Lobby e doppiopesismo

di Arturo Diaconale



Se Pietro Calabrese fosse andato a dirigere “Il Corriere della Sera” invece che “Panorama”, nessuno si sarebbe mai sognato di parlare di normalizzazione della stampa nazionale. Ma se invece Carlo Rossella lascia “Panorama” per andare a sostituire Enrico Mentana alla direzione del Tg5 ecco che parte una gigantesca ondata di proteste e di lamentazioni per la libertà di stampa calpestata e per la ennesima conferma dell’occhiuto regime del Cavaliere.
Si dirà che Calabrese non è Rossella, visto che il primo non è un simpatizzante dichiarato di Silvio Berlusconi mentre il secondo non nasconde il proprio orientamento favorevole al Presidente del Consiglio. Ma questa affermazione è buona solo per i gonzi. Non si va a dirigere il principale settimanale italiano se non si è in sintonia con l’editore del settimanale in questione. E, poiché “Panorama” è una testata del gruppo Mondadori che a sua volta è controllato da Mediaset , holding di proprietà di Silvio Berlusconi, non ci vuole molto ad immaginare che per essere stato scelto dal Cavaliere l’ottimo professionista Calabrese abbia fornito al proprio editore le stesse garanzie che l’altro ottimo professionista Rossella ha assicurato allo stesso editore.
Malgrado questa banale considerazione, che non lede affatto l’autonomia e la professionalità di Calabrese e di Rossella, però, la vicenda del valzer dei direttori è stata contrassegnata dal solito doppiopesismo. Mentana è stato dipinto come un martire e Rossella come suo usurpatore in nome del regime berlusconiano. Per Calabrese, invece, nulla di tutto questo. All’ex direttore della Gazzetta dello Sport è stata risparmiata ogni forma di critica preventiva e di contestazione politico-ideologica. Perché questo diverso comportamento rispetto a due giornalisti in tutto simili sia per caratura professionale, sia per sintonia con il comune editore?
La risposta è che, rispetto a Rossella, Calabrese ha potuto contare sul tentativo di Diego Della Valle di portarlo alla direzione del quotidiano di via Solferino in sostituzione di Stefano Folli. L’operazione è fallita per la decisione del Quirinale di fare quadrato attorno a Folli. Ma in compenso è riuscita a fornire al nuovo direttore di “Panorama” una sorta di singolare salvacondotto contro ogni aggressione politicamente corretta ai berlusconiani di professione e di complemento. A dimostrazione che nel mondo dell’informazione nazionale non importa chi sei e quanto vali professionalmente. Importa da chi sei sponsorizzato. Se lo sponsor è la lobby berlusconiana meriti di andare all’inferno. Se invece è una delle lobby economico-finanziarie che sono schierate contro il Presidente del Consiglio hai diritto ad un posto privilegiato nel paradiso mediatico italiano.
A Calabrese, quindi, un consiglio oltre l’augurio di buon lavoro. Di tanto in tanto si faccia fotografare in compagnia di Della Valle o di Montezemolo. Oltre alla retribuzione della lobby sbagliata avrà la benedizione della lobby giusta. E camperà felice in quel di Segrate!