto di Pulcinella.
    Quando i poteri passarono da Gorbaciov a Eltsin, dopo il crollo dell'Urss, anche un'importantissima documentazione passò di mano. Il racconto che segue di Yakovelv è tratto dal libro di Zaslavsky, famoso storico:
    "Tra le altre carte particolarmente importanti Gorbaciov passò a Eltsin una busta contenente un certo numero di documenti, aggiungendo che era indispensabile discutere per decidere cosa farne in seguito. 'Temo che possano sorgere complicazioni internazionali. Del resto sta a te decidere.', notò Gorbaciov. Eltsin lesse e concordò che sarebbe stato necessario riflettere seriamente. Ero sconvolto. Si trattava di documenti segretissimi su Katyn, testimonianza dei crimini del regime. Ero sconvolto anche perché Michail Sergeevic aveva consegnato questi documenti con una calma straordinaria, come se non gli avessi più volte avanzato la richiesta di ordinare al suo Archivio di cercare e ricercare i documenti. Guardai Gorbaciov sbigottito, ma non notai alcun turbamento. Così è la vita" Con Eltsin la verità, completa, venne fuori e il Pcus fu dichiarato, per questo e molti altri motivi. un'organizzazione criminale. Nell'estate del 1992 da questi documenti emerse lo scambio epistolare tra Beria e Stalin, dal quale emerse la decisione di eliminare tutti gli ufficiali polacchi. Questa decisione maturò nel febbraio del 1940. Il 2 marzo il Politburo approvò la proposta di affidare ai processi della Nkvd i prigionieri avanzata da Beria e dal segretario del Pc ucraino di allora, il compagno Nikita Krusciov, osannato oggi dalla memorialistica occidentale come una sorta di dirigente sovietico umano. Beria e Krusciov auspicavano inoltre la deportazione "nella regione sovietica del Kazakistan per un periodo di 10 anni di tutte le famiglie di prigionieri di guerra che si trovano nei campi per ex-ufficiali dell'esercito polacco […], per un totale di 22.000-25.000 famiglie". Il 5 marzo 1940 il Gotha del Pcus dette ordine alla Nkvd di "esaminare i casi di 25.700 prigionieri di guerra polacchi (14.700 detenuti nei campi di Kozelsk, Starobelsk e Ostaskov e altri 11.000 nelle prigioni di Ucraina e Bielorussia occidentali, secondo una procedura speciale, cioè senza citare in giudizio i detenuti e senza presentare imputazione, senza documentare la conclusione dell'istruttoria né l'atto d'accusa, applicando nei loro confronti la più alta misura punitiva: la fucilazione. Il distacco e il cinismo per questo rodine, considerando l'alto numero di persone coinvolte, risuona ancora oggi agghiacciante. L'operazione della Nkvd fu un capolavoro di efficienza: decine di migliaia di persone vennero giustiziate, i loro corpi - in nemmeno un mese - nascosti, trasportati in luoghi segreti, seppelliti.
    Il massacro di Katyn resta come uno scomodo "cadavere" anche per l'Occidente. i sovietici non sarebbero riusciti a nascondere la verità senza la complicità dei paesi occidentali. Gli Americani fino agli anni cinquanta, gli inglesi fino al crollo dell'Urss nel 1991. Non fanno sicuramente onore al grande statista Winston Churchill le parole pronunciate su Katyn negli anni quaranta: per il premier britannico la faccenda di Katyn era "di nessuna importanza pratica" e, come scrisse nell'aprile 1043 al ministro Eden "non si deve continuare patologicamente a girare intorno alle tombe vecchie di tre anni presso Smolensk". Paradossalmente, in quel riferimento cronologico c'era la chiara convinzione che a compiere il massacro fossero stati gli alleati sovietici. Il governo americano fece anche di peggio. Quando l'emissario speciale per gli affari balcanici George Earle portò incontrovertibili prove della responsabilità sovietica nei fatti di Katyn, aveva ricevuto da Roosevelt un acceso monito. "Non è altro che propaganda - scrisse il presidente americano - un complotto dei tedeschi. Sono assolutamente convinto che non siano stati i russi a farlo". Alle insistenze di Earle e in seguito alla sua decisione di pubblicare le prove, il governo americano spedì Earle in missione diplomatica nelle lontane isole Samoa. "Non soltanto non lo desidero - scrisse ancora una volta Roosevelt a Earle - ma ti proibisco in modo specifico di rendere pubblica qualsiasi informazione o opinione riguardo il nostro alleato, che tu possa avere acquisito mentre eri in carica o al servizio della marina degli Stati Uniti".

