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Discussione: Dopo ...

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    Predefinito Dopo ...

    ....van Gogh

    Amsterdam. Una tra le società finora più tolleranti d’Europa sembra minacciata da un serio conflitto socio-razziale. Nella città
    di Eindhoven, nel sud dell’Olanda, è scoppiata una bomba davanti a una scuola islamica.
    Non ci sono state vittime. Anche nel passato l’istituto è stato incendiato, segno che anche prima della morte del regista
    Theo van Gogh, assassinato da un fanatico islamico, i rapporti interculturali non erano idilliaci.
    Anche quattro moschee e l’ufficio di un’organizzazione islamica sono stati presi di mira da vandali.
    Inoltre, alla moschea Otman di Rotterdam sono stati affissi manifesti con immagini di teste di maiale e scritte che la polizia ha definito “estremamente offensive per l’islam”.
    E’ opera di un gruppo che si fa chiamare “Maiali musulmani”, prima
    d’ora sconosciuto.
    A De Pijp, quartiere popolare di Amsterdam, sono state recapitate
    lettere contenenti una polvere sospetta (risultata innocua) a sette negozi con proprietari musulmani.
    Si sta propagando un’atmosfera di odio verso la minoranza islamica.
    Il presidente della Federazione delle organizzazioni islamiche in Olanda, Ayhan Tonca, ha chiesto una riunione con il governo
    e ha proposto un’azione comune contro i terroristi, “per poter convivere in pace e armonia nel paese, che è anche il nostro”.
    Per i musulmani moderati come Tonca i tempi sono duri.
    Ne sa qualcosa Khadija Arib, parlamentare socialista d’origine
    marocchina. Per tre giorni non è uscita di casa, per paura.
    I rappresentanti delle maggiori organizzazioni marocchine hanno
    condannato l’omicidio.
    All’Aia hanno organizzato una manifestazione con slogan come
    “non pallottole, ma parole” e “islam significa pace”. Si tratta di un’iniziativa lodevole, offuscata però da una scarsa partecipazione.
    Le organizzazioni islamiche stanno perdendo la loro influenza su gruppi sempre più numerosi di giovani estremisti.

    “Non ci stiamo più”, dice il ministro
    “La società è cambiata per sempre”, titolava ieri il quotidiano Algemeen Dagblad, presentando i risultati di un’inchiesta su 400
    cittadini. Soltanto uno su cinque considera l’assassinio del regista un incidente a sé stante. La maggioranza vede l’attentato come
    l’“annuncio” di un periodo di sempre maggiori violenze. Tre quarti degli interrogati chiede fermezza per arginare la minaccia, poteri più ampi a polizia, giustizia e servizi segreti, condanne più severe ai potenziali terroristi, l’espulsione immediata di imam militanti e un controllo più stretto delle attività delle moschee.
    E mentre in passato il mondo politico ha sempre tentato di
    ammorbidire il conflitto etnico, ora mostra i muscoli.
    “Non ci stiamo più!”, la frase che Rita Verdonk, ministro per le Minoranze, ha pronunciato dopo l’assassinio è diventata la
    parola d’ordine.
    Il vicepremier Gerrit Zalm ha dichiarato la “guerra santa all’estremismo islamico”. Verdonk proporrà presto una nuova legge sulle nazionalità che renda possibile il ritiro del passaporto olandese a potenziali terroristi.
    Il sindaco di Amsterdam, il mite Job Cohen, non chiede più di
    “tenere insieme tutti quanti”, ma dice che “così non si può andare avanti”.
    E Submission, il controverso film di Van Gogh e della parlamentare
    somalo-olandese Ayaan Hirsi Ali, sarà trasmesso su tutte le reti tv regionali d’Olanda.
    Sono stati arrestati altri due possibili complici dell’assassino. Come gli altri sei fermati, fanno parte del gruppo al Takfir, già due anni fa oggetto di un’inchiesta per possibili legami con il terrorismo.
    Il gruppo è nato in Egitto negli anni 70 e, alla guida di Sbukri Mustafa – giustiziato dopo l’assassinio di un ministro – inondò il paese di atti terroristici. Dopo essere stato quasi annientato
    dai servizi egiziani, negli anni 90 è ricomparso su scala mondiale. Secondo l’ideologia del gruppo, che conterebbe tra gli 80 e i 100 adepti in Olanda, per costruire una vera società islamica tutti gli infedeli devono essere eliminati fisicamente.

