La deindustrializzazione, la chiusura delle grandi fabbriche nazionali pubbliche e private nel Sud, la crisi del settore agricolo, l'aumento del lavoro nero, della disoccupazione giovanile e femminile, la conseguente povertà dilagante, la privatizzazione della sanità, dei trasporti, delle risorse idriche, del territorio, l'abrogazione del diritto allo studio, la controriforma pensionistica, la svendita dei beni pubblici, la controriforma costituzionale dello Stato che ha spezzettato l'Italia in venti piccoli staterelli, sono tutti elementi della Questione meridionale costruiti ad uno ad uno dalle leggi del governo del neoduce Berlusconi, e del parlamento della seconda repubblica neofascista, presidenzialista e federalista, sottoscritte da Ciampi e senza trovare una seria opposizione da parte del "centro-sinistra". Per questo i primi passi necessari per la risoluzione della Questione meridionale sono l'abrogazione di tutte le controriforme istituzionali, economiche e sociali approvate in questi ultimi anni, l'affossamento della finanziaria di lacrime e sangue del neoduce Berlusconi e l'abbattimento del suo governo.
Ma la Questione meridionale non è risolvibile nel sistema capitalista, lo dimostra il permanente sottosviluppo del Mezzogiorno dopo 144 anni dall'unità d'Italia. Il capitalismo ha dimostrato di essere incapace di colmare il divario Nord-Sud, per il semplice fatto che esso è un suo prodotto e nel contempo gli è funzionale. Solo con un'economia e uno Stato socialisti, quando cioè il principio guida della produzione e dell'economia non saranno più il massimo profitto e le leggi del mercato, bensì i bisogni e le esigenze delle masse popolari, la Questione meridionale potrà essere risolta. Solo, dunque, con la conquista dell'Italia unita, rossa e socialista, il cui presupposto è l'esistenza di un PMLI grande, forte e radicato su tutto il territorio nazionale, in particolare nel Mezzogiorno.
Uno dei nodi centrali dell'impoverimento delle masse siciliane, la deindustrializzazione a tappe forzate dell'isola. Intanto proprio nella provincia nissena si sta consumando, per diverse migliaia di famiglie operaie, il dramma della progressiva dismissione del petrolchimico di Gela, una delle maggiori strutture industriali del Mezzogiorno. Sono stati stanziati 100-120 mila miliardi tra fondi strutturali Ue e nazionali per gli anni 2000-2006. Ma come saranno spesi, per che cosa e a chi andranno a beneficio? Agli industriali privati, se il buon dì si vede dal mattino. Visto che l'Agensud, che in realtà si chiama `Sviluppo Italia' e già nella denominazione si dice che non si occuperà solo del Mezzogiorno, non è che una società per azioni e che i candidati a presiederla sono tutti quanti industriali. C’è un intervento" di stampo privatistico e deregolamentato sul Mezzogiorno verso il quale si avviavano le istituzioni della seconda repubblica. intervento di stampo privatistico e deregolamentato sul Mezzogiorno verso il quale si avviavano le istituzioni della seconda repubblica. Grazie a queste linee di intervento ci troviamo a che fare in Sicilia, ad esempio, con la vergognosa vicenda dell'espropriazione dell'immenso patrimonio pubblico dell'Eas, passato alla multinazionale francese Vivendi, che usufruisce anche dell'ampio sostegno di denaro pubblico; oggi ci troviamo a fare i conti con l'incontrollato proliferare di appalti di "opere pubbliche" in project-financing, cioè costruite in collaborazione tra pubblico e privato, ma i cui profitti di gestione andranno al privato, che imporrà ticket e tariffe ai cittadini per usufruire del servizio. E poi c'è la svendita del territorio e la progressiva privatizzazione dei parchi e delle aree protette. Oggi una buona parte della Questione meridionale sta proprio in questo selvaggio sfruttamento e depauperamento delle risorse economiche e naturali delle regioni del Sud, nella privatizzazione di settori di vitale importanza, come quello della gestione dell'acqua. Il PMLI è d'accordo con la necessità di maggiori stanziamenti pubblici per il Mezzogiorno, ma come evitare che questo flusso di stanziamenti finisca unicamente nelle tasche degli imprenditori privati, o ancor peggio della mafia, è uno dei problemi con i quali confrontarsi.
