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  1. #1
    SENATORE di POL
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    Predefinito Qualcuno ringrazi Sharon!

    dal quotidiano LIBERO di oggi

    " Qualcuno ringrazi Sharon
    di ANGELO PEZZANA

    Quando Arik Sharon annunciò un anno fa che Israele sisarebbe ritirato da Gaza smantellando tutte le colonie nessuno volle credere che parlasse sul serio. In Italia, in Europa, l'opinione pubblica, da sempre orientata dai grandi mezzi d'informazione a individuare in Israele, se non l'unico, il maggiore responsabile della polveriera mediorientale, lo giudicò un diversivo, un tentativo di confondere le carte per lasciare le cose come stavano. Come poteva Sharon, il falco, volere l'abbandono di Gaza e di una parte dei villaggi costruiti dagli israeliani in Giudea e Samaria, proprio lui che ne era stato il più deciso propugnatore? Non era sempre stato contro ogni soluzione che prevedesse la nascita di uno Stato palestinese? Ma Sharon, come buona parte della leadership politica israeliana, prima di continuare a servire il suo Paese in parlamento, lo ha fatto nell'esercito, un fatto inaudito per la civile e democratica Europa. È lì che ha imparato che non essere realisti può essere una follia. Per alcuni è difficile riconoscerlo, ma Israele è non solo una democrazia, a differenza di tutti i suoi vicini arabi, ma una democrazia che funziona, nella quale se il popolo non è soddisfatto della politica del governo, va a votare e lo cambia. Sharon, avuta la fiducia dalla maggioranza degli israeliani, aveva promesso che avrebbe fatto l'impossibile per portare fuori il Paese da una situazione ormai insostenibile. E quando Arafat ha dimostrato chiaramente al mondo intero che non era uno Stato palestinese indipendente che voleva ma che mirava a portarsi via tutto Israele con i suoi Hamas, i suoi kamikaze, il suo terrorismo organizzato, Sharon ne ha tratto le dovute conclusioni. Israele, conviene ripeterlo sempre, non ha mai voluto governare un altro popolo, se si è trovato ad amministrare territori densamente abitati da palestinesi ciò è dovuto al fatto che ha vinto nel 1967 la guerra dei sei giorni, trovandosi come risultato in casa territori che né l'Egitto né la Giordania accettavano di riprendersi. Ecco come è nata la questione di Gaza e, in parte, quella della Cisgiordania. Quando Sharon - ma anche Barak prima di lui- ha capito che lo status quo era di fatto diventato il maggior pericolo per l'esistenza dello stato ebraico, ha deciso di agire. Da solo, anche senza una controparte, come sanno fare i coraggiosi. Ha capito quanto fosse vera la profezia-minaccia che lo sceicco Yassin rivolse al “nemico sionista”. Saranno i prolifici uteri della donne palestinesi a sconfiggere Israele. Ecco quello che Sharon ha capito, il pericolo demografico non lo si può sconfiggere con le armi del controterrorismo. La separazione dai palestinesi quindi come scelta obbligata, senza la quale Israele è destinato nel giro di qualche decennio a diventare uno Stato a maggioranza araba. Il compito che ha davanti è enorme. Da un lato, capire la situazione nella quale si trovano decine di migliaia di israeliani che hanno dedicato la loro esistenza a vivere in zone di confine, garantendo in parte la sicurezza dello Stato. Dall'altro riuscire a risistemarli all'interno del Paese nel modo che si conviene, non da profughi, ma da cittadini che meritano la riconoscenza dell'intera società israeliana. Certo, la politica e i partiti hanno le loro leggi, anche in Israele come in qualunque altra democrazia occidentale. Se Sharon si è trovato contro gli oltranzisti della sua stessa parte, ha però ritrovato in Peres e in una parte della sinistra moderata un alleato pronto a capire che la strada scelta era quella giusta. I palestinesi si troveranno uno Stato da amministrare - meglio se prima si libereranno di Arafat- e Israele avrà allontanato da sé il pericolo mortale dello stato binazionale. Certo, l'immagine che Sharon offre di sé è quella del condottiero, non ricorda le alchimie e i bizantinismi di tanta classe politica europea. È stato un guerriero, come hanno dovuto esserlo obbligatoriamente milioni di isrealiani, pur non avendone la vocazione, pur desiderando una vita pacifica, nella mai abbandonata speranza di vivere entro confini sicuri senza temere di essere invasi e massacrati dagli Stati vicini. È questo il sogno israeliano, è questo il progetto che Arik Sharon, caparbiamente, vuole realizzare.
    "


    Ineccepibile!


    Shalom!!!

  2. #2
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    Predefinito

    GRAZIE, SHARON!!!

  3. #3
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    Predefinito Re: Qualcuno ringrazi Sharon!

    In Origine Postato da Pieffebi
    ...Come poteva Sharon, il falco, volere l'abbandono di Gaza e di una parte dei villaggi costruiti dagli israeliani in Giudea e Samaria, proprio lui che ne era stato il più deciso propugnatore? Non era sempre stato contro ogni soluzione che prevedesse la nascita di uno Stato palestinese?
    ...
    Tenendosi diversi territori!

    Difatti Israele sta con questo tracciato annettendosi buona parte dei territori occupati nel 1967 (Guerra dei 6 giorni) inglobando le colonie (insediamenti) israeliani in territrio arabo e, cosa non secondaria, la maggiorparte delle risorse idriche.


    Ci si aspetta che Istùraele accorci il tracciato di circa 100 km, saltando alcune sezioni che girano intorno agli insediamenti israeliani e includono aree palestinesi.
    Una piccola sezione ad est della città di Baka al-Sharquiya è stato smantellato.

    I gruppi palestinesi credono che verrà realizzata successivamente una parte orientale della barriera che li taglierà fuori dal Giordano [la maggiore risorsa idrica della regione n.d.t.]

    L'impatto della barriera è stato percepito molto più pesantemente nella città di Qalqilya. La città circondata e tagliata fuori su tre lati. L'accesso è attraverso un unico posto di blocco.
    Un rapporto delle Nazioni Unite condanna la barriera di separazione come illegale. Il rapporto dice che la barriera causerà gravi sofferenze a 700.000 palestinesi, tagliandoli via dai loro campi agricoli, dalle scuole e dai posti di lavoro.
    (dal sito http://www.tmcrew.org/int/palestina/ )

    Saluti

  4. #4
    Hanno assassinato Calipari
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    Ringraziare un criminale?

  5. #5
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    Chissa' se lei l'avrebbe ringraziato, se le avessero lasciato il tempo necessario... RACHEL CORRIE
    Ci sono persone su questo forum...

  6. #6
    SENATORE di POL
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    Predefinito

    Nessuno chiede agli antisemiti di ringraziare un ebreo. Quanto alle interessanti cartine postate dagli amici del terrorista Arafat, e che riprendono in tutto e per tutto le tesi esposte dalla propaganda dell'ANP, per par condicio, pregherei questi simpaticoni di postare la cartina della Palestina Araba e Islamica diffusa in tutti i siti dell'ANP stessa, sugli emblemi ufficiali del suo "governo" e delle sue rappresentanze diplomatiche. Sulla stessa "divisa" indossata dal capo terrorista Arafat.
    Cartina che illustra palesemente, senza reticenze, lo scopo unico e finale della dirigenza palestinese (non solo degli estremisti di Hamas): distruzione totale dello Stato di Israele in quanto tale.
    Inoltre pregherei di postare anche gli effetti della barriera anti-terrorismo e il numero delle vite statisticamente salvate dalla stessa fino ad oggi. Forse così sarete più credibili e meno palesemente antis...ionisti.

    Shalom

  7. #7
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    Predefinito ISRAELE AZIONI IN RIALZO

    Indubbiamente con il voto sul ritiro da Gaza le azioni di Israele sono con il segno piu'.Vedremo se dura o si afflascia tutto come purtroppo successo in passato.

    Pero' si ha l'impressione che questa mossa di Israele non piaccia
    a tanti.Malafede ?

  8. #8
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    Predefinito Re: ISRAELE AZIONI IN RIALZO

    In Origine Postato da Ferruccio
    Indubbiamente con il voto sul ritiro da Gaza le azioni di Israele sono con il segno piu'.Vedremo se dura o si afflascia tutto come purtroppo successo in passato.

    Pero' si ha l'impressione che questa mossa di Israele non piaccia
    a tanti.Malafede ?
    =
    di sicuro non piace a quei 7500 coloni che dovranno sudare per sbarcare il lunario e non più vivere da mantenuti.....
    rimangono altri 200000 coloni in altre parti....... quelli rimangono e continuano mangiare a ufo con gli schiavi palestinesi in dote.
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  9. #9
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    Predefinito

    In Origine Postato da Pieffebi

    Cartina che illustra palesemente, senza reticenze, lo scopo unico e finale della dirigenza palestinese (non solo degli estremisti di Hamas): distruzione totale dello Stato di Israele in quanto tale.
    Ecco, quindi che senso ha cercare il dialogo e il compromesso con questa gente ?

  10. #10
    SENATORE di POL
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    Predefinito

