Risultati da 1 a 2 di 2
  1. #1
    email non funzionante
    Data Registrazione
    13 May 2009
    Messaggi
    30,192
     Likes dati
    0
     Like avuti
    11
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito L’ucraina E’ Una Posta Troppo Alta

    di Giulietto Chiesa
    del 24 novembre 2004, in uscita sul mensile Galatea

    Avevamo archiviato la Russia, sotto le diciture varie di partner dell'occidente, inglobata, normalizzata, capitalista, democratica, addomesticata, inoffensiva, un pò cadente, fuori moda, folklore ecc. Più o meno tranquillizzanti, tutte le diciture, gli aggettivi e i gerundi. Eravamo certi di avere vinto, definitivamente.
    Passata la tempesta odo augelli far festa.... I baltici glieli abbiamo portati via e adesso sono in Europa, felici e contenti. L'Ucraina sarebbe caduta come una pera al momento giusto di maturazione. La Bielorussia di Lukashenko sarebbe stata un ossicino soltanto un tantino più duro da sgretolare...

    Laggiù in Asia la guerra afghana di George Bush era stata efficace: non tanto e non solo per far fuori i taleban ormai scomodi e - com'erano sempre stati - anche repellenti. No, il risultato migliore era stato quello di avere portato via dalle grinfie dell'orso ormai domato tre repubbliche dell'Asia Centrale ex sovietica, e di avere piazzato basi americane in Kirghizia e Uzbekistan.

    Più a ovest, detronizzato il vecchio e un pò rintontonito Eduard Shevardnadze, anche la Georgia era ormai entrata nell'area di influenza degli Stati Uniti e della Nato. L'Azerbajgian aveva già cambiato padrone con la buon'anima di Gheidar Aliev, ed era da tempo divenuto il luogo dove molti ex segretari di Stato Usa andavano a tenere conferenze ben pagate, aprivano uffici di consulenza, benedicevano gli affari delle grandi compagnie petrolifere.

    Ci si poteva dunque occupare d'altro. Per esempio di dichiarare guerra all'Irak, e di esportare la democrazia americana in tutto il resto del mondo. Poi, improvvisamente, ecco che il leader del partner democratico e capitalista, senza nemmeno avvertire, senza un minimo di cortesia, dopo aver tanto sorriso, dato e ricevuto pacche sulle spalle a Bush e Berlusconi, a Chirac e Shroeder, a Blair e a tutti gli altri, comunica freddamente al resto del mondo di avere armi strategiche del tutto nuove, inedite, imparabili.

    Informa i suoi dirimpettai d'oltre Atlantico - e, per conoscenza, anche i vicini cinesi, che sono molto amici, ma anche molto grossi e sempre più potenti - che la Russia ha missili capaci di sollevare 14, 4 tonnellate di armamenti nucleari, ben distribuiti in dieci testate indipendenti ciascuno, in grado di scendere a terra con traiettorie imprevedibili, velocissimi e manovrabili, insomma così strani da rendere vano ogni tentativo di intercettarli prima che giungano a destinazione.

    Cosa significa tutto questo? Putin Vladimir Vladimirovic fa un pò di voluta confusione parlando di necessità di perfezionare la lotta contro il terrorismo internazionale. Ma è del tutto evidente che questo tipo di armi non ha nulla a che vedere con il terrorismo internazionale (a meno di non supporre che Bush considera gli Stati Uniti come dei terroristi internazionali, per la qual cosa avrebbe parecchie ragioni). In realtà riafferma senza mezzi termini il ruolo della Russia come potenza mondiale, con la quale occorre di nuovo fare i conti. Altro che partner subalterno e pronto a incassare schiaffoni economici, politici e geostrategici! Il presidente russo dice quello che l'Occidente aveva voluto dimenticare: che la Russia è un paese dalle mille risorse, dotato di alta esperienza tecnologica e militare, oltre che di profonda e diffusa cultura.

