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  1. #1
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito Ogm, scienza e libertà

    E ora gli agricoltori alzano la testa

    di Carlo Lottieri


    Di nuovo, ieri Berlusconi ha rinviato il decreto del ministro Alemanno contro gli organismi geneticamente modificati (ogm). Quello che si apre, a questo punto è un conflitto che va ben al di là dei contrasti di governo.

    Quanti si oppongono all’introduzione di colture transgeniche, in effetti, lo fanno in nome di ideologie che avversano l’innovazione. C’è uno strano mix di autarchia e post-marxismo anticapitalista in chi bolla come ‘cibo Frankenstein’ quel riso ad alto contenuto di vitamine che, se diffuso nel Terzo Mondo, permetterebbe a molti bambini di evitare la cecità.

    Un tempo si distruggevano i telai dicendo che erano macchine ‘infernali’; e con un’analoga ostilità per il progresso oggi si vorrebbe impedire agli agricoltori di servirci nel migliore dei modi. La ricerca sugli ogm, in effetti, sviluppa piante che resistono ai parassiti, e quindi necessitano di un minore utilizzo di anticrittogamici. Oltre a ciò, essa realizza un’agricoltura di più alta qualità: a costi inferiore e produttività superiore.

    È interessante rilevare come un’istituzione per definizione ‘prudente’ quale è la Chiesa si sia schierata per gli ogm. Dopo averli difesi in un documento della Pontificia Accademia delle Scienze, nei giorni ha riaffermato tale posizione nel ‘Compendio della dottrina sociale della Chiesa’, in cui si legge che imprenditori e istituzioni “possono orientare gli sviluppi nel settore delle biotecnologie verso traguardi molto promettenti per quanto riguarda la lotta contro la fame, specialmente nei paesi più poveri, la lotta contro le malattie e la lotta per la salvaguardia dell'ecosistema”.

    Gli stessi contadini vanno organizzandosi e nel Nord-Est del ‘miracolo economico’ è ora sorta Futuragra, un’associazione di agricoltori decisi a difendere il diritto di utilizzare in modo responsabile le nuove tecnologie. Non temono le innovazioni, considerano la politica economica europea dei sussidi e delle quote come destinata al fallimento, e vogliono rifondare l’agricoltura a partire dalla scienza, dalla libertà d’iniziativa e dal mercato. Sentiremo parlare di loro.

    (da L'Indipendente, 29 ottobre 2004)

