....discussione sulla scuola
Presente e identità
Tra i diversi spunti offerti dallo studio di Charles Glenn, “Il mito della scuola unica”, due mi sembrano particolarmente significativi.
Primo: la neutralità dell’insegnamento.
Non è vero che un insegnamento “neutro” include, mentre una chiara identità culturale esclude.
In primis, perché una cultura “neutra” (le virgolette sono d’obbligo) non esiste. Qualunque materia, qualunque contenuto, qualunque metodo di insegnamento è sempre, inevitabilmente, sostenuto da una determinata immagine della realtà.
Chi sostiene il contrario mente. E cerca di far passare surrettiziamente la propria concezione del mondo senza sottoporla a un paragone esplicito.
Oggi questa “unspoken assumption”, come la chiamano gli anglosassoni – questo presupposto implicito potremmo tradurre – è il relativismo.
E i risultati sono sotto gli occhi di tutti: se non esistono fatti ma solo interpretazioni, sparisce la realtà. E se sparisce la realtà, non ha più senso impegnarsi per comprenderla.
Lo scetticismo devastante dei nostri ragazzi, il “genocidio delle intelligenze” degli adolescenti acutamente e drammaticamente segnalato da Marco Lodoli sulle colonne di Repubblica, ha qui il suo punto d’origine: un insegnamento falsamente neutrale ha come risultato inevitabile lo svuotamento di ogni interesse.
In secondo luogo, l’esperienza dimostra il contrario.
Gli studi del Board of Education di Sua Maestà britannica, che di queste cose si intende, dicono che i ragazzi non cattolici delle periferie degradate di Londra ottengono i migliori risultati scolastici nelle scuole dei preti e delle suore.
Dalle nostre parti si è sviluppata in una trentina di città una rete di punti di aiuto allo studio che si chiama “Portofranco”. Nata da una chiara identità cattolica, accoglie un venti per cento di studenti musulmani e di altre confessioni. Presenta loro senza reticenze la tradizione culturale cristiana.
I ragazzi non si sentono per nulla offesi. Studiano, e non di rado sono spinti proprio dall’incontro col cristianesimo ad approfondire la tradizione da cui provengono.
Lo ha scritto anche Magdi Allam sul Corriere della Sera del 2 dicembre: solo da un incontro fra identità forti possono nascere un dialogo e una stima reciproci.
Il preteso neutralismo spappola i cervelli e apre la strada al nichilismo; la proposta leale di una posizione suscita un interesse e un paragone.
Riforme à la carte
Secondo: l’idea di libertà. Colpisce nel libro di Glenn la citazione di François Guizot, che definisce “arrogante e precipitosa” l’idea che “le menti devono essere lasciate al loro libero agire”, mentre
“è necessario un sicuro governo delle menti”.
Guizot non è un dittatore, è un politico liberale.
Torna alla mente la classica distinzione di Friederich von Hayek tra liberalismo continentale e liberalismo anglosassone. Dove il primo si preoccupa soprattutto dei meccanismi di scelta dei governanti, accettando il principio che chi vince piglia tutto; il secondo di limitare il loro potere, chiunque essi siano.
L’Italia, va da sé, è continentale.
Tutti i governi che si sono succeduti dal 1861 a oggi hanno seguito lo stesso modello: la scuola è un sistema che deve essere regolato dallo Stato per formare i “suoi” cittadini. Cambiano i contenuti, non il criterio. Anche il governo del Polo non ha resistito alla tentazione di fare la “sua” riforma: migliore di quella del centrosinistra, senza dubbio; ma ancora per mille fili legata a un’impostazione antica.
Si provi a immaginare cosa potrebbe succedere se, in un sistema di alternanza, a ogni legislatura la nuova maggioranza volesse fare la “sua” scuola, cancellando quella dell’avversario.
Urge cambiare metodo.
Urge un sistema che riconsegni la scuola alla società, che si fidi dei suoi protagonisti (insegnanti, dirigenti, famiglie, territorio), che ponga i limiti e le condizioni perché le diverse identità culturali e proposte educative possano proporsi con chiarezza a un paragone leale.
Urge un liberalismo vero.
Franco Nembrini, presidente della Compagnia delle opere educative
saluti




Rispondi Citando