    Si può essere poveri , perfino miserabili, si può avere un crollo di natalità, o vertici di mortalità infantile, si può avere un sistema sanitario ridotto ai minimi termini, o un elevatissimo tasso di alcolismo - e la Russia è diventata tutto questo e molto altro ancora, in peggio, grazie ai riformatori alla Boris Eltsin, applauditi freneticamente dall'Occidente mentre bombardavano il legittimo parlamento nazionale - ma questo non è sempre sufficiente per mettere in ginocchio un paese di grandi dimensioni.

    E' vero quello che scrisse il marchese De Coustine, e cioè che bisogna andare in Russia per capire cosa non può fare perfino colui che tutto può. Ma è anche vero il contrario, se un paese ha dimensioni di scala sufficientemente vaste. Bisogna andare in Russia per capire che un paese devastato e colonizzato può conservare risorse immense per risalire la china.

    Certo non nel tenore di vita delle sue genti, ma sicuramente nel campo tecnologico e militare. Così si può dire che la Russia di Putin è un vero disastro sociale e democratico, ma nello stesso tempo è in grado di costruire le armi più sofisticate del mondo. Non c'è alcuna contraddizione tra le due cose. Anzi, a ben vedere, esse sono complementari, e la seconda spiega bene anche la prima.

    Increduli o inquieti molti osservatori occidentali pensano adesso che Putin stia barando, o bluffando. Sbaglieremmo se ci cullassimo in questa ulteriore illusione. Nel 1999 mi capitò di visitare, tra i primi giornalisti occidentali ammessi a quelle zone un tempo segretissime, una delle città "Arzamas".

    Se non ricordo male aveva il numero 11. Città segrete fatte apposta perchè gli scienziati che vi lavoravano non potessero mai entrare in contatto con gli stranieri, le spie, i disturbatori della pubblica quiete come i giornalisti che fanno il loro mestiere (sempre più rari).

    La città stava andando a pezzi, gli edifici non erano stati riparati da molto tempo, come l'asfalto delle strade. C'era la casa dove Andrei Sakharov aveva lavorato per diversi anni, quasi sepolta tra le frasche mai potate, anch'essa quasi in rovina. Ma i laboratori dove ancora si lavorava, anche, in qualche caso, su progetti finanziati dagli americani, erano lindi ed efficienti. Poveri nel loro aspetto esteriore, ma tenuti a lucido. E gli scienziati che ancora li abitavano, pagati con stipendi che avrebbero fatto vergognare un lavascale di condominio italiano, erano ancora permeati di un orgoglio inossidabile.

    Credo che siano stati loro a fare quello che oggi Putin sbandiera come un suo successo.

    Non credo quindi che sia un bluff. Del resto era da almeno due anni che circolavano voci su diverse innovazioni russe: dai sommergibili atomici, ai nuovi caccia bombardieri supersonici Sukhoi, ai nuovi missili che, a quanto scrivono le riviste specializzate in armamenti, sono già stati messi in vendita segretamente agli iraniani e ai cinesi. Missili di crociera di cui si conosce anche il nome: Moskit , e che la Nato ha già catalogato come SS-N-22 Sunburn , che viaggiano a velocità Mach 2,1 due volte quella del suono, trasportando a scelta un carico nucleare di 200 chiloton ovvero una testata convenzionale di circa 400 chili, con un sistema di guida che gli permette bruschi e improvvisi mutamenti di rotta (ecco la novità che potrebbe riguardare le testate multiple dei missili balistici intercontinentali).

    Se Putin disponesse davvero di queste nuove armi ecco che l'equilibrio strategico dovrebbe essere ridefinito d'accapo in quasi tutte le sue componenti. Resta da chiedersi perchè mai Putin ha deciso di tirare fuori dal cappello a cilindro le sue sorprese proprio adesso. Fino all'altro ieri aveva taciuto; adesso, all'improvviso, fa la frittata. Perchè di una frittata si tratta, cioè di un processo irreversibile che non può più ritornare alle uova d'origine.