    Pubblicato il 30/10/2004

  2. #2
    Super Troll
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    A ME RISULTA CHE TUTTI QUESTI BENEFICI SONO SOLO SLOGAN PUBBLICITARI SENZA ALCUN VERO FONDAMENTO.... O ALMENO NON DI TALE MIRACOLOSA PORTATA....
    NON SONO PER PRINCIPIO CONTRO GLI OGM , MA CREDO CHE DI QUESTI SI VOGLIA FARE SOLO UN'OCCASIONE DI FACILI PROFITTI PER POCHI NOTI .....AL SOLO SCOPO DI COSTRINGERE L'UMANITà A PAGARE ROYALTIES SU PRODOTTI CHE SONO STATI REALIZZATI ATTRAVERSO LA RICERCA..... PERALTRO CONDOTTA CON CAPITALI DELLA COLLETTIVITà.
    NON DIMENTICHIAMO INFATTI CHE IN TUTTO IL MONDO LA RICERCA è ESENTASSE, E PERCIò VIENE PAGATA DALLA COLLETIVITà.
    CONSIDERATO POI CHE LA MAGGIORANZA DI QUELLE SEMENTI SONO STERILI, TUTTO CIò RAPPRESENTA ANCHE UN PERICOLO........
    TOGLIENDO IN MODO ARTIFICIALE E CRIMINALE, A UNA PARTE DELLA NATURA IL SUO POTERE RIPRODUTTIVO.... NESSUNO è IN GRADO DI STABILIRE SE QUESTA CARATTERISTICA POSSA DIFFONDERSI PER MUTAZIONI SPONTANEE ANCHE AL RESTO DEGLI ORGANISMI VEGETALI NON BREVETTATI.,,,,E CASI DI MUTAZIONI IN QUESTO SENSO SI SONO GIà RISCONTRATE.
    CREDO PERCIò CHE NELL'AUTORIZZARE QUESTE RICERCHE E CONSENTIRNE LA COMMERCIALITà SI DEBBA ESSERE RIGOROSI E ATTENTI...E SOPRATTTUO IMPEDIRE CHE SIANO STERILI.
    NON MI SPIEGO POI COME LA CHIESA POSSA ESSERE FAVOREVOLE.... SI OPPONE A QUALSIASI RICERCA PER L'UOMO, MA PER I VEGETALI E GLI ANIMALI NON DICE UNA PAROLA.. E ANZI PARE SIA FAVOREVOLE.......EPPURE, SECONDO LE CHIESE, ANCHE QUESTI SONO STATI CREATI DALLO STESSO DIO CHE HA CREATO L'UOMO.
    PERCHè QUINDI GLI UOMINI POSSONO MODIFICARE I VEGETALI E GLI ANIMALI MA NON L'UOMO??
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
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  3. #3
    Gin Pì... Nun ce lassà...
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    Mi piacerebbe che questo argomento venisse approfondito. Anche per sfatare i luoghi comuni.

    Rilievo, quindi...

  4. #4
    Silvioleo
    Ospite

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    Anna Meldolesi


    Ogm. Storia di un dibattito truccato
    recensione di Carlo Stagnaro - 15 agosto 2003


    Tutto ebbe inizio il 10 agosto 1998, a Londra, con un lancio dell'agenzia Reuters. Il dibattito intorno all'opportunità d'adottare gli organismi geneticamente modificati vedeva già da tempo gli ambientalisti schierati contro la comunità scientifica. Quel giorno, però, avvenne un fatto destinato a mutare tutto quanto. "Le patate geneticamente modificate possono danneggiare il sistema immunitario dei ratti, secondo le dichiarazioni di un ricercatore britannico che mette in dubbio la sicurezza della nuova tecnologia alimentare", scandivano le prime righe del comunicato. Il professor Arpad Pusztai del Rowett Institute di Aberdeen (Scozia) aveva lanciato una bomba i cui effetti, come una sorta di nube tossica che tutto contagia e tutto rovina, stanno ancor oggi avvelenando il clima già rovente. In realtà, emergerà in seguito che lo studioso aveva rilasciato parole improvvide e inutilmente terroristiche; che tutti i suoi sospetti erano infondati o, peggio, artatamente esagerati. Per questa ragione, verrà cacciato dal suo istituto.

    Il danno, però, era ormai fatto, e le ricerche di Pusztai torneranno periodicamente a sventolare sul pennone del verdismo più retrivo. Ed è proprio alla ricostruzione di questo dialogo tra scienziati e militanti ambientalisti ch'è dedicato l'ottimo lavoro di Anna Meldolesi, Organismi geneticamente modificati. Storia di un dibattito truccato, uscito per i tipi di Einaudi nel 2001. Il messaggio che n'emerge con forza è che pregiudizi infondati e paure a-scientifiche sono stati spacciati per Verità con la "V" maiuscola. Incredibilmente, lo spazio riservato ai "tecnici" - a quanti, cioè, conoscono davvero le cose di cui parlano - è andato progressivamente assottigliandosi, per cedere il passo a ciarlatani privi di credibilità, protagonisti in cerca d'autore, e politicanti della peggior risma. "Se l'opinione pubblica crede che le modificazioni genetiche possano avere effetti imprevedibili e pericolosi - nota l'autrice - forse è anche perché i governi del vecchio continente inneggiano continuamente al principio di precauzione e promuovono moratorie ingiustificate sui prodotti dell'ingegneria genetica vegetale".

