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  1. #1
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    Predefinito Da Centro-Destra a Repubblicani?

    Da Centro-Destra a Repubblicani?

    Il dibattito che Silvio Berlusconi ha innescato in questo ultimo Mese,con la sua accelerazione sia come Presidente del Consiglio sia come Presidente di Forza Italia,non riguarda solo l’azione di Governo o le prossime scadenze elettorali ma la ridefinizione dello stesso concetto di Centro-Destra italiano.Una coalizione,la CDL,che nonostante stia dimostrando di saper resistere alle tentazioni trasformiste della Politica italiana,deve avere il coraggio di adeguarsi alle sfide che la nuova situazione internazionale presenta.



    Ci sono analogie con il “nuovo corso” del Grand Old Party americano?Sono i Repubblicani americani il punto di riferimento del Centro-Destra?La rielezione di George W. Bush influenzerà la Politica del Centro-Destra in Italia come in Europa?

    Repubblicani: chi sono, cosa vogliono

    di Alessandro Gisotti

    Molti commentatori di casa nostra che prefiguravano, e forse si auguravano, un successo del campo democratico hanno offerto un’immagine piuttosto pittoresca del partito che oggi guida gli Stati Uniti. Un’analisi ragionata del mondo repubblicano la troviamo sul numero autunnale della rivista americana di cultura politica “The Public Interest”. Un saggio articolato, dal titolo “A New GOP ?”, scritto a quattro mani da James W. Ceaser e Daniel DiSalvol, due studiosi della University of Virginia.

    Ideazione.com lo ha letto per voi.

    www.ideazione.com

    Mantide ne riassume i passaggi più significativi…



    “…spiegano Ceaser e DiSalvol, i Repubblicani hanno fatto molto di più dei Democratici per definire l’agenda della politica statunitense. Due dei maggiori risultati della presidenza Clinton – l’accordo commerciale NAFTA e la riforma del welfare – sono in realtà il frutto di idee repubblicane…”

    “…Ogni elezione “divide” il Paese in due. Ciò, però, “non è indice di ostilità tra le due parti”. Insomma, l’America è una, nonostante l’immagine di irrimediabile spaccatura fatta passare da questa parte dell’Atlantico…”

    “…per vincere le elezioni i politici devono puntare al centro. I “New Democrats”, che hanno portato alla vittoria Bill Clinton, si sono spesso trovati più vicini alle posizioni dei Repubblicani che dei Democratici tradizionali. Sull’altro fronte, il “conservatorismo compassionevole” di Bush è più vicino al partito Democratico di quanto possa essere ai conservatori ortodossi…”

    “…La politica estera ha sempre favorito il partito Repubblicano nell’ultima generazione. Il deciso anticomunismo di Reagan ha garantito al GOP una salda reputazione di difensore degli interessi nazionali. Convinzione che si è rafforzata con la fine della Guerra Fredda e la vittoria nella prima guerra del Golfo, condotta da Bush padre.Nelle tornate elettorali del 1992, 1996 e 2000, però, la politica estera è stata praticamente relegata ai margini del dibattito politico. L’11 settembre ha cambiato tutto…”

    “…George W. Bush, sostengono Ceaser e DiSalvol, ha dato vita ad “una rivoluzione di velluto” nella politica interna repubblicana. Anche per questo, prevedono che la seconda vittoria di Bush eclisserà, come impatto sulla vita politica degli Stati Uniti, non solo la rielezione di Clinton nel 1996, ma perfino quella di Reagan nel 1984…”

    “…I Repubblicani sono sovente descritti come il partito delle campagne e delle piccole città. Un esame più ravvicinato, però, mostra che molte “aree rosse” fanno parte del Bush country per pochi voti, mentre in alcune roccaforti dell’America blu – vedi New York e California – sono stati eletti dei governatori repubblicani…”

    “…Una delle accuse rivolte al GOP è di essere il partito che rappresenta gli interessi degli “avidi ricchi”. Facile dimostrare che molti, moltissimi americani facoltosi votano partito Democratico…”

    “…Sul piano culturale, il GOP ha difeso i valori tradizionali contro l’attacco lanciato dalla “New Left” negli anni ’60 e ’70. Con Bush è entrato in gioco il “conservatorismo compassionevole” che “combina la difesa della morale tradizionale con un’accresciuta azione dello Stato in alcuni settori…”