    Una risposta forse c'è nella crisi che si è aperta a centro dell'Europa, e precisamente in Ucraina. Non è una disputa da poco e Putin ha parlato dei suoi nuovi missili appena prima che esplodesse con il contestatissimo esito dell'elezione presidenziale. Non è un caso. L'avvertimento doveva servire a dissuadere gli Stati Uniti e l'Europa dal forzare la situazione a loro vantaggio, dal tirare la corda oltre il limite di sopportabilità che Putin può permettersi.

    Perchè anche lo zar ha i suoi problemi. L'Ucraina è la sua carta massima, la sua briscola più decisiva. La zar vuole ricostruire la Grande Russia. Non gl'importa niente del socialismo, ma pensa agli slavi e ortodossi di Russia, Ucraina, Bielorussia e Kazakhstan, cui magari aggiungere i cristiani non cattolici di Armenia e, in prospettiva, di quella Georgia divenuta da poco americana, ma che rimane appesa alle scelte della Russia in Abkhazia e in Ossetia del Sud.

    Tutto questo era fin troppo chiaro anche due anni fa. E Putin cedette mezza Asia Centrale ex sovietica per avere in cambio l'autorizzazione a questo disegno. Non so se Bush gliela firmò. Quello ch'è ora evidente è che un precipitare dell'Ucraina fuori dalla sfera d'influenza russa e il suo ricadere, con un grande tonfo, nel campo occidentale, nella Nato, nell'Europa, sarebbe la fine della grandeur putiniana. Con tante, forse troppe ricadute negative anche sulla figura del nuovo zar, disinnescato in casa propria dall'imperatore che non fa più sconti a nessuno.

    Ecco perchè adesso i missili fanno comodo: politicamente. Per dire a Washington che non può andare troppo oltre se non vuole innescare una drammatica contrapposizione.

    E' troppo presto per cogliere tutte le ripercussioni della mossa di Putin. Ma una è già fin troppo chiara: la politica del disarmo, inaugurata da Gorbaciov, è stata ormai cancellata del tutto. Ricomincia al contrario una grande, triplice, corsa al riarmo. Bush dovrà inventarsi un'altra cosa rispetto allo scudo spaziale che è già obsoleto prima ancora di essere entrato in funzione, e dopo che è già costato circa 20 miliardi di dollari.

    Ovvio che qualcosa troverà, perchè a ogni arma, prima o poi, corrisponde un'arma uguale e contraria, oppure disuguale ma altrettanto efficace. I cinesi se ne stanno acquattati, ma stanno facendo esattamente la stessa cosa, ben consapevoli che questa Russia che risorge militarmente (e solo militarmente) dal pantano, dovrà anch'essa rimanere sotto controllo. Il mondo bipolare ha impiegato cinquant'anni per andare in pezzi; a quello unipolare, per andare in frantumi, sono bastati quattro anni
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #2
    email non funzionante
    Data Registrazione
    13 May 2009
    Messaggi
    30,192
     Likes dati
    0
     Like avuti
    11
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    UCRAINA- IRAK: COME TI APPLICO DUE PESI E DUE MISURE


    di Giulietto Chiesa, del 25 novembre 2004, in uscita sul settimanale russo Kompania

    I miei abituali lettori non si arrabbieranno, spero, se intervengo anch'io negli affari interni di qualcuno. Ma , visto che lo fanno tutti, a destra e a manca, anch'io vorrei esercitare questo diritto.
    Adesso leggo che il signor Colin Powell (quello che andò al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, prima che cominciasse la guerra di aggressione contro un paese sovrano denominato Irak, e dichiarò di avere le prove che Saddam Hussein aveva armi di distruzione di massa) considera invalide le elezioni in Ucraina, perchè - così ha affermato - "non soddisfano gli standard internazionali e non ci sono state indagini sui numerosi e credibili resoconti di brogli e di abusi"...

    Noi sappiamo che Colin Powell è un bugiardo. E, essendo stato bugiardo nell'anno 2002, non si vede perchè non potrebbe esserlo altrettanto nel 2004.