In ogni caso non possiamo nascondere che questa Finanziaria non prevede affatto grandi stanziamenti per il Sud, e che, anzi, pretende di limitarli per stornare i relativi fondi sul taglio delle tasse ai ricchi e ai capitalisti. Il viceministro dell'economia con la delega del Mezzogiorno, Micciché, non difende gli interessi delle masse popolari e lavoratrici del Mezzogiorno, quanto il presunto diritto degli imprenditori privati che investono nel Sud a poter continuare ad incassare gli investimenti pubblici. Del resto la linea degli "oppositori" interni alla maggioranza nel governo Berlusconi è chiaramente definita dalla parola d'ordine di Micciché "più soldi per le imprese nel Sud". Ma la prova più lampante di quali interessi possano nascondersi dietro la richiesta di questi fondi per il Sud la dà l'ultraprivatista, reazionario ed antipopolare presidente della Regione Sicilia Cuffaro quando, intervenendo a Caltanissetta il 16 novembre, ed ergendosi anche lui a paladino del Mezzogiorno, chiede una sorta di "nuovo piano Marshall".
Sul piano economico, il problema di fondo del Mezzogiorno è che gli manca una struttura economica simile a quella che possiede il Centro-Nord. Questa struttura gliela può dare solo il governo attraverso le aziende pubbliche, ingenti finanziamenti pubblici e mettendo al primo posto l'industrializzazione delle regioni meridionali. Per questo occorre nazionalizzare le grandi aziende, a cominciare dalla Fiat, e le banche private e rinazionalizzare tutto ciò che era già dello Stato e che è stato privatizzato. Più investimenti pubblici sì, ma anche più aziende pubbliche, rinazionalizzazione di ciò che in questi ultimi anni è stato regalato ai privati. Peraltro se, accanto a questo sostegno alle imprese private voluto da Ciampi, Micciché, Cuffaro, non vi è un progetto contro la deindustrializzazione ed un intervento per il rilancio del lavoro stabile, a salario intero, tempo pieno e sindacalmente tutelato ed un piano di lotta al lavoro nero, gli stanziamenti manterranno solo quel carattere di regalie incondizionate ai privati che li ha finora caratterizzati. Di sicuro è che i nuovi governanti, compresi quelli della "sinistra" borghese, vogliono fare del Mezzogiorno una grande area di supersfruttamento dei lavoratori e di arricchimento per i capitalisti italiani e stranieri. Un'area in cui ci siano salari e diritti sindacali ridotti rispetto alle altre zone del Paese e i padroni abbiano completamente mano libera e godano di forti incentivi, sgravi contributivi e agevolazioni da parte del governo. non crediamo proprio che il Mezzogiorno possa uscire dal sottosviluppo, dalla miseria, dalla disoccupazione, dall'arretratezza e dal degrado attraverso il modello Manfredonia e Crotone costituito dai `contratti d'area' e dai `patti territoriali' oppure attraverso il modello Bassolino costituito dalla privatizzazione di Capodichino, il primo aeroporto privatizzato in Italia, e della terziarizzazione di Napoli e neppure attraverso il modello Gioia Tauro che consente una notevole flessibilità nelle retribuzioni e nelle mansioni. In questi due anni di dominio incontrastato, questo governo ha fatto più male della grandine, e non è riuscito a risolvere un solo problema che riguarda i lavoratori, le masse e i disoccupati. Né il sottosviluppo del Sud, nonostante che il siciliano Micciché, viceministro dell'economia, abbia la delega del Mezzogiorno. Anzi è aumentato il divario tra Nord e Sud. L'anno prossimo il centro-nord crescerà del 2,6% contro il 2% del Sud, secondo il rapporto sul Mezzogiorno della fondazione