Torna con una documentazione inedita il libro di Castronovo dedicato a Giovanni Agnelli
Così la Fiat finanziò la Resistenza
Accettò il fascismo per convenienza e per pragmatismo, ma cercò anche di contrastarlo, se non proprio di combatterlo apertamente. Fu un rapporto a dir poco complesso quello tra Giovanni Agnelli, il fondatore della Fiat, e il regime mussoliniano. Sul quale le testimonianze finora pubblicate non sono bastate a metterne in luce tutti gli aspetti. Nuovi e in parte inediti contributi arrivano ora dalla ripubblicazione (a ben 32 anni dalla prima edizione) di Giovanni Agnelli. Il fondatore dello storico torinese Valerio Castronovo. Una corposa biografia, integrata, come spiega lo stesso autore, da «materiali documentari di cui si può oggi disporre grazie all' istituzione nel 1984 dell' Archivio storico della Fiat e all' apertura alla consultazione di alcuni fondi dell' Archivio centrale dello Stato». Ebbene, i nuovi elementi di conoscenza, pur non modificando radicalmente il giudizio sul capostipite della dinastia imprenditoriale torinese, servono a focalizzare meglio il personaggio. C' è una frase che sintetizza bene il suo atteggiamento complessivo: «Fermare il fascismo? Sarebbe come voler fermare un direttissimo con le mani. Nemmeno io sono fascista, ma devo pur dare da mangiare a 200 mila persone. E mi debbo piegare...». Allineato, dunque, in apparenza. Un po' meno nella sostanza, se è vero, come ricorda Castronovo, che Agnelli volle fermamente come precettori per i nipoti (Gianni, l' Avvocato, e i figli di sua figlia Aniceta, detta Tina) alcuni personaggi dalla solida fede antifascista. Come Augusto Monti, Franco Antonicelli e il musicologo Massimo Mila. Ma la sfida al regime non si ferma certamente alle scelte «famigliari» e private. Pur mantenendo un atteggiamento formale di collaborazione con il governo fascista, Agnelli appoggiò finanziariamente i suoi oppositori. Il Cln, alcune formazioni partigiane, i partiti clandestini ottennero da lui generosi aiuti. Non, ovviamente, attraverso la Fiat ma privatamente. Castronovo è riuscito, in proposito, a trovare le tracce dei pagamenti e a ricostruire così l' ammontare dell' impegno finanziario. Si sapeva della distribuzione di aiuti a partigiani operanti «nelle zone contigue» agli stabilimenti della Fiat. E dei sussidi all' Organizzazione Franchi e alle Formazioni autonome di Martini Mauri. Ora vengono indicati altri interventi, con le cifre precise. Il dirigente di un' azienda Fiat di Cameri, nel Novarese, l' ingegner Ugo Graneri, parla di un contributo di 5,2 milioni di lire alla Divisione Garibaldi dell' Ossola-Cusio-Verbano, di 10 milioni elargiti all' Operative Band (seconda rete Nemo, colonna Elia) e di altre somme minori date a varie formazioni. Da una testimonianza di Vittorio Valletta, che presiedette la Fiat dal 1945 al 1966 (ma di cui fu direttore generale fin dalla fine degli anni Venti), si apprende poi che i fondi «versati ai Comitati militari e civili e, direttamente o indirettamente, a formazioni partigiane o spesi per la liberazione di arrestati, chiusura e sviamento di inchieste» sarebbero ammontati complessivamente a oltre 100 milioni di lire. Oltre a «materiali vari, carburante, equipaggiamenti» per un importo stimato intorno ai 500 milioni. Lire di allora, che corrispondono a diversi miliardi di oggi. Contributi che permisero alla Fiat di giocare un ruolo importante nella liberazione di Torino. Giacomo Ferrari Il libro: Valerio Castronovo, «Giovanni Agnelli. Il fondatore», Editore Utet Libreria, pagine 588, euro 25 IL FONDATORE «Non sono fascista ma con me lavorano 200 mila persone»
Ferrari Giacomo
Pagina 29
(22 luglio 2003) - Corriere della Sera




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