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Discussione: Liberismo e massoneria

  1. #1
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    Predefinito Liberismo e massoneria

    http://www.granloggia.it/gldi/centro.asp?idmenu=48

    Se le radici della Massoneria "speculativa" possono farsi risalire all'innesto nelle corporazioni muratorie medievali di elementi ermetici e rosacruciani, la nascita della Massoneria "moderna" ha una data ben precisa: il 24 giugno 1717, con il costituirsi a Londra della prima Gran Loggia. In realtà, per comprendere come un episodio in fondo banale - il raggruppamento di quattro Logge che decidono di costituirsi in Gran Loggia - sia potuto assurgere a fatto di rilevanza universale, bisogna far riferimento a quel particolare momento storico e culturale che si stava maturando, soprattutto in Inghilterra, tra la fine del XVII e l'inizio del XVIII secolo.

    È, infatti, questo felice innesto tra il filone corporativo - esoterico delle Logge massoniche e la cultura illuminista del tempo che, fungendo da catalizzatore, può spiegare il "miracolo" del successo e del diffondersi dell'Istituzione massonica. Il substrato fertile per lo sviluppo della Massoneria moderna fu, dunque, la cultura inglese del tempo che, traendo i suoi presupposti da filosofi come Locke o da scienziati come Newton, avrebbe rivoluzionato i dogmi metafisici della conoscenza tradizionale ed avrebbe imposto al mondo occidentale nuove concezioni nella vita politica, economica e sociale.

    Il liberalismo politico ed il liberismo economico, scaturiti dalla seconda rivoluzione inglese (sono emblematici in proposito la Dichiarazione dei diritti, "Bill of rights", per quanto riguarda l'assetto politico, o l'"Atto di tolleranza" per quanto riguarda la libertà religiosa), avrebbero avviato il mondo occidentale verso quei modelli di vita, prettamente "massonici", che sono tutt'oggi alla base della nostra civiltà. Basti pensare che proprio in quel periodo ed in quel clima culturale sono nati i concetti stessi di "progresso", di cosmopolitismo, di economia (si pensi alla rivoluzione agricola con la chiusura degli open fields e la trasformazione della produzione da uso diretto a coltura intensiva destinata ai mercati).

    È in questo identificarsi con l'Illuminismo che la Massoneria propugna i principi cardine della libertà e della tolleranza, sicché l'uomo, liberato dalla schiavitù politica, dal fanatismo e dai pregiudizi, grazie alla Ragione ("sapere aude! Abbi il coraggio di servirti del tuo proprio intelletto!" avrebbe proclamato Kant), sarebbe potuto pervenire alla costruzione di un mondo migliore. In conclusione la valenza di quel 24 giugno 1717 è nei suoi presupposti e questi vanno ricercati nell'"Epistola de tolerantia" di Locke, nel tentativo di Robert Boyle di conciliazione tra scienza e fede sottraendo l'una al dogmatismo e l'altra al fanatismo, nelle concezioni religiose di John Toland, nel "Discorso sul libero pensiero" di Antony Collins, o negli scritti dello Shaftesbury, vale a dire nel clima culturale che si respirava in quegli anni in Inghilterra e che poi avrebbe trovato nell'"Encyiclopédie" lo straordinario veicolo di diffusione in tutta Europa
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #2
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    Predefinito

    http://www.vitriol.it/PRIMAPAG/..%5C...CVITRO419.html

    Di Antonella Marchi

    L'orgoglio di essere iscritto alla massoneria

    SIENA - Ormai, da troppo tempo, non si fa che parlare impropriamente di Massoneria e liste "nere" con tanto di nomi e cognomi, ma come la storia ci insegna, ogni volta che avvengono diatribe nel mondo politico economico (a Siena Pds e Monte dei Paschi), sono i massoni a farne le spese. Contrariamente a quanto è stato scritto, la società muratoria si ispira ai trinomio Libertà, Uguaglianza, Fratellanza considerati nel più perfetto equilibrio tra loro e nel senso più nobile ed elevato.

    Fin dalla loro prima definizione e in particolare a livello nazionale, proprio il Risorgimento, li rese universali.

    Negli anni successivi all'Unità molti uomini politici e soprattutto capi del movimento democratico italiano diedero la loro adesione alla Massoneria: basti fare i nomi di Garibaldi, di Cavour, Mazzini ed Ernesto Nathan. Inoltre esponenti della cultura quali i due premi Nobel Carducci e Quasimodo, non ché Foscolo e D'Annunzio.

    Pur partendo dalla stessa terna di principi, ma privilegiando un valore più degli altri, si è giunti, come è noto, allo sviluppo di ideologie totalmente contrapposte che si sono affrontate in modo sempre più esteso fino a coinvolgere l'esistenza stessa del pianeta.

    Semplificando drasticamente ai valori intrinseci, si può affermare che la difesa della Libertà è il fondamento del liberismo mentre la tensione verso l'uguaglianza costituisce il principio guida del socialismo. Corrispondentemente la Fratellanza ha assunto sempre valori di contorno, deputati a dare corpo a solidarietà di sostegno al valore di volta in volta privilegiato (solidarietà nazionali o di ideologia o di classe, e comunque sempre "contro gli altri" o elitarie verso gli altri). Essere iscritti alla Massoneria, credo voglia significare anche difendere la libertà poterlo fare senza per questo venir denigrati su tutti i giornali ed essere messi alla stregua dei peggiori delinquenti, nonché essere orgogliosi di venir accettati da una antica istituzione che ha fatto e fa, la storia della nostra nazione.

