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    Thumbs up Bossi E' Tornato e detta la linea: PROTEZIONISIMO E DIFESA DELLA EUROPA CRISTIANA

    Prima uscita pubblica del leader del Carroccio dopo la malattia
    Bossi visita la redazione della Padania
    Il senatur accompagnato dal direttore del giornale leghista si è trattenuto per circa un'ora: «Sto cominciando a tornare»
    MILANO - «Voglio essere autonomo per Sant'Ambrogio», il 7 dicembre, aveva detto a settembre un convalescente Umberto Bossi. E il senatur è stato di parola: solo un giorno dopo, per l'Immacolata, ha fatto visita alla redazione del suo quotidiano La Padania, nella sede della Lega Nord in via Bellerio, a Milano. A quanto si è appreso il leader leghista si è trattenuto per circa un'ora, accompagnato dal direttore responsabile del quotidiano, Giuseppe Leoni. Il suo stato di salute? Bossi l'ha spiegato in'un'intervista che la Padania pubblicherà giovedì e nella quale il leader della Lega, fra le altre cose, dichiara: «Sto cominciando a tornare».

    EMOZIONE E LACRIME - Una sorpresa in piena regola, che ha riempito di emozione quanti lavorano alla Padania: intorno alle 18.30, nella sede del quotidiano leghista si è materializzato Umberto Bossi. «L'emozione è stata forte per tutti - spiega Giuseppe Leoni, vecchio amico di Bossi, ex parlamentare del Carroccio e attuale direttore responsabile del giornale -, ho visto gente piangere. Ci sono stati abbracci, saluti calorosi. Abbiamo tenuto il segreto fino all'ultimo. Oggi pomeriggio sono andato a prenderlo a casa a Gemonio e poi siamo venuti giù perché da tempo lui aveva voglia di venire qui al giornale». Un'oretta è restato Bossi in redazione, dove è stato intervistato da Giuseppe Leoni. «Ma non mi strappate niente, mi tengo l'esclusiva» dice, ridendo, il direttore. Spiegando, però, che mercoledì il quotidiano leghista dedicherà la prima e la terza pagina all'evento.

    IN FORMA - «Bossi è venuto qui determinato, è in forma - spiega Leoni - Ci ha detto che dobbiamo riprendere la lotta sui temi che la Lega ha lanciato per prima: i dazi doganali, l'ingresso della Turchia in Europa, il problema della concorrenza della Cina». E poi, a quanto si è appreso, Bossi ha anche annunciato un'idea che ha da qualche tempo: una sorta di pellegrinaggio da organizzare il prossimo anno in Svizzera, nella casa che fu abitata da Carlo Cattaneo, uno dei padri del federalismo, figura molto amata dal leader della Lega.
    8 dicembre 2004 - Corriere.it anche sul tuo cellulare Tim, Vodafone o Wind
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    COME AVEVA ANNUNCIATO, IL SEGRETARIO È VENUTO A TROVARCI IN REDAZIONE
    BOSSI E’ TORNATO
    «Avevo promesso e ho mantenuto la parola: sono rientrato a casa e oggi alla mia scrivania»

