Risultati da 1 a 6 di 6
  1. #1
    Totila
    Ospite

    Predefinito Due commenti sulla crisi ucraina...

    Una democrazia chiavi in mano
    di Tom Bosco

    Se tutta l’attenzione che in questi giorni i grandi media hanno dedicato alla crisi in Ucraina può aver sollevato qualche sospetto di “manovre dietro le quinte”, a quanto sembra esistono fondati motivi per ritenere che tutta questa storia delle frodi elettorali in realtà sia stata un’ennesima montatura (o quantomeno una forzatura) orchestrata da potenti interessi costituiti, non certo la preoccupazione sullo stato della democrazia in quel grande paese, strategicamente importantissimo alla luce degli equilibri e degli sviluppi geopolitici della regione.
    È cosa nota che Viktor Yushchenko, il candidato dell’opposizione per le elezioni presidenziali ucraine, sia fortemente appoggiato dagli USA. Non solo: questo personaggio ha il sostegno del Fondo Monetario Internazionale e della comunità finanziaria internazionale nel suo complesso, nonché di organizzazioni quali la National Endowment for Democracy (NED), la Carnegie Endowment for International Peace, la Freedom House e l’Open Society Institute di George Soros, che l’anno scorso, secondo quanto riporta la rivista New Statesman, hanno giocato un ruolo importante nel rovesciamento del presidente della Georgia Eduard Shevardnadze.
    La NED ha quattro istituti affiliati: l’International Republican Institute (IRI), il National Democratic Institute for International Affairs (NDI), il Center for International Private Enterprise (CIPE) e l’American Center for International Labor Solidarity (ACILS). Queste organizzazioni vengono descritte come “particolarmente qualificate a fornire assistenza tecnica agli aspiranti democratici di tutto il mondo”. (http://www.iri.org/history.asp)
    In Ucraina, la NED e le organizzazioni che la costituiscono finanziano il partito di Yushchenko, Nasha Ukraina (Nostra Ucraina), oltre al Club della Stampa di Kiev. A sua volta la Freedom House, insieme all’Independent Republican Institute (IRI) sono coinvolte nella valutazione sulla “correttezza delle elezioni e dei relativi risultati”.
    Lo stesso Guardian ha parlato di queste migliaia di osservatori, addestrati da organizzazioni occidentali e distribuiti in numerosi seggi, responsabili tra l’altro della diffusione dei primi exit poll che assegnavano 11 punti di vantaggio a Yushchenko, gettando le basi di ciò che è accaduto in seguito.
    Sembra inoltre che queste organizzazioni, oltre agli exit poll e alla diffusione di notizie distorte presso le agenzie di stampa occidentali, siano coinvolte anche nella creazione e nel finanziamento di gruppi studenteschi “pro-occidentali” e “pro-riforme”, in grado di organizzare quelle manifestazioni di massa che abbiamo potuto osservare in questi giorni. Tanto per citarne uno come esempio, il movimento giovanile Pora ("È ora"), finanziato dal Soros Open Society Institute, consta di ben 10.000 attivisti. Un discorso a parte andrebbe fatto sulla NED, una sorta di braccio civile della CIA, come pure sul ruolo di Yushchenko come capo della riformata Banca Nazionale dell’Ucraina, ma richiederebbe davvero troppo spazio, quindi mi riservo di occuparmene più estesamente in un’altra occasione. Basti dire che, grazie alle “cure” suggerite dal FMI nel 1994 e applicate da Yushchenko, in Ucraina da un giorno all’altro il prezzo del pane è aumentato del 300%, l’elettricità del 600%, i trasporti pubblici del 900%, con conseguenze pesantissime per l’economia nazionale e la qualità della vita dei cittadini.
    Ma com’è possibile che il responsabile di questi disastri possa essere così popolare? Semplice: per manipolare l’opinione pubblica e convincerla basta “rigirare il mondo sottosopra” creando divisioni all’interno della società, distorcendo la verità e assicurandosi, attraverso una massiccia campagna propagandistica, che non esiste alcuna alternativa politica praticabile al “libero mercato”.
    Oddio, questo mi ricorda qualcosa di già visto anche da queste parti…
    Comunque sia, quello che sta lentamente ma inesorabilmente accadendo è che India, Cina e svariati altri paesi, in particolare nell’area mediorientale, hanno iniziato a vendere dollari e a comprare euro. Naturalmente i funzionari delle banche centrali di questi paesi negano una cosa del genere, ma i professionisti internazionali addetti alla compravendita delle varie valute sono sempre più certi di quanto sopra, e considerando il tipo di lavoro che fanno e il posto d’osservazione privilegiato che occupano, qualche credito glielo darei. Vi lascio immaginare quali conseguenze potrebbe avere tutto questo per l’economia statunitense, sulla quale pesa un debito ormai stratosferico (alle 23.25 GMT del 1 novembre 2004, tale debito pubblico assommava a $ 7.448.878.611.534,36).






