Un accorato appello
Avrete visto ieri sera al telegiornale il grido di dolore mediasettiano per il rischio d’estinzione dell’orso bianco ( come se nel Polo i problemi fossero solo quelli, hi hi hi ). Segue l’allarme sui giornali di ieri per la minaccia d’estinzione di 226 tipi di uccelli lanciato dalla Lipu che richiama l’attenzione sull’aquila del Bonelli, il capovaccaio, il falco sacro, l’albanella pallida, la gallina prataiola, il mestolone, la moretta, il moriglione, la pavoncella, il combattente, il beccaccino, il fullino, la beccaccia. A rischio nibbio reale, culbianco, gallina prataiola, strillozzo, cormorano, tortora dal collare, fringuello e peppola. E tra le specie minacciate spunta anche l’upupa, l’uccello dalla cresta rossiccia simbolo dalla Lipu.
Nessun pericolo per l’uccello di Del Piero.
Ricordo il secolo scorso quando era apparso sulla stampa nazionale, un accorato appello di Fulco Pratesi per la tutela del il nyala di montagna (Tragelaphus boxtoni), il tragelafo di Menelik (Tragelaphus scriptus meneliki), il rarissimo lupo abissino o lupo del Semien (Canis simensis) e del ratto gigante (Arvicanthis abyssinicus) che la guerriglia sull'altipiano etiopico secondo lui e altri buontemponi con la sua stessa capa fresca avrebbe messo a repentaglio.
Da quanto avevo capito, mi sembrava preoccupato soprattutto per la sorte del lupo. Infatti la sopravvivenza di questo carnivoro è oggi divenuta drammatica: ridotto in pochissimi esemplari (circa 20) nei monti del Semien (da dove ha preso il nome) a causa della guerriglia che infiamma la regione.
Fulco dal cuore tenero forniva anche l'indirizzo e i numeri di conto dell' organizzazione a cui rivolgersi per dare il proprio aiuto, anche economico.
Nemmeno un accenno alla popolazione, che come si sa, da quelle parti, non conta un cazzo.
E in Italia?
Si fanno tante campagne per preservare il cinghiale maremmano, il camoscio del Trentino, l’orso in Abruzzo e non si fa nulla per impedire l’estinzione del falegname di Vighizzolo, il sellaio di Utri, il cestaio di Velletri, l’operaio di Termini Imerese e udite udite: il professore d’Italiano.
E’ notizia recente infatti che nelle medie superiori del Nord Italia manchino gli insegnanti d’Italiano che invece abbondano al Sud; ed ecco che si profila una nuova transumanza, un’emigrazione epica come quella ai tempi della Fiat che sposto’ masse di manovali dal Sud d’Italia, dove vivevano in canottiera e zoccoli con diecimila lire al mese, fino a Torino la Generosa, dove potevano guadagnare fino a settecento mila lire mensili e dopo averne pagati quattrocento d’affitto, duecento di riscaldamento e centonovanta per comprarsi le scarpe e mandare avanti la casa, potevano inviare al Sud le loro belle quindicimila lirette al mese permettendo ai parenti di continuare a vivere in canottiera e zoccoli.
Forza Italia! (Inteso come Patria e non una fazione politica. )
Altro che uccelli! Avremo insegnanti che declameranno: “T’eme ppie bbove” se saranno compaesani di De Mita, “Tammopiobbovve” se arriveranno dal paese di Cossiga. “ Al Fatha ham Allah” se verranno dal Sud ma proprio Sud, dove rischiavano l’estinzione.
Salam Alecum
.




Rispondi Citando