    A questo va aggiunta la facile demagogia contro le "multinazionali brutte e cattive", e il gioco è fatto. Paradossalmente, però, bisogna osservare che, almeno fino a un certo limite, sono state proprio le multinazionali a scavarsi la fossa. Se l'ingegneria genetica è nata, inizialmente, grazie alla creatività degli outsider, di piccole e coraggiose società, appena i "giganti" hanno intravisto la possibilità d'un lucroso business non si sono limitati a dedicare fondi e investimenti alla ricerca, né ad acquistare brevetti o intere aziende. Allo scopo di limitare la concorrenza, hanno dato il via a una serrata attività di lobbying, volta a imporre una minuziosa regolamentazione e infiniti controlli, aumentando così vertiginosamente i costi dello sviluppo e ponendo, di fatto, una insormontabile barriera all'ingresso.

    Questi pachidermi si sono così trovati vittima dell'eterogenesi dei fini: hanno fornito agli avversari delle biotecnologie un ottimo argomento su cui fare leva. Se la ricerca richiede sì numerose verifiche, allora davvero il suo oggetto dev'essere pericoloso per la salute e per l'ambiente. E' in queste condizioni che s'è arrivati, il 29 gennaio 2000, al summit sulla biosicurezza di Montreal. Che s'è concluso, com'era ampiamente prevedibile, con una sconfitta su tutti i fronti: "non solo gli ogm sono usciti da Montreal con l'etichetta ufficiale di ‘presunto colpevole', ma la stampa ha dato grande risalto al fatto che le ragioni dell'ecologia avessero finalmente guadagnato pari dignità rispetto a quelle del mercato sulla scena internazionale".

    La domanda, tuttavia, resta: a fronte di benefici piuttosto evidenti (uno su tutti: maggiore produttività e capacità di fruttificare in ambiente ostile), gli ogm presentano dei rischi? "Il quadro è complesso - ribatte la Meldolesi - ma su una cosa gli specialisti si sono trovati tutti d'accordo: la maggior parte delle evidenze raccolte fino a questo momento fa ritenere che non esistano pericoli significativi". Anzi: le biotecnologie consentono d'effettuare interventi mirati e di gran lunga più precisi (dunque prevedibili) rispetto alle tecniche utilizzate in passato.

    L'aperta demonizzazione di una branca del sapere che, invece, rappresenta una grandiosa opportunità verrà giudicata duramente dalla storia. Tuttavia, oggi sono i consumatori a pagarne il prezzo: sono essi, prima di tutti, che si vedono sottratta una possibilità di scelta a causa dell'indiscussa abilità mediatica dei cosiddetti verdi. "Attivisti e regolatori senza specifiche competenze in materia - denunciano nella prefazione Henry Miller e Gregory Conko - hanno avuto un peso drammaticamente superiore a quello della comunità scientifica, il cui parere dovrebbe essere fondamentale per tracciare un bilancio coerente dei rischi e dei benefici delle nuove tecnologie".

  5. #5
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    Vorrei cercare di fare un'analisi dei pro e dei contro inerenti lo sviluppo delle tecniche GM. Nessun parere autorevole o professionale per ora, ma un semplice brainstorming.
    È chiaro che tutte le cose che listo dipendono dall'utilizzo che si fa di queste tecniche (e sarò ottimista nei "Pro" e pessimista nei "Contro") e che inoltre vanno lette come possibilità, non necessariamente realizzate in futuro; vi invito inoltre ad aggiungere le vostre osservazioni.