    Per capire cosa succede in Ucraina, è necessario – e sufficiente – riaprire il saggio che Zbigniew Brzezinski (1) ha pubblicato nel 1997, con il titolo “Il grande scacchiere” e con un sottotitolo ancora più rivelatore: “L’egemonia americana e i suoi imperativi geostrategici”.

    ECCONE I PASSI RILEVANTI:

    “L’Ucraina, nuovo e importante spazio nello scacchiere eurasiatico, è un pilastro geopolitico perché la sua stessa esistenza come paese indipendente consente di trasformare la Russia. Senza l’Ucraina, la Russia cessa di essere un impero eurasiatico. La Russia senza l’Ucraina può ancora battersi per la sua situazione imperiale, ma diverrà un impero sostanzialmente asiatico, probabilmente trascinato in conflitti usuranti con le nazioni dell’Asia centrale, che sarebbero sostenute dagli stati islamici loro amici nel sud”.
    “Ma se Mosca riconquista il controllo dell’Ucraina, coi suoi 52 milioni di abitanti e grandi risorse naturali, oltreché l’accesso al Mar Nero, la Russia automaticamente riconquisterà le condizioni che ne fanno un potente stato imperiale esteso fra Asia ed Europa. La Russia […] si allontanerà sempre più dall’Europa”.
    “Gli Stati che meritano il più forte sostegno geopolitco americano sono l’Azerbaijan, l’Uzbekistan e (al di fuori di quest’area) l’Ucraina, in quanto tutti e tre sono pilastri geopolitici. Anzi è l’Ucraina lo stato essenziale, in quanto influirà sull’evoluzione futura della Russia”.

    PIU' AVANTI, BRZEZINSKI ILLUSTRA IN COSA CONSISTA "L'ESSENZIALITA'" DELL'UCRAINA: SI TRATTA DELL'ACCESSO AI GIACIMENTI PETROLIFERI DELL'ASIA CENTRALE.

    “Per l’Ucraina le questioni essenziali sono il futuro carattere del CIS (Comunità degli Stati Indipendenti, la federazione centrata sulla Russia) e il libero accesso alle fonti energetiche che ridurrebbero la sua dipendenza da Mosca.
    “Di conseguenza, l’Ucraina ha sostenuto lo sforzo della Georgia per divenire la via dell’esportazione del greggio a zero verso Occidente. L’Ucraina ha anche collaborato con la Turchia per indebolire l’influenza russa nel Mar Nero ed ha sostenuto il disegno turco di dirigere i flussi petroliferi dell’Asia centrale verso i terminali turchi”.
    “Né l’Occidente né la Russia possono permettersi di perdere l’Ucraina o il suo passaggio dalla parte dell’avversario geo-economico”.

    Dunque l’Ucraina è il centro delle reti petrolifere che corrono nel corridoio eurasiatico: quella stessa area dove gli Usa hanno, con la scusa della “guerra al terrorismo”, impiantato basi militari permanenti. Esiste persino una legge americana, varata nel 1999 e chiamata “Silk Road Strategy Act” (Legge strategica sulla via della seta) che invita esplicitamente le “nazioni del Caucaso meridionale e dell’Asia centrale” a “stabilire fra loro forti legami politici, economici e militari. E’ inteso che la Casa Bianca “sostiene” gli sforzi in questa direzione. Georgia, Uzbechistan, Azerbaijan, Moldavia e l’Ucraina hanno già costituito un’alleanza militare sotto l’ombrello della Nato, e finanziata militarmente dall’Occidente.
    Naturalmente, lo scopo dichiarato è di “estendere la democrazia” anche lì, identificata con l’”economia di mercato”. Con adeguate “riforme” dettate dal Fondo Monetario, dal WTO e dalla Banca Mondiale. Questi Paesi, poverissimi ed esausti, sperano molto dalla loro cooptazione nel mercato occidentale. Ma ciò che conta per Washington al di là della retorica, è che quell’alleanza da loro voluta sta allo sbocco strategico del greggio e del gas del Caspio, e che l’Ucraina e la Moldavia sono percorse dagli oleodotti diretti ad Ovest.
    E’ evidente che lo scopo finale è tagliar fuori la Russia dai giacimenti del Caspio e di isolarla politicamente per sempre.

