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    Predefinito 1954-2004: Trieste Italiana!



    5 ottobre 1954

    A Londra viene l'accordo per il ritorno di Trieste all'Italia! Secondo il cosiddetto "Memorandum d'Intesa", Trieste e la zona A passeranno sotto amministrazione italiana, mentre la zona B rimarrà sotto amministrazione jugoslava. Gli Anglo Americani dichiarano che lasceranno Trieste tra qualche settimana.

    26 ottobre 1954

    I primi soldati italiani e quattro navi da guerra entrano a Trieste tra ali di folla festanti e sotto una pioggia battente.

    4 novembre 1954

    Una folla immensa accoglie in Piazza dell'unità d'Italia il Presidente della Repubblica Einaudi .

    -----------------------------

    1953

    I moti del 5 e 6 novembre 1953: cos'è successo
    A Trieste il 5 e 6 novembre 1953 sono caduti sotto il fuoco dell'esercito di occupazione alleato gli ultimi martiri per l'Italia.


    Il 3 novembre 1953 la bandiera italiana, nel 35° anniversario dell'ingresso degli Italiani a Trieste dal 1918 e festa di San Giusto, viene issata sul Municipio di Trieste a seguito della Dichiarazione Bipartita dell'8 ottobre, ma subito dopo viene rimossa dagli Americani.
    Si formano cortei di protesta nella città, e nel pomeriggio uno studente issa una bandiera italiana sul monumento a Domenico Rossetti davanti al Giardino Pubblico.
    La folla viene dispersa, e la polizia civile della zona A, reclutata dagli Inglesi tra gli elementi sloveni o filoslavi, rimuove la bandiera.
    Il 4 il Generale inglese filoslavo Sir Thomas Winterton, Governatore di Trieste, impone al Sindaco Gianni Bartoli di rimuovere il tricolore issato in vetta al Municipio di Trieste.
    Bartoli coraggiosamente rifiuta, e il vessillo è rimosso dagli Inglesi. Alla stazione ferroviaria di Trieste si forma un corteo di mille persone, molte delle quali di ritorno dal Sacrario di Redipuglia, dove si è svolta l'annuale cerimonia commemorativa.
    La folla si ingrossa e un grande corteo arriva in Piazza Unità e cerca di issare nuovamente il tricolore sul Municipio. Cortei e incidenti si svolgono in varie zone della città (Via Carducci, Piazza Goldoni, Piazza San Giovanni e Viale XX Settembre). La polizia disperde i dimostranti. Hanno luogo battaglie contro la polizia a colpi di pietre.
    Il 5 riaprono le scuole. Gli studenti entrano subito in sciopero e formano un corteo che arriva fino in Piazza Sant'Antonio. Arriva anche la polizia, che è accolta a lanci di pietre. I poliziotti reagiscono con idranti e manganelli, e picchiano gli studenti rifugiatisi dentro la chiesa di Sant'Antonio.
    Incidenti scoppiano in tutta la città. Nel pomeriggio, il Vescovo di Trieste Antonio Santin si reca in processione a riconsacrare il tempio di Sant'Antonio, massima chiesa della città. La polizia, giunta sul posto è accolta a pietrate. La polizia, al comando di ufficiali inglesi, apre il fuoco ad altezza d'uomo e uccide due persone, una delle quali è il quattordicenne Pierino Addobbati. In città si verificano tumulti e assalti alle sedi anglo-americane, incendi e devastazioni di automezzi della polizia.

    Il 6 riprendono i tumulti e gli incendi delle auto della polizia civile. Alcuni poliziotti vengono malmenati e disarmati. La polizia apre il fuoco per difendere gli edifici del Governo Militare Alleato. In tarda mattinata un'enorme folla converge in Piazza Unità, e dà l'assalto alla Prefettura. La bandiera italiana è issata sul Municipio e sul palazzo del Lloyd Triestino. I Triestini lanciano bombe a mano sulla Prefettura. Intervengono truppe inglesi in assetto di guerra. Gli Americani si chiudono invece nelle caserme. La polizia apre il fuoco ad altezza d'uomo. Quattro Triestini sono uccisi. Nel tardo pomeriggio la tensione si allenta. Titoli di scatola sui giornali di tutto il mondo sulla situazione di Trieste.
    Dura nota di protesta del Governo italiano ai Governi inglese ed americano, cortei e manifestazioni in tutta Italia. Gli Americani prendono le distanze dagli Inglesi, affermando che la polizia civile triestina ha agito sotto ordini britannici

