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Discussione: Bin Laden Osama

  1. #1
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    Bin Laden Osama


    Uomo d'affari e terrorista internazionale, nato il 10 marzo 1957 a Riyadh, in Arabia Saudita

    "Lo Sceicco", "il Principe", "l'Emiro" per il mondo islamico; "il principe del terrore", "il nemico pubblico numero uno" per i servizi segreti occidentali. Osama Bin Ladenè considerato uno dei principali finanziatori dell'integralismo islamico di tutto il mondo e il mandante di una serie di sanguinosi attentati che hanno pesantemente scosso l'opinione pubblica internazionale e statunitense in particolare. Tanto che sulla testa del miliardario saudita l'Fbi ha messo una taglia da 5 milioni di dollari, oltre 10 miliardi di lire (vedi anche il Fatto Bin Laden).

    Figlio di un magnate delle costruzioni di origine yemenita (Mohammed Awad Bin Laden) e di una donna di origine siriana, Osama nasce il 10 marzo 1957 a Riyadh, capitale dell'Arabia Saudita.

    All'età di 13 anni perde il padre. A 17 si sposa con la prima delle tre mogli, una ragazza siriana, sua parente. Il matrimonio a una così giovane età fa parte - per il suo carattere di protezione dalla corruzione e dall'immoralità - della rigida educazione religiosa che gli viene impartita.

    Compie tutti i suoi studi nelle scuole della città di Gedda, fino a conseguire la laurea in Management ed Economia all'università Re Abdul Aziz. In questo periodo si accosta al movimento della "Fratellanza musulmana" e, negli anni che seguono, inizia a stringere sempre più stretti contatti con numerosi gruppi di integralisti islamici. Oltre che ad accumulare una discreta fortuna occupandosi della gestione dell'impresa paterna.

    Abbandonerà tale attività nel 1979 quando, a seguito dell'invasione dell'Afghanistan da parte di truppe sovietiche, si dedicherà ad aiutare i fratelli musulmani contro i "senzadio" comunisti. Inizia infatti ad investire le proprie ricchezze per reclutare volontari, e, in seguito, per addestrarli e per fornirgli le armi necessarie per combattere al fianco dei mujaheddin afgani. Crea così il gruppo del "Fronte di salvezza islamico", potendo tra l'altro contare, oltre che sui propri fondi, anche sull'aiuto economico proveniente dagli Stati Uniti e sul più o meno esplicito appoggio della Cia.

    Vinta la battaglia contro l'Unione Sovietica, nel 1991 si convince che è arrivato il momento di combattere l'altra superpotenza infedele, quegli stessi Stati Uniti che lo avevano in precedenza sostenuto e finanziato. Fonda così Al Qaeda (la Base), un'organizzazione del terrorismo integralista islamico che compirà attentati tanto all'interno quanto all'esterno dei confini americani. Fra gli altri si ritiene siano opera di tale organizzazione l'attentato dell'ottobre 2000 contro l'incrociatore statunitense Cole, nei mari dello Yemen (in cui persero la vita 17 marinai americani) e i due attentati dell'agosto 1998 contro le ambasciate Usa di Nairobi, in Kenya, e di Dar-es Salaam, in Tanzania, che provocarono la morte di 224 persone.

    Privato della cittadinanza saudita nel 1996 e interdetto dall'entrare in molti Paesi, attualmente - stando almeno alle poche notizie che circolano sul suo conto - vive, protetto dai Talebani, in luoghi segreti dell'Afghanistan. Si nutre, sembra, di formaggi di capra e abita in caverne naturali, attrezzate però con le più moderne e sofisticate apparecchiature tecnologiche.

    Suo il nome che compare ogniqualvolta si tema un attentato contro obiettivi americani (come nel caso dell'ambasciata Usa a Roma nel gennaio 2001) o in occasione di vertici internazionali (come nel caso del G8 di Genova del luglio 2001). E sua la foto che compare nel sito Internet dell'Fbi www.fbi.gov alla pagina dei dieci ricercati più pericolosi del mondo.

    Il direttore della Cia George Tenet ha detto di lui: "Osama Bin Laden e il suo network mondiale di luogotenenti e associati rimangono la più immediata e seria delle minacce per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti". Il professor Cristopher Andrew, invece, esperto inglese di servizi segreti e famoso in Italia per essere l'autore dell' "archivio Mitrokhin" lo ha definito "l'Hitler del ventunesimo secolo", aggiungendo anche che "se avesse avuto armi nucleari le avrebbe probabilmente già usate".

    Grandinotizie.it/ 17/luglio/2001

  2. #2
    Ospite

    Predefinito

    Che fine ha fatto lo sceicco?
    Osama Bin Laden
    Ricco, astuto, telematico: ecco il terrorista globale


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    Il governo Usa aveva inviato una squadra di 50 esperti di medicina legale sui monti di Zawar Khili, nell'Afghanistan meridionale per esaminare il cadavere di un dirigente di Al Qaeda ucciso in un raid americano. Si trattava di un uomo di statura superiore alla media, proprio come Osama Bin Laden. Ma lo stesso governo Usa ammetteva che c'erano altissime probabilità che Osama fosse ancora vivo. Dopo due mesi il ministro degli Interni afghano conferma l'ipotesi: "Bin Laden è vivo".
    Ma chi è lo "sceicco terrorista" del ventunesimo secolo? Il suo network sembra non conoscere davvero confini. Dall'Afghanistan alla Cecenia, dall'Indonesia ai Balcani, passando per la Cina e le Filippine tutti devono fare i conti con lui. Come è nata "la Base" e quali sono i tratti distintivi del suo terrorismo. Amici e nemici del miliardario che ha scelto la guerra santa.

    Ma che fine ha fatto Osama?

    Ultima ipotesi: è vivo ed è in Afghanistan
    "Osama Bin Laden è vivo e con grande probabilità si trova in Afghanistan, forse in una zona di frontiera". Lo afferma il ministro degli Esteri afghano Abdullah Abdullah il 14 aprile 2002 mentre si trova in visita negli Emirati Arabi Uniti.

    Ipotesi 1: è morto per malattia
    Il 18 gennaio il presidente Pervez Musharraf ha avanzato l'ipotesi che lo sceicco possa essere morto a causa di una complicazione renale. Ma non si hanno né conferme, né smentite.

    Ipotesi 2: è in Pakistan
    E' quello che sostengono in molti. Osama - magari sbarbato o con i lineamenti modificati da un intervento chirurgico - avrebbe lasciato Tora Bora all'inizio di dicembre per rifugiarsi nel Pakistan occidentale. L'intelligence Usa starebbe setacciando tramite satellite tutto il territorio. E marines sono impegnati nella sua caccia.