    IGOR IEZZI
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    «Occorrerà stare meno a Roma e più sul territorio per attuare il Federalismo». È un Umberto Bossi da combattimento quello che ieri ha rimesso piede sul ponte di comando. Per la prima volta dopo 9 mesi da quell’11 marzo di quest’anno quando fu colpito da un malanno, il leader della Lega ha ripreso il suo posto.
    Ieri Bossi è tornato nella sua seconda casa, in via Bellerio a Milano, sede del quartier generale del Carroccio. E si è seduto di nuovo alla sua scrivania. Un’ora di visita per riprendere confidenza con il suo ufficio e per un breve saluto alla redazione de “la Padania”. Lo ha fatto da leader: quando tutti sono in ferie, lui è tornato a lavorare. Subito ha dato, dalla plancia di comando, ordini precisi al Movimento: tutti in piazza il 19 contro l’ingresso della Turchia in Europa e una promessa; entro la fine dell’anno festa davanti alla casa svizzera di Carlo Cattaneo «padre buono del Federalismo» come lo ha definito Bossi.
    Non ha perso tempo, ha annunciato un anno di battaglie: dai dazi al Federalismo, dalla Turchia alla Cina.
    Bossi sta bene, scherza, sorride. Con il suo maglione con la scritta “Berghem” ha voluto, nel giorno del suo rientro, salutare i lettori della Padania.
    Allora, onorevole Bossi, come sta?
    «Sto incominciando a tornare».
    Cosa ha provato nel vedere le migliaia di lettere che le sono arrivate dalla Padania e dall’Italia?
    «Sono state circa 100mila, un segno di grande amore e di affetto verso di me. Adesso sto cercando di rispondere a tutti e mio figlio mi sta dando una mano».
    È stato di parola: aveva detto che sarebbe tornato a Sant’Ambrogio...
    «Avevo fatto una promessa. Che a Sant’ Ambrogio sarei tornato a casa. Oggi (ieri, ndr) sono anche tornato alla mia scrivania».
    Sta già organizzando qualcosa?
    «Prepareremo, entro la fine dell’anno, una gita alla casa di Lugano di Carlo Cattaneo, il padre buono del Federalismo, colui che per primo ha disegnato uno Stato federale. Prima che ci vada Ciampi... Sarà una festa. Dobbiamo fare partire la macchina organizzativa della Lega, metterla in moto, organizzare i pullman. Occorrerà fare una grande pubblicità, tutti dovranno venire. Sarà un viaggio di riconoscenza».
    Come trova la Lega, la linea è sempre quella impostata da lei?
    «Dopo tanti anni è difficile cambiare linea, è ben tracciata. È un solco chiaro da seguire, l’assenza di qualche mese non incide. Siamo coerenti e diciamo sempre le stesse cose, anche prima degli altri. Il progetto è sempre lo stesso. Come sui dazi doganali»
    Ma l’Europa si ostina a non volerli...
    «Hanno voluto mettere a tutti i costi l’euro e la gente non riesce ad arrivare a fine mese. Loro se ne fregano del popolo. E anche le imprese stanno morendo».
    Ciampi in visita in Cina e la Turchia che preme alle porte dell’Europa. Problemi che lei aveva visto anni fa e che oggi sono diventati attuali.
    «Sia la Turchia sia la Cina uccidono le nostre imprese con la concorrenza sleale, non hanno regole. Se dovesse entrare la Turchia in Europa, con l’aggiunta della pressione cinese, le nostre imprese chiuderanno. Dobbiamo scendere in piazza».
    Il 19 dicembre, infatti, il Carroccio sarà a Milano con una grande manifestazione di popolo per dire “no alla Turchia”.
    «Dobbiamo riempire Milano, loro se ne fregano completamente del popolo, delle imprese, dei posti di lavoro. Ci hanno rovinato e, ribadisco, con l’euro nessuno riesce più ad arrivare al trentuno del mese»
    La Lega aveva subito avvisato del pericolo che si correva con l’introduzione della moneta unica. E Prodi, che dopo l’esperienza europea è ridisceso in campo in Italia, si è disinteressato del problema dell’euro così come della concorrenza sleale.
    «La concorrenza di questi nuovi Paesi emergenti è devastante. E Prodi, con l’euro, ha portato scompiglio e danno alle famiglie italiane e al nostro Paese, ha riportato la povertà».
    Invece i rapporti con gli alleati come sono?
    «Buoni, molto buoni, sia con Berlusconi sia con gli altri alleati. Lasciamo stare quello che a volte dicono... Noi abbiamo comunque una forza devastante, a loro serve sempre un accordo con noi per vincere le elezioni. Noi non temiamo nessuno perché abbiamo la forza popolare dei voti».
    Cosa ci aspetta l’anno prossimo?
    «Secondo me sarà l’anno dei dazi doganali. E non possiamo permettere l’ingresso della Turchia in Europa. Noi siamo i figli di quelli che combatterono sempre la Turchia, della cavalleria padana che liberò Vienna assediata. Tutti dicono che il mondo è cambiato, invece non è cambiato niente. Noi siamo ragionevoli rispetto alle nuove realtà, ma facciamo attenzione: non possiamo permettere che la nostra storia e la nostra società vengano cancellate».
    Il 2005 sarà l’anno dei dazi ma anche quello del Federalismo?
    «Certo, dovrebbe diventare realtà, va applicato. È un cambiamento epocale, servirà ancora qualche anno per vederlo».
    Per applicarlo sarà necessario passare dalle Regioni?
    «A Berlusconi ho chiesto di avere dei governatori per portare a termine il Federalismo e realizzarlo nel territorio, nelle Regioni».
    Si è parlato di assessori.
    «Quello che noi chiediamo è contare nella direzione delle Regioni per portare a termine la realizzazione del Federalismo».