    ----------------


    Cronostoria degli incidenti del 5 e 6 novembre 1953

    Cronaca degli incidenti del 4 novembre
    ore 8 L' Autocolonna Tricolore (il convoglio italiano per Redipuglia) lascia la città con 150 macchine, 50 autobus e 50 motociclette

    ore 15,15 da 800 a 1000 persone si ritrovano alla stazione ferroviaria dopo il ritorno dalla cerimonia commemorativa di Redipuglia

    ore 15,20 una folla marcia verso piazza Unità e cerca di issare la bandiera italiana sul Municipio

    ore 15,25 la polizia disperde la folla. Una bandiera italiana viene sequestrata dai poliziotti. Alcuni feriti

    ore 15,30 cento persone si adunano in via Cavana e via Diaz, vengono lanciate pietre alla polizia che disperde il gruppo

    ore 16,20 un gruppo di 70 persone con bandiera si forma in piazza Goldoni

    ore 16,30 un gruppodi 200 persone, che continua ad ingrossarsi, si aduna in piazza San Giovanni

    ore 16,40 in piazza San Giovanni i dimostranti raccolgono pietre dalla strada in riparazione e le scagliano sulla polizia. Scoppiano tafferugli

    ore 16,45 vicino a piazza San Giovanni un caporale della polizia circondato da una folla ostile spara un colpo di ammonimento in aria per chiamare a sè aiuto

    ore 17,35 il cinema della AKC (esercito britannico) in viale XX Settembre è bersagliato con pietre dai dimostranti

    ore 17,40 un gruppo di circa 100 dimostranti si riunisce al n. 20 di via San Francesco e lancia pietre contro la tipografia di proprietà di organizzazioni jugoslave

    ore 17,45 il gruppo di% dimostranti procede da via San Francesco per via Rismondo verso via Coroneo

    ore 17,45 un altro gruppo di dimostranti procede lungo il viale XX Settembre. Vengono lanciate pietre contro un veicolo di emergenza della polizia

    ore 18 circa 200 dimostranti si ritrovano in Corso. Vengono lanciate pietre contro la sede dei Fronte Indipendentista

    ore 18 20 piccoli gruppi di dimostranti marciano per le strade

    ore 20 si riporta che la situazione in città è calma
    ore 20 viene divulgato dal Publíc Informaflon Officer il comunicato n. 2620

    ore 23,15 viene divulgato dal Public Information Officer il comunicato n. 2621
    Cronaca degli incidenti del 5 novembre

    ore 8 Studenti lasciano la scuola e si radunano nelle strade

    ore 9 9,30 gruppi di studenti girano per la città invitando altri studenti ad abbandonare la scuola. Le squadre antidimostrazioni della polizia intervengono diverse volte per disperdere i gruppi di studenti

    ore 8,40 una piccola Fiat viene fermata dalla polizia. Fungeva da corriere per gli studenti

    ore 10,20 400 500 studenti si adunano in piazza San Giovanni

    ore 10,30 300 studenti si adunano di fronte alla chiesa di Sant'Antonio

    ore 10,40 insulti e pietre contro la polizia. Avviene uno scontro davanti la chiesa e nelle vie adiacenti

    ore 10,55 termina lo scontro. Alcuni studenti dispersi dalla polizia entrano nella chiesa di Sant'Antonio e continuano a lanciar pietre dalle vicinanze e dalle porte d'entrata. Alcuni poliziotti inseguono gli studenti nella chiesa

    ore 11,10 gruppi di studenti dispersi dagli idranti della polizia si ritrovano in via San Lazzaro ed in piazza San Giovanni

    ore 11,25 gruppi di studenti procedono da via San Lazzaro luogo la via Mazzini fino al Corso

    ore 11,40 un gruppo di circa cento dimostranti si riunisce in Corso presso il Fronte Indipendentista

    ore 11,50 12,20 gruppi si spostano ancora in via San Lazzaro, via Mazzini e piazza Goldoni

    ore 12,20 una jeep militare britannica viene capovolta in via Mazzini

    ore 12,30 una squadra antì dìmostranti interviene in via Mazzini e piazza Goldoni per disperdere i manifestanti