    L'applicazione pratica di tali principi da parte dei Massoni è affidata essenzialmente a regole di comportamento che trovano il loro spessore insostituibile in una tradizione simbolica e rituale che affonda le sue radici nella storia dell'uomo, ed il loro fine nella massima valorizzazione della vita terrena.

    Antonella Marchi

    (articolo pubblicato sul CORRIERE di Siena il 24/7/98
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  3. #3
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    Predefinito LIBERISMO, SE LO CONOSCI LO EVITI

    Per una critica non comunista al pensiero liberal-capitalista



    Liberismo, libero mercato, liberalizzazione... Ormai è diventato un tam-tam quotidiano; tutti ne parlano, tutti aspettano a braccia aperte questa sorta di ricetta miracolosa, questo elisir di lunga vita che dovrebbe ridestare l’economia italiana da un lungo torpore che dura da anni.

    E’ la solita storia che va avanti da sempre, anche se con modalità e canoni differenti: da più di 50 anni si abusa del termine "democrazia", tanto da corrodere la mente dei Popoli per farlo diventare un dogma intoccabile, oggi è il turno dell’espressione "liberalizzare i mercati" che appare più una moda del momento piuttosto che la conseguenza di una reale conoscenza dei suoi presupposti, soprattutto economici.

    Senza dubbio il padre della scuola liberista (o classica) fu Adamo Smith che visse nell’Inghilterra del XVIII sec. Cardine della sua teoria è l’assoluta convinzione che l’operare del singolo, alla ricerca del proprio esclusivo interesse e benessere economico, determini un miglioramento delle condizioni dell’intera collettività. Egli chiama tale meccanismo equilibratore "mano invisibile". Affinchè lo stesso meccanismo possa esplicare al meglio le proprie potenzialità, è necessario che lo Stato si limiti ad assicurare l’ordine interno, la difesa dei confini nazionali da eventuali attacchi esterni, la giustizia, ecc. Punto e basta. Uno Stato, quindi, che non può e non deve intervenire ed interferire nelle faccende economiche. Ma ciò che emerge a chiare lettere dall’interpretazione smithiana è l’acritica fiducia nel ruolo del mercato che sarebbe in grado, da solo, di ripristinare in ogni momento l’equilibrio tra domanda ed offerta. Ciò appare in modo ineluttabile dalla "legge degli sbocchi" di J. B. Say (1767-1882) secondo cui un bene per il sol fatto di esser stato prodotto, genererebbe una domanda di importo equivalente.

    Appare quindi il momento di operare alcune considerazioni. Anzitutto la validità della"mano invisibile" sembra posare su pilastri d’argilla poichè è tutto da dimostrare che nel tentativo di perseguire un beneficio personale, l’individuo possa - sic et simpliciter - aumentare il benessere della collettività. Al contrario, in tal guisa si favorirebbero comportamenti egoistici ed utilitaristici della società che risulterebbe non più guidata da uno spirito di effettiva solidarietà tra gli individui e/o le categorie. Per quanto attiene il ruolo che il mercato debba svolgere, occorre sgombrare il campo da ogni eventuale fraintendimento e sottolineare che esso rappresenta un indispensabile strumento per premiare il rischio d’impresa, l’innovazione, l’abilità, ecc. Ma il mercato nella visione di Smith e degli ultra-liberisti, appare come un’arena in cui prevale una sola legge: l’assenza di leggi! Chi vince è il più ricco, il più spregiudicato, chi si fa meno scrupoli e coloro che soccombono debbono essere rimossi poichè rappresentano un intralcio per il successivo arricchimento.

    Al di là di ogni considerazione di tipo morale (sulla quale ritornerò qualche rigo più avanti), vi è da ricordare che il crollo della Borsa di Wall Street nel ‘29, contribuì a mettere a nudo l’intrinseca vulnerabilità della teoria liberista ed a riassegnare il giusto ruolo allo Stato nelle vicende economiche con l’affacciarsi della Teoria Generale di Keynes. Ciò che appare in netto contrasto con un sentimento comune di "giustizia sociale", è la determinazione del prezzo di tutti i fattori della produzione (terra, capitale, lavoro) in base all’incontro della curva di domanda e di offerta. In tale concezione il lavoro e, dunque l’uomo viene trattato alla stessa stregua di una qualsivoglia merce o materia prima, per cui il salario sarà da fissarsi in corrispondenza di quel valore che assicuri "il livello minimo di sussistenza" intendendosi per tale quello che garantisca al lavoratore nulla più che l’acquisizione dei mezzi necessari per mantenersi in vita ed essere reinserito in un nuovo processo produttivo.

    Tradotto in termini più elementari i liberisti affermano che al lavoratore occorre somministare, come stipendio, quello che gli permetta di comprarsi un pezzo di pane per non essere "colpito da debolezza improvvisa", perchè altrimenti non può più reggersi in piedi per lavorare!

    Come fare per mantenere il più possibile stabile nel tempo tale livello? La risposta ce la fornisce Malthus (1776-1834) - altro bell’esempio di liberista! - per il quale bisognerebbe fare in modo che il tasso di crescita della popolazione non superi quello di produzione di beni. Per far ciò occorrerebbe aumentare il degrado morale e materiale degli strati più poveri della popolazione ed in quest’ottica le carestie e le guerre sarebbero un’ottimo toccasana. Malthus ebbe tredici figli...