    [tratto da http://digilander.libero.it/portaled...s/massacro.htm]


    .................................................. ................................................
    Come si è giunti all’identificazione dei colpevoli dell’eccidio di diecimila ufficiali polacchi - internati nell’Unione Sovietica e liquidati nel 1940 ad opera dei socialcomunisti russi - in una ricostruzione comparsa con lo stesso titolo in Tygodnik Powszechny, "Rivista Universale", anno LIII, n. 27 (2088), 2-7-1989, una pubblicazione socioculturale cattolica edita a Cracovia, in Polonia. La traduzione dall’originale è redazionale.
    Leszek Martini, Cristianità n. 175-176 (1989)

    La verità su Katyn alla luce di un documento

    La commissione internazionale [composta da polacchi e da sovietici] che indaga sull’eccidio degli ufficiali polacchi internati nell’Unione Sovietica non riesce a trovare i documenti relativi negli archivi del NKVD [il Commissariato del Popolo per gli Affari Interni, cioè la polizia politica dell’Unione Sovietica dal 1934 al 1946, corrispondente all’attuale KGB, il Comitato di Sicurezza dello Stato, all’opera dal 1954]. Per questa ragione desidero ricordare una piccola parte di una serie di cinque articoli apparsi sul settimanale tedesco 7 Tage, pubblicato a Karlsruhe, fra il 22 giugno 1957 e il 20 luglio dello stesso 1957, nei numeri dal 26 al 30.
    Nel numero 26 del citato settimanale, in un articolo intitolato La verità su Katyn, la redazione rivelò di essere riuscita a entrare in possesso di un documento sconvolgente, che veniva pubblicato per la prima volta. Come spiegato nell’introduzione, questo documento era stato portato in Germania a rischio della vita.
    Il settimanale si rifà alle ricerche iniziate nel 1946, per incarico del ministero della Giustizia della Repubblica Popolare Polacca, dal procuratore di Cracovia, dottor Roman Martini.
    Il dottor Martini, che durante l’occupazione tedesca venne internato in un Oflag [un campo di concentramento per ufficiali], al ritorno in patria occupò l’ufficio di viceprocuratore regionale per gli affari riguardanti la ricerca di criminali hitleriani.
    Egli era convinto di riuscire a dimostrare al mondo che l’eccidio di diecimila ufficiali polacchi ritenuti dispersi era stato commesso dai tedeschi e non dai russi, come i tedeschi stessi volevano far credere dopo aver scoperto le fosse comuni a Katyn. Per la sua impresa, il dottor Martini trovò un completo appoggio dei governi polacco e sovietico. Insieme ad alcuni studiosi polacchi, ottenne il permesso di esaminare i resti delle fosse comuni di Katyn e di analizzare i vecchi archivi lasciati dai tedeschi in Unione Sovietica. Risultò che l’affermazione dei tedeschi, secondo cui a Katyn erano stati sepolti circa diecimila ufficiali polacchi, era notevolmente esagerata. In realtà, si potevano trovare appena cinquemila corpi.
    Martini e i suoi collaboratori svolsero indagini anche nelle carceri, in cui probabilmente si potevano trovare segni di una presenza di prigionieri polacchi.
    Nel corso delle lunghe ricerche perlustrarono le cantine degli edifici appartenuti alla Gestapo[la Polizia Segreta Statale del Reich nazionalsocialista] nelle città di Smolensk, di Minsk e di Charkow al tempo dell’occupazione da parte dei tedeschi. Vi trovarono documenti stracciati e accatastati, ma ancora leggibili, abbandonati in fretta di fronte all’incalzare della ritirata. Conoscendo sia il tedesco che il russo, studiarono accuratamente questi documenti e li catalogarono. In mezzo a tante carte poco importanti per la loro ricerca, rinvennero alcune liste in cui erano elencati migliaia di nomi polacchi.
    Era la pista giusta perché molti nomi erano identici a quelli degli uomini che avevano trovato la morte nei boschi di Katyn.
    A Minsk, in una cantina, rinvennero un documento che né il procuratore Martini né i suoi collaboratori si aspettavano di trovare. E questo documento, dopo che fu rivelato da Martini, fu la causa della sua morte. Infatti, poco tempo dopo, nella tarda sera del 30 marzo 1946, vennero a trovarlo a Cracovia, in via Krupnicza 10, due persone che lo uccisero. I colpevoli vennero scoperti e arrestati. Ma, prima di venire processati, scomparvero dalla prigione in un modo mai chiarito.
    Il documento, che indica in maniera definitiva e incontestabile i colpevoli dell’eccidio di Katyn, è una copia di un rapporto segreto del Comando del NKVD di Minsk, inviato al Comando Generale del NKVD di Mosca (1). Eccone la traduzione:

    SEGRETO!
    Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche
    Commissariato del Popolo per gli Affari Interni
    Comando del NKVD Distretto di Minsk
    Dipartimento (?)
    10 giugno 1940
    Al Comando Generale
    NKVD
    Mosca
    Rapporto di servizio
    In conformità con l’ordine del Comando Generale del NKVD del 12 febbraio 1940, sono stati liquidati i tre campi di prigionieri di guerra polacchi, nei distretti delle città di Kozielsk, Ostaszkow e Starobielsk. L’operazione di liquidazione dei tre campi è stata portata a termine il giorno 6 giugno. Il compagno Burianov, inviato dalla Centrale, è stato nominato direttore responsabile. In base al succitato ordine, è stato in primo luogo liquidato il campo di Kozielsk. I reparti della sicurezza del Comando del NKVD di Minsk, nel distretto della città di Smolensk, hanno eseguito la liquidazione, dal 1° marzo al 3 maggio dell’anno corrente. Per assicurare l’operazione sono stati fatti confluire reparti dell’esercito, provenienti in parte dal 190° reggimento. Come ordinato, la seconda operazione si è svolta nel distretto della città di Bologoje. È stata eseguita da reparti della sicurezza del Comando del NKVD di Smolensk, con la protezione di reparti del 129° reggimento Wielkie Luki. L’operazione è stata condotta a termine il 5 giugno dell’anno corrente. La terza operazione di liquidazione del campo di Starobielsk è stata affidata al Comando del NKVD di Charkow. La liquidazione è avvenuta il 2 giugno nel distretto di Degarcze, presenti reparti della sicurezza del 68° reggimento ucraino. In questo caso, direttore responsabile dell’operazione era il colonnello del NKVD B. Kuczkov. Si inviano copie di questo rapporto ai generali del NKVD Rajchman e Saburin.
    Direttore del Comando
    del NKVD, Distretto di Minsk
    (...) Tartakov
    Visto da:
    (firma illeggibile)
    Segretario del dipartimento:
    (firma illeggibile)

    Così il mistero di Katyn è stato chiarito. Non vi è soltanto una Katyn: ve ne sono ben tre.
    L’esercito tedesco, che negli anni 1941-1942 era in marcia verso oriente, attraversò i luoghi dove erano stati sepolti i prigionieri dei campi di Ostaszkow e di Starobielsk: allora non scoprirono queste tombe.
    Si può sperare che in futuro si farà piena luce su questi "punti oscuri".
    Leszek Martini
    ***
    (1) Questo documento è stato pubblicato anche in numerose opere in inglese. Si possono citare: J. Kazimiers Zawodny, Death in the Forest, Notre Dame 1962, pp. 114-115 [trad. it. La vera storia del massacro di Katyn. Morte nella foresta, 2ª ed., Mursia, Milano 1989, pp. 101-102]; Louis Fitz Gibbon, Unpitied and Unknown, pp. 440-441, Londra 1975. Quest’ultimo libro ha come sottotitolo Katyn... Bologoye... Dergachi, cioè i luoghi del martirio degli ufficiali polacchi dei campi di Kozielsk, di Ostaszkow e di Starobielsk, citati nel rapporto del NKVD.