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Fallujah, provincia....

    ...di Amsterdam

    Disordini a sfondo religioso in Olanda.
    E’ una notizia che ci riporta direttamente nel Seicento.
    L’Olanda è il paese di Baruch Spinoza, il filosofo che ha inventato
    la democrazia più radicale concepibile e ha gettato contro le guerre di religione le fondamenta della secolarizzazione liberale
    e di una tolleranza fondata sul rifiuto del dio biblico e della sua autorità.
    Amsterdam è anche la città di Anna Frank, che annotò nel suo diario il male del mondo e non poteva sapere quanto del suo dolore, del suo nascondimento, del suo destino fosse dovuto al cedimento di una democrazia senza spada, quella di Weimar, di
    fronte all’avanzare del paganesimo nazista superomista e sovrumanista sul corpo esausto del cristianesimo europeo, quelle
    radici sradicate due volte, da Hitler nella furia e dagli ignari e ignavi costituenti della Convenzione di Bruxelles nella pigrizia.
    Troppo difficile? Diciamola facile. Non c’è democrazia capace di difendersi dal metus, dalla paura irrazionale dell’uomo religioso e dalle sue passioni, se non una democrazia che conosce se stessa, che sa qualcosa del bene e del male, del meglio e del peggio, ed è decisa a difendersi in nome di un modo di vita pieno, ricco, in cui la ricerca della verità non sia proibita né ostracizzata. Il rule of law, con la separazione rigorosa di morale e politica, di legge e religione, non solo non esclude, anzi implica, che la società sia libera di costruire i suoi miti fondatori e di riconoscersi
    in essi.
    Se il mito fondatore è il desiderio e la confusione del desiderio con il diritto e con la tecnica che lo soddisfa, se ciò che ne resta è l’immagine del desiderio contenuta nel bellissimo e disperante film
    di Pedro Almodóvar o nel radicalismo populista di un grande irresponsabile come Zapatero, allora quella società corre verso
    la sua rovina.
    Questa è la battaglia di Fallujah e, più in generale, della democrazia in medio oriente e nel mondo islamico.
    Ci riguarda.
    E’ già combattuta nelle nostre città, come a New York e a Madrid e a Beslan.
    La classe dirigente monacense non lo ha capito, noi dobbiamo batterci per farglielo capire e per sostituirla con una classe dirigente migliore se insista nel suo fraintendimento, nel suo errore.
    L’occidente deve unirsi non per rinverdire il programma di Lepanto, di cui peraltro siamo figli legittimi, ma per elevare un interdetto finale contro la pretesa dei radicali islamici di guidare
    verso il califfato la umma musulmana.
    Di qui non si passa, dobbiamo essere in grado di dir loro.
    Se voi attaccate noi, noi vi portiamo la democrazia sulla punta delle nostre baionette.
    Se voi minacciate di ammazzare uno dei nostri perché critica il vostro libro sacro, come Salman Rushdie ha fatto, nel suo stile provocatorio ma libero, noi vi portiamo la libertà di culto in Arabia
    Saudita e in Iran.
    Se voi ammazzate uno dei nostri perché, con il suo stile provocatorio ma libero, ha attaccato la vostra pratica schiavistica e sessuofobica nei confronti della donna, noi liberiamo le vostre
    donne dall’obbligo del burqa.
    Anche noi sappiamo che cosa sia il peccato, non perché siamo confessionali ma perché laicamente “non possiamo non dirci cristiani”, ma se punite il peccato con la legge coranica e mettete in galera le adultere, ovunque voi siate, prima o poi verremo
    a liberarle.

    Ferrara su Il Foglio del 9 novembre

    saluti

 

 

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