Curella e Diste. In Sicilia vi è la più alta disoccupazione giovanile dell'Europa. Non sono miraggi quelli che spingono i giovani siciliani ad emigrare. Le cause sono la deindustrializzazione galoppante, la crisi del comparto agricolo, la conseguente impossibilità di trovare lavoro ed il parallelo aumento spropositato del costo della vita, conseguenza dell'introduzione dell'euro, voluto da Ciampi e Prodi. Le cause stanno nell'aumento della povertà a causa del taglio di quel poco che vi era di "Stato sociale" nel Sud. Gli operai siciliani sono continuamente in piazza per difendere le fabbriche. Dall'Enichem di Priolo, al polo chimico di Gela, alla Fiat di Termini, al polo tessile di Caltanissetta ed Enna. I siciliani lo sanno bene di essere capaci di lavorare nell'industria, ci tengono alle loro fabbriche e le stanno difendendo. è un'operazione disonesta e criminale quella di coprire la deindustrializzazione pilotata dall'alto, appoggiata dal governo del neoduce Berlusconi, con discorsi razzisti e neofascisti, camuffati da "esortazioni" ai siciliani ad impegnarsi e a non avere complessi. Peraltro parlare di "focolai di criminalità" significa nascondere lo strutturale legame che esiste tra la criminalità organizzata, l'economia capitalista, le istituzioni borghesi e i politicanti borghesi. E per farsi un'idea di quanto vasta sia la compenetrazione di interessi tra mafia e istituzioni borghesi basti citare il processo in cui è imputato per favoreggiamento aggravato a "Cosa nostra", il governatore Cuffaro, l'arresto per mafia dell'ex assessore del Comune di Palermo, Miceli, l'indagine avviata qualche giorno fa dalla Procura di Catanzaro su una rete occulta di politicanti, boss, giornalisti, esponenti dei servizi segreti, finalizzata alla delegittimazione dell'operato dei giudici antimafia e al loro isolamento, e l'attuale indagine avviata dalla Procura di Potenza su diversi politicanti borghesi di "centro-destra" e "centro-sinistra", inquisiti e in alcuni casi arrestati per legami con la criminalità organizzata. Il nostro Partito non ha mai rinunciato a sottolineare che l'arricchimento ed il rafforzamento della criminalità organizzata non è e non deve essere il prezzo che le masse popolari del Sud devono pagare per avere strade, acquedotti, reti ferroviarie. I fiumi di miliardi elargiti dallo Stato per lo sviluppo del Mezzogiorno sono andati a finire per lo più nelle tasche della mafia, della 'ndrangheta, della camorra e della `sacra corona unita', che controllano ancora adesso interi territori e gli appalti, e in quelle di tutti o quasi i partiti del regime e dei pescecani capitalisti locali e del Nord che hanno fatto e fanno lauti guadagni al Sud. Le infiltrazioni mafiose negli appalti vanno contrastate, il legame tra criminalità ed istituzioni va spezzato e questo implica che le posizioni filomafiose espresse da certi politicanti borghesi, come quella del ministro Lunardi che sostenne "Con la mafia bisogna convivere", o l'omertà mostrata da Ciampi a Caltanissetta ed Enna vanno denunciate e combattute. Tutti i finanziamenti per lo sviluppo e l'occupazione del Mezzogiorno siano messi sotto il controllo delle masse meridionali, è l'unica garanzia per essere sicuri che essi siano spesi secondo le opere cui sono destinati e che niente vada a finire nelle tasche della mafia, comunque denominata, e dei ladroni di Stato. In ogni caso le masse meridionali devono avere l'ultima parola sui progetti di sviluppo delle proprie città e regioni attraverso dei referendum deliberativi.
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