    “…il 43.mo presidente americano ha soddisfatto i conservatori tradizionali con politiche restrittive in tema di aborto e l’opposizione al matrimonio omosessuale. Dall’altra, ha ottenuto il favore dei libertari con i suoi poderosi tagli alle tasse…”




  2. #2
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    Molto interessante questa cosa, specialmente dal punto di vista del pensiero conservatore.
    Sarebbe una svolta davvero epocale se Forza Italia, invece di raccogliere i cocci della D.C. come viene accusata, rivoluzionasse ancora di più il panorama italiano.

  3. #3
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    Perfettamente d'accordo...

    I vecchi schemi politici ai quali siamo abituati (ex DC,ex-PCI e massimalismi vari) prima o poi devono essere messi in cantina non per nesconderli (non bisogna vergognarsene,ci mancherebbe) ma perchè è necessario che la Politica Europea,oltre che italiana,cominci per davvero a capire che è iniziato una nuova Epoca ...

    Il Pensiero Conservatore,in Italia cos'è e dove va?

    ...molti vedono un punto di svolta nel New GOP americano...

  4. #4
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    Brevi cenni sulla politica estera del governo Berlusconi

    di Erik Marangoni - 4 dicembre 2004



    Con l'avvento del secondo governo di centrodestra guidato da Silvio Berlusconi nel 2001, l'Italia ha sperimentato un cambio radicale nella gestione della sua politica estera. Fondando la sua azione su di una attenta analisi degli avvenimenti internazionali, il premier italiano ha, tra l'altro, contribuito a risolvere un vecchio dilemma della politica estera italiana: il dualismo tra l'atlantismo, cioè la fedeltà politica e militare al grande alleato americano, e il sostegno al processo di integrazione europea.

    Sin dalla fine della seconda guerra mondiale la presenza del doppio dilemma ha rappresentato un limite dell'azione diplomatica italiana, e se per De Gasperi fedeltà atlantica e europeismo non erano che due facce della stessa medaglia, i successivi governi italiani hanno considerato il rapporto con gli Stati Uniti un fatto necessario, imposto dalla presenza della minaccia comunista, ma di fatto solo tollerato. Dopo De Gasperi, l'alleanza con gli Stati Uniti cominciò ad essere vista come un ostacolo alla piena realizzazione degli obiettivi di politica estera nazionale ed europea; bisognava perciò cercare di estendere quel limite, fino al punto massimo consentito, ma senza esagerare, senza con ciò urtare troppo la sucettibilità del grande protettore americano. Al contempo, bisognava sostenere il processo di integrazione europea, anche nell'ottica del "contenimento" della supremazia economica e militare degli Stati Uniti, sebbene questo atteggiamento comportasse l'inevitabile appiattimento sulle posizioni dei due Stati europei dominanti: Germania e, in misura minore, Francia.

    Oggi, alla luce degli avvenimenti dell'11 settembre 2001, questo dualismo non è più possibile. L'Europa ha dimostrato di non essere in grado di sostenere il peso delle nuove sfide che attendono il mondo senza l'appoggio degli Stati Uniti, mentre l'allargamento ad Est dell'Unione Europea ha messo in evidenza le difficoltà, di carattere economico e sociale, della tradizionale "locomotiva comunitaria" franco-tedesca. Ciò ha provocato una spaccatura profonda all'interno dell'Unione Europea, rivelatasi apertamente nella questione della guerra in Iraq, e sintetizzata dal Segretario alla Difesa americano, Donald Rumsfeld, con il paragone tra vecchia e nuova Europa. Una spaccatura che, superando le tradizionali divergenze ideologiche, ha messo in seria discussione lo stesso processo di integrazione europea e, forse in misura maggiore, la solidità dell'alleanza atlantica.