    ore 13 camion britannico viene assalito in piazza Goldoni

    ore 13,15 14 studenti si ritrovano in viale XX Settembre. Un veicolo d'emergenza della polizia viene attaccato e danneggiato

    ore 14 si riporta che la situazione in città è calma

    ore 15,15 16,15 studenti si incontrano ancora in viale XX Settembre. Un altro veicolo della polizia viene attaccato dagli studenti

    ore 16,30 nella chiesa di Sant'Antonio inizia una cerimonia per la riconsacrazione della chiesa. Una folla di 500 - 600 persone si raduna di fronte alla chiesa e ad essa si unisce un gran numero di studenti

    ore 16,35 la polizia arriva sul posto

    ore 16,40 studenti al limite della folla iniziano il lancio di pietre verso la polizia. Comincia lo scontro tra studenti e polizia

    ore 16,50 si ordina alla polizia di sparare una raffica sopra le teste della folla

    ore 17,05 lo scontro termina. Si riportano molte vittime. I dimostranti si disperdono

    ore 17,40 una squadra anti dimostrazioni interviene in via Coroneo dove dimostranti lanciano pietre alla sede NAAFI

    ore 18 un piccolo gruppo di dimostranti lancia pietre contro l'Hotel Regina (requisito dalle forze britanniche)

    ore 18,10 un gruppo di dimostranti lancia pietre contro il cinema AKC (esercito britannico) in viale XX Settembre

    ore 18,50 si dà fuoco ad una moto della polizia in prossimità del quartiere Generale del GMA

    ore 19,30 un veicolo d' emergenza della polizia viene assalito e sfasciato dai dimostranti in via del Teatro Romano

    ore 20,20 lancio di pietre contro la sede NAAFI in piazza della Libertà

    ore 20,30 viene divulgato dal Public Information Officer il comunicato n. 2622

    ore 20,50 le vetrine della Allied Reading Room vengono frantumate da gruppi di dimostranti

    ore 21 24 piccoli gruppi di dimostranti vanno per le vie ed ordinano che vengano chiusi tutti i locali pubblici
    Cronaca degli incidenti del 6 novembre

    ore 0,22 gruppi di dimostranti si riuniscono ai Portici di Chiozza e lanciano pietre ai veicoli della polizia che passano

    ore 7,15 viene divulgato dal Publie Information Officer il comunicato n. 2623

    ore 9 piccoli gruppi di dimostranti iniziano a raccogliersi nel centro della città (zona Portici di Chiozza)

    ore 9,30 un veicolo della polizia viene fermato in via Palestrina, trascinato ai Portici dove gli si dà fuoco. Poliziotti sparano in aria per richiamare rinforzi

    ore 9,50 un gruppo di giovani disarma il personale di polizia di guardia alla tipografia di un'organizzazione pro Jugoslavia. Le armi vengono usate dai giovani per sparare nella sede

    ore 10,40 grandi folle di dimostranti si radunano in Corso ed irrompono nella sede del Fronte Indipendentista. La polizia spara per difesa. Gli uffici del Fronte sono sfasciati, il mobilio gettato dalle finestre ed incendiato in strada

    ore 11 militari britannici ed americani vengono chiamati per proteggere gli edifici del GMA e come rinforzo alla polizia. Sono tenuti come truppe di riserva

    ore 11,10 una motocicletta della polizia viene rovesciata in piazza della Borsa

    ore 11,15 grandi folle muovono verso piazza Unità. Si lanciano sassi alla polizia di guardia all'edificio della Prefettura. La polizia cerca d'affrontare e disperdere i dimostranti, ma è costretta a retrocedere sotto una pesante pioggia di sassi

    ore 11,30 la polizia attaccata dai dimostranti con bombe a mano è costretta a rispondere col fuoco. Si contano molti morti

    ore 11,40 le truppe britanniche ed americane assumono il controllo in città e la situazione si calma

    ore 11,45 in via Mazzini i dimostranti irrompono in un negozio di armi

    ore 12,05 un veicolo della marina britannica viene incendiato in piazza Unità

    ore 12,30 i dimostranti si riuniscono di nuovo in piazza Unità

    ore 12,40 tre bombe a mano sono lanciate verso la polizia sotto il portico della Prefettura. La polizia apre il fuoco sulla folla. Alcuni morti