    La “profezia” di Brzezinski si rivela così, piuttosto, un piano che gli Usa perseguono con tutti i mezzi, anche i più discutibili. Nel 2003, una “insorgenza democratica” organizzata “spontaneamente” con i finanziamenti della George Soros Foundation (del finanziere ebreo Soros) ha strappato il potere in Georgia a Shevarnadze per consegnarlo ai “liberali” filo-americani. Altre fondazioni “private” americane, come il National Endowment for Democracy, l’International Republican Institute, e purtroppo i think tank tedeschi Konrad Adenauer Foundation (cristiano-democratico) e la Friedrich Ebert Foundation (socialista) stanno da mesi organizzando la minoranza cattolica ucraina, nazionalista e antirussa, facendo attiva propaganda fra la gioventù e mobilitando fondi al candidato filo-occidentale ucraino. Ovviamente anche la Open Society, una fondazione “culturale” di Soros, è della partita.

    Il fatto paradossale è che sia il “filo-russo” Yanukovich, sia il “filo-occidentale” Yuscenko sono burattini del presidente-dittatore ucraino Leonid Kuchma, vecchia volpe dei tempi sovietici (era un gestore del settore missilistico). In realtà, Kuchma ha fatto di tutto per farsi riconoscere da Washington come un docile subalterno. Ha nominato primi ministri approvati dalla Casa Bianca ed ha avviato le “privatizzazioni” richieste dal Fondo Monetario, che hanno provocato il crollo dei redditi medi ucraini a livelli africani. Ma quando a Mosca è andato al potere Putin e la Russia ha cominciato la sua ripresa, divenendo evidente il disastro economico ucraino, Kuchma ha licenziato il premier autore delle privatizzazioni, Victor Yushenko, mettendo al suo posto Victor Yanukovich. Costui, che proviene dall’area industriale dell’Ucraina orientale (dove si parla russo e dove la religione è quella ortodossa) non ha fatto che prendere atto della realtà: che le industrie ucraine sono ancora integrate nel vecchio sistema sovietico e perciò dipendono fortemente dalla Russia come sbocco e come fornitore energetico. Trattate le forniture di greggio russo a prezzi di favore e con nuovi investimenti russi, l’economia ucraina ha conosciuto una ripresa, con il primo aumento di salari e pensioni dopo il crollo dell’Urss.

    Ora, le elezioni. Brogli? Certamente, ma da entrambe le parti, con voti multipli di elettori che hanno usato falsi documenti d’identità, e pesanti interferenze straniere a favore dell’”americano” Yuscenko (2). Il cosiddetto Occidente s’è dimostrato di più facile contentatura per le “libere elezioni” in Afghanistan (anche lì voti multipli) e per quelle, radicalmente falsificate dallo stato d’occupazione, che stanno per celebrarsi in Irak. Il gracidio mediatico a favore della “libertà” ucraina serve solo a far dimenticare il fattore essenziale, rivelato da Brzezinski: è in gioco la sottrazione alla Russia della sua area d’interesse tradizionale. Converrà sottolineare che in questa partita, Mosca non gioca la parte dell’aggressore, ma dell’aggredito. E’ la Casa Bianca che aggredisce, con una fuga in avanti avventurista e, probabilmente, errata. Brzezinski suppone che nell’area si sia creato un vuoto di potere, che l’America può riempire con la sua presunta forza. Se questa valutazione è sbagliata, il rischio è spaventoso: sia Mosca, sia l’Ucraina sono ancora potenze nucleari.



    di Maurizio Blondet




    NOTE

    1)Zbigniew Brzezinski, già consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Jimmy Carter, membro influente del Council on Foreign Relations (CFR) e della Commissione Trilaterale, è il grande suggeritore strategico del neo-imperialismo Usa. Gli si devono operazioni come la consegna dell’Iran all’ayatollah Komeini e le mire americane sull’Afghanistan. Il titolo originale del saggio che citiamo qui è: “The Gran Chessboard”.

    2)Yuscenko è sposato con Kateryna Chumachenko, nata a Chicago nel 1945 e membro influente dell’Ukrainan Congress Commitee of America (la lobby ucraina a Washington) ed è stata funzionario del governo di Bush padre. Kateryna ha collaborato attivamente con Brzezinski.

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  2. #2
    email non funzionante
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    il disegno USA-occidentale mi pare chiarissimo. Preghiamo iddio che l'Ucraina si reintegri al più presto alla Russia, e che NON conosca le piaghe mortali dei popoli occidentali: democrazia, consumismo, multiculturalismo... Ucraina quindi russa, autoritaria e povera, ecco la speranza.

    saluti

  3. #3
    Totila
    Ospite

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    Originally posted by Felix
    il disegno USA-occidentale mi pare chiarissimo. Preghiamo iddio che l'Ucraina si reintegri al più presto alla Russia, e che NON conosca le piaghe mortali dei popoli occidentali: democrazia, consumismo, multiculturalismo... Ucraina quindi russa, autoritaria e povera, ecco la speranza.

    saluti
    E' il nostro augurio. Chissà, forse da una "vittoria" della Russia nella questione ucraina potrebbe sorgere un'onda lunga che potrebbe investire anche l'Europa con il conseguente risveglio dei dormienti.

