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Risultati da 41 a 50 di 59

Discussione: Il taglio delle tasse

  1. #41
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    Peculiarità tricolori
    L’ingiustizia dell’8 per mille

    di Romano Bracalini

    Il prelievo forzoso dell’8 per mille è un’altra prerogativa del sistema medievale italiano in fatto di tributi. Così, non contenti della fetta considerevole del tuo stipendio che guadagna lo Stato impiccione, in accordo con le chiese d’ogni confessione, pretende anche il “backscisc”. C’è solo l’imbarazzo della scelta. I pretendenti sono molti e agguerriti. Sei ateo? Chi se ne frega! Non t’importa della nuova chiesa nella foresta? Fa nulla! Non scegli? Ti viene prelevato lo stesso. Che c’entra col culto, che c’entra con la carità se ti viene estorto senza nemmeno un grazie. Un contributo per il terremoto in Perù? Una campagna contro la mosca tze tze? Un aiuto per il riscatto del missionario catturato in Indonesia? Una ruberia mascherata di pietà? Le motivazioni muovono tutte alla commozione e al pianto. Serve a erigere un tribunale ecclesiastico? A portare sollievo al Kinshasa? A sfamare l’Africa? E’ una parola! A costo di sembrate insensibile al dolore del Terzo Mondo, povero ma non disarmato, non darei un soldo bucato. I Valdesi? Chiedano aiuto a fratel Ferrero!

    Tutte le ragioni dell’8 per mille mi sembrano pretestuose e poco chiare. Si vedrà che in Europa questa pratica di pedaggio in uso tra i briganti calabro-napoletani è pressoché sconosciuta. Qui è lo Stato che tiene il banco e distribuisce il bottino. Conta sugli agnostici, sui “senza chiesa”, senza diritto all’esenzione. Non credi? Scuci lo stesso! Peggio di un tafano sulla groppa di un ronzino. L’8 per mille è un meccanismo voluto dal nuovo concordato del 1984 tra lo Stato e la Chiesa .Con la firma dei Patti Lateranensi nel 1929 si passò dal sistema della congrua (voluta da Mussolini con la quale lo Stato pagava lo stipendio dei preti) a questa forma più indiretta di contributo di cui la Chiesa cattolica è il maggiore beneficiario. Visto che le chiese e le confessioni presenti in Italia ricevono l’obolo, i musulmani si sono chiesti perché loro no, ma per ora sono rimasti fuori. Non è ancora previsto l’obolo per la dea Kalì e gli animisti. E per gli atei niente?

    Il contribuente italiano non ha scampo. Si calcola che il 60% non scelga, non sapendo a chi darlo o forse per non volerlo dare spontaneamente, ma sia chiaro che è una rapina. Deve essere chiaro che è un sopruso, una sopraffazione. Niente paura. Lo Stato impiccione sceglie per te .Nel senso che se non opti per qualcuno l’8 per mille ti viene egualmente prelevato. Non va allo Stato come qualcuno pensa. Viene suddiviso tra le chiese in proporzione alle firme raccolte. La chiesa cattolica ricava l’89% (pari a un miliardo di Euro) che utilizza in gran parte per pagare i preti e le suore, per le opere di culto e per circa il 20% per le opere di pietà che si disperdono in Africa come un rigagnolo nel deserto. Lo Stato, che è quello meno gettonato, con appena l’8% dei consensi, destina i fondi dell’8 per mille alla Polizia e, credetemi sulla parola, alla ristrutturazione delle chiese.

    Insomma, lo Stato laico dà un a mano al patrimonio di San Pietro. Pio IX, l’ultimo papa-re, sarebbe lieto di saperlo. Attraversi il confine e sei nell’Europa civile. Anche in Germania è previsto una contributo alla Chiesa (cattolica e luterana), ma con la differenza sostanziale, urbana e civile che se il contribuente dichiara di non appartenere a nessuna Chiesa, viene immediatamente esentato dall’obbligo di versare il contributo. Nella empirica e pragmatica Inghilterra nessun tributo privilegiato è previsto nella dichiarazione dei redditi pagabile per posta. Laica, retaggio giacobino, sfrondata di inutili orpelli o tranelli per il contribuente gonzo, la dichiarazione dei redditi in Francia. Stato rigorosamente laico da un secolo. Il contribuente può volontariamente versare somme in favore di associazioni sanitarie o benefiche: Croce Rossa, Lega per la lotta contro i tumori, ricerca scientifica, come dovrebbe avvenire in Italia, donazioni per i poveri e i senza-tetto. Nulla è dovuto alla Chiesa. Di più: la somma devoluta può essere detratta dalle tasse.