    Ipotesi 3: è morto sotto le bombe
    Lo sceicco potrebbe essere rimasto ucciso dai raid Usa su Tora Bora. Il suo cadavere sarebbe intrappolato in uno dei numerosi tunnel che collegano i bunker di Al Qaeda scavato sotto le Montagne Bianche. E' un'ipotesi poco credibile. I mujaheddin anti Talebani hanno perquisito ormai tutti i bunker senza trovare alcuna traccia di Osama. Se Bin Laden fosse davvero morto, gli americani avrebbero il problema di provarlo in modo inequivocabile all'opinione pubblica internazionale. Pare che abbiamo preso tracce del Dna di familiari dello sceicco. Ma siamo nel campo dei "si dice"...

    Ipotesi 4: è in Iran
    Una delle più inverosimili. Osama avrebbe lasciato in gran segreto l’Afghanistan, e sarebbe arrivato in Iran, dove gode della protezione di un gruppo etnico che si oppone al governo iraniano. Lo riferisce il 16 dicembre il quotidiano pachistano Jang Daily. Osama avrebbe lasciato Tora Bora il 15 dicembre e, attraverso una strada non convenzionale, avrebbe raggiunto l'Iran. Lo scoop si baserebbe sulle confessioni dei Talebani catturati a Tora Bora. Ma è difficile che l'Iran (da sempre nemico dell'Afghanistan talebano) sia stato così poco attento proprio alla frontiera più calda.

    Ipotesi 5: è in Somalia
    Poco prima della caduta di Kandahar, Osama sarebbe fuggito in Pakistan e a Karachi si sarebbe imbarcato su un peschereccio diretto nel Corno d'Africa. Per questo la marina Usa ha dato ordine di fermare e perquisire tutte le navi sospette del Mare Arabico. La Somalia potrebbe essere l'obiettivo di nuove operazioni nell'ambito della guerra al terrorismo.

    Ipotesi 6: è ancora in Afghanistan
    Ma dove? A Tora Bora? A Jalalabad? Travestito da donna in qualche sperduto villaggio delle province orientali? Tutte ipotesi suggestive ma poco attendibili.

    Ipotesi 7: è in Svizzera
    Più che un'ipotesi una provocazione. Secondo alcuni giornalisti pakistani Osama ha seguito la guerra in Afghanistan sulla Cnn, comodamente nascosto in uno chalet sulle Alpi svizzere. Come dire: che l'avete fatta a fare questa guerra?



    Osama, dov'era l'11 settembre?

    "Osama Bin Laden la notte prima dell'11 settembre era ricoverato nell'ospedale militare di Rawalpindi per un trattamento di dialisi ai reni". Lo dice la rete televisiva americana Cbs citando fonti dell'intelligence pakistana. La notizia è stata smentita immediatamente dal governo del Pakistan. Ma a rendere credibile l'ipotesi ci sarebbe la testimonainza di un'infermiera che ha chiesto di rimanere nell'anonimato. "Lo staff del reparto di urologia fu fatto evacuare il 10 settembre e sostituito da altro personale medico. Era un trattamento per una persona molto speciale". E un altro dipendente dell'ospedale di Rawalpindi ha detto di aver visto un uomo "misterioso" che veniva fatto uscire da un'auto. "E' l'uomo che conosciamo come Osama Bin Laden" ha detto in conclusione. Anche in questo caso però fonti governative e dell'ospedale di Rawalpindi hanno smentito il reportage della Cbs.



    Tutto su Bin Laden

    Così Osama comprava i Talebani
    Soldi a volontà, auto, regali, oggetti di valore. Era questa la "fede" che univa i Talebani a Osama Bin Laden. Lo rivela il 30 novembre al Washington Post Mohammed Khaksar, ex vice ministro degli interni talebano, ora disertore. "Osama non si presentava mai agli appuntamenti con i leader dei Taleban con meno di 50-100mila dollari in contanti. Aveva i soldi in tasca. Ogni volta che voleva, doveva solo tirarli fuori e distribuirli". In cambio il miliardario terrorista otteneva libertà per la sua organizzazione, Al Qaeda, di operare in Afghanistan senza alcuna interferenza. "Nessuno aveva potere su di lui, faceva quello che voleva" sintetizza Khaksar. E non si trattava solo di soldi. Bin Laden faceva arrivare al regime dei Talebani qualsiasi cosa avessero bisogno: durante la preparazione di un attacco contro l'Alleanza del Nord, ai miliziani arrivarono 50 mezzi che servirono a trasferire i mujahiddin al fronte.
    Mohammed Khaksar, un tempo stretto amico del leader spirituale degli studenti integralisti, il mullah Mohammad Omar, ruppe con i suoi compagni quando questi hanno lasciato Kabul all’inizio di novembre.

    Meglio morto che in mano agli Usa
    Il miliardario saudita fa sapere di preferire la morte alla cattura da parte degli americani. Intanto le forze della coalizione internazionale hanno trovato in Afghanistan prove concrete della volontà di Al Qaeda di procurarsi armi chimiche e biologiche. In una base abbandonata dopo la fuga dei Talebani sono stati trovati cd-rom che contengono informazioni precise su come costruire armi biologiche e chimiche mortali usando ingredienti che sono liberamente in vendita al pubblico.

    Discorso televisivo del 3 novembre
    Osama parla ancora. Nel nuovo video trasmesso da Al Jazeera il 3 novembre attacca praticamente tutti. Dall'Onu (colpevole di colpire l'Islam) all'Italia, responsabile della spartizione dell'Impero Ottomano con Francia e Gran Bretagna all'indomani della Prima Guerra Mondiale.

    I diamanti di Osama
    Al Qaeda si finanziarebbe commerciando i “diamanti insanguinati” della Sierra Leone. Negli ultimi tre anni la rete di Osama Bin Laden avrebbe giadagnato milioni di dollari, acquistando e rivedendo al mercato clandestino i diamanti estratti dai ribelli anti-governativi della Sierra Leone. Lo rivela il Washington Post, riprendendo informazioni riservate della Cia e dei servizi segreti di diversi Paesi europei. Gli emissari di Al Qaeda comprano a bassissimo prezzo pietre preziose dal Fronte rivoluzionario unito della Sierra Leone(Ruf). I diamanti sono poi stati rivenduti in Europa con larghi profitti: sicuramente al-Qaeda ha guadagnato così milioni di dollari.

    Arresti in Bosnia
    I comandi Nato rivelano che erano in preparazione attacchi suicidi a due basi Usa in Bosnia. Sotto accusa uomini sospettati di appartenere alla rete di Osama Bin Laden. A Sarajevo sono stati arrestati sei algerini, tre egiziani e un giordano. Il piano prevedeva l'impiego di elicotteri kamikaze per colpire centri militari a Tuzla e Srebrenica.

    Osama nei Balcani
    E' ormai sicuro che "la Base" di Bin Laden è attiva anche nei Balcani. Osama "sbarca" in Albania nel 1994, presentandosi al governo di Tirana come capo di una ricca organizzazione umanitaria saudita. Qui avrebbe avviato importanti operazioni di narcotraffico con la mafia e stabilito rapporti di collaborazione con il Gia algerino. Oggi la polizia di Tirana sostiene che l'organizzazione di Bin Laden non è più presente in Albania. La cooperazione tra Cia e intelligence albanese ha fatto sì che il Paese fosse cancellato dalla lista dei 34 Paesi sospettati di ospitare basi di Osama. In Bosnia, durante la guerra (1992-1995), hanno sicuramente operato gruppi di Bin Laden. Erano algerini, egiziani, sauditi, tunisini, iracheni, yemeniti e libici addestrati nei campi di Bin Laden in Afghanistan. Per questo erano comunemente chiamati "afghani". Il loro quartier generale era nella città di Zenica, dove hanno avuto spesso screzi con la popolazione locale, da loro ritenuta poco rispettosa dei costumi musulmani. Nel 1994 erano circa mille i musulmani non bosniaci presenti nell'esercito. Molti di loro sono oggi in Kosovo e, secondo il governo di Skopje, in Macedonia. Gli uomini di Bin Laden sarebbero arrivati in Bosnia per il diretto interessamento dell'allora presidente Alija Izetbegovic, amico di vecchia data dello sceicco Elfatih Hassanein-Omal-Fatih, a sua volta strettamente legato ad Osama. Nei Balcani il fondamentalismo islamico non trova terreno fertile. Per Bin Laden i Balcani sono soprattutto una base finanziaria (per operazioni lecite e illecite) e un buon punto di osservazione di quanto accade in Europa e nel Mediterraneo. I servizi segreti occidentali sospettano che molti ex appartenenti alla brigata di Zenica abbiano sposato ragazze del luogo per prendere il passaporto bosniaco ed aggirarsi indisturbati in Europa. Alcuni di loro sarebbero diventati "terroristi dormienti" sparsi in tutto l'Occidente.

    Parla Osama Bin Laden
    Due volte. La prima domenica 7 ottobre. In un filmato dalla tv satellitare Al Jazeera, registrato nel pomeriggio prima dei bombardamenti. Prima di tutto esalta gli attentati terroristici dell'11 settembre. "Dio ha inviato questi attacchi contro gli edifici più noti di America e grazie a questi l'America sta provando quello che noi abbiamo provato per decenni. Gli attacchi dell'America sono attacchi criminali che Dio punirà". Sui bombardamenti americani in Afghanistan ha dichiarato: "Questo attacco ha diviso il mondo: fedeli e infedeli. E ogni musulmano deve rispettare ora la sua fede. La guerra all'Afghanistan è la guerra all'Islam. Quello che è accaduto negli Stati Uniti è la reazione naturale alla politica cieca degli americani. Se l'America continua con questa politica i figli dell'Islam non fermeranno la loro lotta. Gli Stati Uniti sono stati colpiti da Dio in uno dei suoi punti più deboli. L'America adesso è spaventata da Nord a Sud, da Ovest a Est. Grazie Dio per questo. Ringrazio Dio per la distruzione dei simboli dell'America. Nessun americano potrà mai sentirsi al sicuro fino a quando non lo saranno i palestinesi". E lancia una solenne minaccia di nuovi attacchi: "Giuro su Dio che gli americani non si sentiranno mai più sicuri a meno che noi e i palestinesi ci sentiremo sicuri allo stesso modo". Ritratto in una caverna con accanto due suoi aiutanti, Bin Laden ha lanciato la jihad, precisando che questa è la "guerra fra credenti e non credenti". "Giuro a Dio - ha detto ancora - che non ci arrenderemo mai fino a che l'ultimo soldato infedele non lascerà questa terra". La seconda volta sabato 3 novembre, sempre in un video consegnato ad Al Jazeera. Stavolta attacca l'Onu e lancia accuse anche all'Italia, colpevole di "aver partecipato con Francia e Gran Bretagna alla spartizione dell'Impero Ottomano dopo la Prima Guerra Mondiale".

    L'avvocato del Diavolo
    A New York c'è un avvocato disposto a difendere Bin Laden dall'accusa di aver organizzato gli attentati dell'11 settembre. Si chiama Stanley Cohen ed è ebreo. "Se Osama bin Laden me lo chiedesse, prenderei in considerazione l’idea di rappresentarlo. Qualcuno sembra dimenticarsi che bisogna distinguere tra accuse e prove. A me sembra ancora fondamentale ricordare che la nostra Costituzione parte dalla presunzione di innocenza". Così parla Cohen, 47 anni, barba incolta, capelli raccolti in una coda e orecchino con turchese, dono degli indiani Mohawk sostenuti in una causa con il governo canadese. L'avvocato (uno studio a cinque isolati dalle Torri Gemelle ed una carriera di lotte per i diritti civili) non è tenero con Bush: "Non credo che avesse mai sentito quel nome fino al 10 settembre. Poi c’era bisogno di identificare subito un colpevole, per semplificare le cose, ed ecco che è spuntato il terrorista giusto. Non dico che sia innocente, ma aspetto le prove che dimostrino che è il colpevole".

    Bush & Bin Laden
    Grossi affari in Texas per le rispettive famiglie. Il padre di Osama, ebbe più volte occasione di collaborare con Bush senior in materia di estrazione petrolifera. Papà Bin Laden muore in un incidente aereo nel 1967. Anche suo figlio Salem trova una morte simile nel 1988, proprio nei cieli del Texas dei Bush.

    Mogli e figli
    Quattro mogli. Una è nipote di Hassan Tourabi, uomo di potere in Sudan e amico intimo di Saddam Hussein . Un'altra moglie è filippina. Quattro figli maschi. Il diciottenne Bon Omar è considerato il suo delfino.

    Una vita spartana
    Piatto preferito: carne di montone mangiata con le mani. Oppure uova. Beve moltissima acqua, forse a cusa di gravi disturbi ai reni.

    Hobby
    Lunghe cavalcate e partite di calcio.

    Malato?
    Voci mai confermate parlano di tumore ai reni e al fegato. Di sicuro Osama cammina con un bastone, ma forse si tratta solo di reumatismi.

    Fuggire dove?
    Dove potrebbe nascondersi Osama? Molto probabilmente sceglierà di rimanere sulle montagne afghane, pressoché inaccessibili agli stranieri. Ma se volesse uscire dal Paese dei Talebani avrebbe diverse opzioni. La prima è la Cecenia. Il territorio è in mano ai russi che però non lo controllano come vorrebbero. i guerriglieri indipendentisti della fazione islamica Wahabita gli avrebbero offerto ospitalità. Si potrebbe trattare di una soluzione temporanea, ma molto pericolosa. Osama potrebbe nella provincia cinese dello Xinijang, a maggioranza musulmana, attraversata da tensioni indipendentiste. In Somalia Osama troverebbe suoi militanti e un Paese regolato dalle legge islamica. Altri ipotesi: Yemen, Sudan. (ma lo ha espulso anni fa ed è difficile che lo riaccolga ora) e Indonesia, dove operano gruppi legati ad Al-Qaeda.

    L'intervista a Fisk
    Nel 1997 Osama Bin Laden venne intervistato dall'inglese Robert Frisk. E' stato l'ultimo occidentale a raccogliere dichiarazioni dello sceicco saudita prima dell'attacco agli Usa. Alcuni passaggi di quell'intervista meritano di essere riletti perché suonano come vere e proprie dichiarazioni d'intenti. L'America: "Non ho niente contro il popolo americano. Sono in lotta solo contro il suo governo". Non è che l'inizio: "Siamo appena all’inizio della nostra azione militare contro le forze americane". La tigre di carta: Osama riprende una vecchia definizione di Mao: Noi crediamo che Dio si sia servito della nostra guerra santa in Afghanistan per distruggere l’Armata rossa e l’Unione sovietica. Lo abbiamo fatto su queste montagne e ora chiediamo a Dio di poter fare la medesima cosa all’America, di ridurla all’ombra di se stessa. Crediamo anche che la nostra lotta contro l’America sia molto più facile di quella contro l’Unione sovietica, perché molti dei mujaheddin che hanno combattuto qui in Afghanistan hanno partecipato anche alle operazioni contro gli americani in Somalia e si sono meravigliati del crollo del morale americano. Laggiù ci siamo convinti che l’America sia una tigre di carta". Arabia Saudita. : "La guerra dichiarata dagli americani contro il popolo saudita significa guerra contro i musulmani in tutto il mondo. La resistenza all’America si diffonde nei Paesi musulmani. I capi in cui abbiamo fiducia, gli ulema, ci hanno consegnato una fatwa che ci impone di cacciare gli americani. La soluzione di questa crisi è il ritiro della truppe americane, la cui presenza è un insulto al popolo saudita". Terrorista? "Se liberare il mio Paese mi porta a essere bollato come terrorista, è un grande onore per me".

    Bin Laden e gli strani movimenti dei titoli assicurativi
    Sarà quasi impossibile provarlo, ma l'Fbi teme che ci sia Bin Laden dietro il crollo registrato dai maggiori titoli assicurativi europei (Munich Re, Axa, Swiss Re) nelle settimane precedenti agli attentati dell'11 settembre. Gli analisti non riuscivano a capire i motivi dell'andamento negativo dei titoli assicurativi. Adesso la Security Exchange Commission crede di aver trovato la spiegazione. Gli attentatori (o loro fiancheggiatori) avrebbero deciso di andare short, cioè di vendere allo scoperto, sapendo con certezza che l'11 settembre i mercati avrebbero reagito all'attacco terroristico con un crollo dei titoli assicurativi. In pratica: Bin Laden (o chi per lui) dopo l'11 si sarebbe "ricoperto", avrebbe cioè comprato i titoli venduti qualche giorno prima senza averne ancora materialmente il possesso ad un presso molto più basso. Una speculazione in grado di fruttare migliaia di miliardi. Che Bin Laden possa realizzare un'operazione simile è quasi certo. Fino a qualche anno fa Bin Laden gestiva una società di trading, la Taba Investment. Per realizzare manovre al ribasso servono almeno trenta milioni di dollari. Una cifra ampiamente alla portata di Bin Laden.

    Il network del terrore
    Quella di Bin Laden è una vera multinazionale del terrore. In Al Qaeda (la "Base") sarebbero impiegati circa cinquemila uomini, provenienti da oltre 30 Paesi di tutto il mondo, dalle Filippine al Pakistan, passando per i Paesi arabi moderati (Egitto, Arabia Saudita, Tunisia). Adesso è chiaro che ha uomini anche in Usa.

    Il progetto di Bin Laden
    Politico, più che religioso. L'obiettivo finale è la creazione di un unico Stato arabo, la Umma. Il panarabismo nel nome della Jihad, la guerra santa agli infedeli. Oggi è l'unico ad essere in grado di riunire in un progetto politico musulmani provenienti da culture e situazioni diversissime. E' forse il primo vero leader politico della globalizzazione. Mai nessuno era riuscito ad essere insieme punto di riferimento per gli indipendentisti islamici delle Filippine e i ceceni russi. E l'unico a diventare un pericolo costante per l'Occidente.

    La differenza con il vecchio terrorismo
    A differenza del terrorismo arabo degli anni Settanta e Ottanta, quello di Bin Laden è trasversale, non legato a un singolo Paese. Fino a dieci anni fa erano alcuni Paesi (Libia, Siria, Iran) a finanziare il terrorismo internazionale. Oggi non è più così. Bin Laden collabora sicuramente con alcuni governi (quello talebano di Kabul, innanzitutto, ma anche con quello pakistano), ma spesso è lui ad avere una posizione di forza.

    Il capo organizzativo
    Bin Laden è il leader politico e l'anima spirituale di Al-Qaeda. Il capo organizzativo è Mohammad Atef, conosciuto anche come Abu Hafs. E' lui a scegliere gli obiettivi e ad organizzare gli attentati.

    I servizi segreti di Bin Laden
    Lo sceicco terrorista dispone di una vera e propria intelligence. Il capo è Mohammad Mousa, uno dei ricercati numero uno dall'Fbi.

    Le origini
    La data di nascita ufficiale è il 10 marzo 1957 a Riyadh, capitale dell'Arabia Saudita. Ma c'è chi sostiene che sia nato in uno sperduto villaggio dello Yemen. Per altri ha invece visto la luce sulle montagne afghane. Un mistero. Sarebbe il settimo di 24 figli. Ma per altri è il diciassettesimo di 42. Per altri ancora il ventesimo di 57. Certo è che viene da una famiglia ricchissima. Il padre è infatti un costruttore yemenita che fa fortuna in Arabia Saudita. Tutte le opere principali del Paese sono realizzate dai Bin Laden. Quando Osama rimane orfano eredita l'equivalente di seicento miliardi di lire.

    Il destino nel nome
    Sembra che Osama Bin Laden sia molto fiero del proprio nome. Osama era infatti un letterato siriano che combatté contro i crociati fino alla riconquista araba di Gerusalemme con Saladino nel 1187.

    La conversione
    Pare che Bin Laden abbia condotto una giovinezza molto dissoluta. Sarebbe stato un assiduo frequentatore dei casino e dei bordelli della Beirut pre-guerra civile. La svolta avviene con l'invasione sovietica dell'Afghanistan (1979). Osama parte in aiuto dei fratelli musulmani in lotta contro gli atei comunisti. Inizia ad investire le proprie ricchezze per reclutare volontari, e, in seguito, per addestrarli e per fornirgli le armi necessarie per combattere al fianco dei mujaheddin afgani. Crea così il Fronte di salvezza islamico, potendo tra l'altro contare anche sull'aiuto economico proveniente dagli Stati Uniti e sul più o meno esplicito appoggio della Cia.

    Lo spartiacque della Guerra del Golfo
    Vinta la battaglia contro l'Unione Sovietica, torna in Arabia Saudita. Ma qui è sconvolto dalla scelta del governo di Riad di appoggiare gli Usa nella guerra contro Saddam Hussein. Non sopporta la presenza degli "infedeli" a guardia dei luoghi santi dell'Islam. Nel 1991 si convince che è arrivato il momento di combattere l'altra superpotenza infedele, quegli stessi Stati Uniti che lo avevano in precedenza sostenuto e finanziato. Fonda così Al Qaeda.

    Dopo la Guerra del Golfo
    Nel 1992 si rifugia in Sudan. Nel 1996 tenta di rientrare in Arabia Saudita, ma il Paese gli toglie la cittadinanza e Osama chiede ospitalità all’Afghanistan, dove si troverebbe tuttora. E’ da lì che lancia la "guerra santa" contro gli Stati Uniti, diventati per lui il nemico numero uno dopo la Guerra del Golfo e l’operazione "Restore Hope" in Somalia.

    Le imprese più note
    Gli Stati Uniti lo ritengono responsabile degli attentati al centro di addestramento della Guardia nazionale saudita a Riad (1995), a Dahran (1996), alle ambasciate americane a Nairobi e a Dar Es Salaam (1998) e alla nave Uss Cole, ormeggiata ad Aden (2000). Adesso anche degli attentati di New York e Washington dell'11 settembre 2001.

    Il Fronte internazionale Islamico
    Coalizione fondata nel giugno 1998 da sette formazioni islamiche che sostengono la guerra santa all'America e a Israele anche attraverso l'uccisione dei civili. L'obiettivo ultimo è la creazione di un unico Stato islamico, la Umma. Tra i più importanti i Talebani, il movimento islamico al potere in Afghanistan che ospita e protegge Bin Laden e il cui leader, il mullah Mohammad Omar, ha sposato una figlia di Bin Laden. C'è poi l'Harakat al Ansar, gruppo islamico che si batte per la secessione del Kashmir indiano e la sua unione al Pakistan. Aderiscono inoltre tre gruppi egiziani, la Jihad islamica egiziana il cui leader, Ayman al Zawahry, è un collaboratore strettissimo di Bin Laden; il Gruppo islamico che fa capo allo sceicco cieco Omar Abdel Rahman in carcere negli Usa in quanto mandante del primo attentato al World Trade Center (26 febbraio 1993, 6 morti); l'Avanguardia della conquista diretto da Yasser al Sirri. Completa la coalizione il giordano Esercito di Maometto.

    Gli irregolari di Bin Laden
    Bin Laden ha coinvolto nella azioni della sua Al Qaeda anche diverse islamiche radicali, che non mirano alla Umma, ma lottano per obiettivi nazionali. Tra questi la Hezbollah libanese, il movimento palestinese Hamas e la Jihad islamica palestinese. Con questi gruppi esistono delle intese tattiche per singole operazioni. Anche il Gia (Gruppo islamico armato algerino) collabora con Bin Laden.

    Il laboratorio afghano
    Bin Laden ha creato in Afghanistan un vero e proprio centro di formazione per militanti della jihad. I volontari arrivano da tutto il mondo e vengono addestrati in appositi campi vicino al confine con il Pakistan. Dopo una fase di indottrinamento ideologico e di preparazione militare, i guerriglieri vengono mandati in prima linea contro gli oppositori tagiki nel Nord del Paese. Finito questo periodo i militanti vengono rimandati nei rispettivi Paesi, pronti ad agire per eventuali operazioni. Sono "soldati dormienti", mimetizzati tra la gente comune.

    L'atomica di Bin Laden
    Il disertore Jamal Ahmed Al-Fadl, consegnatosi agli Usa dopo aver rubato 110mila dollari alla Al Qaeda, ha raccontato che Bin Laden lo aveva inviato nelle repubbliche ex sovietiche con oltre 3 miliardi di lire. Scopo: l'acquisto di uranio arricchito per fabbricare armi atomiche. Si sospetta che la collaborazione con il Pakistan (che il nucleare ce l'ha) sia mirata all'acquisizione di materiali o di know-how per arrivare all'atomica.

    Strumenti informatici
    Il network di Bin Laden dispone di mezzi tecnologici altamente sofisticati: computer, telefoni cellulari satellitari, radar. Le comunicazioni avvengono attraverso e mail cifrate.

    Lo spot di Bin Laden
    Nei Paesi arabi non è difficile trovare il cd rom "promozionale" di Bin Laden. Contiene un'antologia di suoi discorsi e alcuni filmati sui campi di addestramento.

    Grandinotizie.it/ 15/aprile/2002

  3. #3
    Ospite

    Predefinito

    Intervista a Bin Laden del 10 novembre 2001
    "Ho la bomba atomica"
    Il testo integrale delle dichiarazioni del terrorista arabo

    Ecco il testo integrale dell'intervista a Osama Bin Laden del direttore di Hamid Mir

    Dopo l'inizio dei bombardamenti sull'Afghanistan, il 7 ottobre, lei ha dichiarato alla tv araba Al Jazeera che gli attentati dell'11 settembre erano stati compiuti da alcuni musulmani. Perché?

    "Sono stati gli stessi americani a compilare una lista dei sospetti per quegli attacchi. Quelle persone erano tutte musulmane: 15 erano dell'Arabia Saudita, 2 degli Emirati Arabi e uno dell'Egitto. Secondo le informazioni a mia disposizione queste persone erano dei passeggeri. Nelle loro case si è pregato per loro. Ma l'America ha detto che erano dirottatori".

    Nella sua dichiarazione su Al Jazeera, lei ha espresso soddisfazione per gli attacchi dell'11 settembre, anche se hanno causato la morte di molte persone, e centinaia di loro erano musulmani. Lei giustifica l'uccisione di uomini innocenti alla luce degli insegnamenti dell'Islam?

    "Questo è un punto importante della questione. Secondo il mio punto di vista, se un nemico occupa un territorio musulmano e usa le persone comuni come scudi umani, allora è permesso attaccare questo nemico. Per esempio, sei dei banditi entrano in una casa e prendono in ostaggio un bambino, allora il padre del bambino può attaccare i banditi e in quell'attacco anche il bambino potrebbe essere colpito. L'America e i suoi alleati ci stanno massacrando in Palestina, Cecenia. Kashmir e Iraq. I musulmani hanno il diritto di attaccare l'America in rappresaglia. La Shariat islamica dice che i musulmani non dovrebbero vivere a lungo nella terra degli infedeli. Gli attacchi dell'11 settembre non erano indirizzati verso donne e bambini. Il vero obiettivo erano i simboli del potere militare ed economico dell'America. Il sacro Profeta (che la pace sia sempre su di Lui) era contrario all'uccisione di donne e bambini. Quando vide una donna morta durante una guerra, chiese perché era stata uccisa. Se un bambino ha più di 13 anni e usa un'arma contro i musulmani, allora è permesso ucciderlo.
    Gli americani dovrebbero ricordarsi che pagano le tasse al loro governo, eleggono il loro presidente, producono armi e danno quelle armi a Israele e Israele le usa per massacrare i palestinesi. Il Congresso americano approva tutte le misure di governo e questo prova che l'intera America è responsabile delle atrocità perpetrate contro i musulmani. L'intera America, perché loro eleggono il Congresso.
    Io chiedo agli americani di obbligare il loro governo a bloccare le azioni anti musulmane. Gli americani si sono sollevati contro la guerra del loro governo nel Vietnam. Devono fare lo stesso oggi. Gli americani devono fermare il massacro dei musulmani portato avanti dal loro governo".

    Si può dire che lei sia contro al governo americano e non contro i cittadini americani?

    "Si!. Noi stiamo portando avanti la missione del nostro profeta Maometto (la pace sia con lui). La missione è di diffondere la parola di Dio, non di indulgere nel massacro delle persone. Noi stessi siamo obiettivi di assassinii, distruzione e atrocità. Noi stiamo solo difendendo noi stessi. Questa è una guerra santa difensiva. Noi vogliamo difendere la nostra gente e la nostra terra. Ecco perché io dico che se noi non saremo sicuri, allora anche gli americani non lo saranno. E' una formula semplice che anche un bambino americano può capire. E' la formula del vivi e lascia vivere".

    Il leader spirituale egiziano ha lanciato una fatwa contro di Lei perché le sue azioni non avrebbero niente a che vedere con l'islam. Cosa ne pensa?

    "La fatwa di qualsiasi capo religioso ufficiale non hanno valore per me. La storia è piena di questi Ulema che giustificano l'occupazione ebraica della Palestina e la presenza di truppe americane attorno alla Mecca. Queste persone aiutano gli infedeli per loro personale interesse. Il vero Ulema approva la Jahad contro l'America. Mi dica, se l'esercito indiano invadesse il Pakistan cosa fareste? L'esercito israeliano ha occupato la nostra terra e le truppe americane si trovano sul nostro territorio. Non abbiamo altra alternativa che quella di dichiarare la Jahad".

    Alcuni media occidentali dichiarano che lei sta tentanto di acquistare armi chimiche e nucleari. Quanto di vero c'è in queste affermazioni?

    "Ho ascoltato il discorso del presidente americano Bush il 7 ottobre. Avvertiva i paesi europei che Osama voleva attaccare con armi di distruzione di massa. Io voglio dichiarare che se l'America userà armi chimiche o nucleari contro di noi, allora noi potremmo reagire con armi chimiche e nucleari. Abbiamo quelle armi come deterrenti".

    E dove vi siete procurati queste armi?

    "Passiamo alla prossima domanda".

    Nei paesi europei ci sono state molte dimostrazioni di protesta contro l'attacco americano all'Afghanistan. Migliaia di questi dimostranti non sono musulmani. Cosa ne pensa?

    "Ci sono molte persone innocenti e di buon cuore in occidente. I media americani li istigano contro i musulmani. Comunque, alcune persone di cuore stanno protestando contro gli attacchi americani perché la natura umana aborre l'ingiustizia.
    I musulmani sono stati massacrati sotto la protezione dell'Onu in Bosnia. Sono consapevole che alcuni funzionari del Dipartimento di Stato si sono dimessi in relazione alle proteste dei musulmani. Molti anni fa l'ambasciatore Usa in Egitto si è dimesso per protesta contro la politica del presidente Jimmy Carter. Persone gentili e civilizzate sono dappertutto. La lobby ebraica ha preso in ostaggio l'America e l'occidente".

    Alcune persone sostengono che la guerra non è una soluzione in nessun caso. Pensa che qualche ci possa essere qualche formula politica per fermare questa guerra?

    "Dovrebbe fare questa domanda a quelli che hanno iniziato questa guerra. Ci stiamo solo difendendo".

    Se l'America lasciasse l'Arabia Saudita e la Mecca fosse liberata, allora si presenterebbe spontaneamente per essere processato in qualche paese musulmano?

    "Solo l'Afghanistan è un paese islamico. Il Pakistan segue la legge inglese. Non considero l'Arabia Saudita un paese islamico. Se gli americani hanno delle prove contro di me, anche noi abbiamo prove contro di loro".

    Il governo pakistano ha deciso di cooperare con l'America dopo l'11 settembre, il che da Lei non è considerato giusto. Che cosa pensa che il Pakistan avrebbe dovuto fare?

    "Il governo del Pakistan dovrebbe rispondere ai desideri della propria gente. Non si sarebbe dovuto arrendere alle domande ingiustificate dell'America. L'America non ha una prova solida contro di noi. Ha solo alcune supposizioni. E' ingiusto cominciare a bombardare sulla base di queste supposizioni".
    Se l'America avesse deciso di attaccare il Pakistan con l'aiuto di India e Israele, che cosa avremmo fatto? Che cosa avrebbe ottenuto l'America attaccando l'Afghanistan? Noi non avremmo lasciato il popolo pakistano e il territorio pakistano alla mercé di nessuno. Difenderemo il Pakistan. Ma siamo molto arrabbiati con il generale Musharraf. Dice che la maggioranza è con lui. Io dico che è contro di lui.
    Bush ha usato la parola crociata. Questa è una crociata dichiarata da Bush. Non c'è saggezza nel barattare il sangue afgano per far crescere l'economia pakistana. Lui sarà punito dal popolo pakistano e da Allah. Ora una grande guerra della storia islamica si sta combattendo in Afghanistan. Tutti i grandi poteri sono uniti contro i musulmani. E' obbligo della legge cranica partecipare a questa guerra".

    Un giornale francese ha affermato che Lei ha problemi ai reni ed è segretamente andato lo scorso anno a Dubay per curarsi. E' vero?

    "I miei reni stanno bene. Non sono andato a Dubai l'anno scorso. Un giornale inglese ha pubblicato un'immaginaria intervista fatta a Islamabad con uno dei miei figli che vive in Arabia Saudita. Ma tutto questo è falso".

    E' vero che una figlia del Mullah Omar è sua moglie o che sua figlia è la moglie del Mulla Omar?

    (Osama ride). "Tutte le mie mogli sono arabe (e tutte le mie figlie sono sposate ad arabi Mujahideen). Io ho relazioni spirituali con il Mulla Omar. Lui è un grande e coraggioso musulmano. Non ha paura di niente eccetto che di Allah. Lui non è vincolato da alcuna relazione personale od obbligo con me. Sta solo seguendo i suoi doveri religiosi. Anche io ho scelto questa vita fuori da ogni interesse personale.

    Grandinotizie.it/10 novembre 2001

  4. #4
    Ospite

    Predefinito

    I nomi più noti alle intelligence
    La cupola di Al Qaeda
    I leader del terrorismo arabo internazionale


    Nell'ormai famosa immagine della grotta, Osama Bin Laden è accanto a tre esponenti di Al Qaeda, la rete internazionale del terrorismo islamico. Ma dopo molti mesi di guerra, è ancora mistero sulla sorte della Cupola del terrore. Mentre Mohammad Atef, il capo militare, è morto il 16 novembre sotto le bombe Usa, di Ayman al Zawahiri, il medico egiziano che da anni cura Bin Laden, ci sono state notizie contraddittorie che lo davano prima ferito in modo grave il 4 dicembre e poi di nuovo al fianco di Bin Laden. Mistero anche sulla sorte del portavoce di Al Qaeda, Suleyman Abu Ghaith. Lo avevano dato per morto, ma il 5 dicembre è apparsa una sua presunta intervista al quotidiano kuwatiano Al Watan. E mentre continua la caccia a Osama Bin Laden la rete si riorganizza. Cambia uomini, basi, bluffa e assume mille forme per non essere smascherata. L'obiettivo invece non sembra cambiare: l'Occidente è un nemico e come tale va combattuto.