    " Coincidenza storica, fatto storico
    A nove anni dall’uccisione di Rabin, Sharon vince la sfida del ritiro da Gaza nel Parlamento d’Israele
    Scritte violente contro il premier, che tira dritto nonostante la crisi del suo Likud
    --------------------------------------------------------------------------------
    Gerusalemme. Sono passati nove anni da quando, nel centro di Tel Aviv, furono uditi i tre colpi mortali che uccisero Yizhak Rabin, il premier degli accordi di Oslo. Il calendario ebraico ha creato una concidenza. Oggi, mentre Israele ricorda il leader che iniziò il processo di pace in medio oriente, il paese e l’attuale premier, Ariel Sharon, si trovano nello stesso clima pericoloso, nuovamente di fronte a gesti e sfide storiche. Ieri infatti la Knesset ha approvato, con 67 voti a favore, 45 contrari e sette astenuti, il progetto di ritiro unilaterale da Gaza.
    Il discorso con cui Sharon ha presentato lunedì al Parlamento il suo piano di disimpegno ha ricordato a molti le dichiarazioni di Rabin pronunciate prima del voto per l’approvazione degli accordi di Oslo o quelle scelte per accettare il premio Nobel per la pace (vedi articolo a fianco). Sharon come Rabin ha parlato delle “concessioni dolorose” che lo Stato d’Israele stava e sta per accettare. Ha teso la mano verso i palestinesi, precisando che “non abbiamo avuto intenzione di costruire la nostra vita in patria sulla base della vostra rovina” ed è andato oltre, si è scusato: “Proviamo dolore assieme a voi, ci sono vittime innocenti fra di voi”. A chi lo ha accusato di mentire agli israeliani ha risposto: “Sia nella campagna elettorale sia durante il mio mandato come primo ministro ho sostenuto la realizzazione di uno Stato palestinese accanto a Israele”.
    Nove anni dopo l’assassinio di Rabin, di cui Sharon sembra erede legittimo, la maggioranza degli israeliani vuole il ritiro unilaterale da Gaza e sa che questo sviluppo, molto più contrastato alla Knesset che nella società, può portare alla nascita dello Stato palestinese. Nonostante le accuse di una parte del governo di Gerusalemme che sostiene che i palestinesi violano totalmente gli accordi di Oslo, quasi metà del territorio della Cisgiordania è sotto il controllo civile dell’Autorità nazionale palestinese. Anche se l’esercito israeliano è costretto a entrare e uscire da Gaza per prevenire attacchi, in termini giuridici la maggior parte dell’area della Striscia è amministrata dai palestinesi. La pace con la Giordania, firmata proprio dieci anni fa (altra storica coincidenza), è una testimonianza importante per chi nella destra fino a pochi anni fa ancora sperava in un trasferimento dei palestinesi nel territorio della monarchia hashemita. Addirittura la barriera difensiva, così discussa, è stata l’opera di un governo di destra che ha realizzato un piano nato fra i laburisti. Infine, il progetto di disimpegno unilaterale di Sharon, che gode anche del sostegno di gran parte dell’opposizione e che è molto simile alla mossa unilaterale che aveva fatto il governo laburista di Ehud Barak, quando l’allora premier guidò Israele fuori dal Libano, porterà Tsahal e gli insediamenti, con la firma di Arik, fuori da Gaza. La via del ritiro unilaterale è ancora lunga, dolorosa e a rischio fallimento; proprio come il destino politico, e non soltanto, del premier che ha sfidato il suo stesso partito, il Likud, e parte della sua maggioranza di governo, pur di portare avanti un progetto politico ambizioso e incardinato sulle scelte altrettanto ambiziose e rischiose di alcuni leader del passato.

    Peres: “Siate coraggiosi, votate a favore”
    Poche ore prima dello storico voto alla Knesset di ieri sera, l’incitazione all’odio è tornata a caratterizzare il clima politico d’Israele. A pochi metri da dove è stato assassinato Rabin, in via Dizingof, la polizia ha trovato una scritta su un muro: “Un altro assassinio politico sarà accettato ben volentieri”. Mentre a Gerusalemme, contemporaneamente e sempre su un muro, è stato scritto un altro messaggio minatorio: “Abbiamo eliminato Rabin, elimineremo anche Sharon”. Non si tratta di pazzi, ma di fanatismo, organizzato da chi non accetta le regole del gioco democratico, una volta che queste sono contrarie ai loro interessi: è la preoccupazione dei servizi di sicurezza. Perfino alcuni membri del Parlamento, nelle concitate ore di discussione che hanno preceduto il voto di ieri sera, non hanno pesato le parole delle loro accuse rivolte al premier. Uri Arieli, membro del partito Unità nazionale, ha detto: “Il primo ministro è un bugiardo che ha rubato la sua elezione. E’ un dittatore, bisogna cacciarlo”. Un suo compagno, Zvi Hendel, si è espresso in maniera ancora più drastica sull’operato del primo ministro. E’ proprio a loro che si è rivolto Sharon durante il suo discorso alla Knesset: “In alcuni di voi si cela un complesso messianico”.
    Sharon, l’uomo che si è sempre battuto per garantire la sopravvivenza e la sicurezza dello Stato d’Israele e dei cittadini israeliani, oggi è criticato, attaccato, oltraggiato, com’è accaduto nove anni fa a Rabin. Ami Ayelon, ex capo dei servizi della sicurezza interna (Shabak), ha detto più volte che Israele non potrà affrontare un altro assassinio politico. Per questo motivo i reparti di sicurezza proteggono ogni passo di Sharon e per questa ragione anche la sinistra – “siate coraggiosi, votate a favore”, ha detto il premio Nobel per la pace, Shimon Peres – appoggia il premier del Likud nel cammino verso il disimpegno da Gaza. Ora anche sulla stampa europea e italiana aumentano le voci di chi, magari con un po’ di ritardo, coglie la portata storica del progetto di Sharon, il premier che ha tirato dritto, determinato nella convinzione del valore del suo progetto, fino all’approvazione della Knesset di ieri sera.
    "
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    Shalom!!!

 

 
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