Tratto da L'espresso n.° 48 del 2 dicembre 2004:
di Fabrizio Gatti
"Lavorano per l'Italia, ma non esistono. Guadagnano 2 euro l'ora in nero, il prezzo di due caffè al bar. Oppure, se conquistano un'assunzione in regola, sono pagati per i primi 20 giorni del mese: il resto è fatica gratis. Undici, 12 ore al giorno. Spesso sete giorni su sette. Prendere o lasciare. E quando non servono più, se ne devono andare senza nemmeno l'ultimo stipendio. Licenziamento a voce, lo chiamano. Chi si ribella, può essere zittito dalle minacce. Chi raccoglie prove per avviare una causa, viene fermato con una manciata di spiccioli. E chi si fa male in cantiere, finisce abbandonato sul bordo di una strada.
E il Paese dei nuovi schiavi. Qualche italiano sfortunato, migliaia di immigrati. Soprattutto egiziani, albanesi, romani. Fantasmi senza voce. Le loro braccia stanno costruendo l'Italia del Terzo millennio. Case, palazzi, centri commerciali. E poi autostrade, ferrovie, centrali eletriche. Contratti da fame, buste paga fasulle e giù giù fino al racket del caporalato.
La deregulation nei contratti domina ormai perfino i ricchi appalti pubblici". ...
E questo l'aggiungo io. Ecco il vero volto di chi vuole le frontiere aperte agli immigrati (da sfruttare) e di chi, nel poloulivo, si è battuto per distruggere le tutele del lavoro.




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