    In Italia invece chiunque professi una fede, anche d’importazione, anche di minima presa, può partecipare alla spartizione. In Italia sono in lista d’attesa i testimoni di Geova, i mormoni, gli induisti. C’è nessun altro? E io pago, diceva Totò. Con una lodevole eccezione. La chiesa cristiana Evangelica Battista rifiuta di partecipare per “sottolineare la laicità dello stato”. In effetti mischiare la fede con la tangente non sta bene. Ma nessuna Chiesa ci sente da questo orecchio. A ciascuna di esse, più coerentemente, dovrebbe bastare l’elemosina domenicale, il buon cuore dei fedeli, il santo rastrello di Dio. Ma io, che non appartengo a nessun Chiesa, perché devo pagare le ferie a don Mazzi, o contribuire alla diffusione del culto in Papuasia? Allo Stato-tafano dovrebbero bastare le odiose gabelle, l’imposta annuale già anticipata sui redditi futuri, pagata ancora prima di guadagnare, nel caso che il contribuente morisse da moroso (lo Stato è previdente). Ma, invece, non è ancora sazio. Come la dea Kalì dalle molte mani pretende un altro 8 per mille per opere che non vanno mai a beneficio del suddito vessato. Uno tsunami in Birmania? Un’eruzione alle Figi? Grazie. Abbiamo già dato!

    tratto da http://www.opinione.it/pages.php?dir...77&id_art=5403

  2. #42
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    Boom delle entrate tributarie: dov'è l'errore?

    Pacta sunt servanda. La partita doppia è l'elemento fondante di ogni contabilità, pare che TPS non sappia stendere un bilancio di previsione: le sballa tutte. Sembrerebbe una cosa ovvia: i conti non tornano. Si taglino le spese! Detta così come si fa a non rimproverare gli spendaccioni del governo che insistono a grattare la botte oltre il fondo? Come dar torto al TPS, coadiuvato dal Visco, che hanno del “FISCHIO” l’idea del limone?
    Spremere. Spremere nella pressa fiscale il limone ( il contribuente) fino all’ultima stilla (euro). Le uscite che gravano sul bilancio dello Stato sono emorragiche, le entrate sono inadeguate ai compiti presunti: bisogna supertassare erga omnes: guerra agli evasori!



    Naturalmente a nessuno degli economisti del governo può venire in mente che, se l’economia della casa non può permettersi le brioches di Maria Antonietta, bisogna ricorrere a quel pane raffermo, riscaldato nel forno per ammollarlo, spalmato di margarina, per la prima colazione: non sia mai detto!
    La colazione con le brioches è un diritto sancito dalla Costituzione: Dio ce l’ha dato, guai a chi ce lo tocca.

    Il dilemma, come sempre, è cornuto. Non siamo in presenza del famoso asino di Buridano che, non sapendo scegliere da quale dei due mucchi di fieno iniziare il pasto perché entrambi gli apparivano ottimi, nell’indecisione protratta, illanguidì e morì di fame.
    Né potremmo paragonare il nostro contribuente ai cavalli di monsignor Perrella i quali, sottoposti al digiuno sperimentale del monsignore (li faceva solo bere), quando sembravano ben persuasi della terapia adottata, improvvisamente morirono. Con gran costernazione del monsignore che si lasciò sfuggire un’imprecazione: Gesù! Proprio adesso che s’erano abituati a digiunare.

    Bando alle facezie, lasciamo l’ironia per cose più serie, qua si tratta di reperire entrate fiscali sufficienti a tacitare l’ideologia impositiva di Rifondazione Comunista; non importa quale sperpero del sistema fagociti le migliaia di miliardi necessari al Bilancio dello Stato: PACTA SUNT SERVANDA!

    Ai “duri e puri” di Rifondazione (Ferrero, Giordano, Diliberto), importa che “Pacta sunt servanda”, e Prodi non può fare l’orecchio da mercante obliando gli impegni assunti quando il voto di Rifondazione appariva necessario per sconfiggere l’odiato Cavaliere (“De pactis” - Che cosa v’è di più consono alla umana lealtà del rispettare i patti stabiliti consenzientemente? – “Quid enim tam congruum fidei humanae quam ea, quae inter eos placuerunt, servare”? - ).