    Mutatis mutandis, trasliamo questi principi ai giorni nostri: quando si suggerisce di liberalizzare il mercato del lavoro, significa forse voler pagare uno stipendio da fame a fronte di un orario di lavoro che ricorda alcune pratiche schiaviste di sfruttamento dell’uomo sull’uomo? Quando dal "covo di usurai" e di plutocrati di Bruxelles o dal Fondo Monetario Internazionale (pardon, Fondo Usuraio Internazionale), si "suggerisce" (per tenere calmi i mercati) di varare riforme strutturali (cioè permanenti) in tema pensionistico-previdenziale, ci vogliono forse dire che l’assistenza agli anziani ed alle fasce più deboli della popolazione è un "lusso" che il sistema liberista non può permettersi? Ci stiamo forse incamminando verso un modello di "involuzione" socio-economico di tipo amerikano tanto caro a certe lobbies di circoncisi in cui un individuo assume un valore solo se produce, distribuisce e consuma?

    Non dimentichiamoci che le ricette pseudo-miracolistiche di stampo liberista applicate (ma sarebbe meglio dire imposte dal Fondo Monetario Internazionale) all’America Latina, ai paesi dell’Europa dell’Est, all’Africa sub-sahariana, hanno comportato l’acquisto a prezzi stracciati di minerali preziosi da parte delle multinazionali, caduta della produzione nazionale, aumento vertiginoso della disoccupazione ed abolizione di ogni garanzia sociale per i più deboli come i bambini. Le politiche di matrice liberista non esitano un solo istante a deturpare interi paesaggi o distruggere foreste per sfruttare giacimenti minerari, costruire ville di lusso o far passare un’autostrada. Il tutto in nome del dio-denaro e del profitto fine a sè stesso. La liberalizzazione e la "sacralizzazione" del liberismo sta comportando la possibilità di poter spostare in tempo reale flussi immensi di denaro da un’area all’altra del mondo semplicemente pigiando dei tasti, impoverendo e gettando sul lastrico intereri popoli ed arricchendo uomini (?) senza scrupoli come lo speculatore George Soros.

    L’acritica fiducia in mercati scevri da qualsiasi controllo statale, a questo punto, non dovrebbe far inorridire certi "borghesucci perbenisti" di fronte all’esistenza di un mercato della droga o delle videocassette porno. Per quale motivo scandalizzarsi se esiste una domanda di tali beni proveniente dal mercato? D’altronde il perseguimento del benessere del singolo non comporta automaticamente il benessere della società? L’ha detto Smith, c’è da fidarsi. Allora forza liberisti! Filmate le vostre mogli e le vostre figlie in atteggiamenti equivoci e rivendete le videocassette sul mercato; producete e spacciate droga, non importa se leggera o pesante, tanto il mercato "tira". Il vostro personale arricchimento si trasformerà in sollievo per tutti noi e darete un duro colpo alla disoccupazione.

    Che sciocchi a non averci pensato prima...
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Una guerra civile tra cattolici & massoni
    di Angela Pellicciari

    "L'Italia è l'unico Paese d'Europa (e non solo dell'area cattolica) la cui unità nazionale e la cui liberazione dal dominio straniero siano avvenute in aperto, feroce contrasto con la propria Chiesa nazionale. L'incompatibilità tra patria e religione, tra Stato e cristianesimo, è in un certo senso un elemento fondativo della nostra identità collettiva come Stato nazionale": così scrive Ernesto Galli della Loggia. L'unità d'Italia, a suo giudizio, è il frutto di una guerra civile, un'"autentica" guerra civile, combattuta tra cattolici e non cattolici. Guerra che è stata dimenticata, perché "non poteva che essere rimossa, restare non detta e non dicibile" [Cfr E. GALLI DELLA LOGGIA, Liberali che non hanno saputo dirsi cristiani, in "Il Mulino", n. 349, Bologna 1993 pp. 855-866].
    Una guerra civile a fondamento dello Stato unitario?

    A cominciare da Pio IX e Leone XIII nel secolo scorso, l'opinione di Galli della Loggia è ampiamente condivisa dai cattolici. I Pontefici (diretti testimoni dei fatti del Risorgimento nazionale) lo ripetono in numerosi pronunciamenti ufficiali: l'unità d'Italia è il risultato della guerra scatenata dalla massoneria nazionale e internazionale contro la Chiesa cattolica.
    Pio IX inizia una meticolosa cronistoria dei fatti nel 1849, all'epoca del suo esilio a Gaeta (esilio cui è costretto perché i rivoluzionari di ogni dove sono piombati a Roma trasformandosi in "romani purosangue" a modello del genovese Mazzini), la continua nel 1855 (dopo la soppressione nel Regno di Sardegna degli Ordini contemplativi e mendicanti) e la riprende nel 1861 all'indomani dell'unità.
    Il Papa mette a confronto parole e fatti: da una parte le belle parole d'ordine di liberali, repubblicani e socialisti; dall'altra le violenze e la persecuzione anticristiana che a quelle parole fanno seguito. I massoni, ricorda il Papa, proclamano ai quattro venti di agire nell'interesse della Chiesa e della sua libertà. Si professano cristiani e pretendono di rifarsi alle più genuine volontà di Cristo. Le cose non stanno invero così: "Noi desidereremmo prestar loro fede, se i dolorosissimi fatti, che sono quotidianamente sotto gli occhi di tutti, non provassero il contrario". È in corso una vera e propria guerra, ricorda Pio IX (ma anche Leone XIII e così pure il vescovo di Torino, Fransoni, prima imprigionato poi esiliato): "Da una parte ci sono alcuni che difendono i princìpi di quella che chiamano moderna civiltà; dall'altra ci sono altri che sostengono i diritti della giustizia e della nostra santissima religione". L'obiettivo che i massoni perseguono è "non solo la sottrazione a questa Santa Sede e al Romano Pontefice del suo legittimo potere temporale", ma anche, "se mai fosse possibile, la completa eliminazione del potere di salvezza della religione cattolica" [Cfr l'allocuzione Iandudum cernimus, in "Acta Pii IX", I, III, pp. 220-230].
    Nel loro magistero i Papi fanno quanto possono per evitare che la popolazione presti ingenuamente fede alla propaganda liberale e cada nell'inganno che le tendono nemici che si proclamano amici.
    Se le cose stanno come dicono i Pontefici, bisogna capire che cosa spinge i massoni a professarsi cattolici quando tali non sono.

