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DIBATTITO. GLI STUDIOSI SONO DIVISI SULL’ORIGINE DEL NOSTRO TIPO UMANO. DUE ESPONENTI DELLE TEORIE PIÙ IN VOGA METTONO IN LUCE I PUNTI PROBLEMATICI
Una lingua di cui non sappiamo nulla, nemmeno quando o dove sia stata parlata. Non ne abbiamo nessuna testimonianza, ma è stata ricostruita a partire dai suoi eredi storici: le lingue che, con poche eccezioni, si sono sviluppate tra l'Europa e l'India. È possibile infatti che lo straordinario peso nella storia della cultura e della tecnica esercitato dagli indoeuropei fino ai nostri giorni - nostri giorni compresi - sia legato anche alla lingua: l'eccezionale ricchezza di aggettivi, per esempio, facilita l'articolazione di idee complesse e sfumate e offre maggiori potenzialità al pensiero. Se dunque un tempo gli Indoeuropei furono un solo popolo, subito sorge l'interrogativo del dove e quando abbiano vissuto: è l'Urheimat, la patria originaria.
Dopo decenni di dibattito gli indoeuropeisti erano giunti a un accordo di massima: la patria originaria sembrava essere il sud della Russia, le steppe che, nel V-IV millennio a.C., ospitarono la cultura seminomade dei kurgan, o tombe a tumulo. Da lì sarebbe partita l'espansione tra la valle dell'Indo e l'oceano Atlantico. Un quadro linguistico che trovava anche conferme archeologiche, ma che, alla fine degli anni Ottanta, fu rigettato proprio da un archeologo. Colin Renfrew - che per queste sue ricerche riceverà domani a Roma il premio Balzan - ha rimesso tutto in discussione, identificando la diffusione delle lingue indoeuropee con quella dell'agricoltura neolitica. Urheimat sarebbe allora stata l'Anatolia, e la lingua comune si sarebbe parlata intorno all'VIII millennio a.C: troppo presto, obiettarono i linguisti, ma questa teoria rimise in moto il dibattito sulla patria originaria. Perfino l'indoeuropeista spagnolo Francisco Villar, che nel suo diffuso e vivace saggio (Gli Indoeuropei e l'origine dell'Europa, Il Mulino) aveva sostenuto con convinzione la tesi dei kurgan, oggi propende per una spiegazione più complessa e articolata, pur continuando a rifiutare le tesi di Renfrew.