    L’equità tassatoria si impone urgente, le rendite finanziarie vanno tassate tutte al 20% dei rendimenti. Non importa se poi lo Stato, per rendere appetibili sul mercato i BOT, i CCT e gli altri titoli obbligazionari, sarò costretto ad alzare il tasso d’interesse trasformando il gioco a una partita di giro ridicola e sprecatoria.

    Per quello che mi concerne non mi stancherò mai di accusare Silvio Berlusconi d’infantilismo strategico, si fece bidonare dalle sinistre prodiane con il massimo dell’insipienza.

    Celestino Ferraro

    tratto da http://www.nuvolarossa.org/modules/n...p?storyid=4241

  3. #43
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  4. #44
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    I privilegi della Chiesa nel mirino dell'Ue: non solo Ici e Ires
    Sono molti i benefici su cui può contare l’istituzione religiosa

    Le mille agevolazioni fiscali di cui gode la Chiesa sono finite nel mirino dell’antitrust europea. L’Italia rischia infatti l’apertura di un’inchiesta da parte dell’Ue per aiuti di Stato illegali. Sono molti i benefici su cui può contare l’istituzione religiosa, e vanno dall’esenzione Ici agli sconti Ires. Ma sono anche altri i vantaggi di cui gode il Vaticano, come il trattamento riservato ai suoi dipendenti, che non devono versare l’Irpef. Dell’avvio di una procedure nei confronti dell’Italia si era già parlato nel passato. E la scorsa settimana anche il sottosegretario all’Economia, Paolo Cento, aveva sollevato il problema, rilevando la necessità di superare i «privilegi» di cui la Chiesa beneficia nelle attività commerciali. Queste, comunque, le agevolazioni su cui può contare la Chiesa.

    Ires: È previsto l’abbattimento dell’Ires del 50% nei confronti di una serie di soggetti tra cui gli enti di assistenza e beneficenza e gli altri enti il cui fine è equiparato per legge ai fini di assistenza ed istruzione. Tali agevolazioni, ovviamente, non competono agli enti ecclesiastici non riconosciuti o a quelli che, sebbene siano stati riconosciuti, svolgono un’attività commerciale.

    Nel caso di attività promiscua (commerciale e religiosa) gli enti ecclesiastici sono obbligati a distinguere le differenti fonti d’entrata; in particolare tutte le operazioni di carattere commerciale sono soggette all’Iva (non lo sono, tuttavia, le attività religiose commerciali ospedaliere e quelle didattiche) e, quindi alla tenuta, oltre che del codice fiscale, della partita Iva.

    La legge italiana stabilisce, inoltre, che il reddito dei fabbricati di proprietà della Santa Sede è esente dall’Ires, mentre i fabbricati destinati esclusivamente all’esercizio del culto e quelli esistenti nei cimiteri e loro pertinenze non vengono considerati produttivi di reddito, a prescindere dalla natura del soggetto che li possiede.

    Ici: Altra agevolazione fortemente contestata in passato è l’esenzione Ici, relativamente ai fabbricati destinati in via esclusiva all’esercizio del culto e le relative pertinenze. A partire dal 2007 è prevista anche l’esenzione dell’Ici per gli immobili adibiti a scopi commerciali per la Chiesa, basta che sia mantenuta una piccola struttura destinata ad attività religiose.

    Irap: La legge stabilisce poi, per quanto riguarda le retribuzioni corrisposte ai sacerdoti dalla Chiesa cattolica, che non costituiscono base imponibile ai fini dell’Irap. Occhio di riguardo anche per il trattamento fiscale dei proventi derivanti dall’attività lavorativa dei religiosi appartenenti agli enti ecclesiastici. Il Tuir consente agli enti religiosi, per quanto riguarda le spese relative all’opera prestata in via continuativa dai membri degli enti religiosi, ai fini della determinazione del proprio reddito di impresa, la deduzione, per ciascuno dei propri membri che prestano la loro opera nell’attività commerciale imponibile, di un importo corrispondente all’ammontare del limite minimo annuo previsto per le pensioni corrisposte dal Fondo pensioni dei lavoratori dell’Inps.

