l'intervista Il racconto della cronista che lo ha incontrato «Bossi? Qualche problema col braccio sinistro»
Quali sono le condizioni di salute di Umberto Bossi? Come sta vivendo la lunga riabilitazione dopo l'ictus che lo ha colpito l'11 marzo scorso? Se lo «stato maggiore» leghista e gli amici e gli alleati che lo vanno a trovare nella clinica di Brissago e, nei week end, nella casa di Gemonio, si mantengono nel generico, lodando comunque le capacità di recupero del leader del Carroccio, c'è una persona che può descrivere l'attuale condizione del Senatùr: è Simonetta Caratti, giornalista del settimanale svizzero «Il Caffé», che venerdì scorso ha potuto intervistare Bossi durante la sua degenza nella clinica Hildebrand e raccogliere i suoi primi messaggi politici di rilievo dopo la malattia. Il ricovero e la degenza di Bossi sono stati, giustamente, «blindatissimi» per ragioni di privacy. Anzi, nei primi mesi della malattia era stato tenuto segreto anche il luogo del ricovero. Ora che Bossi è pronto per il rientro a casa, come lo ha trovato? È un Bossi vivace, combattivo, attento. È lucido, si concede delle battute di spirito. Insomma, è il politico che vuole tornare nell'arena e che ha mantenuto tutta la sua verve. Lo sguardo è mobile, pronto però a commuoversi quando ricorda i momenti più duri della riabilitazione e ripensa all'enorme apporto in termini di affetto e di incoraggiamento che gli è arrivato dalla famiglia. E per quanto riguarda i movimenti? Il leader della Lega ha ancora qualche difficoltà sul lato sinistro del corpo. Ma è in grado di camminare autonomamente, anche se certo deve ancora recuperare. Lei ha scritto di un senatùr fortemente dimagrito... Sì, ora ha il fisico asciutto e sul viso risaltano ancora di più i suoi grandi occhiali. E così si avverte ancora di più la tensione che ha di fare, di agire: non a caso ha ribadito di essere rimasto sempre il solito inguaribile testardo. Avete parlato del suo quadro clinico generale? Quando l'ho intervistato era molto soddisfatto per gli esiti positivi dell'ultimo controllo fatto al cardiocentro di Lugano. Direi che la malattia non lo ha terrorizzato: piuttosto torna col pensiero all'affetto dei familiari, e confessa che senza la loro vicinanza probabilmente non ce l'avrebbe fatta. E nella fisioterapia? È impaziente? Pare di no anzi, i medici che lo seguono da mesi sono molto soddisfatti del suo comportamento:è un paziente esemplare, è cosciente del fatto che non può esagerare, che il recupero procede necessariamente per tappe. È vero che ha sorpreso tutti con le sue capacità di recupero? Effettivamente mi è stato confermato che negli ultimi due mesi ha fatto passi da gigante. Gradualmente sta continuando a lavorare per recuperare la completa mobilità del braccio sinistro, ma è sostanzialmente autonomo. Lei ha scritto di un Bossi che socializza con gli altri degenti... Certo, spesso scende al bar della clinica, dove accompagna tutti quelli che lo vengono a trovare. E lì parla con gli altri degenti, li incoraggia, scherza, intrattiene i più giovani, firma autografi: non perde un colpo, segue tutto con sguardo vigile. Insomma, il miglioramento è costante? I fisioterapisti sostengono che ci siano ancora ampi margini di miglioramento e lui, essendo un paziente disciplinato, senz'altro saprà arrivare fino in fondo. L'unico limite che gli è stato imposto è quello di dosare le energie: non potrà più sottoporsi a orari massacranti di lavoro come un tempo.




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