    ore 13 militari britannici ed americani isolano piazza Unità

    ore 14,05 una bandiera italiana viene di nuovo rimossa dal Municipio da un ufficiale di polizia britannico

    ore 15,30 i dimostranti si riuniscono di nuovo in piazza Unità

    ore 15,50 un bomba a mano scagliata contro i poliziotti sotto il portico della Prefettura. Due camion della polizia vengono incendiati. Spari d'ammonimento da parte della polizia per disperdere i dimostranti

    ore 16,15 la polizia irrompe nei quartieri generali neo fascisti e sequestra documenti

    ore 16,30 si riporta che giovani cercano di irrompere nell'armeria di via San Nicolò

    ore 17 22 piccoli gruppi di dimostranti circolano ancora in città. La situazione lentamente si va calmando

    ore 20 viene divulgato dal Public Information Officer il comunicato n. 2624

  2. #2
    smrt fašismu
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    Predefinito Re: 1954-2004: Trieste Italiana!

    Non mi sembra che l'anniversario del furto della città di Trst alla Yugoslavia, avvenuto 50 anni fa, sia un avvenimento da festeggiare, a maggior ragione considerato che si tratta di una ricorrenza fascistoide e patriottarda.

    Ricordiamo piuttosto che nell'ottobre di sessant'anni fa, precisamente tra il 20 e il 21, i partigiani dell'esercito di liberazione yugoslavo, coadiuvati da 2 divisioni sovietiche incontratesi a Negotin sul Danubio, liberavano Belgrado.

    E rendiamo onore al IX Korpus sloveno, alla divisione Garibaldi Natisone , la Trst Brigata, alla 156esima Brigata Bruno Buozzi, 157esima Brigata Guido Picelli e alla 158esima Brigata Antonio Gramsci, che liberarono la costa slovena, Trst, Gorica, e parte dell'Istra.



    Smrt fašismu

  3. #3
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  4. #4
    smrt fašismu
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    veterokom, mi spiace, non conosco il significato di quelle parole che avevi scritto, ma nel dubbio ho preferito cancellarle. Se vuoi le puoi rimettere eliminando questo mio messaggio ma accompagnandole dalla traduzione in italiano.

  5. #5
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    Predefinito Re: Re: 1954-2004: Trieste Italiana!

    In origine postato da veterokom
    Non mi sembra che l'anniversario del furto della città di Trst alla Yugoslavia, avvenuto 50 anni fa, sia un avvenimento da festeggiare, a maggior ragione considerato che si tratta di una ricorrenza fascistoide e patriottarda.

    Ricordiamo piuttosto che nell'ottobre di sessant'anni fa, precisamente tra il 20 e il 21, i partigiani dell'esercito di liberazione yugoslavo, coadiuvati da 2 divisioni sovietiche incontratesi a Negotin sul Danubio, liberavano Belgrado.

    E rendiamo onore al IX Korpus sloveno, alla divisione Garibaldi Natisone , la Trst Brigata, alla 156esima Brigata Bruno Buozzi, 157esima Brigata Guido Picelli e alla 158esima Brigata Antonio Gramsci, che liberarono la costa slovena, Trst, Gorica, e parte dell'Istra.



    Smrt fašismu
    Tu sei un BEEP....come puoi difendere ki buttava nelle foibe italiani...ke NON ERANO FASCISTI...ma semplicemnte ITALIANI

    Un conto è essere comunisti...un conto è odiare l'Italia...e tu,purtroppo, la odi...

  6. #6
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    In origine postato da danny78
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  7. #7
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  8. #8
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    Predefinito

    DS=AN

    Mi chiedo come il moderatore di un forum di sinistra possa censurare un "Trieste è nostra" e un "morte al fascismo, libertà ai popoli"

  9. #9
    smrt fašismu
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    Predefinito Re: Re: Re: 1954-2004: Trieste Italiana!

    In origine postato da Enrico1987
    Tu sei un BEEP....come puoi difendere ki buttava nelle foibe italiani...ke NON ERANO FASCISTI...ma semplicemnte ITALIANI

    Un conto è essere comunisti...un conto è odiare l'Italia...e tu,purtroppo, la odi...
    io odio i fascisti mascherati da "sinistra", la gente come voi.
    meglio i democristi, almeno quelli sono dichiarati.