    PRO
    • Creazione di nuove piante medicinali, contenenti principi nutritivi, vaccini o farmaci.
    • Maggiore produttività agricola
    • Animali domestici più longevi
    • Metodi di lotta biologica a animali indesiderati (pensate ad una zanzara molto attraente per i maschi ma in realtà sterile)
    • Applicazioni alle cavie per determinare la funzione di enzimi o neurotramettitori
    • Interventi pre-natali per rimuovere malattie genetiche o rinforzare la struttura fisica
    • Sintesi più semplice di composti organici

    Non metto nella lista l'eliminazione del problema della fame mondiale perché non mi risulta che essa sia causata dalla scarsa resa dei terreni.
    CONTRO
    • Malattie degli OGM (aggiungendo proteine ad un organismo, si permette ad un virus di attaccare le cellule)
    • Contaminazioni ambientali, con estinzioni a catena
    • Manipolazioni della neurochimica umana (soldati prescelti alla nascita grazie ad un'aggressività indotta)
    • Pericolose interazioni con il sistema di bevetti attuale, in particolare il rischio di consegnare le redini dell'agricoltura a chi detiene il copyright (o meglio lo ha comprato)
    • Allergie più subdole (lei è allergico alla proteina x, controlli se il grano che ingerisce la contiene)
    • Armi biologiche più temibili, eventualmente anche retrovirali

    Qui invece non inserisco le conseguenze meno dirette di un applicazione delle tecniche di GM (i già citati soldati che diffondono il loro patrimonio genetico in giro per il mondo, ad esempio, oppure un innesto che si scopre poi essere nocivo...) perché sono troppo facilmente costruibili in maniera artificiosa.

    Che ve ne pare?

  6. #6
    Super Troll
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    c'è anche da considerare la troppa protezione offerta alle società che producono e brevettano ogm.
    a me risulta che ci siano in usa diverse cause per risarcimento danni pretesi dalle multinazionali contro agricoltori che hanno subito mutazioni spontanee nelle loro culture per la vicinanza con altre di ogm.
    Il danno lo hanno subito gli agricoltori, mentre i giudici sinora pare abbiano dato alle multinazionali il diritto di risarcirsi.... proprio in forza della troppa protezione riconosciuta per legge ai dententori di simili brevetti.
    Su quest'ultimo argomento c'era un 3ad poco tempo fa sul principale.
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  7. #7
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    Roma, 3 giugno 2002 Comunicato Stampa LE BUGIE DELLA MONSANTO: IL COTONE OGM VIENE AGGREDITO DAI VIRUS E RICHIEDE TANTI PESTICIDI Roma, 3 giugno 2002 - Il cotone BT, geneticamente modificato con il Bacillus thuringiensis, inizia a dare problemi già dopo 5 anni di coltivazione mentre dopo 8-10 anni diviene facilmente aggredibile dai virus. Lo denuncia Greenpeace, in un rapporto, presentato oggi a Pechino. Studi di laboratorio e sul campo dimostrano che questa varietà, realizzata per essere resistente ad alcuni tipi di insetti, e quindi che teoricamente ridurrebbe il bisogno di insetticidi, si è rivelata inefficace. I contadini sono costretti ad usare sempre più pesticidi, anche perché la resistenza conferita alla pianta con l’ingegneria genetica ha fatto sviluppare nuove malattie di cui prima il cotone non soffriva. L’autore dello studio, il professor Xue Dayuan, ricercatore dell’Istituto di Scienze Ambientali di Nanjing Institute e consulente di Greenpeace, spiega: “Il rapporto conferma che il cotone Bt è stato immesso prematuramente nell’ambiente. I contadini cinesi sanno troppo poco delle possibili interazioni delle coltivazioni ogm con l’ambiente. Le speranze che avevano stanno crollando e la realtà dimostra che l’industria degli ogm ha diffuso false promesse”. Il cotone BT, prodotto inserendo un gene di un batterio del suolo nella pianta, è stato introdotto in Cina per la prima volta nel 1997 dalla Monsanto. E’ stato presentato come una panacea per tutte le malattie che colpiscono il cotone. Da allora le coltivazioni sono cresciute fino ad arrivare ad 1 milione e mezzo di ettari nel 2001, ovvero il 35% del totale delle coltivazioni di cotone. Il cotone Monsanto rappresenta i due terzi del cotone ogm coltivato in Cina. Con gli anni la resistenza del cotone BT alle malattie decresce sensibilmente e ne compaiono di nuove. “Il governo cinese deve chiedere alla Monsanto il risarcimento dei danni per aver diffuso il cotone ogm nel paese” chiede Luca Colombo, responsabile campagna ogm di Greenpeace Italia.
    www.greenpeace.it/ogm