    Una strategia coperta

    Nell'Italia dell'Ottocento quasi tutti sono cattolici e la civiltà cristiana, insieme con la lingua, costituisce l'identità vera e profonda di una popolazione che peraltro è da secoli politicamente divisa. Per far trionfare il proprio punto di vista assolutamente minoritario, i liberali ricorrono a una strategia che si potrebbe definire "coperta": da un lato provano in ogni modo a infiltrarsi all'interno della Chiesa per condizionarla dal di dentro (questo obiettivo viene espresso con massima chiarezza in una circolare del 1819 inviata alle varie logge dell'Alta Vendita [Cfr J. CRÈTINEAU-JOLY, L'Église romaine en face de la Révolution, II, Paris 1861, pp. 76-78]); dall'altro colgono ogni possibile occasione per definirsi cattolici perfettamente ortodossi; da ultimo, promuovono sul piano interno e internazionale una campagna di denigrazione e falsificazione sistematica sulle condizioni di tutti gli Stati italiani a eccezione del Piemonte. Si distingue in quest'opera il cattolico Massimo D'Azeglio, teorizzatore della "congiura" all'aria aperta. In I miei ricordi racconta egli stesso del suo incontro a Roma con il "settario" Filippo e del suo aderire alla cospirazione filosabauda per l'ottima ragione di voler scampare alla noia e alla depressione ("perché provavo il bisogno d'aver un'occupazione che sopraffacesse nell'animo mio i pensieri che mi tormentavano", per "aver un modo di passar la malinconia, e finalmente il mio gusto per la vita d'avventure e d'azione"). Con questi sistemi, uniti alla capillare corruzione dei quadri dell'esercito borbonico, la massoneria ritiene di poter convincere la popolazione che sotto i Savoia si può vivere la propria fede in modo più cattolico che sotto il Papa; che i liberali incarnano gli autentici desideri di Cristo meglio del suo presunto Vicario terreno; che la Chiesa può tornare all'originario splendore quando privata delle preoccupazioni terrene, vale a dire quando tutte le proprietà che possiede e che le sono state donate dalla pietà dei fedeli (compresi i conventi in cui vivono monaci e frati con i relativi edifici di culto, i libri, i quadri, le sculture, gli oggetti e gli arredi sacri, incluso ovviamente lo Stato che le appartiene), saranno diventate possesso di quei nobili e borghesi anticristiani che le sapranno far fruttare debitamente in nome delle regole del profitto e del libero mercato.

    Con questa operazione che fanno condurre dall'unica Casa regnante disposta, in nome di importanti acquisti territoriali, a svendere la prestigiosa tradizione religiosa, culturale ed etica della nazione, le potenze massoniche e i massoni italiani (tutti esuli a Torino eletta "capitale morale" d'Italia, nuova Gerusalemme, a dire di Pascoli) ritengono di poter finalmente associare l'Italia al novero delle prospere potenze europee che già da tempo (con la Riforma protestante e la Rivoluzione francese) si sono liberate dal "giogo" del cattolicesimo.

    Paradossalmente è proprio Galli della Loggia, intellettuale e politologo laico, a rispolverare oggi la guerra civile combattuta durante il Risorgimento. Guerra che la storiografia contemporanea, quella cattolica in testa, ha smesso di ricordare più o meno dal 1925, anno in cui Mussolini pone fuori legge la massoneria.

    Per accertare se Galli della Loggia (e i Papi) abbiano o no ragione non ci resta che seguire il metodo di Pio IX: confrontare parole e fatti. Il Regno di Sardegna si autoproclama vessillo dell'onore nazionale, perché unico Stato costituzionale e parlamentare della penisola. I Savoia giustificano l'invasione e l'annessione degli altri Stati (tutti retti da sovrani assoluti) proprio con il pretesto del regime politico costituzionale. Vittorio Emanuele, dicono, non può in alcun modo rimanere insensibile alle grida di dolore che verso di lui si levano da tutte le parti dell'Italia oppressa.