    Per approfondimenti vedi anche I discorsi di Osama, Dove prende i soldi Osama e Wanted: i ricercati dall'Fbi)

    La nuova struttura

    Come funziona
    - Vertici: un esecutivo di poche persone per coordinare le azioni;
    - Basi militari: nuovi campi d'addestramento in aree remote e in zone insospettabili, tra le quali l' Europa;
    - Strategia: spostamenti continui di operativi per evitare la localizzazione.

    Gli uomini
    Abu Zubayda
    Dopo Bin Laden e Zawahiri, è la figura più importante. Condivide tuttavia la gestione del gruppo con alcuni fedelissimi.
    Seif Al Adel
    E' un ex ufficiale delle truppe egiziane. Ha sostituito di fatto Atef come capo militare della "rete".
    Said Amin
    Sceicco saudita, è il tesoriere. Dubai ed altre piazze commerciali sono i luoghi dove attingere a nuove fonti di finanziamento. Gli affiliati ad Al Qaeda che vivono in Occidente hanno così ancora grandi disponibilità di capitali. Al momento dà fondo alle riserve messe da parte nei mesi precedenti all'11 settembre. Una fortuna ricavata con il traffico di pietre preziose e oro. Prevedendo tempi duri - come il congelamento dei beni voluto da Bush e dall'Occidente - aveva disposto un "fondo di sicurezza".
    Ramzi Ibn Al Shaiba
    Yemenita. E' lui che ispira i militanti "in loco". Un punto di riferimento essenziale tra coloro che restano in Oriente e il braccio operativo che agisce in Occidente. Indiscrezione: Al Shaiba era negli Stati Uniti fino all'agosto del 2001.

    Campi di addestramento
    Distrutti quelli in Afghanistan il governo Usa è convinto che Al Qaeda ne ha creati altri. Esattamente nello Yemen (regioni di Abiane e Hadramout), nel Libano del sud (dove sarebbe lo yemenita Salah Hajir a guidarli) e nel Kurdistan iracheno. Qui è emersa peraltro una formazione islamica, lo Jund Al Islam, finanziata da Bin Laden e guidata da Abdullah Al Shafi. Questo partito ha sedi e rifugi anche in prossimità del confine con l'Iran.
    Il pericolo curdo
    L'intelligence occidentale è preoccupata. Teme un'infiltrazione curda. Sulle navi carretta dei profughi che quasi quotidianamente raggiungono le coste italiane potrebbero nascondersi anche elementi di Al Qaeda.
    Europa, nuovo fronte?
    Anche in Europa ci sono centri segreti di addestramento. Al momento certamente in Gran Bretagna, probabilmente mascherati dietro club di tiro a segno.

    La cupola "storica"

    Ayman al Zawahiri: l'erede

    (Vedi anche Il suo discorso del 7 ottobre)

    E' il numero due dell'organizzazione. Il 4 dicembre 2001 arriva la notizia del suo ferimento grave in seguito ai raid americani, ma fonti talebane hanno poi smentito. Sotto i bombardamenti sarebbero morti comunque sua moglie e tre figlie. Nel video è alla sinistra del capo e parla subito prima di lui. Anche lui ha davanti a sé un mitra. Egiziano, è il leader carismatico della Jihad islamica. Laureatosi in medicina all'Università del Cairo (il suo soprannome è infatti "il dottore"), è un pediatra ed è l'unico medico autorizzato a visitare Osama Bin Laden. Inizia a fare politica nelle frange più dure dell'integralismo egiziano. La Jihad è coinvolta nell'attentato che il 6 ottobre 1981 uccide il presidente egiziano Anwar Sadat, colpevole di aver firmato la pace con Israele. Zawahiri è accusato di aver avuto un ruolo marginale nel complotto. Arrestato, sconta tre anni di carcere. Una volta libero si unisce ai mujaheddin afghani in guerra contro gli invasori sovietici. Inizialmente cura i feriti, poi diventa un guerrigliero a tutti gli effetti. Nel 1987 apre l'ufficio che raccoglie e organizza i volontari arabi accorsi in Afghanistan per combattere l'invasore infedele. E' qui che avviene l'incontro fatale con Osama Bin Laden. Al Zawahiri avrebbe avuto un ruolo attivo negli attentati che dal 1993 colpiscono gli Usa a New York (il primo attentato alle Torri Gemelle), Nairobi e Dar es-Salam. Nel 1995 organizza il fallito attentato al presidente egiziano Hosni Mubarak. Cresce all'ombra di Bib Laden e questo gli procura problemi nella Jiahd egiziana. I suoi connazionali lo accusano di eccessiva referenza al capo di Al-Qaida e lo destituiscono. E' un brutto momento, perché suo fratello Mohammed viene arrestato dagli americani. Nel 2001 Ayman cementa il sodalizio con Bin Laden dando in sposa sua figlia al figlio dello sceicco guerrigliero.

    Mohammad Atef: il militare
    Era il braccio armato e operativo di Al-Qaeda. Secondo la Cia, il capo organizzativo degli attacchi al World Trade Center e al Pentagono dell'11 settembre 2001. Era conosciuto dall'Interpol anche come Abu Hafs o Abu Sitta. Egiziano, era arrivato in Afghanistan negli anni Ottanta ed era tra i fondatori di Al-Qaeda. Ha fondato la Brigata 55, in grado di usare gas e veleni. Coordinatore del settore Africa, ha guidato gli attentati del 1998 in Kenya e Sudan. Avrebbe avuto legami stabili con le intelligence di Iran e Iraq. Sua figlia ha sposato uno dei figli di Bin Laden. Nel video era il primo da destra (per chi guarda) ed era l'unico a non parlare. Di solito lo faceva con le bombe. E proprio sotto una bomba americana a sud di Kabul trova la morte il 16 novembre 2001.

    Suleyman Abu Ghaith: il portavoce
    Non si sa se sia ancora vivo o sia rimasto ucciso anche lui dai bombardamenti Usa. Corpulento, volto rotondo, barba nera, Abu Ghaith nel video parla per primo promettendo l'inferno all'America. E' alla destra del capo. Nato nel 1965, ex insegnante ed ex imam in una moschea del Kuwait, sposato e padre di sei figli, è un islamico radicale. Viene nominato imam nel 2000 e i suoi sermoni infiammano i fedeli. Le autorità lo lasciano fare, finché non attacca apertamente la costituzione del '62. Viene sospeso e allontanato. Continua a insegnare religione in un liceo fino all'estate del 2001, quando insieme alla moglie e ai figli parte per l'Afghanistan. Dove diventa il megafono di Al Qaeda. Suoi i proclami alla Jihad (la Guerra santa) e l'avviso a tutti i musulmani nel mondo: "Non prendete aerei e non salite sui grattacieli. Colpiremo ancora".

    Ma Al Qaeda ha altri esponenti sparsi in tutto il mondo. Ecco i profili di alcuni di questi.

    Sceicco Ahmed Yassin
    E' la guida spirituale di Hamas - il movimento integralista presente in Palestina - fondato nel 1987 a Gaza. Condannato all'ergastolo da Israele, si rifugiò in Giordania dopo che Re Hussein riuscì ad ottenere la sua liberazione in cambio di due agenti del Mossad catturati ad Amman. Quando nel '98 si sparse la voce che stesse per morire per le sue cattive condizioni di salute, Arafat, malgrado l'antagonismo, ottenne da Israele l'autorizzazione a farlo rientrare a Gaza, dove risiede. Dopo gli attentati suicidi del 2 e 3 dicembre è stato arrestato dall'Anp di Arafat.

    Imad-Fayez-Mughniyeh
    Forse il più sanguinario dei leader del terrorismo arabo. E' uno sciita libanese, nato nel 1953. La sua prima azione spettacolare risale al 1983. E' uno dei suoi kamikaze a guidare l'autobomba che uccide oltre 200 marines americani a Beirut. L'anno seguente sequestra e uccide con le proprie mani il capo della sezione della Cia di Beirut William Buckley. Riesce anche a ricattare gli Usa promettendo la liberazione dell'ostaggio in cambio di una fornitura di armi all'Iran. Nasce così l'Irangate che rischia di travolgere l'amministrazione Reagan. Gli Usa mettono sulla sua testa una taglia di quattro miliardi di lire e allora lui si fa cambiare i connotati da un chirurgo plastico di Beirut. Nel 1992 fa saltare l'ambasciata israeliana a Buenos Aires, in Argentina. Novantadue morti. L'anno seguente un'autobomba del Mossad gli uccide per vendetta il fratello. Comincia a progettare dirottamenti aerei suicidi. Prende lezioni di volo a Cipro e progetta un dirottamento kamikaze su Tel Aviv. Nel 1997 il progetto fallisce perché la bomba che avrebbe dovuto far esplodere un Boeing della El Al sui cieli di Tel Aviv si innesca accidentalmente nelle mani del kamikaze che avrebbe dovuto portarlo a bordo. Per l'Fbi potrebbe essere Imad il comandante sul campo delle squadre kamikaze dell'attacco agli Usa.

    Zein Al Abuideen
    Palestinese, nato nel 1973 in un campo profughi di Gaza. E' l'astro emergente del Fronte Islamico Internazionale. A soli quindici anni segue i mujaheddin in Afghanistan e incontra Bin Laden. E' lui a selezionare gli aspiranti guerriglieri. Comanda i campi di addestramento e cura i rapporti con le cellule di Al Qaida sparse in tutto il mondo. La sua base operativa è in Pakistan, a Peshawar.

    Rifat Taha
    Esponente della frangia più radicale della Jamaa islamya egiziana. E' al comando di diversi campi di addestramento in Afghanistan. Con lui opera Ahmed Istambouli, fratello dell'assassino di Sadat.

    Medhat Mersi
    E' il responsabile del "settore chimico" dell'organizzazione di Bin Laden. Avrebbe infatti addestrato i suoi uomini ad avvelenare fiumi ed acquedotti.

    Omar Bakri Mohammed
    Sceicco saudita, vive a Londra dove guida la comunità Al Muhajiroun ("gli emigranti"). Non ci sono prove contro di lui, ma si sospetta che sia il volto "pulito" della jihad, pronto, negli anni passati, a reclutare volontari per la Cecenia e il Kashmir. Ora esprime solidarietà all'Afghanistan e si dice pronto a dare tutto il suo "supporto morale e finanziario".

    Jafar Umar Thalib
    Leader della Lashkar Jihad, il più noto gruppo integralista indonesiano, fondato due anni fa. Ha imposto ai suoi uomini una veste immacolata dalla quale spuntano scarponi militari e le ferree regole morali, tra cui un'adesione piena alla Jihad. Alcuni suoi miliziani hanno raggiunto le Molucche per combattere contro la maggioranza cristiana delle ex isole delle Spezie.

    Khaddafy Janialani
    E' l'attuale capo del gruppo Abu Sayyaf "Spada divina" fondato una decina di anni fa dal fratello Abdurajak, morto durante uno scontro a fuoco con la polizia filippina. I vari capi militari controllano diverse isolette dell'arcipelago militare delle Sulu che Janialani vorrebbe trasformare in un sultanato indipendente.
    Al Qattab "L'arabo nero" di origine giordana è l'uomo di Bin Laden nel Caucaso del Nord. Combattente in Afghanistan contro l'Urss, mercenario al soldo degli Azeri contro gli Armeni del Nagorno-Karabach. Comandante militare dei movimenti islamici kagiki e uzebeki, è dal '96 in Cecenia, dove ha campi d'addestramento. Si è alleato con l'indipendentismo caucasico non confessionale di Shamil Basaev.

    Sceicco Hassan Nasrallah
    Quarantenne, sciita. E' dal '92 l'indiscusso leader degli Hezbollah. Figlio di un fruttivendolo si è fatto le ossa come comandante militare del Sud del Libano contro l'occupazione israeliana. Nel '92 diventa segretario generale del "Partito di Dio" (Ezbollah). Nel '97 perde in battaglia il primogenito Hadi. La salma gli verrà restituita solo dieci mesi dopo. Ha giurato vendetta contro Israele.

    Grandinotizie.it/24 febbraio 2002


    --------------------------------------------------------------------------------

  5. #5
    Ospite

    Predefinito



    Osama ?






    L'eremita della guerra santa






    L'orologio griffato







    i guerrieri ascoltano il capo








    Il riposo del califfo

  6. #6
    Ospite

    Predefinito

    Riflessioni personali

    Bin Laden è sicuramente l'icona del secolo.
    Pontifica sulle campagne elettorali americane, e fà sognare milioni di arabi.
    Sogna un grande Califfato Islamico.
    Con chi stà, per davvero?
    Forse solitario con se stesso? Forse è un incompreso? Forse, nel bene e nel male, anche lui, come tutti noi, cerca le sue ragioni.
    Ognuno recita la sua parte nel misterioso mosaico dell'ordine universale.
    Ognuno presta fede al suo dharma, durante la sua esistenza mortale; ed anche Osama Bin Laden, è un essere umano, con le sue debolezze, i suoi dolori e le sue gioie.
    Davvero, nella nostra vulnerabile umanità, possiamo riconoscere la più alta lezione di rispetto: dove nessuno giudica nessuno, ma ognuno compie il suo unico cammino.
    geom.antonio

 

 

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