  8. #8
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    Storia della Monsanto
    Tratto dal libro: «Transgenico NO», Malatempora

    La chiamano la Microsoft del transgenico, del biotec, ma lei non dovrebbe essere divisa in due o tre, dovrebbe essere spazzata via, messa in condizione di non fare danni spaventosi, come ha fatto, sta facendo e farà, se non sarà fermata.
    La storia. Nasce nel 1901 a East St. Louis, nell’Illinois, come produttrice di saccarina. Nella grande crisi del ’29 mentre milioni di americani senza lavoro non riescono a mangiare, lei si mangia una ditta che ha giusto messo a punto un nuovo composto, i policlorobifenili, detti PBC. Sono inerti, resistenti al calore, utili all’industria elettrica allora in grande espansione e come liquidi di refrigeranti nei trasformatori.
    La Monsanto fa i soldi, ma già negli anni Trenta viene fuori che il PCB è un composto chimico tossico, ma l’elettrico è troppo importante, e la Monsanto va avanti pressoché indisturbata.
    Negli anni Quaranta si occupa di diossine e comincia a fabbricare l’erbicida noto come 245T, il nome gli deriva dal numero di atomi di cloro del famigerato composto. Così efficace che già negli anni Sessanta le grandi praterie americane, così infestate, diventano «silenti» ed uscirà un libro famosissimo a denunciare «the silent spring», la primavera silenziosa, senza uccelli, che darà il via alle prime campagne ecologiche americane.
    L’erbicida è così potente che l’esercito americano lo usa come defoliante nella sua guerra in Vietnam, dove concepisce l’idea demenziale che distruggendo tutte le foglie degli alberi del Nord e Centro Vietnam riuscirà a scovare i Vietcong. Che invece arriveranno fino a Saigon, e faranno scappare l’ambasciatore americano dal tetto dell’ambasciata, con la bandiera a stelle e strisce arrotolata, sotto il braccio, mentre si alza su un elicottero che lo riporterà via, per sempre. Ma questa è un’altra storia.
    La Monsanto, durante tutta quella sciagurata guerra, la prima che gli Americani perdono nella loro storia, ha venduto all’esercito il tristemente famoso «agente orange», un misto di 245T della Monsanto e del 24D della sua rivale Dow Chemical, sua alleata per la patriottica distruzione delle foreste del Vietnam. Scienziati ed opinione pubblica, oltre alle diserzioni in massa dei giovani americani fanno sospendere, nel 1971, lo spargimento dell’agente orange, di cui si conoscono gli effetti delle diossine sull’ambiente.
    Ed è cancerogeno, ha provocato danni immunitari e alla riproduzione che non hanno finito di fare male ai vietnamiti. Come si vede, la Monsanto viene da lontano davvero. Ma questo è ancora poco. Negli anni Ottanta scopre il glifosato, sostanza base per molti erbicidi, e soprattutto del tristemente famoso Roundup. Il Roundup è un pesticida potente, e conveniente, che dà alla Monsanto profitti del 20% annui, proiettandola ai vertici. Però ha un difetto: fa male agli umani. I disordini provocati dal glifosato sono noti e documentati, ma le lobbies pro-pesticidi sono ormai potentissime, inarrestabili.
    Il solo piccolo neo di questi tempi, mentre leggete, gli scade la patente del Roundup, insomma, la fine della pacchia. Ma ormai la Monsanto, da grande multinazionale qual è, sa guardare lontano. Nel 1997 scorpora chimica e fibre sintetiche e le mette in una società di nome Solutia e spende miliardi (di dollari) che le vengono dai profitti del Roundup nel campo biotech, che, insieme a quello del software, sta diventando il darling di Wall Street. Capisce alla svelta che quello sono le due grandi strade del futuro: informatica e biotecnologie. La Monsanto viene fuori con la grande pensata.
    La grande pensata è questa: fabbrichiamo una specie di semente resistente al glifosato, così possiamo vendere le sementi super-resistenti, che si chiameranno Roundup ready, insieme al Roundup stesso. Così possiamo continuare a prendere due piccioni con una fava: vendere le sementi, e ancor più pesticida Roundup, un pacchetto doppio che abbiamo solo noi.
    Splendido, no?
    Così, dal 1997 la Monsanto comincia a vendere soia, mais e colza transgenici, cioè con un gene che, dice lei, li fa resistenti al Roundup. Ci prova anche con il cotone, ma gli va male. Però soia, mais e colza vanno bene, e arriveranno, per vie traverse e spesso complicate, sulle tavole di tutto il mondo, ormai abituate a prodotti con dentro di tutto.
    Basta che siano colorati, pubblicizzati e venduti nei supermercati come prodotti nuovi, con i nomi degli ingredienti così piccoli che non li legge neanche un notaio di Catania.
    E non è finita. Nel 1998 una delle nuove aziende Biotech, la Delta e Pine Land, si è inventata e brevettata una tecnica di nome «sistema di protezione della tecnologia» che è una modifica genetica alla pianta, a molte piante, che le fa sterili. Come ogni persona di buon senso può capire, è peggio della bomba atomica.
    Possono sterilizzare una pianta, e quindi, se ti costringono a usare i loro semi, te li possono rivendere anno dopo anno: sei nelle loro mani peggio di quanto il contadino servo della gleba del medioevo era nelle mani del suo signore feudale.
    Il brevetto prende il nome di Terminator. La Monsanto, dopo due mesi dal brevetto, si compra la Delta & Pine Land, con l’evidente scopo di vendere le sementi transgeniche, che vengono chiamate «suicide» ai mercati dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina. (…)
    … Ma la verità, si sa, alla fine viene fuori, e le bugie hanno le gambe corte. Un giornale tra i pochissimi, The Ecologist, inglese, fa un numero speciale sul transgenico, e fa i nomi della gente delle lobbies che hanno fatto passare le leggi sui brevetti. Sono spesso quelli che poco prima erano nel biotech: era così e lo è ancora nel farmaceutico come negli armamenti, la chiamano la «revolving door». Entrano nelle multinazionali e escono dalle lobbies o dalle burocrazie ministeriali che decidono, e viceversa, da sempre.
    La Monsanto e quelli del biotech premono sulla distribuzione del giornale, e lo fanno saltare. Ma alla fine esce, in inglese, in francese e in spagnolo e com’è come non è, in pochi mesi l’Europa si allerta ai transgenici, e al Terminator, suo aspetto più orrificante, e non vuole ne soia ne altro di quel genere. (…)
    La Monsanto si fonde con Pharmacia Upjohn, che fa un marchio separato per il transgenico agricolo, Che vogliono spacciare, spacciare è il termine giusto, anche in Italia, nel nome della fame del mondo, e dei prodotti che contengono la vitamina qui, e l’antibiotico là.
    Con la connivenza, ovviamente, dei giornali e TV, insomma del mediatico tutto, che bisogna vi abituate a considerare per quello che è: la longa manus dei peggiori profittatori. Se poi ci siete chiesti cosa c’era di così terribile nel numero di The Economist, la risposta è: tutto. Dalla storia che ormai ha fatto il giro del mondo, denunciata in prima battuta da «Pure food» gruppo di ONG che hanno tirato fuori la sempreverde combine della revolving door, della porta girevole che funziona da sempre per le industrie belliche, i ricercatori e gli uomini chiave passano dall’industria alle organizzazioni statali che queste controllano.
    Cioè controllori e controllati sono sempre le stesse persone, che da quella porta girevole passano, ogni due o tre anni. Nel nostro caso, è una ricercatrice della Monsanto, chiamata dalla FDA a controllare le sue stesse ricerche. Lo stesso per una certa Ann Foster, passata da direttrice dello Scottish Consumer Council alla Monsanto, ed ancora membro di diverse commissioni di consulenza britanniche, tra cui quella degli aspetti medici degli alimenti. Evviva!
    Le guardie fanno i ladri, e poi ancora le guardie! Ma non crediate che la Monsanto si fermi davanti a queste quisquilie.
    Nel gennaio 1997 la procura di New York ha costretto la Monsanto a ritirare annunci pubblicitari che sostenevano che il suo diserbante, l’ormai famigerato Roundup, è biodegradabile e non nuoce all’ambiente, perché menzogneri.
    Secondo la facoltà di Igiene della Università di California, il glifosato occupa il terzo posto nelle cause di malattie legate ai pesticidi contratte dai lavoratori. Ma la Monsanto, come le grandi multinazionali, può tranquillamente perdere una battaglia, dieci battaglie, perché alla fine vince, grazie ai suoi avvocati, e alle lobbies, le guerre. Anzi è così forte che riesce ad imporre quel che vuole agli organismi mondiali come il WTO.
    Progresso che passerebbe per la vittoria totale dei commerci senza barriere. Ma i ricchi non comprano il cibo dei poveri, per cominciare, così, noi europei tutti, dobbiamo accettare le importazioni di carne e latte che provengono dagli USA, da bestiame trattato con Prosilac, l’ormone prodotto dalla Monsanto, che fa crescere gli animali, e i profitti, con i risultati che sappiamo.
    E sulle carni ormonate, della Monsanto, la guerra tra USA, che li ormoni ce li mettono, e l’Europa, che non ci sta, è diventata una guerra commerciale a tutti gli effetti.
    Dal 1997 la Monsanto si è scissa in due. La cosiddetta MS si dedica esclusivamente alle biotecnologie e alla produzione di cibo, per gli animali e per gli uomini, entrambi geneticamente modificati, oltre alla fabbricazione di diserbanti e fertilizzanti.