    La soppressione degli Ordini religiosi

    Esaminiamo allora come i Savoia traducono in pratica questo tanto propagandato amore per la legalità costituzionale e per le libertà dei cittadini.
    Il primo articolo dello Statuto (che entra in vigore il 4 marzo 1848) dichiara: "La religione cattolica apostolica e romana è la sola religione di Stato". "Che cosa fa la Camera dei deputati del Regno sardo-piemontese? Non appena convocata, nella primavera inoltrata del 1848, si esibisce in un attacco frontale alla Chiesa cattolica. È in corso la prima guerra di indipendenza contro l'Austria e le sorti dell'esercito del piccolo Regno sono già compromesse, ma i rappresentanti dell'1,70% della popolazione che ha diritto di voto combattono una loro guerra personale: la guerra contro i gesuiti e gli Ordini affini, definiti "gesuitanti". Per più di due mesi i deputati subalpini si esercitano in interminabili requisitorie contro la Compagnia di Gesù (accusata di essere "rappresentante di un funesto passato", "corruttrice", "appestata", "lue", "eretica", "torbida malaugurata compagnia") e contro gli Ordini religiosi che i deputati ritengono infettati dall'Ordine incriminato. Teorizzano che la Compagnia è una vera e propria peste e che chiunque le si accosta rimane contagiato.

    Alla fine di interminabili discussioni, la Camera ratifica la decisione già presa dal re di sopprimere la Compagnia di Gesù, decide di imporre il domicilio coatto ai religiosi (che non si sono macchiati di alcun tipo di reato e sono condannati per il solo "nome" di gesuiti), delibera la requisizione di tutti i beni dell'Ordine (gli splendidi collegi finiscono per trasformarsi per lo più in caserme) e accomuna alla sorte dei figli di sant'Ignazio quegli Ordini religiosi giudicati più pericolosi per la conservazione dell'ordine liberale.

    Per qual ragione i deputati Sabaudi fanno tutto ciò? Per amore, ripetono in continuazione, della "vera morale" e della "pura religione". Omettono naturalmente di dichiarare che la morale e la religione cui si rifanno non sono quelle cattoliche.

    Nel 1854-1855 è la volta del governo. Il Ministro Cavour-Rattazzi, il governo del connubio tra centro e sinistra costituzionale, si assume la responsabilità di un attacco in grande stile contro la Chiesa cattolica e presenta un progetto di legge per la soppressione (e relativo incameramento di beni) degli Ordini contemplativi e mendicanti [Cfr "Atti del Parlamento subalpino. Documenti", XII, pp. 1631-1640].

    Il governo ritiene che monache di clausura e frati abbiano fatto il loro tempo. Pensa che siano istituzioni ottime per un periodo di violenza e di barbarie, ma nocive in un'epoca pacifica e liberale. Il ragionamento di Rattazzi è semplice: gli Ordini contemplativi e mendicanti sono inutili: se tali, sono allora nocivi (sic!). L'argomentazione di Cavour è invece più complessa, perché il conte non ritiene l'inutilità motivo sufficiente a giustificare la soppressione. Cavour si fa pertanto carico di dimostrare "matematicamente", "con fatti e con teoremi", che gli Ordini in questione sono nocivi. Nocivi a che cosa? Al progresso della moderna civiltà. Nocivi alla prosperità economica, industriale, agricola e perfino artistica del Paese. Cavour ritiene di dimostrare il proprio assunto ricorrendo a una prova inoppugnabile: la realtà dei fatti. E la realtà che costata è la seguente: sono molto più ricchi, moderni e progrediti quegli Stati in cui gli Ordini sono già aboliti da tempo. Non solo: là dove non esistono più francescani, domenicani o altri religiosi, è lo stesso attaccamento della popolazione al cristianesimo a essere più profondo. Per tutti questi ottimi motivi gli Ordini, secondo Cavour, sono nocivi. Ergo, a buon diritto vanno soppressi.

    Con i discorsi di "Lord Camillo" alla Camera e al Senato [Cfr "Atti... Discussioni", XXI, pp. 2862-2871; cfr anche "Atti... Discussioni Senato", VIII, pp. 767-771] si tocca l'apice della costituzionalità del Regno sabaudo: il presidente del Consiglio di uno Stato ufficialmente cattolico, per sua stessa ammissione, ritiene migliori sotto ogni punto di vista (quello religioso compreso) gli Stati protestanti.

    Un'ultima considerazione. Rattazzi, quando in qualità di Guardasigilli e ministro del culto espone alla Camera la necessità di sopprimere gli Ordini religiosi, lo fa ribadendo un'esigenza di stretta competenza del dicastero che dirige. Il ministro Guardasigilli ritiene giunto il momento di fare giustizia. Di fare giustizia all'interno della Chiesa. Di fare giustizia ai beneamati parroci che, tanto utili alla popolazione, vivono con poche lire mentre i molti religiosi che non fanno nulla vivono nel lusso: "È forse giusto, è forse consentaneo ai princìpi della religione che esista questa disparità fra i membri del clero? No certamente". Un ministro di Vittorio Emanuele si propone così di realizzare una giustizia di tipo redistributivo, sottraendo risorse finanziarie e proprietà ad alcuni per beneficiare altri. Il principio è quello che chi possiede più soldi deve dividerli con chi ne ha meno. Il principio è anche quello che chi lavora deve guadagnare per lo meno tanto quanto chi induge nell'ozio.

    Nei medesimi anni numerosi intellettuali cattolici, primo tra tutti Donoso Cortés, mettono in guardia i liberali: con i metodi che adottano, preparano la strada al comunismo. Anche Pio IX è al riguardo profeta inascoltato. A cose fatte, è indubitabile che tra liberismo e comunismo c'è una continuità obiettiva. Lenin si limiterà ad applicare, su più ampia scala, i princìpi così ben enunciati dai liberali. Questi "fanno giustizia" solo ai parroci poveri entro la Chiesa (una giustizia che ritorna a loro vantaggio perché si impadroniscono con pochi soldi dell'ingente patrimonio di cui la carità cristiana ha fatto dono alla Chiesa), i comunisti "fanno giustizia" a tutti i poveri con i beni degli stessi liberali.

