SCIENZA MEDICA
Cellule staminali anche dai muscoli
La scoperta potrebbe rivoluzionare le conoscenze e le terapie per molte patologie
Da Milano Paolo Viana
«Serendipity, ecco come ci siamo arrivati». Ci scherzano su i ricercatori che, cercando una via per curare le malattie cardiache, sono riusciti a ottenere cellule staminali dal muscolo di un essere umano adulto. Serendipity, oltre che il titolo di un film d’amore, è un effetto arcinoto alla scienza: dalla penicillina all’insulina, dal chinino al Pap-test, la storia delle grandi scoperte è costellata di conquiste "serendipiche", cioè capitate per caso, mentre si cercava qualcosa di diverso o che servisse ad altri scopi.
Come nel caso dei ricercatori dell’Istituto Besta di Milano, degli Spedali Riuniti di Brescia e dell’Università di Brescia: «Cercando di sviluppare nuove cellule cardiache, abbiamo scoperto come ottenere da un tessuto adulto delle cellule staminali, che riteniamo totipotenti, in grado di differenziarsi in cellule sia muscolari che neurali» ha detto ieri il professor Claudio Munaretto, degli Spedali Riuniti, presentando la ricerca in Regione Lombardia con il professor Gianluigi Bisleri, il direttore dell’Istituto Besta Ferdinando Cornelio e il professor Giulio Alessandri ed Eugenio Parati dello stesso istituto.
Lo studio, che è stato pubblicato dalla prestigiosa rivista medica, Lancet, dimostra che ognuno di noi ha una propria sorgente, facilmente accessibile, di cellule staminali muscolari e neurali, dalla quale è possibile prelevarle con una semplice biopsia e utilizzarle per curare lesioni e malattie. I ricercatori lombardi hanno prelevato da dodici pazienti cinquantenni, in attesa di bypass coronarico, alcuni frammenti di muscolo del braccio e - in ciò consiste la novità scientifica - hanno trovato il modo di isolarvi le cellule staminali, in grado cioè di trasformarsi in cellule diverse, muscolari e neurali, che sono state impiantate con successo in alcuni topi ai quali erano state praticate delle lesioni a livello di midollo spinale. Non si è ancora alla méta, ammettono i responsabili del progetto, ma i risultati sono sensazionali perché si profila la possibilità di curare, anche con un autotrapianto, delle malattie devastanti, come la distrofia muscolare, l’ictus cerebrale, il Parkinson e l’Alzheimer.
Il professor Alessandri sottolinea che «siamo ancora lontani dalla fase applicativa», ma il professor Bisleri ammette che gli esperimenti sono molto incoraggianti e i suoi colleghi parlano di «qualche mese» per perfezionarli. Legittimo l’orgoglio con cui il governatore della Lombardia Roberto Formigoni ha sottolineato che «questa scoperta permetterà anche di superare i conflitti sulla manipolazione delle cellule staminali ottenute dagli embrioni».
Avvenire -24 Novembre 2004




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