da www.shalom.it
" Dalla morte alla vita, un viaggio al contrario
di Claudio Vercelli
Dal 1945 al 1960, storia della rinascita della comunità ebraica italiana
Dopo la catastrofe, la Shoah, conta quel che resta di se stessi, così come la voglia di ricominciare, ricostruire, riavviare la vita, quella comunitaria quanto le singole esistenze individuali.
In un paese, l’Italia, che muta profondamente, defascistizzandosi prima, ricostruendosi esso stesso poi e, infine, incamminandosi verso quella maturità repubblicana e democratica che lo avrebbe portato ad essere ciò che conosciamo. E’ duplice il percorso che Guri Schwarz, giovane talento della ricerca storica, ci offre con la sua opera sugli ebrei italiani nel dopoguerra. Non a caso intitolata “ritrovare se stessi” poiché incentrata sull’impegno non solo per ridare vita al tessuto comunitario, gravemente leso durante il fascismo dalle leggi razziali e poi dall’occupazione tedesca, a fare dal 1943, con le deportazioni che colpiscono 8.000 connazionali, ma per ridefinire una identità collettiva. Sono anni tumultuosi quelli che si succedono dal 1945 in poi. Se in un primo tempo ci si deve ritrovare e ricontare, capire che cosa ne è stato dei più, celebrare la memoria dei morti, ben presto si affermano esigenze impellenti, che hanno a che fare con la ritessitura dei legami di gruppo e la ricollocazione all’interno di un paese che è uscito sconfitto e martoriato da una guerra che lo ha accompagnato per quasi sei anni. Dal silenzio della tragedia e dal brusio dei sopravvissuti si passa alle voci di chi rimette assieme le cose e le persone.
L’oggetto del libro è allora la storia degli ebrei “dopo gli ebrei”, ovvero le dinamiche infracomunitarie, tra quelli che l’autore chiama gli “ebrei reali”, succedutesi dall’arrivo degli alleati in Italia fino agli anni sessanta. Non vi è solo una ambizione meramente descrittiva, che in sé avrebbe risolto questo sforzo in una narrazione delle vicissitudine delle ricostituende istituzioni ebraiche nella penisola, ma la vocazione, in parte soddisfatta, di spostare il baricentro dell’attenzione dei lettori dalle immagini alle persone. Schwarz sa fin troppo bene che quel che si sconta oggi è un sovraccarico di riguardi e una sovraesposizione mediatica dell’oggetto “ebraismo”, al quale egli contrappone il pluralismo delle soggettività ebraiche. Di cui cerca di fare un’analisi delle logiche e delle dinamiche interne, evitando mitografie e simbolizzazioni idealistiche che poco o nulla hanno a che fare con le cose, i fatti, le persone in quanto tali.
Soprattutto, quel che gli pare inderogabile è la necessità di raccontare la concreta azione di esseri umani che non rispondono ai cliché di certa pubblicistica e di parte del senso comune. E che invece assommano, alla peculiarità del proprio percorso storico, culturale e, in alcuni casi, anche religioso, l’ibridazione con la collettività più ampia, quella italiana, della quale sono componente imprescindibile e con la quale condividono percorsi e destini.
Si tratta quindi di un’opera meditata, stratificata e complessa quella che l’autore presenta, dopo anni di ricerche e riflessioni, al pubblico italiano. Soprattutto opera non banale, con un piede di dentro e l’altro di fuori dall’oggetto del proprio studio. Se vi è l’afflato di chi condivide, nella retrospettività dello sguardo storico, il senso di una appartenenza, nulla di ciò va a detrimento dell’obiettività del giudizio storiografico. Si guarda con condivisione ma senza miopia. A tal guisa il libro si divide in due segmenti, in parte autonomi, in parte comunicanti. Il primo, su “La riorganizzazione della vita ebraica” è dedicato al mutamento e alla ridefinizione, nel corso di vent’anni e più, del reticolo organizzativo, piccolo, tenace e conflittuale, delle comunità italiane. Il secondo, intitolato al “cammino della memoria”, si confronta con i mutevoli assetti e le articolate geometrie della memoria ebraica delle persecuzioni.
Il trait d’union tra le due dimensioni, quella più propriamente storica e quella più analitica e riflessiva, è offerta dall’evoluzione della autocoscienza degli ebrei italiani in rapporto alle sollecitazioni interne ed esterne. Il sionismo e la nascita d’Israele, le guerre mediorientali, l’antifascismo repubblicano, la dialettica politica tra partiti e fazioni politiche ma anche la ricostruzione di un paese affrancatosi dal regime mussoliniano e dal peso del fascismo, gli anni della ascesa economica, sono la cornice di una processo che non si è ancora concluso. Processo in divenire al quale meriterà dedicare ancora attenzione, poiché di una storia tutta italiana si tratta. Le complesse relazioni che si istituiscono a fare dal 1945 sono come un’onda lunga che percorre i sessant’anni della storia repubblicana e accompagna tre generazioni, dai testimoni delle tragedie del passato ai loro nipoti, oramai adulti. Una storia, quella di Schwarz, che ci racconta il passato prossimo con il pensiero rivolto al presente, apparentemente indecifrabile, e uno sguardo rivolto al futuro.
Guri Schwarz, Ritrovare se stessi.
Gli ebrei nell’Italia postfascista,
Laterza, Roma-Bari 2004, pp. 262 + X, euro 18,00,
ISBN 88-420-7386-5 "
Shalom




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