    Ma l'incognita tra princìpi e prassi non si limita a quanto finora rilevato. Così l'articolo 24 dello Statuto recita: "Tutti i regnicoli, qualunque sia il loro titolo o grado, sono eguali dinanzi alla legge". Tutti, meno i religiosi. Tutti, meno quanti donano beni alla Chiesa. I loro testamenti per diventare operativi devono essere approvati dal governo che li deve purgare "dal sospetto di captazione". E ancora l'articolo 28: "La stampa sarà libera, ma una legge ne reprime gli abusi". Libera: a essere libera davvero è la stampa liberale (di cui non viene punito alcun abuso); quella cattolica, invece, non è libera per niente.

    Un esempio convincente? Nel 1848, di fronte alla persecuzione che si abbatte sui gesuiti, il provinciale dell'Ordine, padre Pellico, così scrive a Carlo Alberto: "Era semplicemente dichiarato da V. M. nella nuova legge sulla stampa che dovesse rimaner inviolato l'onore delle persone e dei ministri della Chiesa. Ma pare che nell'avvilire e calunniare i gesuiti non si tema di trasgredire la legge […] esposti per la sola qualità di gesuiti al pubblico odio o alla diffidenza e al dispregio. Intanto però i giornali e i libelli che ci fanno la guerra, approvati in ciò dalla censura, hanno diritto di rifiutare le nostre smentite; né tuttavia abbiam noi un altro organo imparziale da stamparle con uguale pubblicità, se pure non ci venga concesso di farlo per via della gazzetta del Governo" [Cfr A. MONTI, La Compagnia di Gesù nel territorio della Provincia Torinese, V, Chieri 1920, pp. 78-79].

    Un altro esempio? Nel 1852 il Guardasigilli Boncompagni fa arrestare e imprigionare a carcere duro il conte Ignazio della Costa, consigliere di Cassazione, reo di aver pubblicato un libro dal titolo Della giurisdizione della Chiesa cattolica sul contratto di matrimonio negli Stati cattolici. Il conte è incriminato per offesa al re, incitamento al sovvertimento dell'ordine costituzionale e disprezzo della legge dello Stato. Quale la colpa? Richiamare alla coerenza e ricordare che, se si è cattolici, bisogna rispettare i decreti del Concilio di Trento. Un particolare che sta stretto a Boncompagni, il quale, mettendo da parte i decreti tridentini, ritiene ugualmente di essere un buon cattolico [Cfr M. D'ADDIO, Politica e Magistratura (1848-1876), Milano 1996, pp. 31-32].
    Un ultimo esempio? Cavour vieta nel cattolico Regno di Sardegna la pubblicazione delle encicliche del Papa.
    Segnaliamo infine l'articolo 29, che enuncia: "Tutte le proprietà, senza alcuna eccezione, sono inviolabili". Tutte? Tutte, meno quelle della Chiesa.

    Monopolio scolastico

    Chiudiamo questi esempi di buon governo liberale, ricordando come insorge in Italia l'ostilità alla scuola privata.
    I liberali sono all'incirca l'uno per cento della popolazione. È evidente che, potendo scegliere, i cattolici mandino i propri figli a scuole non liberali. A scuole dunque (dal momento che lo Stato è in mano dei liberali) non statali. Si tratta allora di impedire ai cattolici di scegliere, di sopprimere le corporazioni religiose dedite all'insegnamento e di vigilare perché non se ne formino altre. Nessuna libertà di stampa, di parola, di associazione. E nessuna libertà di insegnamento. I cattolici non sono ancora pronti e devono essere pazientemente educati.

    La libertà di insegnamento, e cioè la scuola privata, potrà essere reintrodotta solo quando gli italiani avranno imparato a preferire la scuola laica. In pratica, solo quando a nessun genitore verrà più in mente di dare ai propri figli un'istruzione incentrata sul rispetto della fede. A esplicitarlo in modo chiarissimo è uno dei membri più illustri dell'emigrazione italiana a Torino, il filosofo Bertrando Spaventa, che sul Progresso del 31 luglio 1851 scrive: "Noi certo vogliamo la libertà in tutto e per tutto, ma l'applicazione assoluta di questo principio suppone l'eguaglianza di tutte le condizioni". Conclude il filosofo: "Adunque, considerando la questione in modo assoluto, noi vogliamo la libertà d'insegnamento; ma giudichiamo che per essere attuata essa abbisogni di alcune condizioni generali, richieste dallo stesso principio d'uguaglianza e di libertà, le quali ora non si trovano nel nostro Paese". Fedeli a questa logica i governanti liberali del Regno d'Italia sopprimono tutte le corporazioni insegnanti con la conseguenza di riuscire nell'opera meritoria di dimezzare le scuole esistenti.

    La prassi politico-ideologica dei governi liberali mette in luce che i princìpi liberali valgono solo e soltanto per coloro che sono liberali. E tutti gli altri? Tutti gli altri devono venire progressivamente illuminati dal credo liberale che a poco a poco lieviterà le masse cattoliche allontanandole dalla superstizione della loro religione. Per il momento è comunque chiaro che i cattolici non devono e non possono contare assolutamente nulla.

