Il dramma dell’Ucraina e i confini dell’Europa
Giuseppe Leoni
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La parola Ucraina significa “terra di confine”. E lo dimostra anche oggi nella sua tensione interna tra due leader, due anime, due culture che arrivano al confronto più duro, dopo decenni di cupo silenzio sotto il ghiacciaio della tirannide sovietica. A metà dell’Ucraina passa infatti il confine storico e culturale dell’Europa e la vicenda politica là in corso ci riguarda tutti.
Non è un caso infatti, ad esempio, che il famoso “Corridoio 5”, uno dei grandi assi trasversali di collegamento del continente, parte da Lisbona e, dopo aver attraversato tutta la Padania, ha come punto d’arrivo proprio Kiev, la capitale dell’Ucraina. Perché quello è il “limes”, il confine naturale di una comunità continentale che su tanti terreni, economici e culturali, può avere una faticosa e condivisa identità. Basta guardare le cartine pubblicate su tutti i giornali (compreso il nostro) e si nota subito una separazione del Paese tra un Est considerato “filo-russo” e un Ovest definito “filo-occidentale”. Nessuno, proprio nessuno ha il banale coraggio di ammettere che la ragione profonda di questa divisione geografica ha un’origine religiosa: a Oriente comincia il grande pianeta ortodosso mentre ad Occidente c’è l’eredità cattolica (quella della Chiesa Uniate, di rito latino e di rito greco, che era stata perseguitata e cancellata dalla repressione comunista).
Non si vuol dire adesso che ci si trovi di fronte ad una “guerra di religione”: ma occorre capire che dalla diversità religiosa sono scaturite nel corso di un millennio legittime e differenti tradizioni, culture, stili di vita costretti a convivere sotto la cappa del giacobinismo di Lenin e di Stalin, che non sono mai riusciti a sradicarle, nonostante la spietata repressione comunista.
D’altronde dell’attuale Ucraina fanno parte regioni che vengono da una storia diversa, come la Galizia polacca (con capitale Leopoli) e la Rutenia di tradizione asburgica. Il fatto è che per secoli e secoli in questa parte dell’Europa si era consolidata una cultura e una fede lituano-polacca che né i nazionalismi ottocenteschi né le pretese imperiali di ingombranti vicini (come russi e tedeschi) sono mai riusciti a cancellare.
Questo serve a capire la crisi attuale e a spiegare come mai una evoluzione del conflitto porterà fatalmente a una forma di separazione che appare nell’ordine naturale delle cose. È comunque lecito sperare che un esito di questo tipo mantenga i caratteri pacifici e consensuali che ad esempio hanno accompagnato la secessione concordata tra Cechia e Slovacchia (anche qui secondo linee di frattura di lontana origine religiosa, tra la Slovacchia cattolica e la Boemia protestante). Per l’Ucraina toccherebbe all’Unione Europea saper dimostrare una capacità politica che sapesse tener conto della storia: invece di inseguire la Turchia, avrebbe una sua logica storica e naturale poter far rientrare nella famiglia europea una naturale parte di sé, in un accordo intelligente con il gigante russo. Niente affatto: l’Europa dei banchieri e delle logge e delle burocrazie rifiuta per principio un riconoscimento della sua identità spirituale, non si interessa del tema fondamentale dei confini culturali e progetta invece una sterilizzazione o un’annacquamento dell’identità attraverso il cavallo di Troia dell’ingresso turco.
È questa la sfida alla quale tutti i popoli europei amanti della propria terra e della propria libertà sono chiamati a rispondere, scegliendo tra le due linee culturali che si fronteggiano in uno scontro mortale: da una parte lo statalismo pesante delle burocrazie e dei “poteri forti”, che rifiutano le radici identitarie e nel nome di presunti diritti vogliono escludere dalla vita i valori morali; dall’altra gli amanti della libertà, liberisti e fors’anche libertari sulle istituzioni, il fisco, l’economia e lo Stato, ma altresì gelosi custodi delle radici e dell’identità e attenti ai valori della persona, della famiglia, della sussidiarietà. La Lega è stata e sarà sempre una punta di lancia di questo secondo esercito e non tradirà mai. Ecco perché si augura una pronta libertà delle due Ucraine.
[Data pubblicazione: 03/12/2004]




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