Iraq, uccisi i primi tre soldati scozzesi spostati in prima linea
di red

Sono morti in un'imboscata, giovedì, i primi tre soldati britannici del contingente recentemente spostato in prima linea, per richiesta del comando americano. Le prime perdite arrivano due giorni dopo che il reggimento scozzese Black Watch è stato trasferito nella zona a sud di Baghdad. A dare notizia dei tre morti è stato il ministro delle Forze armate britannico Adam Ingram con una dichiarazione alla Camera dei Comuni. I tre militari facevano parte del contingente di circa 880 uomini del reggimento Black Watch trasferiti per dare modo ai soldati americani di sferrare l'attacco finale alle roccheforti sunnite di Falluja e Ramadi.

Il sottosegretario britannico nella dichiarazione ai Comuni non ha fornito dettagli sull'imboscata. Un portavoce di Tony Blair ha espresso il dolore del primo ministro per la morte dei tre soldati.

Il giorno dopo la riconferma di Bush, la guerra americana non si ferma e continua a bombardare Falluja per stanare il famigerato Al Zarqawi. Aerei da guerra e carri armati Usa hanno attaccato alle prime ore di giovedì la roccaforte sunnita, uccidendo almeno cinque persone. Tra le vittime, anche una donna e un bambino.

Le forze armate statunitensi confermano che «due attacchi dopo mezzanotte hanno distrutto note postazioni di combattimento anti-irachene» della città a nord di Baghdad. Il termine «forze anti-irachene»starebbe ad indicare i rivoltosi iracheni e i militanti islamici stranieri guidati da Al Zarqawi, il luogotenente di Al Qaeda in Iraq. Chissà se quella donna e quel bambino che tentavano di fuggire in auto dalla città – così come hanno già fatto 300mila abitanti di Falluja – sapevano di rientrare nelle forze anti-irachene, secondo la visione americana.

E la rielezione di Bush aumenta certamente le possibilità che si compia la tanto annunciata offensiva finale sul triangolo sunnita, quella che da settimane gli Usa minacciano.

A Dujail, a nord di Baghdad, un'autobomba esplosa davanti al Consiglio comunale della città ha provocato la morte di tre iracheni. Altre sette persone sono rimaste ferite. L'annuncio dell'attentato è stato dato dal sergente americano Cynthia Weasner della prima divisione di fanteria.

Intanto, in Italia, arriva in visita il premier iracheno ad interim Yiad Allawi, che si è incontrato a Palazzo Chigi con Berlusconi. Il presidente del Consiglio ha esortato Allawi a raccontare in giro per il mondo una bella favola, quella di un Iraq diverso dal quotidiano scenario di bombe e sgozzamenti, perché, riflette Berlusconi, «la situazione irachena non è quella che ci danno le televisioni o i giornali. C'è anche la realtà di una vita che si svolge in modo regolare nelle scuole, negli ospedali, nei centri commerciali».

Anche in merito alla questione del ritiro delle truppe, il nostro premier ha dato prova di grande acume politico sentenziando che le truppe italiane non possono lasciare l’Iraq, perché altrimenti «le dovremmo ritirare da tutti gli altri paesi in cui ci sono soldati italiani, il che naturalmente non può essere». Unico aspetto costruttivo del colloquio, Berlusconi ha chiesto collaborazione al governo iracheno nella ricerca della salma di Enzo Baldoni.

Ma evidentemente, la situazione in Iraq non è così rosea come Berlusconi vorrebbe far credere se anche Medici Senza Frontiere ha deciso di chiudere i suoi progetti in Iraq. Ad annunciarlo è la stessa organizzazione umanitaria internazionale, che spiega di aver compiuto questo passo a causa degli enormi rischi che il personale umanitario corre nel paese. I rapimenti di Simona Pari e Simona Torretta e dei loro collaboratori iracheni, felicemente conclusi, quello di Margaret Hassan, purtroppo ancora irrisolto, hanno messo a dura prova la permanenza di operatori umanitari in Iraq. «Per Msf è diventato ormai impossibile garantire un livello di sicurezza accettabile per i propri operatori, sia internazionali sia iracheni - ha dichiarato Stefano Savi, direttore generale della sezione italiana di Medici Senza Frontiere - Siamo addolorati di non poter più fornire quell'assistenza medica di cui ha bisogno il popolo iracheno». Msf era in Iraq dal dicembre 2002 e ha sempre fornito aiuto e supporto medico alle popolazioni vittime della guerra. Purtroppo, l'abbandono della sua missione è una grave perdita per tutti gli iracheni.