    Dipendenti Vaticano: Mentre i dipendenti della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano sono esentati dall’irpef. Le retribuzioni, di qualsiasi natura, le pensioni e le indennità di fine rapporto corrisposte dalla Santa Sede, dagli altri enti centrali della Chiesa cattolica e da altri enti gestiti direttamente dalla Santa Sede ai propri dignitari, impiegati e salariati, ancorchè non stabili, sono esenti dall’irpef e dall’imposta locale sui redditi.

    Tasse immobiliari: Gli immobili pontifici sono esenti da tributi sia ordinari chè straordinari, verso lo Stato o qualsiasi altro ente.

    Tasse dogana: E le merci provenienti dall’estero e dirette alla Città del Vaticano, o fuori della medesima, a istituzioni o uffici della Santa Sede, ovunque situati, sono sempre ammesse da qualunque punto del confine italiano e in qualunque porto della Repubblica al transito per il territorio italiano con piena esenzione dai diritti doganali e daziari.

    tratto da http://www.lastampa.it/redazione/cms...5197girata.asp

  5. #45
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    Tasse, Prodi batte tutti i record
    La pressione fiscale svetta al 43,1%

    di Fabrizio Ravoni

    Roma - «Abbiamo ridotto la pressione fiscale», dice Romano Prodi. Per la legge finanziaria, il taglio è stato dello 0,1%: dal 43,1% di quest’anno al 43 del prossimo (resta il fatto che il 43,1% è più basso solo del record toccato del 43,7% nel 1997 con l’Eurotassa). «Abbiamo messo sotto controllo la spesa corrente», aggiunge Tommaso Padoa Schioppa. Nel 2008 la spesa corrente cresce dello 0,1%. «E ridotto il debito pubblico», aggiunge il ministro dell’Economia.

    In effetti, nelle tabelle fornite a Palazzo Chigi il dato del debito passa dal 105 di quest’anno al 103,5% del pil (il Dpef indicava per quest’anno un rapporto debito-pil al 104,7%). Ma per raggiungere questo risultato, il fabbisogno di cassa del 2008 (valore valido per il calcolo del debito) dev’essere inferiore di quasi un punto nominale rispetto al deficit, indicato al 2,2%; soprattutto, a fronte di un pil che cresce dell’1,5%, a fronte di una previsione dell’1,9% del Dpef. Da qui, la cautela della Commissione europea nel prendere per buone le cifre della manovra. E fra una settimana gli esperti di Bruxelles saranno a Roma. Padoa Schioppa, comunque, confida che l’Italia possa uscire dalla procedura per deficit eccessivo.

    Un po’ di chiarezza sui reali valori della finanziaria per il 2008 arriverà quando il ministero dell’Economia renderà disponibile la Relazione previsionale e programmatica (Rpp), approvata dal Cipe venerdì. Dal documento si potrà stabilire l’effettivo livello di pressione fiscale; ed a quanto ammonteranno le maggiori entrate legate all’extragettito. Al momento, sono state stimate in quasi 6 miliardi e mezzo: i due terzi della manovra. Quest’anno, il «tesoretto» è stato più del doppio; ma interamente assorbito da maggiori spese. Il cui livello complessivo, però (oltre alla crescita di quelle correnti dello 0,1%), si potrà scoprire solo con la Rpp. Intanto, la manovra è passata, dopo il consiglio dei ministri, da 11 a quasi 11,5 miliardi.

    Nella sostanza, della legge finanziaria finora si conoscono soltanto quelle misure destinate a far recuperare consenso al governo: dal milione di alberi che verranno piantati al bonus una tantum per chi dichiara un reddito intorno ai 625 euro al mese. Il resto è avvolto nel mistero.

    Così come sarebbe dovuta restare nell’ombra la norma del decreto legge che attribuiva un sostanzioso finanziamento alla Biblioteca europea di Milano (50 milioni) ad integrazione della dotazione di 15 milioni all’anno. La Biblioteca è presieduta da Antonio Padoa-Schioppa, fratello del ministro. Sono le due di notte fra venerdì e sabato quando Fabio Mussi si accorge della norma. Nella sua proverbiale schiettezza toscana, il ministro dell’Università rimprovera (i termini usati non erano proprio garbati) la scelta del collega dell’Economia. «Non voglio approfondire i gradi di parentela che legano il presidente della Biblioteca al ministro dell’Economia», avrebbe detto con un pizzico di ironia. E quei 50 milioni vengono dirottati verso Rosy Bindi e Arturo Parisi, che riesce così ad annullare in buona parte i tagli alla Difesa.

