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  1. #11
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    PS per il cugino scemo dell'Uomo Ragno : il PIL cinese supererà quello americano entro un anno dal momento in cui Pechino lascerà fluttuare liberamente il rembimbi rispetto al $ - quindi, entro al fine del corrente decennio).


    Leggi la Pravda o ascolti i reportage
    dell'istituto Luce????

    Si vede che di economia non capisci
    molto!!!

    La Cina non puo fare a meno del
    mercato americano poiche nessun
    paese al mondo puo assorbire quella
    quantita di merci che le consente
    di crescere al 10%!!!!

    Il Pil procapite cinese ammonta a circa
    1.300 dollari l'anno (contro i 37.000
    dollari degli USA).
    Secondo statistiche ufficiali in Cina
    circolano meno di 10 milioni di automobili
    su una popolazione di 1,2 miliardi
    di persone!!!!

    Insomma è tutto un bluff!!!!!

    La Cina serve alle grandi multinazionali occidentali (soprattutto USA) poiche investono
    in quel paese per realizzare enormi profitti
    comprimendo i costi!!!!!

    Altro che potenza, sono dei servi
    del capitalismo mondiale!!!!!

  2. #12
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    In origine postato da capitanamerica7
    Leggi la Pravda o ascolti i reportage
    dell'istituto Luce????
    Ah beh... te leggi il NYT e guardi la Fox, quindi puoi anche zittarti.

  3. #13
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    Io personalmente vedo una via di mezzo fra quel che dite voi: renminbi a a parte mi sembra impossibile che la Cina nel giro di un anno superi con un gran balzo gli USA in fatto di PIL, ma anche se la crescita interna cinese non fosse massiccia come le fonti ufficiali dicono non mi sembra neanche possibile ridurre la Cina ad un fantoccio di cartone controllato dagli USA o dal capitaliso occidentale. Anche perchè metà del suo commercio la Cina lo fa col resto dell'Asia e non con Gli USA.
    I principali fornitori sono il resto dell'Asia (60 %), l'UE (12%) e gli USA (9%), mentre i principali clienti sono il resto dell'Asia (49%), gli USA (24%) e l'UE (15%).

  4. #14
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    Ragazzi perché non ragioniamo un momento? Le cose sono complesse, ma possiamo, nel nostro piccolo, provare ad analizzarle insieme e trarne delle conclusioni....

    Allora la Cina è cresciuta per circa 15 anni ad un ritmo del 6-8-10% annuo, negli ultimi due-tre anni questa crescita si è dimezzata, ma continua ad essere molto più sostenuta di quella dei paesi dell'Europa occidentale, degli USA, del Canada, dell'Australia e dei paesi del Sud America. Il problema, secondo e proprio lì, la Cina vende a questi paesi e quando questi paesi sono in crisi, la Cina vede decrescere la sua scalata economica. Ora dobbiamo considerare che la popolazione cinese è di circa 1.360.000.000 di individui i cui consumi sono saliti in maniera considerevole negli ultimi 20 anni, ma dobbiamo ricordare anche che il 25% delle linee ferroviarie cinesi cammina su treni a vapore e che la scolarizzazione è che solo il 4% dei diplomati si iscrive all'Università, o che in Cina sono state vendute 300.000 autovetture nel 2003(con un più 20% rispetto all'anno precedente), ma oltre la metà ad apparati statali(i fuoristrada Beijin, fra l'altro copie delle vecchie UAZ russe). Questo per dire che la Cina è ancora un piccolo mercato e che per arrivare alle dimensioni degli USA, ha bisogno ancora di parecchi anni(almeno 20 a mio avviso) e se ci arriverà mai, perché il problema della formazionione e della produzione di prodotti in maniera autonoma(cosa che l'India già fa) e molto importante, soprattutto in Cina.


    Cordiali Saluti

    Lorenzo
    Miles Insulae

  5. #15
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    L'anno scorso la crescita è stata del 9%


    capitan america, come ogni schierato, non vede al dilà del suo naso.

    Intanto, dei 1,2 miliardi di popolazione, solo 2-300 milioni godono della ricchezza per cui devi moltiplicare le cifre per 4. Poi c'è il costo della vita, nettamente inferiore, e devi moltiplicare ancora...

    Per quanto riguarda il mercato, è anche vero che gli Usa non sono in grado di rivolgersi altrove per le merci, quindi anche loro sarebbero in crisi se si staccano dalla Cina, a meno che non tornino a lavorare

    Quello che conta è la potenzialità. Cioè, se la Cina si pone l'obbiettivo XY da raggiungere in ZW anni, è in grado di farlo?

