Errate però le parole d'ordine sul salario sociale
30 mila giovani in piazza contro il precariato
I "disobbedienti" fanno la "spesa proletaria" in un ipermercato e in una libreria: un'iniziativa fuorviante e sbagliata. No alla repressione poliziesca e giudiziaria
Promossa dalla "Rete per il reddito e i diritti" si è svolta a Roma il 6 novembre scorso un'insolita e importante manifestazione nazionale di protesta: per i temi trattati e per il notevole livello di partecipazione.
In piazza Repubblica si sono dati appuntamento 30 mila giovani contro il lavoro precario a cui sono obbligati, senza sicurezza, sottopagati, senza diritti sindacali e previdenziali. Sono venuti da tutte le parti d'Italia, dalle regioni del Nord e del Centro, ma anche da quelle del Sud. Sono venuti da Torino, come da Napoli e Palermo. Ci sono i co.co.co. (collaboratori coordinati continuativi) che rappresentano una grossa fetta dell'insieme del precariato, ma anche i dipendenti delle cooperative sociali, gli assunti a termine e quelli impiegati nei Call Center anch'essi sfruttati brutalmente e privi di qualsiasi garanzia. Presenti i sindacati delle Rdb, i centri sociali e i "disobbedienti". Assenti i sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil; anche perché hanno un rapporto debole e controverso con questa realtà lavorativa precaria che negli ultimi anni ha subito un'espansione gigantesca.
Vivace e combattivo il corteo che ha attraversato le strade del centro, passando anche vicino ai palazzi del potere borghese. In testa un grande striscione con su scritto "Reddito per tutti, guerra per nessuno" e una statua di cartapesta a cui gli organizzatori hanno dato il nome di "San Precario". Al centro della contestazione il neoduce Berlusconi, incarnato in un fantoccio con la bandana in testa, e la legge finanziaria 2005 stangatrice e antipopolare. Molto bersagliata la legge n. 30, che ha generalizzato e istituzionalizzato il lavoro precario, ma anche la legge Bossi-Fini che, tra l'altro, ha un segno schiavista per i lavoratori immigrati. Critiche sono volate anche nei confronti del leader del PRC, il trotzkista Bertinotti, per la sua scelta di adesione alla Gad di Prodi (Grande alleanza democratica) con i partiti di "centro-sinistra".
Quest'iniziativa di lotta, riuscita da un punto di vista della partecipazione (cosa non scontata), ha avuto il grande merito di: portare in piazza un forte disagio che ormai riguarda alcuni milioni di persone; denunciare la totale deregolamentazione e flessibilità del "mercato del lavoro", anche per responsabilità dei governi di "centro-sinistra"; rivendicare per loro garanzie e diritti. Tuttavia a noi sono parse sbagliate le parole d'ordine sul salario sociale, messe in cima alle motivazioni della manifestazione. Invece di puntare alla lotta per l'abolizione del precariato e quindi all'abrogazione della controriforma del ministro del welfare, il leghista Maroni; invece di rilanciare la rivendicazione della piena occupazionale a tempo indeterminato, a salario pieno e sindacalmente tutelato, ci si accontenta di una forma d'indennità salariale. Dando così per scontato che la lotta per il lavoro a tutti rappresenti una battaglia persa in partenza. Si rovescia pertanto l'ordine delle priorità che, secondo noi, vede al primo posto la rivendicazione del posto di lavoro fisso e con la paga prevista nei Ccnl, e poi la richiesta di un'adeguata indennità di disoccupazione per i senza lavoro e per i giovani in cerca di primo impiego. Discorso a parte va fatto poi per i pensionati a basso reddito.
La manifestazione che, in ogni caso e nell'essenziale, conserva un forte significato politico, ha avuto un episodio negativo che l'ha danneggiata e che rischia di avere delle conseguenze pesanti. I "disobbedienti" di Luca Casarini, di Francesco Caruso e del consigliere comunale di Roma, Nunzio D'Erme, hanno trascinato con sé una esigua minoranza di manifestanti dentro l'ipermercato Panorama e successivamente nella libreria Feltrinelli di Largo Argentina per fare quella che hanno chiamato la "spesa proletaria". In pratica hanno riempito i carrelli di svariate merci e sono passati dalle casse senza pagare. Può darsi che l'intenzione iniziale fosse quella di pagare solo il 70% del costo e che il tutto sia sfuggito di mano.
Si è trattato comunque di un'azione premeditata, come tengono a far sapere i suddetti leader dei "disobbedienti", addirittura concordata con i funzionari di polizia, da loro teorizzata come nuova forma di sciopero, nuova forma di protesta simbolica contro il caro vita, una sorta di risarcimento verso coloro che non possiedono un reddito fisso e adeguato (sic)!
Noi invece la giudichiamo un'iniziativa fuorviante e sbagliata, di piccolo gruppo, di stampo individualista, piccolo borghese e anarcoide che non aiuta la lotta dei precari, non favorisce la solidarietà popolare attorno ai lori diritti e sposta l'obiettivo da perseguire, dal lavoro fisso e a salario pieno e tutelato sindacalmente, sull'esempio del Coordinamento precari di Milano. Non è questione di rispettare o meno la legalità borghese. La lotta di classe non ha limiti, e non può certo essere condizionata dalla legalità costituzionale e dalle leggi borghesi. Le iniziative di Roma, specie se ripetute, prestano il fianco alla propaganda reazionaria e attirano la repressione poliziesca e giudiziaria. Infatti si è scatenata la canea neofascista sui mass-media berlusconiani e sulla Rai controllata dal governo di "centro-destra".
Sono fortemente indicative le seguenti strumentali, faziose e false dichiarazioni: "Occorre tolleranza zero - dice il viceministro del welfare Maurizio Sacconi - nei confronti di ogni violenza politica perché non c'è soluzione di continuità tra l'esproprio sotto gli occhi della polizia, le bombe contro le società di lavoro interinale o l'omicidio quando se ne creerà l'occasione favorevole". "Gli espropri proletari (...) non sono altro - gli fa eco Maroni - che un atto criminale che va condannato con fermezza". De Gennaro ha chiesto per il futuro l'arresto immediato per i responsabili di atti simili.
La polizia di Pisanu e De Gennaro intanto sta procedendo all'identificazione degli autori della "spesa proletaria". Un'operazione facile, questa, visto che erano a viso scoperto e che il supermercato e la libreria in questione erano provvisti di telecamere antifurto. Sono già quasi 100 le persone riconosciute. Rischiano l'incriminazione per furto aggravato, rapina e danneggiamenti, con l'aggravante della premeditazione.
No alla repressione poliziesca e giudiziaria. La questione è politica e in questo ambito deve essere affrontata. Il movimento di lotta dei lavoratori precari deve discutere e riflettere su quanto è accaduto per criticare e bandire queste deleterie e indifendibili "forme di lotta" e per mettere in minoranza chi le propone e le pratica. Quello che occorre è sviluppare la lotta di classe coinvolgendo in pieno tutti i lavoratori precari e i sindacati.
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