    Nella notte, i ministri si ribellano a Vincenzo Visco ed alle sue assunzioni di personale per le Agenzie fiscali (Dogane ed Entrate) e Guardia di Finanza. Assunzioni che avevano una copertura automatica: i costi si sarebbero dovuti alimentare dalla maggiore evasione individuata dai neo-assunti. Amato blocca l’operazione e tampona i tagli alle Forze dell’ordine (eccezion fatta per il 10% degli straordinari). Attenuati anche i risparmi nel pubblico impiego. Palazzo Chigi, poi, si oppone alla norma che creava un ufficio della Ragioneria generale dello Stato presso la Presidenza del consiglio.

    Così come Antonio Di Pietro dichiara battaglia al suo collega Alessandro Bianchi. Il ministro dei Trasporti ha introdotto norme che prevedono affidamenti senza gara per i collegamenti veloci fra la Calabria e la Sicilia. Analoghi affidamenti senza gara sono previsti per lo studio della trasformazione dei Monopoli di Stato in Agenzia dei Giochi.

    Nel decreto legge, poi, viene introdotto uno spoil system ad personam. Per rimuovere un dirigente viene riorganizzato tutto il ministero dell’Ambiente.

    tratto da http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=209658

  6. #46
    guidulli
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    Citazione Originariamente Scritto da Io Robert Visualizza Messaggio
    L'idiozia aumenta pericolosamente su POL , qui abbiamo un aumento netto d'imposta per tutti , dal ceto medio in giù (solo i ricchi con oltre 100.000€ di reddito non pagano niente di più-...)e questo cerebroleso viene a inventarsi il titolo fazioso filo-Prodiano Il taglio delle tasse?!
    come se io aprissi il thread su cosa ne pensate della vittoria della Francia ai Mondiali!il contrario della verità
    ricoveratevi
    veramente senza dignità , senza un minimo di vergogna o senso del ridicolo...
    I comunisti sono fatti così.... (o forse sono pagliacci?)

  7. #47
    guidulli
    Ospite

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    Stiamo raggiungendo i massimi picchi di pressione fiscale degli ultimi decenni, e questi ci vengono a parlare di taglio delle tasse... cmq consiglio di andare a vedere la pressione fiscale del 2005: 40,6% circa

  8. #48
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    E' tempo perso rispondere a questa domanda, perché un taglio generale VERO delle tasse non ci sarà finché non si procederà al 'taglio' dei rami inutili dello Stato e delle sue derivazioni. Tutto questo per un semplice motivo: fino a che ci saranno milioni di persone da stipendiare (dipendenti) o da foraggiare (politici e sottogoverno centrale, regionale, provinciale, comunale, circoscrizionale, condominiale, orticellare, ...), potranno ridurre le imposte da una parte solo per metterne di più pesanti da un'altra.

  9. #49
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    Il governo delle tasse Romano/Prodi autore di uno dei più ampi aumenti delle imposte
    Un esecutivo che soffoca le forze produttive

    di Gianni Ravaglia

    Nonostante l'euro forte, l'aumento dei prezzi in dollari delle materie prime e di quelle energetiche comincia a pesare sull'inflazione europea e italiana. A condizioni invariate, si può supporre che l'aumento dei prezzi del 2,4%, il più alto toccato dal giugno 2004, non sia che l'inizio di un trend ascendente. Se poi saranno confermati i dati che segnalano, per l'Italia, una riduzione della produzione industriale e del prodotto interno, ci troveremmo di fronte a ciò che gli economisti chiamano stagflazione.