    www.disinformazione.it

    Non e' tanto il discorso OGM in se' che e' preoccupante, quanto il fatto che sia nelle mani di questa gente...

  9. #9
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    . Per questa ragione, verrà cacciato dal suo istituto
    =====
    FATTO CHE DIMOSTRA SOLTANTO IL POTERE PERICOLOSO DELLE MULTINAZIONALI DEGLI OGM
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  10. #10
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    Non sono un grande esperto della materia, ma mi pare che qui si stia cercando di far passare l'idea degli OGM come di un modo subdolo inventato da qualche multinazionale per asservire a sé ed ai propri brevetti quanti più agricoltori possibile.
    Curioso come i medesimi soggetti siano invece tanto tenaci nella difesa della "libertà" di ricerca per quanto riguarda l'embrione umano. Evidentemente per loro conta di più che le multinazionali non guadagnino sui brevetti della soia GM...
    Io la vedo in maniera ovviamente diversa. Gli OGM sono una possibile risorsa, se si sa coglierla. Tutto sta nel riuscire a conciliare da un lato il SACROSANTO diritto delle Aziende di proteggere il frutto delle loro costose ricerche, dall'altro la biodiversità e la libertà di scelta degli agricoltori.

    Ma di sicuro non sarà grazie alle sinistre che situazioni delicate come queste potranno essere districate, a livello nazionale come a livello europeo.

 

 
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