In sospetta sincronia con la politica neo-cons, Hollywood riscopre l’Occidente guerriero e conquistatore. Dopo “Troy”, la conquista dell’orientale Troia da parte dei superuomini ellenici, arriva “Alexander”, la storia di Alessandro il Grande rivisitata da Oliver Stone.
Alessandro vi è dipinto come un giovane eroe molto western: che (diversamente da Bush) studia a fondo avendo il super-occidentale Aristotele come maestro e che (come Bush) esagera con gli alcolici. E’ anche brutale, spietato e violento, come ha da essere un eroe occidentale – un Marine, insomma - impegnato nella conquista civilizzatrice dell’”Oriente”.
Tale “Oriente” benché alquanto indefinito, come per caso copre anzitutto l’area oggi abitata dal mondo islamico – Turchia e Irak, Afghanistan ed Iran – con lo scopo finale di debellare l’India e la Cina.
L’Alessandro della storia volle diventare un sovrano orientale, semidivino. L’Alessandro di Hollywood associa al suo impero globale gli “orientali” che conquista, quasi come pari (quasi), ad una condizione: che combattano con lui per le ulteriori conquiste in Oriente.
Proprio come i polacchi, i georgiani e gli ucraini conquistati alla “democrazia” dagli Stati Uniti, nella loro avanzata avventurista sulla Via della Seta.
Fatto notevole, nel film, gli “orientali” diventano più fidati e devoti alla missione conquistatrice del Comandante che le sue truppe nazionali, i Macedoni. Questi bianchi rinnegati, durante tutto il film, non fanno che lamentarsi perché vogliono tornare a casa (come i soldati americani in Irak); mettono i bastoni tra le ruote al Capo, e non capiscono che lui ha ricevuto da Dio stesso (come Bush) la divina missione di civilizzare l’Oriente, come volgari no-global e relativisti liberal.
Non manca di aleggiare, sui Macedoni di Stone, il sospetto che essi rappresentino “la vecchia Europa” renitente al mandato globale dell’Uomo Bianco, e incapaci di capire “le nuove sfide” planetarie. Sabotatori e isolazionisti, forse persino elettori del Partito Democratico, alla fine impediranno ad Alessandro di conquistare Cina e India. L’eroe muore. The End.
Per quanto incredibile appaia, tale confezione propagandistica corrisponde ai sogni di alcuni celebri strateghi della geopolitica americana. Zbigniew Brzezinsky, che già giocò la “carta islamica” in funzione antisovietica in Afghanistan, oggi sogna che, dopo le invasioni che stanno umiliando l’intero mondo musulmano, quelle masse possano essere utilizzate per la successiva guerra contro l’avversario strategico del prossimo trentennio: la Cina.
Anche Wolfowitz sostiene che è possibile fabbricare un nucleo musulmano “democratico” e fedele all’America, da lanciare nelle future conquiste dell’Asia.


di Maurizio Blondet