IL PREGIUDIZIO ANTICATTOLICO E LE RICHIESTE DI NUOVE ALLEANZE
MA SONO VERI AMICI QUELLI
CHE DIFENDONO LA CHIESA?
Dopo il "caso Buttiglione", molti politici laici e liberali si schierano a sostegno delle istanze cristiane. Ma proprio da questo mondo sono venute in passato le sconfitte più amare, dal divorzio all’aborto.
Il via lo ha dato il direttore di La Stampa, domandandosi perché mai, mentre illustri rappresentanti del laicismo italiano si schierano a difesa del buon diritto dei cattolici e dei cristiani in generale a sostenere in ogni circostanza le ragioni della loro fede, non alzino la loro voce anche i rappresentanti ancora viventi e in piena attività della vecchia Democrazia cristiana, il partito cattolico per eccellenza. Nessuno di costoro – salvo errori od omissioni – ha risposto finora alla sfida.
Sarebbe interessante sapere perché. Ma ancora più interessante sembra essere un’altra domanda: perché quei laici illustri (o almeno qualcuno di loro, i meno attesi a una prova del genere) sono scesi in campo in difesa dei diritti della Chiesa e dei suoi fedeli? E fino a che punto sono disposti a continuare? La risposta può essere quella classica di Voltaire: «Non condivido quello che dici, ma sono disposto a morire pur di difendere il tuo diritto a dirlo». Risposta cui si può aggiungere il richiamo, molto ripetuto in questi giorni, al crociano: «perché non possiamo non dirci cristiani».
Non ci sarebbe nulla da obiettare, se non fosse che affermazioni così alte e condivisibili non riescono a convincere del tutto quando le si rapporti alla situazione politica dell’Italia di oggi, che le espone fatalmente al rischio di essere considerate strumentali, e di spiegare così sia la loro esaltazione da parte degli uni, sia il silenzio degli altri.
Non chiudiamo gli occhi davanti alla realtà. Il "caso Buttiglione" e il voto americano, condizionato in buona misura dalla "rinascita cristiana" fondata sui "valori" tradizionali della famiglia e della vita nella società più secolarizzata del mondo, offrono insieme un buon motivo per ipotizzare anche in Italia un "movimento" del genere, che si opponga finalmente a una tendenza ormai dilagante alla scristianizzazione.
A questo scopo lo stesso onorevole Buttiglione e il giornalista Giuliano Ferrara, "ateo devoto", vanno presentando nei teatri la loro (legittima) proposta volta a quello scopo, cui potrebbe fare da supporto naturale l’altra proposta, avanzata dall’onorevole Adornato in un libro recente (La nuova strada) e ripetuta nei giorni scorsi su Il Giornale: «Proponiamo alla politica una nuova grande alleanza tra liberali e cristiani: la stessa che voleva Benedetto Croce e che, dopo l’era De Gasperi-Einaudi, è tornata appena a camminare grazie al sentiero aperto da Silvio Berlusconi».
Una simile alleanza è nella natura delle cose? Negli scorsi cinquant’anni le tre più amare sconfitte della Chiesa in Italia recano nomi di liberali, o di politici della stessa vasta famiglia laica: l’onorevole Corbino, che fece introdurre nella Costituzione l’emendamento: «senza oneri per lo Stato» a proposito della libertà scolastica; l’onorevole Baslini, con il socialista Fortuna, primo propugnatore della legge istitutiva del divorzio; i radicali, promotori di quella dell’aborto. In tutti e tre i casi, la sinistra seguì, compatta, rendendo vana l’opposizione democristiana.
Ma senza andare troppo lontano nel tempo, nel medesimo numero di Il Giornale si è letto, sotto l’editoriale di Adornato, un altro editoriale di Alessandro Cecchi Paone, molto duro contro un giudizio espresso dall’arcivescovo di Bologna sulle nozze dei gay. Anche qui, con il controcanto di l’Unità, non meno aspro con monsignor Caffarra.
A parole, dunque, e quando non costa nulla, la Chiesa trova molti amici. Nei fatti, resta sola, con i suoi fedeli, a difendere i princìpi evangelici (tutti, anche quelli di cui Bush non ha parlato in campagna elettorale).
Beppe Del Colle
fonte: il sito di Famiglia Cristiana.




Rispondi Citando
potrà mai nascere qualcosa di valido.
