dal quotidiano LIBERO di oggi un articolo polemico di Vincenzo Vitale che, prendendo ad esempio uno sceneggiato Mediaset su un fatto realmente accaduto (ove l'autocensura, il conformismo sinistroide, la paura di cadere nell'accusa di "anticomunismo viscerale" la fanno da padrone) fa emergere una triste realtà figlia di un passato che non vuole passare, e che pur vergognandosi (appena, appena) persiste nel rivendicare una storica legittimità democratica che non gli spetta.
" Mediaset, la tv di Silvio fa un regalo al comunismo
di VINCENZO VITALE
Quando si parla, e si polemizza, sulla egemonia culturale messa in opera dal partito comunista prima e dal PDS poi in Italia, di solito si fa riferimento alle Università, alle redazioni dei grandi quotidiani, alle televisioni o alle più note case editrici. Le opinioni possono essere diverse ed è normale che sia così. Esiste tuttavia un'altra forma di egemonia culturale molto più sottile, raffinata e, soprattutto, invisibile, destinata ad operare - direbbe uno psicologo - per via subliminale, ma estremamente efficace e perciò tale da rendere impossibile qualunque argine. Se ne è avuta una convincente riprova assistendo, pochi giorni or sono, in prima serata di Canale 5 (e non certo della Rai) ad un preannunciato sceneggiato dal titolo “Il tunnel della libertà” , in due puntate e molto seguito con alti indici di ascolto. Per chi non lo sapesse, si tratta della vicenda realmente accaduta di due giovani studenti italiani che, trovandosi a Berlino nei giorni in cui venne costruito il muro che per decenni avrebbe diviso l’est - comunista - dall’ovest - libero - non se la sentono di abbandonare al loro destino due amici tedeschi rimasti al di là, servi del regime. Organizzano allora, patendo molti e gravi rischi, la loro fuga attraverso un tunnel scavato al di sotto del muro: la vicenda avrà una conclusione per molti versi amara. Ma non è questo che conta. Conta invece chiedersi se dallo sceneggiato emerga la risposta alla domanda fondamentale: chi e perché ha costruito quelmuro la cui presenza ha forse costituito la più grave ignominia del secolo in Europa? Ebbene, c’è da non crederci: non emerge affatto! Una parola tabù per tutto il film Non solo viene esclusa questa domanda, ma viene accuratamente evitato per tutta la durata dello sceneggiato - circa tre ore - di pronunciare le parole "comunista" - “comunisti” - “comunismo” ed altre che potessero a queste riferirsi in modo diretto o indiretto. Sicché, il povero telespettatore, vedendo quei poveri ragazzi tanto affannarsi per scavare un tunnel lungo centinaia di metri, rischiare la vita e la libertà ed alcuni perfino morirci nel tentativo di scavalcare, il muro, non può fare a meno di chiedersi chi siano i suoi costruttori, nemici della libertà, responsabili per circa quarant’anni della divisione e delle sofferenze di centinaia di migliaia di cittadini tedeschi e della uccisione di molti, trafitti da una pallottola alla schiena con le mani protese verso la libertà tanto agognata. E allora delle due, l’una: o costui lo sa già che i responsabili sono i comunisti della Germania est su indicazione precisa della Unione Sovietica oppure da quello sceneggiato non lo saprà mai. Nel corso del film, infatti, i comunisti non sono mai nominati, neppure per sbaglio: si usano piuttosto giri di parole («quelli che vengono»), pronomi personali («loro») o indefiniti («qualcuno potrebbe vederci»); si fa ricorso ad anonimi ed innocui sostantivi di carattere istituzionale («la polizia», «i poliziotti»); al massimo - ed è veramente in questo clima un osare troppo - si sussurra «i Vopos», nomignolo con cui venivano indicatele spietate guardie di confine di Berlino est che dalle torrette del muro sparavano alle spalle di chi cercasse di scavalcarlo: ma, appunto, bisogna esserne al corrente per comprendere bene di chi si sta parlando. Il comunismo è uno zombie Per il resto, nulla, silenzio assoluto. Ed è un silenzio assordante che purtroppo dice e ridice molte cose sgradevoli e preoccupanti. Dice che ancor oggi, dopo 15 anni dalla caduta del muro e dal crollo dei regimi comunisti, infernali macchine del terrore, qualcuno ha paura o, almeno pudore nel denunciarne le reali nefandezze; dice che in barba alla democrazia tanto sbandierata a prole, permane un vincolo sotterraneo ma palpabile fra certi registi e certe produzioni ed un passato comunista che non vuole passare; dice che ancora oggi, nell’epoca della comunicazione universale e capillare, la verità viene taciuta e nascosta sotto parole diverse; dice, insomma, che l’egemonia comunista perdura, ben oltre la caduta del muro, se non altro come cattiva coscienza collettiva che induce a tacere ciò che dovrebbe invece essere gridato ai quattro venti. E se poi si pensa a come e a quanto si denunciano ossessivamente (e giustamente!) gli orrori nazisti in televisione e al cinema, non si può fare a meno di rilevare come e quanto vengano invece taciuti quelli comunisti. Il fatto è che mentre il nazismo è per fortuna morto e sepolto, il comunismo è purtroppo, come in un racconto dell’orrore, un “morto-vivente” che fa ancora paura: e che fa tacere chi dovrebbe parlare. "
Saluti liberali




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Eh??