  10. #10
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    Arrow Approfondimenti.....

    Campagna di Jugoslavia

    La guerra con la Jugoslavia fu voluta da Hitler, che perseguiva il disegno di penetrazione della Germania nei Balcani. L'Italia si accodò, e ne ricevette benefici territoriali (l'annessione della provincia di Lubiana in Slovenia, il controllo del Regno di Croazia e il protettorato del Montenegro). Il conflitto vero e proprio iniziò il 6 aprile del '41 e durò soltanto undici giorni. Il 12 aprile la bandiera nazista sventolava a Belgrado e il 17 l'esercito jugoslavo firmava la capitolazione. Il regime di occupazione italiana fu duro e crudele; molti partigiani e civili furono uccisi o internati in campi di concentramento. Già a luglio in Jugoslavia nacque la Resistenza, che diede un grande contributo agli Alleati alla cacciata dei tedeschi dalla penisola (anche se ci furono scontri fraticidi tra le varie formazioni partigiane e i titini si macchiarono di terribili violenze - le foibe - nei confronti degli italiani nella Venezia Giulia, nel settembre-ottobre 1943 e soprattutto nella primavera del '45). Con 1'8 settembre, le forze militari italiane presenti nella regione si disgregarono in modo fulmineo. Anche molti militari italiani si unirono ai partigiani slavi.



    1941-43: i campi di concentramento nella Jugoslavia occupata

    Il 6 aprile 1941 l'esercito italiano e quello nazista invasero la Jugoslavia. La Slovenia viene smembrata fra Italia (il territorio che diventa provincia di Lubiana) e Germania. Per quanto riguarda la Croazia il 18 maggio Aimone di Savoia, diventa re di Croazia, con il collaborazionista Ante Pavelic come primo ministro.

    Le prime formazioni partigiane slovene iniziarono la loro azione nel luglio 1941, con effettivi molto limitati (vengono successivamente indicate in 8-10 mila). Il primo tentativo di annientamento del movimento di liberazione jugoslavo, con un'azione congiunta italo-tedesca, viene realizzato nell’ottobre 1941. Esso termina con un totale fallimento, malgrado l’uso sistematico del terrorismo verso le popolazioni civili, le stragi e la distruzione, le rappresaglie feroci verso i partigiani e le loro famiglie (solo a Kragulevac, furono fucilate 2300 persone).
    Con l'inasprimento della lotta, i nazifascisti tentano una seconda grande offensiva, con 36.000 uomini. Scarsi risultati, moltissime vittime. I partigiani riescono a sfuggire al tentativo di accerchiamento.
    La terza grande offensiva si svolge dal 12 aprile al 15 giugno 1942, sotto la direzione del generale Roatta. Ancora una volta grandi perdite, stragi e distruzioni: non viene raggiunto l'obiettivo di annientamento.
    Intensificazione delle azioni contro guerriglia in Slovenia da parte delle forze del XI^ Corpo d'Armata (quattro Divisioni italiane, con l'aggiunta dei fascisti sloveni della "Bela Garda" (Guardia Bianca). Sempre feroci le azioni di terrorismo contro i civili e la deportazione delle popolazioni di intere zone, senza distinzioni di sesso e di età.

    -----------------------------------
    Bilancio delle vittime slovene in 29 mesi di terrore fascista, nei 4.550 Km quadrati di questo territorio:

    Ostaggi civili fucilati .............................… n. 1.500
    Fucilati sul posto........................................ n. 2.500
    Deceduti per sevizie.................................. n. 84
    Torturati e arsi vivi……………………… n. 103
    Uomini, donne e bambini morti nei campi
    di concentramento……………………..… n. 7.000