    Una realtà che vede la somma, in un vortice perverso, di inflazione e stagnazione. Per i cittadini, significa avere una decurtazione del potere d'acquisito dei propri salari, congiunta ad una decrescita, tanto cara agli ideologi dell'ambientalismo, che comporta crisi aziendali e disoccupazione. Rincorsa salari-prezzi-salari, disavanzi pubblici crescenti, vincoli amministrativi sui prezzi, rigidità del mercato del lavoro, sono gli interventi che le associazioni dei consumatori di origine sindacale e i sindacati hanno ricominciato a chiedere. Hanno dimenticato gli errori commessi negli anni settanta, quando, con tali politiche, l'inflazione raggiunse il 20%. Allora i governi si fecero travolgere dalle pressioni sindacali e dalla crisi petrolifera e imposero scelte dirigistiche sui prezzi, chiusure alla concorrenza internazionale, debito pubblico crescente. Poi venne il tracollo. Cui seguirono nuove regole finanziarie, l'abbandono del punto unico di contingenza e lo smantellamento delle fallimentari aziende pubbliche, ma i nodi di fondo che bloccavano la competitività del Sistema Italia, non furono sciolti. L'unica misura, per così dire, innovativa, è stata quella di aumentare le imposte.

    La pressione fiscale (tasse più contributi) sul Pil dal 26,8% che era nel 1970, ha raggiunto, oggi, il 43%. Una crescita che non è stata utilizzata per ridurre il debito pubblico. Esso, infatti, è passato dal 38% del Pil nel 1970 al 57% nel 1975, per poi raddoppiare nei successivi trent'anni. Per contro, sono invece aumentate le spese della potente casta statalista. Spese che incidevano per un 33% sul Pil nel 1970, mentre oggi raggiungono il 50%. L'irresponsabilità politica e finanziaria che ha minato le fondamenta del nostro equilibrio economico, tanto da farci temere il peggio ad ogni input negativo dell'economia internazionale, è cominciata in quegli anni con il compromesso storico e la concertazione governo-sindacati-grande industria. Un sistema di potere ancora oggi al comando che, per tutelare, male, se stesso, ha sconfitto gli interessi nazionali. Non si dovrebbe mai dimenticare che tale sistema, negli indici dei paesi industrializzati, ci ha regalato due Oscar alla carriera: quello della minor crescita economica e quello del maggior debito pubblico. Un sistema che, in passato, quando l'orgia delle spese diventava insopportabile, per recuperare competitività, svalutava il potere d'acquisto della lira. Questa valvola, che truffava i cittadini per nascondere gli errori, con l'Euro non esiste più. Se la si volesse usare di nuovo, faremmo la fine dell'Argentina. La competitività ce la dobbiamo guadagnare con politiche virtuose. Ma Prodi, degno erede dei drogati da spesa pubblica, ad eccezione delle limitate liberalizzazioni, fino ad ora, non ha fatto altro che ripetere, amplificandoli, gli errori del passato. Ad una delle più ampie manovre di crescita della tassazione che si ricordi, ha fatto seguire una delle più estese manovre di aumento della spesa corrente. Ha tolto ossigeno a tutta la società produttiva per remunerare i propri clienti. Con l'aggravante di aver bloccato ogni investimento infrastrutturale ed energetico. L'immagine del suo sorridente faccione, al seguito delle imprese italiane che stanno delocalizzando in Cina e in India, al pari di quella seria e compunta con la quale ha inibito investimenti esteri in Italia, sono emblematiche del tragico fallimento di una politica e di una alleanza. Sintomatico della perversione cui può condurre l'assenza di un progetto politico che guardi all'interesse nazionale è stato anche il recente sciopero generale dei trasporti. I sindacati del pubblico impiego hanno voluto fermare l'Italia per ottenere, dai propri rappresentanti al potere, ancora più risorse, da prelevare dalle tasche di quegli stessi cittadini che hanno lasciato a piedi, per garantire la sopravvivenza di aziende decotte quali l'Alitalia o del tutto inefficienti come le ferrovie e le aziende di trasporto pubblico. Non hanno ancora capito che l'inflazione è una brutta bestia. Se continuerà a crescere, la Banca Europea aumenterà i tassi, chi ha un mutuo pagherà di più, le imprese investiranno meno, la disoccupazione crescerà, il potere d'acquisto di pensionati e lavoratori diminuirà e lo Stato, ancor più indebitato, avrà minori risorse da distribuire. E Veltroni vuole tenere in piedi Prodi ancora per un anno? Se così fosse, Berlusconi non potrà che ringraziare.

    tratto da http://www.pri.it/3%20Dicembre%20200...iaGovTasse.htm

  10. #50
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    Non votavo ne l'uno nell'altro, continuerò anon votare ne l'uno ne l'altro. Viva la Repubblica Sarda.

 

 
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