    [Tratto da: http://www.alleanzacattolica.org/ind...nil175_176.htm]


    .................................................. ..................................................

    VIAGGI DI ISTRUZIONE NEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO NAZISTI
    RESPINTA LA PROPOSTA DI ABBINARE VISITE A KATYN E ALLE FOIBE

    (16 febbraio 1999)
    Respinto con con 16 voti contrari e 9 favorevoli un ordine del giorno presentato dai consiglieri provinciali Enrico Nistri (An), Gianluca Lazzeri e Giovanni Pallanti (Udr) che invitava ad abbinare, nel caso di viaggi Polonia per visitare lager nazisti, anche un pellegrinaggio nella località di Katyn "dove decine dei migliaia di ufficiali dell’esercito polacco fatti prigionieri dall’Armata Rossa vennero assassinati dai sovietici che all’epoca, d’accordo con la Germania hitleriana in seguito al patto Ribbentrop-Molotov, occupavano parte della Polonia". Il documento riconosceva il "lodevole intento di far conoscere alle giovani generazioni gli orrori del secondo conflitto mondiale e della dittatura nazionalsocialista, promuove e finanzia viaggi di istruzione per le scolaresche agli ex lager nazisti in Polonia". I consiglieri invitavano "il Presidente della Giunta provinciale e l’assessore alla pubblica istruzione a patrocinare e promuovere viaggi d’istruzione non solo ai campi di concentramento tedeschi, ma anche alle foibe istriane, dove decine di migliaia di nostri connazionali sono stati trucidati e sepolti, a volte vivi, nella maggior parte dei casi per la sola colpa di essere italiani e di voler continuare ad esserlo". Si tratta di dare "una corretta e serena informazione e formazione dei giovani sulla storia del Novecento".
    "Non si vuole oscurare orrori più grandi come l’Olocausto - ha detto in dibattito Enrico Nistri - D’altra parte non si può fare ragioneria del terrore e dell’orrore". "Bisogna ricordare tutti gli orrori del Novecento ed è perciò giusto andare a vedere le foibe".
    Contrario all’ordine del giorno Francesco Papafava (Pds) preoccupato, nella situazione di cordialità di rapporti con Slovenia e Croazia, di "un’azione volta a riaprire ferite antiche", per quanto sia "da condannare quello che è accaduto nelle foibe". A Papafava hanno replicato Alessandro Giorgetti e Guido Sensi (An, "si tratta di creare un rapporto di amicizia") e Gianluca Lazzeri (Udr, "la pace si costruisce nella chiarezza e nel confronto sulle reciproche responsabilità").
    Critico verso l’ordine del giorno il consigliere del Pds Riccardo Gori che lo ha trovato sì "comprensibile e compatibile con le iniziative del consiglio provinciale", ma insufficiente dal punto di vista logistico-organizzativo ("sì a viaggi nelle foibe ben preparati", tutt’al più studiare la possibilità di abbinare Katyn ad Auschwitz) e soprattutto dell’efficacia didattica (il rischio di mettere sullo stesso piano tragedie di proporzioni diverse nel quadro complessivo del XX secolo).
    Fabio Filippini (Forza Italia) non ha condiviso gli interventi espressi dai consiglieri Pds e soprattutto i "troppi distinguo davanti a fatti da saper far leggere ai nostri figli".

    [Tratto da: http://www.provincia.fi.it/Ufficio-i...99/cons15c.htm]

  2. #2
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    PROCESSO DI NORIMBERGA: le Fosse di Katyn furono stralciate dal processo,Come fu anche stralciata l'invasione russa della Polonia.Patto Ribbentrop-Molotov ? Mai esistito.

    Fu8 stralciato anche il fatto che gli inglesi erano gia' in viaggio
    per occupare la Norvegia ma i tedeshi saputolo arrivarino prima.
    Ho fatto solo alcuni esempi.
    Etc.Etc.Etc.

    Sai che equo processo !

 

 

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