Gridò «buffone» a Berlusconi. Pietro Ricca processato a Milano
Alla fine Pietro Ricca, che gridò «buffone» (o forse «puffone», come sostenne lui) a Berlusconi durante un’udienza del processo Sme, è finito davanti ad un giudice. Contro di lui si è infatti aperto a Milano il processo proprio per quella frase gridata al colmo della rabbia alla fine della deposizione del premier nel processo contro Previti e altri imputati eccellenti. Ingiuria è il reato di cui è accusato il Ricca, querelato per quell’urlo da Berlusconi. Quello stesso Berlusconi che intimò ai carabinieri presenti di fermare il colpevole di cotanta offesa.
Nei giorni successivi il premier (per il quale il pm del processo Sme ha chiesto nei giorni scorsi otto anni di reclusione) si lamentò per l’offesa alle istituzioni. L’urlo, secondo Berlusconi, era rivolto contro l’istituzione. Un’opinione non condivisa dal giudice che lunedì mattina ha respinto la richiesta di costituzione di parte civile da parte della Presidenza del Consiglio. L’ingiuria, ha sostenuto il giudice, si riferisce alla persona, non all’istituzione.
«Il mio era solo un esercizio del diritto di critica». Così Pietro Ricca si giustifica al termine della prima udienza nel suo processo. «Rispetto al linguaggio usato dai politici che dovrebbero rappresentare gli italiani -dice ai giornalisti Ricca- quella parola che ha offeso addirittura la presidenza del Consiglio era solo l'espressione del diritto di critica. In quel frangente, per quanto in un'ottica dichiaratamente di parte, quella parola dava l'idea di una critica forte verso un uomo pubblico, di potere privato e politico, che usava i suoi poteri per sottrarsi al processo a suo carico».
Qualche giorno prima del processo, Ricca aveva inviato una lettera aperta ai giornali. «Mi riempie il cuore di gioia e annulla tutte le offese e le provocazioni che ho subito, pensare in questo momento alla straordinaria energia che si è sprigionata da quell'urlo», scrive Ricca nella lettera in cui parla degli «innumerevoli attestati di simpatia» che da allora ha ricevuto e delle «persone straordinarie - scrive - che ho avuto l'occasione di conoscere, tutti coloro che hanno dimostrato di non essersi lasciati intimidire da quel dito puntato» e dall' ordine di identificarlo, quel giorno al palazzo di giustizia di Milano. Secondo Ricca, Berlusconi «e i suoi sanno fin troppo bene che c'è la coscienza civile di milioni di persone dietro un urlo come quello»
Comunque il processo a Ricca è stato rinviato al 26 novembre per consentire una perizia sulle cassette video registrate nell’aula dell’udienza al momento dell’episodio.
da "L'Unità"




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