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Discussione: Arieccoli...

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    Arieccoli...


    Arresti in Molise: si dimette Patriciello, l'uomo Udc della Giunta

    di Enrico Fierro

    Quell’inchiesta sull’autostrada del Molise, dove i piloni dei viadotti sono costruiti con terra, legno marcio e poco cemento, gli è costata il posto di numero due della Giunta regionale del Molise. Aldo Patriciello, l’uomo di Follini nel Sud, assessore regionale all’agricoltura, supervotato alle ultime elezioni europee con 70mila voti, si è dimesso. «Sono coinvolto in una vicenda bruttissima - ha esordito parlando con i giornalisti -, antipatica, ma solo con un avviso di garanzia. Mi dimetto per senso di responsabilità e per il rispetto che ho delle istituzioni, ma sia chiaro: le mie dimissioni non sono certo una ammissione di colpevolezza». Stop. Patriciello, per il momento, esce di scena. Troppo il clamore suscitato dall’inchiesta dei magistrati della Dda di Campobasso, scarse, e solo di circostanza, le solidarietà arrivate dal centrodestra e dal suo stesso partito, l’Udc. Anzi, dicono che la «contemporaneità» dell’arrivo degli avvisi di garanzia e degli arresti - quattro, compreso Gaetano Patriciello, suo fratello - con la nomina di Marco Follini a vicepremier, abbia fatto saltare i nervi ai vertici romani dell’Udc. Che, ad un certo punto, avrebbero chiesto al vicepresidente un atto di responsabilità. Ma questi sono solo boatos romani. Non di boatos, invece, è fatta l’inchiesta della Dda di Campobasso condotta dal pm Nicola D’Angelo sui lavori per la cosiddetta autostrada del Molise, una delle grandi opere del governo Berlusconi. 55.669.471,69 di euro appaltati alla Adanti, una grande impresa di Bologna, che in buona parte ha subappaltato i lavori e la fornitura di calcestruzzi alle imprese del gruppo Patriciello.

    Un vero e proprio impero con 800 dipendenti che spazia dalla sanità (con Neuromed), alla ricerca scientifica (Irccs) ai grandi lavori, con Prometal, impegnata anche nell’alta velocità ferroviaria. «Siamo imprenditori, diamo lavoro ai molisani», questo lo slogan della famiglia, da sempre presente in politica con Aldo, prima Dc, poi fedele di D’Antoni in Democrazia europea, poi in F.i, e infine nell’Udc. Una famiglia potente, che gli 007 dell’Antimafia tratteggiano così: «I Patriciello, oltre a costituire un nucleo familiare, possono tranquillamente essere citati come famiglia nell’accezione poliziesca del termine, in quanto l’organizzazione interna, la suddivisione dei compiti, l’assunzione di responsabilità da parte di un leader indiscusso, somigliano drammaticamente agli elementi essenziali che caratterizzano le famiglie mafiose». Nell’indagare sui lavori dell’autostrada, i carabinieri hanno scoperto che i materiali usati erano di «scarsa qualità e non conforme alle più elementari regole di sicurezza dell’opera». I controlli c’erano, le analisi pure, ma i Patriciello, secondo l’accusa, riuscivano ad aggiustare tutto. In alcuni piloni viene trovata terra, nel cemento addirittura pezzi di legno marcio. Forse è per questo che l’operazione dei Carabinieri, mesi e mesi di indagini, intercettazioni telefoniche e ambientali, viene chiamata «Piedi d’argilla».

    Magistrati e investigatori sono spietati nel tratteggiare le responsabilità dell’onorevole Patriciello, il quale, «avendo un personale interesse nei lavori portati avanti dalle imprese di famiglia, ed approfittando della sua posizione di potere e di prestigio, perfettamente consapevole delle frodi che si andavano consumando, si attivava per evitare che le stesse potessero avere conseguenze negative». Ma sono i rapporti con una potente cosca della ‘ndrangheta calabrese, i Garofalo del Crotonese, ad allarmare i magistrati. Alle ultime europee Patriciello ha avuto in Calabria circa seimila voti («consenso puro», non inquinato», ha ribadito ieri), secondo il pm D’Angelo e il gip Giovanni Fiorilli, la realtà è un’altra. «Dalle indagini emerge una allarmante ragnatela di interessi che avvince gli indagati, ed in particolare il gruppo Patriciello, con soggetti direttamente ad indirettamente legati alla ‘ndrangheta calabrese, con particolare riferimento alla cosca della famiglia Garofalo, cosca che viene coinvolta in occasione della campagna elettorale di Aldo Patriciello». «Patriciello - dice il parlamentare dei Ds Famiano Crucianelli - ha fatto bene a dimettersi. E’ merito di quanti per tempo hanno denunciato i pericoli del degrado morale, e del quotidiano l’Unità, che su questa vicenda ha informato l’opinione pubblica nazionale». Le dimissioni sono «finalmente una buona notizia», dice Antonio Di Pietro, dell’Italia dei Valori. «Fino ad oggi il Molise è stata una terra immune dalle infiltrazioni mafiose e se davvero un virus di questo genere l'ha attaccata è bene estirparlo subito».

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    Predefinito

    Almeno questo s'è dimesso.
    (ma, non credo di sua sponte)

    A quegl'altri manco un rinvio a giudizio o una condanna in primo grado è bastata...

 

 

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