    In questo contesto l'azione del governo italiano è stata di pieno appoggio al processo di integrazione europea, sancito dalla presenza attiva, al più alto livello, ai lavori della convenzione presieduta da Giscard d'Estaing e dalla successiva firma della Costituzione a Roma; ma al tempo stesso, l'Italia ha voluto rimarcare in più occasioni la necessità del mantenimento dell'alleanza atlantica, che ha contribuito a rafforzare con la sottoscrizione dell'Accordo di Pratica di Mare tra la NATO e la Russia; un accordo che, attraverso l'associazione della Russia alle politiche dell'alleanza atlantica, ha risolto il problema fondamentale dell'espansione della NATO a Est, nei territori controllati storicamente dalla Russia zarista prima e sovietica poi. Oggi le truppe americane e alleate si trovano dislocate non solo nella vecchia Europa del socialismo reale, ma anche in alcune zone strategiche dell'Asia Centrale, ai fini della lotta al terrorismo islamico; ciò che fino a qualche anno fa era ritenuto impensabile, ora è avvenuto con la sostanziale acquiescenza del Cremlino.

    Oggi l'Italia, tra gli Stati dell'Europa continentale, è probabilmente l'alleato più fedele degli Stati Uniti, più della stessa Polonia che, peraltro, ha inviato truppe combattenti in Iraq a sostegno delle forze alleate ma che ha già annunciato, tra il disappunto americano, di volerle ritirare al più presto. Ciò, oltre ad essere un segno tangibile della ritrovata affidabilità italiana (nonostante l'infelice battuta del candidato democratico Kerry circa l'incapacità dell'esercito italiano) , rappresenta anche un segnale forte nell'ottica del mantenimento del legame storico tra l'Europa e gli Stati Uniti. In questo il governo italiano ha una completa identità di vedute con il governo britannico, nonostante la diversità ideologica che separa i due premier.

    Erik Marangoni



    ...più Repubblicani di così...il fatto importante che tutti questi cambiamenti operati dalla CDL nella Politica Estera italiana sono avvenuti con il sostanziale appoggio dell'elettorato di Centro-Destra italiano che si sente molto più vicino agli USA di quanto non si creda,e specialmente agli USA di Bush...

  5. #5
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    Infatti: spesso sentiamo sbandierare al pacifintismo nostrano dati e cifre riguardanti la non condivisione o l'odio vero e proprio degli Italiani verso Bush e le sue politiche.
    A me al contrario pare di vedere oggi più di ieri un sentimento anzitutto di stima e di rispetto nei confronti dell'Amministrazione Bush e della forza con la quale il popolo americano la sostiene.

    Decisamente la vittoria di Bush ha costituito un elemento importante per la politica della Casa delle Libertà nostrana.

  6. #6
    Hanno assassinato Calipari
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    Come si fa a stimare un assassino?

  7. #7
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    Ah non lo so, me lo chiedo tutte le volte che guardo una maglietta del Che...

  8. #8
    Leoni in guerra e agnelli pieni di dolcezza nelle nostre case
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    In origine postato da Mantide
    Perfettamente d'accordo...

    I vecchi schemi politici ai quali siamo abituati (ex DC,ex-PCI e massimalismi vari) prima o poi devono essere messi in cantina non per nesconderli (non bisogna vergognarsene,ci mancherebbe) ma perchè è necessario che la Politica Europea,oltre che italiana,cominci per davvero a capire che è iniziato una nuova Epoca ...

    Il Pensiero Conservatore,in Italia cos'è e dove va?

    ...molti vedono un punto di svolta nel New GOP americano...
    Il pensiero conservatore in Italia è vivo, e la nascita dei ConservatoridiPol non ne è che una chiara dimostrazione. Quello che tu scrivi è praticamente quanto noi da mesi ormai diciamo. Fai un salto su ConservatoridiPol@yahoogroups.it
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  9. #9
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    ...più Repubblicani di così...il fatto importante che tutti questi cambiamenti operati dalla CDL nella Politica Estera italiana sono avvenuti con il sostanziale appoggio dell'elettorato di Centro-Destra italiano che si sente molto più vicino agli USA di quanto non si creda,e specialmente agli USA di Bush... [/B][/QUOTE]

    Parole Sante. Io mi definisco un coservatore repubblicano, e il modello statunitense è il mio punto di riferimento politico.
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  10. #10
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    Il mondo Statunitense è decisamente un punto di riferimento anche per me...
    Ultimamente però sto guardando anche con attenzione al mondo più tories inglese, forse meno "new liberal".

    Certo abbiamo ancora molto da imparare.

 

 
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