    Tuttavia, io dichiaro solennemente di non avere visto con i miei occhi le elezioni in Ucraina. Io non c'ero. Ero da un'altra parte. Non c'era neanche Colin Powell.

    Anche lui era da un'altra parte. Siamo pari. E non mi sogno neppure di affermare che le elezioni in Ucraina si siano svolte in modo ineccepibile.

    Se, anzi, qualcuno mi chiedesse cosa ne penso, risponderei che sarei davvero oltremodo stupito se quelle elezioni fossero state regolari. Non mi risulta che ci siano state elezioni regolari nello spazio ex-sovietico dal 1991 ai giorni nostri. Ma non mi risulta nemmeno che gli osservatori stranieri, inviati a controllarne la regolarità, si siano molto indignati.

    Per la verità si potrebbe riassumere così: si sono indignati selettivamente, qua e là, qualche volta sì, qualche volta no. Spesso no, anche quando i sospetti erano più che evidenti. Gli ambasciatori occidentali convocavano gli osservatori internazionali dei rispettivi paesi e, di regola, comunicavano loro, qualche volta addirittura in anticipo, che, a loro avviso, le elezioni sarebbero state regolari. E gli osservatori - se non avevano ancora capito l'antifona - la capivano in quel momento, e si adeguavano.

    Parlo non per sentito dire, ma in qualità di testimone.

    Quindi mi pare lecito, come minimo, sottolineare che l'atteggiamento dell'Occidente non è sempre stato equanime. I sacri principi qualche volta - per non dire spesso - sono stati lasciati da parte in nome dei meno sacri (ma molto più concreti) interessi.

    Ecco perchè io penso che il popolo di Ucraina, quale che sia la sua volontà maggioritaria - della qual cosa difficilmente potremo avere dimostrazioni concrete e attendibili - sia oggi vittima non solo della poca onestà dei suoi governanti, ma anche della scarsissima obiettività degli Occidentali.

    E' chiaro come il sole quali sono gl'interessi in gioco. Mezza Ucraina vuole andare con la Russia, l'altra mezza vuole andare con l'America e con l'Europa. Questo è lo stato delle cose e, America e Europa da una parte, Russia dall'altra, tirano ciascuna la coperta dalla parte che loro interessa, cioè dalla propria.

    Saggezza avrebbe voluto che , per evitare drammi, i dirigenti politici ucraini si mettessero d'accordo prima per gestire politicamente e pacificamente il contrasto. Sfortunatamente la piccolezza degli uni e degli altri ha portato il paese sull'orlo dello scontro. Ci sarebbe da augurarsi, adesso, che la saggezza che è mancata a Kiev la si ripeschi in extremis nelle capitali che contano: Mosca e Washington, in primo luogo, ma anche Berlino, Parigi, Bruxelles.

    E speriamo che vada tutto, bene, incrociamo le dita dietro la schiena, come si fa a Napoli per scongiurare il malocchio. Poi segniamo sul calendario la data del 30 gennaio 2005. E' quella in cui voteranno gli iracheni. Un intero grande paese sarà portato alle urne in guerra, senza osservatori internazionali, senza regole che non siano quelle delle truppe occupanti. Ma volete scommettere? Colin Powell non sarà più al suo posto, sostituito da Condoleeza Rice, ma si può essere certi fin da ora che la signora dirà che le elezioni irachene sono state valide, validissime, ineccepibili.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 

Discussioni Simili

  1. Risposte: 36
    Ultimo Messaggio: 21-02-14, 02:23
  2. Risposte: 5
    Ultimo Messaggio: 06-11-08, 21:14
  3. Outlook e protezione troppo alta
    Di FdV77 nel forum Scienza e Tecnologia
    Risposte: 12
    Ultimo Messaggio: 06-03-08, 14:53
  4. Risposte: 188
    Ultimo Messaggio: 03-03-08, 07:46
  5. Berlusconi non più indispensabile... ma non ditelo troppo ad alta voce!
    Di socialista1892 nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 29-06-04, 12:03

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito