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In cinquantamila a difendere la pace. Il movimento riparte dalle strade di Roma
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I numeri annoiano, ma spesso sono utili. In questo caso aiutano a capire che il movimento non è in crisi come si pensava. Alla manifestazione contro la guerra in Iraq stanno partecipando circa 50 mila persone. Gli organizzatori parlano di almeno 70 mila persone, comunque un enorme serpentone. Un risultato decisamento positivo, se si considera “l'incognita maltempo”, che per gli organizzatori avrebbe pututo incidere sull'esito della manifestazione.
Il corteo è partito da piazza della Repubblica e raggiungerà piazza Venezia. Per le strade di Roma, ancora massicciamente presidiate dalle forze dell'ordine, dopo la firma della Costituzione europea, sfilano donne e uomini, giovani e si registra anche la presenza di diversi immigrati. Insomma, il corteo è “eterogeneo”.
Fausto Bertinotti, segretario di Rifondazione Comunista, parla di «buon segnale di ripresa». «Io penso che il movimento - ha proseguito Bertinotti - venga incoraggiato dalla mozione della Gad anche se autonomamente fa la sua strada e noi siamo qui oggi molto presenti in una manifestazione che consideriamo un buon segnale per la ripresa della mobilitazione della pace e contro il terrorismo».
Bertinotti non è il solo politico del centrosinistra che prende parte alla manifestazione. Oltre a lui sono presenti Oliviero Diliberto, segretario dei Comunisti Italiani, la sinistra ds di Salvi e il correntone, i Verdi, oltre ad alcune sigle sindacali, come Cobas e Cgil. Tutti sono concordi sul fatto che il movimento è vivo. Per Paolo Cento, parlamentare verde, con questa manifestazione il movimento dimostra di esserci ancora. «Siamo in un momento di transizione - ha aggiunto Cento - e il movimento deve ricollocare la propria posizione». Vivo sì, ma alla ricerca di una identità. È un po' il tormentone degli ultimi tempi.
Piero Bernocchi, leader dei Cobas, si dichiara comunque soddisfatto della partecipazione, «al di sopra delle aspettative». Diliberto afferma: «È la manifestazione di un popolo che finalmente può dire di riconoscersi in tutto il centrosinistra, dopo la mozione unitaria raggiunta dalla Gad in Parlamento».
Nei giorni scorsi, sui giornali, erano usciti editoriali che sostenevano la tesi in base alla quale le rivendicazioni e la mobilitazione del popolo della pace si era trasferita dalla piazza al Parlamento, nel senso che i politici della Gad avevano fatto proprie le istanze che venivano dal movimento e si erano fatti carico di rappresentarle in Parlamento. La mozione Gad è la sintesi di questa “convergenza”. E questo, oltre a quello della vitalità del movimento, è l'altro tema all'ordine del giorno. Quali sono i rapporti tra politica e popolo della pace?
La riconciliazione saembra esserci stata. Tuttavia va specificato che non proprio tutto il centrosinistra ha appoggiato incondizionatamente la mozione e non tutto il centrosinista è sceso oggi in piazza. Veniamo al primo punto. Mastella, per esempio, si è astenuto sulla mozione per il ritiro delle truppe dall'Iraq. Ma il peso dell'Udeur nella Gad, se non marginale, è quantomeno poco visibile. Ben più rilevanti sono stati i mal di pancia dei rutelliani della Margherita. Lo stesso Francesco Rutelli, durante la discussione della mozione, non era presente in Aula. Infine, c'è da registrara la polemica “retroattiva” tra Boselli e gli stessi rutelliani.
Per quanto riguarda il secondo aspetto, quello relativo alle presenze in piazza, c'è da notare che non partecipano alla manifestazione né la Margherita, né lo Sdi, né la maggioranza Ds. Il movimento “Fermiamo la guerra” aveva venerdì lasciato intendere che tutti gli esponenti della Grande alleanza democratica avrebbero potuto partecipare al corteo.Gianfranco Benzi della Cgil aveva affermato: «Credo che avremo un riscontro della loro presenza sabato. Fassino? Ha compiuto un avanzamento, ben venga se condivide le parole d'ordine della manifestazione». Frasi come queste siglano il “disgelo” tra movimento e Ds, dopo le polemiche del passato.




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