  4. #4
    Ridendo castigo mores
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    premesso che non c' e' certezza che l' elite russa sia realmente capace e decisa a rispondere all' accechiamento geostrategico, sulla vicenda ukraina ci sono 3 uscite

    1) un governo ukraino riporta l'intera ukraina nell' orbita russa . la direi impossibile , agli amerikani e' bastato stampare un 100milioni di $ per comprarsi mezzo parlamento e la corte suprema. l' intera elite ukraina non e ' molto dissimile da quelle sventurate che battano le nostre tangenziali ..Il popolo ukraino e' ancora nella sbornia che avevano anche a mosca 10 anni fa .

    2) gli amerikani prendono il governo e la minoranza russa secede. per la russia sarebbe ncora una vittoria strategica perche' si terrebbe le risorse e lo sbocco al mare mentre all' europa resterbbero solo 25 milioni di ukraini da mantenere . questa possibilta' auspicabile ( anche nel fondo di leoni-bajocchi ) come il prodotto di un accordo Europa -russia che tagli fuori la turkia e ' impossibile. In ukraina ci sara'la guerra civile innnescata appunto dagli amerikani con i nostri soldi

    3)gli amerikani prendono il governo, senza contromosse russe , putin perde il potere .e la russia si sbriciola

    francamente non ho visto nessuna mossa russa pe evitare il punto 3 salvo appunto quella di gudagnare tempo aspettando che l' economia ukraina si sfosci e la sbornia passi ... Direi troppo poco e troppo evidente perche' gli amerikani non la vedno e non la controbattino con qualche centinaio di miolioni di $ stampati di fresco .

    La vedo brutta .

  5. #5
    Totila
    Ospite

    Predefinito

    Originally posted by larth
    premesso che non c' e' certezza che l' elite russa sia realmente capace e decisa a rispondere all' accechiamento geostrategico, sulla vicenda ukraina ci sono 3 uscite

    1) un governo ukraino riporta l'intera ukraina nell' orbita russa . la direi impossibile , agli amerikani e' bastato stampare un 100milioni di $ per comprarsi mezzo parlamento e la corte suprema. l' intera elite ukraina non e ' molto dissimile da quelle sventurate che battano le nostre tangenziali ..Il popolo ukraino e' ancora nella sbornia che avevano anche a mosca 10 anni fa .

    2) gli amerikani prendono il governo e la minoranza russa secede. per la russia sarebbe ncora una vittoria strategica perche' si terrebbe le risorse e lo sbocco al mare mentre all' europa resterbbero solo 25 milioni di ukraini da mantenere . questa possibilta' auspicabile ( anche nel fondo di leoni-bajocchi ) come il prodotto di un accordo Europa -russia che tagli fuori la turkia e ' impossibile. In ukraina ci sara'la guerra civile innnescata appunto dagli amerikani con i nostri soldi

    3)gli amerikani prendono il governo, senza contromosse russe , putin perde il potere .e la russia si sbriciola

    francamente non ho visto nessuna mossa russa pe evitare il punto 3 salvo appunto quella di gudagnare tempo aspettando che l' economia ukraina si sfosci e la sbornia passi ... Direi troppo poco e troppo evidente perche' gli amerikani non la vedno e non la controbattino con qualche centinaio di miolioni di $ stampati di fresco .

    La vedo brutta .
    Be' en attendant monsieur Bush in Ucraina, Putin ha gia messo le sue pedine in Cina, India, e sud America (Venezuela, Brasile).
    L'Ucraina russofona, penso sia già pronta, nel peggiore dei casi a chiamare il "fraterno aiuto" dei russi.
    Certo è che Putin aveva bisogno di tempo per poter riposizionare la Russia; purtroppo l'accelerazione degli avvenimenti impressa dagli USA, lo ha spiazzato.

  6. #6
    Totila
    Ospite

    Predefinito

    Originally posted by Totila
    Be' en attendant monsieur Bush in Ucraina, Putin ha gia messo le sue pedine in Cina, India, e sud America (Venezuela, Brasile).
    L'Ucraina russofona, penso sia già pronta, nel peggiore dei casi a chiamare il "fraterno aiuto" dei russi.
    Certo è che Putin aveva bisogno di tempo per poter riposizionare la Russia; purtroppo l'accelerazione degli avvenimenti impressa dagli USA, lo ha spiazzato.

 

 

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