    Un breve scambio di battute tra Cavour e uno dei membri più influenti della destra, il maresciallo Ignazio della Torre, chiarisce bene questo stato di cose. Siamo nel 1855 e la Camera subalpina discute il progetto di legge governativo per la soppressione degli Ordini religiosi. Della Torre, per smentire la supposta popolarità della legge, invita a entrare in una qualsiasi delle chiese di Torino stracolme di gente e a chiedere per che cosa si stia pregando: "Tutti quelli che interrogherete vi risponderanno che si sta pregando per il progetto di legge". Questa la risposta di Cavour: "L'onorevole maresciallo ha detto che gran parte della popolazione era avversa a questa legge. Io in verità non mi sarei aspettato di vedere invocata dall'onorevole maresciallo l'opinione di persone, di masse, che non sono e non possono essere legalmente rappresentate" [Cfr "Atti... Discussioni Senato", VIII, p. 830.]

    Galli della Loggia ha riportato alla luce la guerra civile combattuta in Italia durante il Risorgimento. Non ha però spiegato perché quella guerra è stata "rimossa", essendo "non detta e non dicibile". Gli esempi che abbiamo addotto hanno riempito la lacuna.

    Comunque è sicuramente vero: in Italia "l'incompatibilità tra patria e religione, tra Stato e cristianesimo, è in un certo senso un elemento fondativo della nostra identità collettiva come Stato nazionale". L'aspetto singolare è semmai perché la storiografia di questo secolo abbia tardato tanto ad accorgersene.

    Altra questione è la domanda: ci è convenuto?
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    Immigrati, un progetto per cancellare i popoli

    di Luigino Vascon

    Non è solamente Milano o la Padania a protestare contro l’orda di delinquenti extracomunitari che negli ultimi mesi hanno occupato ed abbondantemente allargato di fatto lo spazio e gli obiettivi d’azione criminale. La Germania è alle prese da lungo tempo con una lotta sempre più aspra e dura contro la mafia Turca, una irradiazione questa nata ed alimentata da una presenza di irregolari i quali hanno trovato l’humus adatto grazie alla corposa comunità Turca (regolare) presente da anni in terra tedesca. Il governo germanico reagisce e combatte il problema in silenzio senza farlo sapere agli altri, del resto la Germania già in altre circostanze e tempi ha dato modo ed esempio al resto dell’Europa di come e con quanta risolutezza si è liberata dei suoi problemi interni di ordine pubblico, se ne ricordi uno per tutti, la lotta al terrorismo con l’arresto degli 8 componenti della "Rote Arme Fraction", e guarda caso il loro successivo suicidio collettivo in carcere... Meno silenziosa sull’argomento extracomunitari è la Francia, la protettiva... la comprensiva Francia, che sino a ieri dava ospitalità a tutti i rifugiati perseguiti a vario titolo... degli stinchi di Santo come il professore ed ex deputato Toni Negri... uno dei maggiori ideologi degli anni di piombo, oggi questo Paese si ritrova alle prese con non pochi problemi, a Parigi e nelle province minori francesi si manifesta contro l’escalation della dilagante criminalità, una nuova e crescente criminalità composta anche lì quasi in toto da soggetti ed individui extracomunitari clandestini, i quali o sono andati ad ingrossare le fila della malavita locale o si sono messi in proprio dedicandosi, come ormai di consueto, allo spaccio di droga o allo sfruttamento della prostituzione. Lo stesso presidente della Repubblica Jacques Chirac ha dichiarato pubblicamente che la pressione di questa nuova criminalità extracomunitaria "è insostenibile, e bisogna prendere tutte le misure", gli fa eco il primo cittadino di Strasburgo Roland Ries (socialista) che si ritrova ad essere il sindaco di una splendida città, ma invivibile sotto ad una enorme pressione malavitosa. È chiaro quindi che la questione immigrati clandestini è una questione che si allarga a macchia d’olio in tutta Europa, ed il fine ultimo degli oscuri registri che operano nella penombra è quello di volere coercire in maniera diabolicamente scientifica tutte le popolazioni europee creando così una società multirazziale. Solo dei piccoli politici europei, dei politici miopi assetati di potere possono illudersi di vedere realizzate le loro mire di onnipotenza, ben poco a questi importa che con il loro infame progetto di sete politica sacrificano, calpestano millenni di storia, storia di comunità, di popoli. Oltreoceano invece c’è chi dall’immediato dopoguerra, con la scusa della Liberazione , non ha mai più tolto le sgrinfie dall’Europa, ed anno dopo anno la sta erodendo, la sta ammagliando con l’illusione di un liberismo, o meglio di un sistema apparentemente liberale all’esterno ma che all’interno nasconde una macchina diabolica composta dai grandi poteri economici come la mafia internazionale, la massoneria ed i poteri occulti. Ora a questi paladini del liberismo... per poter realizzare il proprio progetto espansionistico, architettato e voluto in funzione di una sottomissione dell’Europa non resta altro che rendere multirazziale la stessa, alienando e cancellando così ogni genere di cultura, sia laica che religiosa, ogni genere di identità ed etnia presente.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    A PROPOSITO DI… MONDIALISMO



    “Il mondialismo, in sintesi, è un’ideologia (e una prassi culturale, sociale e politica) universalista promossa da istituzioni internazionali politico-militari (Onu, Nato) ed economico finanziarie (Banca Mondiale, Fondo Monetario, Wto, Nafta ecc.), da associazioni private (Council of foreign relation, Trilateral, Bilderberg, massoneria ecc.) e da una fitta rete di lobby e di organizzazioni internazionali di “consulenza” politico-sociale-culturale e massmediale (agenzie d’informazione, industria cinematografica ecc.) la cui principale base tattica è costituita dagli Stati Uniti. L’obiettivo del mondialismo è la creazione di un unico governo o amministrazione (il Nuovo Ordine Mondiale), di un unico assetto politico, istituzionale e sociale (il liberismo), di un unico sistema di valori (l’individualismo-egualitarismo-dottrina dei “Diritti dell’Uomo”), e quindi di un unico insieme di costumi e di stile di vita (il consumismo) estesi a tutta la Terra e funzionali al dominio assoluto da parte delle forze politiche, economiche e culturale che lo incarnano: le èlite della finanza mondiale”.