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  6. #16
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    llora la Cina è cresciuta per circa 15 anni ad un ritmo del 6-8-10% annuo, negli ultimi due-tre anni questa crescita si è dimezzata, ma continua ad essere molto più sostenuta di quella dei paesi dell'Europa occidentale, degli USA, del Canada, dell'Australia e dei paesi del Sud America. Il problema, secondo e proprio lì, la Cina vende a questi paesi e quando questi paesi sono in crisi, la Cina vede decrescere la sua scalata economica. Ora dobbiamo considerare che la popolazione cinese è di circa 1.360.000.000 di individui i cui consumi sono saliti in maniera considerevole negli ultimi 20 anni, ma dobbiamo ricordare anche che il 25% delle linee ferroviarie cinesi cammina su treni a vapore e che la scolarizzazione è che solo il 4% dei diplomati si iscrive all'Università, o che in Cina sono state vendute 300.000 autovetture nel 2003(con un più 20% rispetto all'anno precedente), ma oltre la metà ad apparati statali(i fuoristrada Beijin, fra l'altro copie delle vecchie UAZ russe). Questo per dire che la Cina è ancora un piccolo mercato e che per arrivare alle dimensioni degli USA, ha bisogno ancora di parecchi anni(almeno 20 a mio avviso) e se ci arriverà mai, perché il problema della formazionione e della produzione di prodotti in maniera autonoma(cosa che l'India già fa) e molto importante, soprattutto in Cina.
    La Cina sta diventando un economia
    manifatturiera mentre gli USA
    sono un economia di servizi hi-tech.

    Fra 15 anni la maggior parte dei prodotti
    che si toccano (a media e bassa tecnologia)
    si produrranno in quel paese, mentre
    gli USA evolveranno pienamente nella
    new economy!!

    Coloro che ne faranno le spesse
    saranno i paesi con un sistema
    produttivo a tecnologia medio-basso
    come l'Italia!!
    Insomma le scarpe, i vestiti,
    i mobili, le cravatte, le piastrelle
    saranno tutte made in China!!!

    Gli italiani non avranno un grande futuro.

  7. #17
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    In origine postato da capitanamerica7
    La Cina sta diventando un economia
    manifatturiera mentre gli USA
    sono un economia di servizi hi-tech.

    Fra 15 anni la maggior parte dei prodotti
    che si toccano (a media e bassa tecnologia)
    si produrranno in quel paese, mentre
    gli USA evolveranno pienamente nella
    new economy!!

    Il complessivo deficit annuo U$A - 600 mld U$D - è composto per il 30 % da materie prime, per il 70 % da prodotti manufatturieri. Tra questi, il deficit di manufatti hi tech (importati prinicpalmente dalla UE, dal Canada e dal Giappone).
    U$A non è più esportatore netto di prodottio hi tech, da due anni è deficitario anche in questo settore.


    Gli U$A sono GIA' in piena new economy . (in italiano : bancarotta fraudolenta).



    Quanto al sorpasso Cina - U$A, la produzione cinese di acciaio e tripla di quella U$A, quella di cemento quintupla, gli U$a sono ancora i maggiori produttori mondiali di energia elettrica (qui la Cina è terza, superata anche dalla Russia) e di cereali per mangimi. Null'altro.
    Producono ancora più autovetture della Cina, ma non per molto ancora, credo (e riterrei che il Giappone sia il primo produttore mondiale, comunque).

    Il maggior valore del PIL U$A è una finzione sostenuta dagli artificosi cambi mantenuti dalla People's Bank Pekino finchè regge.

  8. #18
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    Il complessivo deficit annuo U$A - 600 mld U$D - è composto per il 30 % da materie prime, per il 70 % da prodotti manufatturieri. Tra questi, il deficit di manufatti hi tech (importati prinicpalmente dalla UE, dal Canada e dal Giappone).
    U$A non è più esportatore netto di prodottio hi tech, da due anni è deficitario anche in questo settore.


    Gli U$A sono GIA' in piena new economy . (in italiano : bancarotta fraudolenta).

    Quanto al sorpasso Cina - U$A, la produzione cinese di acciaio e tripla di quella U$A, quella di cemento quintupla, gli U$a sono ancora i maggiori produttori mondiali di energia elettrica (qui la Cina è terza, superata anche dalla Russia) e di cereali per mangimi. Null'altro.
    Producono ancora più autovetture della Cina, ma non per molto ancora, credo (e riterrei che il Giappone sia il primo produttore mondiale, comunque).

    Il maggior valore del PIL U$A è una finzione sostenuta dagli artificosi cambi mantenuti dalla People's Bank Pekino finchè regge.





    Esempi della "bancarotta" americana:

    Microsoft, Cisco, Apple, IBM, 3M,
    Boeing, Lockheed, Northrop,
    Raytheon, Lucent, Hewlett, Sun,
    General Electric, Bell, Sikorsky,
    Johnson&Johnson, TWR, Hughes,
    Pratt & Whitney, Teledyne, Intel,
    AMD, Symantec, Electronic Arts,
    Gateway, Motorola, Texas Instruments, Saic..............la lista è lunga!!!!!!!!!!!

    Senza considerare i vari enti
    di ricerca: NASA, DARPA, i laboratori
    Livermore e Sandia.

    Tralascio naturalmente la lista
    dei big tradizionali operanti
    nei settori maturi (auto, petrolio,
    alimentare, banche).

    Le produzioni manifatturiere
    in Cina sono in gran parte di proprieta
    di aziende USA e Europee!!
    Non crederai mica che i gialli
    sono diventati capitalisti da un
    momento all'altro??

    Quanto alla questione dei
    cambi i Cinesi e soprattutto
    i Giapponesi sostengono il dollaro
    comprando T-Bond perche gli fa
    comodo!!!!!!!
    Non potrebbero fare altrimenti
    visto che una buona parte della
    "loro produzione manifatturiera"
    viene assorbita proprio dagli avidi
    consumatori yankee!!!
    Il perche è presto detto: gli asiatici
    in genere sono piuttosto parsimoniosi
    (per propria cultura), inoltre
    devono fare i conti con case
    minuscole (50 mq) dove le merci non possono stare!!
    Se i giapponesi e i cinesi (delle coste)
    avessero le villette con tanto di
    giardino e doppio garage degli Yankee
    l'economia di quei paesi cambierebbe
    radicalmente!!

  9. #19
    SatanFascista
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    Bello questo dibattito-sfida fra Decima e Captain sulle reali condizioni dell'economia USA ma è off-topic , il thread è dedicato all'Estremo Oriente.

  10. #20
    SatanFascista
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    SEGNALI CHE DICONO : IL RECUPERO DELL'ECONOMIA GIAPPONESE STA SVANENDO

    da un articolo del New Yor Times



    TOKYO, Nov. 30 - A string of disappointing economic reports released Tuesday, including one showing an unexpectedly steep decline in industrial output, heightened concerns that Japan's recovery may be fading fast.
    Industrial output fell 1.6 percent in October from September, the biggest decline in eight months. Economists had forecast a gain of 0.1 percent. The decline suggests that worries about high oil prices, a rising yen and slackening demand overseas are causing companies to curtail production more than anticipated, economists said.

    Separate figures released Tuesday showed that the jobless rate rose in October while household spending slowed. Those numbers, too, were worse than economists predicted.
    The data paints a picture of an economy that is losing two important drivers of growth as both industrial activity and consumption decline. Economists warned that the combination meant chances were increasing that Japan could slip back into recession after the longest stretch of expansion in years.
    "A very cautious corporate attitude is damaging the Japanese economy," said Mamoru Yamazaki, chief economist at Barclays Capital in Tokyo. "Our main scenario is still optimistic but the risk of recession is not small."

    Investors, too, were disheartened by the weak numbers. The yen fell against the dollar, and the benchmark Nikkei 225 stock average sank 78.64 points, or 0.72 percent, to close at 10,899.25.
    Doubts about the resilience of Japan's recovery have been increasing since earlier this month when the government reported that the economy grew at a surprisingly weak annual rate of 0.3 percent in the third quarter of the year. The unexpected slowdown came as exports and capital spending weakened, indicating that falling demand overseas was crimping Japan's all-important exporters.

    The decline in output in October stemmed largely from falling production of electronic devices, according to the report from the Ministry of Economy, Trade and Industry. In particular, companies curbed production of flat-panel televisions and mobile phones, products that sold well earlier this year, lifting profits for companies like Matsushita Electric, Canon and Sharp.
    Falling output of electronic gadgets is worrying because a robust technology sector has been a leading factor in keeping Japan's recovery alive. The economy has expanded for six consecutive months, the longest recovery since one that ended in the second quarter of 2001.
    Analysts and economists worry that demand for Japanese electronic equipment, cars and other exports could weaken further in coming months because of a sharp fall in the dollar against the yen. A weaker dollar hurts exporters by eroding the value of revenue earned abroad.

    The dollar fell to its lowest level against the yen in more than four years this month, though it has gained back some of that ground this week. The dollar was at 103.03 yen in Tokyo trading on Tuesday, up from 102.82 yen a day earlier.
    Economists had been predicting that a pickup in consumption at home would help take up the slack from any weakness in exports, but Tuesday's data indicated that was not happening yet.

    The government reported that spending by households headed by wage earners fell 1.2 percent in October from a month earlier as people spent less on leisure and education. Consumption has been weak amid a long decline in incomes. Wages have fallen in Japan for nearly four years.
    Earlier this year hopes were high that the wage and spending slumps would soon end because of healthy gains in corporate profits. But with a range of potential troubles looming - including high oil prices, the rising yen and the risk of a slowdown in China - companies are quickly losing confidence that the good times will continue. And employment data released Tuesday suggested that companies remained hesitant to increase the size of their work forces.

    The unemployment rate rose to 4.7 percent in October from 4.6 percent in September as 260,000 jobs were lost.

    "Today's data show that household sector conditions were basically weak across the board in October," Ryo Hino, an economist for J. P. Morgan in Tokyo, wrote in a report.

 

 
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