    Totale ………………………………… n. 13.087
    ---------------------------------------


    In Slovenia, già dall’ottobre del 1941, il tribunale speciale pronuncia le prime condanne a morte, il mese dopo entra in funzione il tribunale di guerra. La lotta contro i partigiani, che diventano una realtà in continua espansione, si sviluppa nel quadro di una strategia politico-operativa rivolta alla colonizzazione di quei territori. Con l’intervento diretto dei comandi militari italiani la politica della violenza si esercita nelle più svariate forme: iniziano le esecuzioni sommarie sul posto, incendi di paesi, deportazioni di massa, esecuzioni di ostaggi, rappresaglie sulle popolazioni a scopo intimidatorio e punitivo, saccheggiamento dei beni, setacciamento sistematico delle città, rastrellamenti… prende corpo il progetto di deportazione totale della popolazione, con il trasferimento forzato degli abitanti della Slovenia, progetto che i comandi discutono con Mussolini in un incontro a Gorizia il 31 luglio 1942 e che non si realizza solo per l’impossibilità di domare la ribellione e il movimento partigiano. Nel clima di repressione instauratosi con l’occupazione militare nel territorio jugoslavo, per il regime fascista nasce inevitabilmente l’esigenza di creare delle strutture per il concentramento di un gran numero di civili, deportati da quelle regioni.

    In una lettera spedita al Comando supremo dal generale Roatta in data 8 settembre 1942 (N. 08906), viene proposta la deportazione della popolazione slovena.
    "In questo caso scrisse si tratterebbe di trasferire al completo masse ragguardevoli di popolazione, di insediarle all'interno del regno e di sostituirle in posto con popolazione italiana".

    I campi di concentramento e deportazione italiani furono almeno 31 (a Kraljevica, Lopud, Kupari, Korica, Brac, Hvar, ecc.), disseminati dall'Albania all'Italia meridionale, centrale e settentrionale, dall'isola adriatica di Arbe (Rab) fino a Gonars e Visco nel Friuli, a Chiesanuova e Monigo nel Veneto. Solo nei lager italiani morirono 11.606 sloveni e croati. Nel lager di Arbe (Yugoslavia) ne morirono 1.500 circa. Vi furono internati soprattutto sloveni e croati (ma anche "zingari" ed ebrei), famiglie intere, vecchi, donne, bambini.

    A proposito ecco un documento del 15 dicembre 1942, in quella data l'Alto Commissariato per la Provincia di Lubiana, Emilio Grazioli, trasmise al Comando dell'XI Corpo d'Armata il rapporto di un medico in visita al campo di Arbe dove gli internati "presentavano nell'assoluta totalità i segni più gravi dell'inanizione da fame", sotto quel rapporto il generale Gastone Gambara scrisse di proprio pugno: "Logico ed opportuno che campo di concentramento non significhi campo d'ingrassamento. Individuo malato = individuo che sta tranquillo".

    Sempre nel 1942, il 4 agosto, il generale Ruggero inviò un fonogramma al Comando dell'XI Corpo in cui si parlava di "briganti comunisti passati per le armi" e "sospetti di favoreggiamento" arrestati, in una nota scritta a mano il generale Mario Robotti impose; "Chiarire bene il trattamento dei sospetti, cosa dicono le norme 4C e quelle successive? Conclusione: si ammazza troppo poco!".
    L'ultima frase è sottolineata, il generale Robotti alludeva alle parole d'ordine riassuntive del generale Mario Roatta, comandante della II Armata italiana in Slovenia e Croazia (Supersloda) il quale nel marzo del 1942 aveva diramato una Circolare 3C nella quale si legge:
    "Il trattamento da fare ai ribelli non deve essere sintetizzato dalla formula dente per dente ma bensì da quella testa per dente".
    E infatti furono migliaia i civili falciati dai plotoni di esecuzione italiani, dalla Slovenia alla "Provincia del Carnaro", dalla Dalmazia fino alle Bocche di Cattaro e Montenegro senza aver subito alcun processo, ma in seguito a semplici ordini di generali dell'esercito, di governatori o di federali e commissari fascisti.



    Il Campo di Concentramento gestito dagli italiani di Arbe

    Il Campo di Gonars

    La vendetta Jugoslava, Foibe
    Le Foibe e la questione di Trieste


    Le prime foibe: autunno del '43

    Il fenomeno iniziò nell'autunno del '43, subito dopo l’armistizio, nei territori dell’Istria, abbandonati dai soldati italiani che li presidiavano e non ancora sotto il controllo dei tedeschi, quando i partigiani delle formazioni slave, ma anche gente comune, per lo più delle campagne, fucilarono o gettarono nelle foibe centinaia di cittadini italiani, bollati come “nemici del popolo”. Il numero delle vittime non è quantificabile con precisione. Comunque dovrebbero essere un migliaio tra infoibati, caduti nelle zone costiere, dispersi in mare.