    (tratto da Giuseppe Santoro “Dominio Globale. Liberoscambismo e Globalizzazione” Società Editrice Barbarossa, pagg. 7-8)
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    http://go.virgilio.it/clkc_M_search_...70998p18a4.htm

    Il mondialismo e i
    suoi effetti collaterali
    alachis
    Per riscontrare le conseguenze del potere mondialista sulla politica interna degli altri Stati, bisogna seguire le vicende degli Usa, che per primi ne sono stati interessati. In Europa lo Stato arlecchino più servile alle indicazioni che vengono da oltreoceano è, manco a dirlo, il "Belpaese", i cui governanti si precipitano a compiacere ogni cosa che venga loro suggerita dagli Americani. Così, ascoltando la rassegna stampa su Radiotre, abbiamo sentito una giornalista statunitense del Sole 24 ore ammettere che, come negli Usa, anche in Italia la scuola è trascurata e lasciata scadere, umiliando gli insegnanti più preparati e coscienziosi fino a indurli a desistere; al loro posto subentrano degli ignoranti, dei lavativi ma politicamente bene orientati "a sinistra", che appiattiscono gli studenti più dotati intellettualmente.Lo scopo è abbassare il livello di istruzione dei cittadini in modo che diventino sempre più facile preda dei manipolatori; tanto per gli eletti della razza padrona ci sono le scuole differenziate che selezionano la "loro" classe dirigente e ove ciò on bastasse, si trovano facilmente in ogni parte del globo dei cervelloni in vendita.L'Italietta dell'Ulivo non si è fatta pregare per attuare tutte quelle misure atte a ottenere i risultati desiderati. Al ministro Berlinguer dobbiamo imputare disposizioni e proposte per abolire il liceo classico, gli esami di riparazione, lo studio del latino e cancellare dai programmi scolastici antica e moderna sino al '900: tutto questo per far perdere alle nuove generazioni la memoria storica e con essa l'identità etnoculturale e le differenze qualitative individuali. Altri settori che risentono del modello americano sono il sistema giudiziario e l'ordine pubblico. In Italia si è fatto di tutto per depenalizzare un gran numero di reati: dalla violazione di domicilio per furto, alla rapina a mano armata, l'impunità regna sovrana. Pare che i reati contro la proprietà privata stiano diventando un'onorata professione. La mitezza o l'inesistenza di pene adeguate spinge i criminali dei Paesi ove esiste ancora una legislazione repressiva (come quella coranica) a varcare le sbrindellate frontiere italiane per venire ad "esercitare"in questo Paese.Ultimamente il Parlamento italico ha legiferato di non rendere più obbligatoria la detenzione carceraria per i reati che comporterebbero fino a tre anni di reclusione: ma contro un padre che osi difendere la sua famiglia e la sua proprietà, la legge sarà dura e impietosa. Viceversa è stata imposta quella che è nota come "legge Mancino" che prevede il carcere e la morte civile per dei semplici reati di opinione: mentre ai pedofili, ai sequestratori di persona e ai pluriomicidi delle varie organizzazioni criminali viene riservato un trattamento ultragarantista. Vengono perseguiti quei pochi intellettuali che hanno il coraggio di esprimere un pensiero difforme da quello della (in)cultura dominante. Di ciò nessun "apostolo"della libertà sembra essersi accorto. In Italia, oltre a questo, si sono mantenute in vigore delle disposizioni emanate dallo Stato fascista contro i dissidenti politici, perciò suona grottesco definire "sistema democratico"quello dei signori Prodi e D'Alema. Ci troviamo ormai di fronte ad un regime repressivo che somiglia sempre più a quello immaginato da Orwell nel suo 1984.Sia negli Usa che in Italia è contro i "delinquenti politici"che dissentono dai sistemi di potere che la legge diviene sempre più spietata. Di ciò fanno le spese quei militanti della Lega che cercano di difendere le loro famiglie dalla violenza, dal degrado e dallo spaccio di droga, così che la micro-criminalità, lasciata agire indisturbata, non tarderà a trasformarsi in macro-criminalità che travolgerà ogni cosa. Pure i cosiddetti "lavori socialmente utili" sono una trovata americana: là, il liberismo selvaggio ha prodotto effetti devastanti nel sottoproletariato emarginato delle metropoli. Per evitare insurrezioni, come quelle del ghetto nero di Harlem di qualche anno fa, il governo ha istituito dei sussidi provvisori per calmare le acque e tirare avanti; nell'Italietta di Prodi le torme sediziose delle capitali del Sud hanno obbligato i suoi pavidi reggicoda ad elargire de sussidi che hanno pudicamente chiamato lavori socialmente utili, come quelli dei forestali della Calabria. Con l'importante differenza che questi non sono nemmeno in grado di sorvegliare il territorio né di prevenire gli incendi dolosi che altri "aspiranti"appiccano nei boschi della Sila e dell'Aspromonte.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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