Revel e il mito antiamericano
Lunedì 8 novembre, alle 17, presso la sede della Fondazione Ideazione, a Roma in piazza Sant’Andrea della Valle 6 sarà presentato il libro di Jean François Revel, “L’ossessione antiamericana” (Lindau, 2004).
Insieme ai filosofi Giacomo Marramao e Vittorio Mathieu e allo storico Massimo Teodori, Revel discuterà di un tema che gli è caro ormai da molti anni, già da molto prima, quindi, dell’esplosione più recente di antiamericanismo.
E’ dagli anni Sessanta, infatti, che il filosofo francese – è lui stesso a raccontarlo nel suo libro – ha cominciato a far oggetto delle proprie riflessioni la fondatezza di quello che definirà un “antiamericanismo meccanicista”, che denigrava in toto e a priori la politica estera e la società americane, che criticava ferocemente l’atteggiamento imperialista, ben diverso, certo, da “quello dei sovietici [che] non era altro che filantropia”.
Se alla fine di quel decennio, un lungo viaggio negli Stati Uniti valse a sfatare agli occhi dell’autore molti dei pregiudizi propri della vulgata antiamericana europea, e soprattutto francese – tanto da indurre Revel a scrivere su questi temi uno dei suoi libri più famosi, “Né Cristo né Marx” – oggi la recrudescenza e il dilagare di quei sentimenti hanno spinto il filosofo francese a tornare sugli stessi temi.
L’11 settembre e l’esplosione della violenza terrorista, il fondamentalismo islamico, l’intervento militare in Iraq, il presunto unilateralismo americano hanno portato allo scoperto, soprattutto in Occidente, tutte quelle differenze sostanziali che la guerra fredda aveva sopito tra Europa e America.
Differenze che hanno indotto lo stesso Revel, e una certa opinione pubblica occidentale, a porsi alcuni interrogativi fondamentali: da dove nasce il pregiudizio antiamericano? Qual è il fondamento che lo alimenta? Che tipo di rapporto ha con altre forme di pregiudizio ideologico, come per esempio, l’antisemitismo? Che tipo di relazione intrattiene con i movimenti pacifisti e no-global? Perché gran parte dell’opinione pubblica europea ha bisogno di creare il pregiudizio antiamericano?
Revel tenta di dare una risposta ad ognuno di questi interrogativi, e tenta soprattutto di sfatare ancora una volta i miti del pregiudizio antiamericano dell’oggi, analizzandone le contraddizioni di fondo e indagandone i fondamenti ideologici.
Ma, soprattutto, egli cerca di capire se alla base di quel sentimento pregiudiziale vi sia una sostanziale e volontaria mancata conoscenza del “nemico” americano, o piuttosto una sorta di opportunismo politico delle classi dirigenti europee, alimentato dall’idea riduttiva e semplicistica dell’unilateralismo Usa.
Per passi successivi l’autore giunge ad una conclusione puntuale e coraggiosa: “sono le menzogne della parzialità antiamericana a costruire l’unilateralismo americano. L’accecamento tendenzioso e l’ostilità sistematica della maggior parte dei governi che hanno a che fare con l’America li rendono più deboli, allontanandoli sempre più dalla comprensione della realtà.
Questi stessi governi, nemici o alleati, sostituendo all’azione l’animosità e all’analisi la passione, si condannano all’impotenza e, per contrappeso, rinvigoriscono la superpotenza americana”.
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