    Le foibe di aprile-giugno '45

    Le foibe, però, ebbero la loro massima intensità nei quaranta giorni dell'occupazione jugoslava di Trieste, Gorizia e dell'Istria, dall'aprile fino a metà giugno '45, quando gli Alleati rientrarono a Trieste occupata dalle milizie di Tito. Tra marzo e aprile, alleati e jugoslavi si impegnarono nella corsa per arrivare primi a Trieste. Vinse la IV armata di Tito che entrò in città il 1º maggio alle 9.30. Suppergiù nelle stesse ore i titini occupavano anche Gorizia. Dei partigiani garibaldini non c’era traccia. Erano stati dirottati verso Lubiana e gli fu permesso di rientrare nella Venezia Giulia soltanto venti giorni dopo. A cose fatte. Come scrive Gianni Oliva, gli ordini di Tito e del suo ministro degli esteri Kardelj non si prestavano a equivoci: «Epurare subito», «Punire con severità tutti i fomentatori dello sciovinismo e dell’odio nazionale». Era il preludio alla carneficina, che non risparmiò nemmeno gli antifascisti di chiara fede italiana, nemmeno membri del Comitato di liberazione nazionale.
    Ci fu una vera e propria caccia all'italiano, con esecuzioni sommarie, deportazioni, infoibamenti. In quel periodo solo a Trieste furono deportate circa ottomila persone: solo una parte di esse potrà poi far ritorno a casa. I crimini ebbero per vittime militari e civili italiani, ma anche civili sloveni e croati, vittime di arresti, processi farsa, deportazioni, torture, fucilazioni.
    La mattanza si protrasse per alcune settimane, sebbene a Trieste e a Gorizia fra il 2 e il 3 maggio fosse arrivata anche la seconda divisione neozelandese del generale Bernard Freyberg, inquadrata nell’VIII armata britannica. Finì il 9 giugno quando Tito e il generale Alexander tracciarono la linea di demarcazione Morgan, che prevedeva due zone di occupazione – la A e la B – dei territori goriziano e triestino, confermate dal Memorandum di Londra del 1954. È la linea che ancora oggi definisce il confine orientale dell’Italia. La persecuzione degli italiani, però, durò almeno fino al '47, soprattutto nella parte dell'Istria più vicina al confine e sottoposta all'amministrazione provvisoria jugoslava.

    Le cifre

    Quante furono le vittime? Secondo alcuni: 20-30 mila. Ma un’indagine minuziosa del Centro studi adriatici raccolta in un albo pubblicato nel 1989 le fa scendere a 10.137 persone: 994 infoibate, 326 accertate ma non recuperate dalle profondità carsiche, 5.643 vittime presunte sulla base di segnalazioni locali o altre fonti, 3.174 morte nei campi di concentramento jugoslavi. Non solo fascisti: erano presi di mira tutti coloro che si opponevano al disegno dell'annessione della Venezia Giulia alla Jugoslavia, compresi molti antifascisti, membri del Cln che avevano fatto la Resistenza al fianco dei loro assassini. La "caccia al fascista", infatti, si esercitò, perfino con maggiore precisione, nei confronti di antifascisti, i componenti dei Comitati di Liberazione Nazionale di Trieste e di Gorizia, e gli esponenti della Resistenza liberaldemocratica e del movimento autonomistico di Fiume. Dunque, infoibati perché italiani. Lo sostiene anche lo storico Giovanni Berardelli: "La loro principale colpa era quella di essere, per la loro nazionalità, un ostacolo da rimuovere al programma di Tito di annessione del Friuli e della Venezia Giulia". Da cui l'odierna accusa di genocidio o di pulizia etnica.
    "Le foibe - sintetizza lo storico triestino Roberto Spazzali - furono il prodotto di odii diversi: etnico, nazionale e ideologico. Furono la risoluzione brutale di un tentativo rivoluzionario di annessione territoriale. Chi non ci stava, veniva eliminato".


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    In sostanza L'italia invase la Jugoslavia e si spartì le sue terre deportando ed uccidendo gli abitanti, la jugoslavia si vendicò facendo lo stessa cosa.....

    Spero tutti converranno che vanno condannate sia le azioni del regime italiano sia di quello Slavo le cui uniche vittime furono gli abitanti civili impotenti sia italiani che slavi.

    Danny

 

 
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