

L’Appeso, XII Arcano Maggiore dei Tarocchi, è colui che vede le cose da… un altro punto di vista. L’uomo è infatti capovolto, come capovolti sono i valori del mondo iniziatico rispetto a quelli del mondo profano. La sua inattività è solo apparente e, metaforicamente, l’Appeso rappresenta l’iniziazione mistica: egli, infatti, non è più un essere materiale, ma un contenitore vuoto, estremamente ricettivo.
La sbarra di legno che unisce i due alberi senza fronde simboleggia il pensiero immobile. E il fatto che l’Appeso sia legato a una corda, e non alla sbarra inerte, indica che ha abbandonato i comuni schemi mentali e che, attraverso un capovolgimento di prospettiva, è pronto a percorrere la strada per liberare la mente e raggiungere l’estasi mistica. I suoi occhi infatti sono aperti e, anche se l’uomo è ancora proteso verso la terra, è ormai iniziato quel processo di transizione che lo porterà alla trasformazione di sé e quindi alla rigenerazione spirituale.
Tarocchi Wirth
Dal sito http://www.zen-it.com/
... Per l’Occidente, invece, vale la pena meditare sulla XII lamina del tarocco, l’Appeso: è raffigurato un uomo, impiccato per i piedi, dalle cui tasche cadono per terra alcune monete. L’uomo è capovolto, come capovolti sono i valori del mondo iniziatico rispetto a quelli del mondo profano, mentre le monete che lascia cadere alludono tanto alla spoliazione dei metalli, quanto ai valori che egli diffonde nel mondo, con la parola e, soprattutto, con l’esempio.
Ai suoi lati vi sono due tronchi, che ci rammentano le colonne Boaz e Jakin; la sua gamba destra è piegata ed incrocia la sinistra, formando un triangolo con la punta all’ingiù. L’ideogramma è il simbolo dell’acqua di vita, pronta a ricevere il Soffio vitale: la Grande Opera è così compiuta...
Grazie Silvia, sei dolcissima...è proprio quello che cercavo, o meglio, che desideravo.L'illustrazione è magnifica, ma soprattutto è magnifico il placido sorriso dell' "appeso"...e come sè in quel sorriso fosse racchiuso tutto il tenue splendore in cui eravamo, e che ora cerchiamo...


Il sorriso dell'appeso
A volte vedere le cose da un diverso punto di vista ci avvicina alla verità, ma non sempre.
L'occhio - che come tutti sanno vuole la sua parte - spesso invece ci inganna e soprattutto nella percezione dei volti umani.
Così il placido sorriso dell'appeso - una volta riportato alla prospettiva più solita - si trasforma in una immobile fissità inespressiva.
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Un esempio ancora più evidente è quest'opera, credo tratta da un famoso quadro di Ingres, che come un amaro apologo di una storia d'amore finita male, trasforma una gentile fanciulla dai delicati lineamenti in un mostro di bruttezza, con una semplice rotazione di 180 gradi.
la giriamo?
massì...
chi non si fidasse e pensasse che non si tratta della stessa immagine potrà farne diretta verifica provvedendo a ruotare la testa - qualora ne disponga - di 180 gradi.
Caro Professore, per me sorriso e fissità inespressiva sono la stessa cosa.Guardate bene, dico sorriso e non riso.
E' pur vero che saper "ridere" del mondo e di se stessi è un buon punto di partenza, ma è anche vero che mi piace sempre ricordare un bellisima intervista a Enzo Biagi:
Quando il giornalista, al termine del dialogo, gli ghiese: "Scusi Biagi, ma lei non ride mai? "Biagi con una "glaciale fissità inespressiva" rispose" "Perchè; che c'è da ridere?"
Con deferenza
Antonio
...davvero cattivo gusto quello di "ironizzare" su una fanciulla con cui sei stato compagno...un vero galantuomo, non si volta mai indietro, ne, maledice il piatto in cui ha mangiato...Ingres, oltre ad essere un mediocre pittore non doveva essere poi un gran signore...


Ma nooooooo, non è "fissità inespressiva". E' piuttosto l'espressione serena di chi si trova in quel particolare momento di transizione in cui comincia a prendere coscienza della realtà: il passato si sta dissolvendo nella calma momentanea che prelude all'irruzione del futuro. Bello, eh?In Origine Postato da pcosta
Il sorriso dell'appeso
A volte vedere le cose da un diverso punto di vista ci avvicina alla verità, ma non sempre.
L'occhio - che come tutti sanno vuole la sua parte - spesso invece ci inganna e soprattutto nella percezione dei volti umani.
Così il placido sorriso dell'appeso - una volta riportato alla prospettiva più solita - si trasforma in una immobile fissità inespressiva.
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Bello, insomma... certo dipende dal futuro...![]()


Sì, confermo: non che non mi fidi di pcosta, sia chiaro (non oserei mai... e poi, che motivo avrei?In Origine Postato da pcosta
Un esempio ancora più evidente è quest'opera, credo tratta da un famoso quadro di Ingres, che come un amaro apologo di una storia d'amore finita male, trasforma una gentile fanciulla dai delicati lineamenti in un mostro di bruttezza, con una semplice rotazione di 180 gradi.
la giriamo?
massì...
chi non si fidasse e pensasse che non si tratta della stessa immagine potrà farne diretta verifica provvedendo a ruotare la testa - qualora ne disponga - di 180 gradi.), ma così, per curiosità, ho controllato e si tratta effettivamente della stessa immagine.
Solo un piccolo, trascurabile, marginale, insignificante dubbio sull’autenticità del dipinto, nonché dell’amarissimo e spietato apologo...
Toh! Eccola qui la vera Mademoiselle Rivière…![]()


Si, l'originale di Ingres è tanto famoso che è stato oggetto - come Monna Lisa (di cui forse è a sua volta una "citazione") - di reinterpretazioni piuttosto stravaganti.
Oltre a quella che ho postato sopra c'è pure quella di Botero, altro apologo impertinente della trasformazione della bellezza femminile.
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Fernando Botero
M.elle Riviere, dopo Ingres, 2000
olio su tela, cm. 171 x 131
Non conosco l'autore della parodia irriverente che trasforma in una megera la piccola Rivière; è forse più probabile che si tratti di un esercizio sulla percezione dei tratti del volto piuttosto che un romantico innamorato deluso, come ho ipotizzato.
Caroline Rivière, al momento del ritratto aveva solo tredici anni d'età, e poco dopo essere stata ritratta da Ingres, morì: anche il quadro di Ingres fu assai criticato dai contemporanei per la sua fredda luminosità.


Ops… mi era sfuggito quel tuo "credo tratta da un famoso quadro di Ingres" e, conoscendo bene l'ingegnosità pcostiana, nonché certi precedenti (), ero strasicura fossi tu l'autore del capolavoro. Meno male che non ho scomodato il (il o lo? boh...) C.S.I.C.S.C.I.O.P., che figura ci avrei fatto?
Vabbé, ti devo delle scuse. Forse... perché non è che sia convintissima, eh...![]()
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