Oggetto: JOHNSON: E CON IL VOTO AI NERI CI SIAMO PERSI IL SUD
«È dai tempi di Reagan che il voto della destra religiosa, dei fondamentalisti cristiani, è diventato un fattore molto importante nella politica americana, ma le origini del cambiamento risalgono addirittura agli anni '60. Quando il presidente Johnson, un democratico del Texas, firma il Civil Rights Act, le legge per garantire il diritto al voto dei neri in tutti gli Usa, commenta: "E con questo ci siamo persi il Sud". Il Sud, tradizionale roccaforte democratica, sulla questione razziale diventa uno zoccolo duro repubblicano. Quando poi lo spinta della questione razziale perde forza, quando l'opposizione all'integrazione s'attenua, i repubblicani tirano fuori dal cappello nuove questioni altamente emotive, destinate a far presa tra gli elettori bianchi dei ceti medio bassi. La guerra in Vietnam segna un altro punto di lacerazione tra la classe operaia maschile e i democratici, che vengono visti come il partito dei capelloni, della marijuana e dell'amore libero. Una fetta importante della classe operaia si sente culturalmente rappresentata dai repubblicani. In questo scenario si consumano intanto processi economici di non ritorno, come la desindacalizzazione industriale. La percentuale di manodopera che ha una tessera sindacale crolla dal 30% al 10%, indebolendo drasticamente la catena di trasmissione tra organizzazioni dei lavoratori e Partito democratico».
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I democratici insomma farebbero meglio a essere democratici senza aver l'aria di vergognarsene. Devono tirar fuori una loro visione del mondo. I repubblicani, condivisibile o meno, una loro visione del mondo ce l'hanno e la esprimono chiaramente. I democratici la devono smettere di lasciare alle destre il monopolio delle questioni morali, tanto più che non mancano gli spunti per attaccare. Dovrebbero dire ai repubblicani che sono degli ipocriti, perché far vivere la gente in miseria e senza accesso alle cure mediche non è certo politica da buoni cristiani. L'America ha bisogno di un partito populista che abbia il coraggio di essere se stesso. È così che si riconquistano gli elettori.
Alexander Stille, http://www.unita.it/index.asp?SEZION...TOPIC_ID=38968
Non condivido tutto quello che c'è scritto, anzi, trovo una discreta aporia fra il primo e il secondo periodo, ma mi pare un buon spunto di discussione.
Personalmente, ritengo che la fermezza sui principi non sia antitetica alla capacità di dialogo e di costruire compromessi. Bisogna sia motivare l'elettorato, sia mostrarsi dialoganti con quella parte di società che non condivide completamente il tuo quadro di valori, però intanto ha bisogno di riconoscerlo per capire chi sei, così come tu hai bisogno del loro consenso per vincere e quindi devi concedere loro qualcosa.
In sostanza, credo sia più facile fare politica e votare chi dichiara subito cosa vuole piuttosto che con i "cacadubbi", che non sai mai dove vogliano andare a parare e quindi, anche con buona volontà, non riesci nemmeno a capire cosa possa ineressarli, perchè non si capisce la loro scala valoriale. Troppo spesso, fare politica di centro viene confuso con fare il cacadubbi.
Certo, è difficile, e pochi politici ci riescono, ma chi ha mai detto che far politica è facile




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