    [Data pubblicazione: 09/12/2004]
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    «Andiamo al giornale» Un blitz in stile Bossi


    giuseppe leoni
    --------------------------------------------------------------------------------
    L’altro ieri in redazione c’era un’aria triste, molti ragazzi erano delusi: si aspettavano una sorpresa dal Segretario, l’aveva promesso. E invece niente, Sant’Ambrogio era passato invano, dall’Umberto nemmeno una telefonata. Così ieri a casa sua gli ho raccontato di quella delusione e ho buttato lì una provocazione: perché non fai un salto in redazione? «Va bene andiamo» mi ha risposto in un attimo, facendomi sobbalzare sulla sedia e mettendomi anche un po’ in imbarazzo. Insomma, una risposta e una decisione in pieno stile Bossi. In una mezz’ora di macchina Umberto è tornato alla sua scrivania, che ha trovato esattamente come aveva lasciato nove mesi fa, quel terribile 11 marzo. Dopo l’intervista, la sorpresa tanto attesa da tutta la Padania: la visita in redazione, il ritorno nel suo giornale tra volti amici e felici che mai si sarebbero aspettati tanto: al massimo speravano in una telefonata. Una giornata di gioia: Umberto adesso è davvero tornato. E a me, nel giorno dell’Immacolata, resta il mistero e lo stupore per una coincidenza che soltanto la Provvidenza è in grado di prepararti: nel lontano ’91, quando Umberto si era sentito male la prima volta, ero stato io ad andarlo a prendere all’ospedale, e ieri - grazie al fatto che adesso mi occupo del giornale -, sono stato sempre io a riportarlo in redazione. Un dono della Provvidenza che è di buon auspicio per lui ma soprattutto per noi, adesso che Umberto è tornato.


    [Data pubblicazione: 09/12/2004]
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  4. #4
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    Da quel terribile 11 marzo alla svolta di ieri. Il grande affetto del “suo” popolo. Il ritorno alla politica
    Nove mesi di ansia e speranze


    carlo passera
    --------------------------------------------------------------------------------
    Ci speravamo? E’ vero, ci speravamo. «Voglio essere autonomo per Sant’Ambrogio, tornare a casa», aveva spiegato a settembre, e ci era sembrato uno splendido auspicio, perché non solo Gemonio è casa sua, ma anche via Bellerio, Milano, qua lo attende un’altra famiglia. In fondo, non ci eravamo mai arresi all’idea che le sue apparizioni - frequentissime - in redazione fossero finite. Tante volte ci siamo sorpresi a cercare qualche segno del suo ritorno, come accadeva fino a quella notte maledetta di marzo: ancor prima della sua presenza fisica bastava captarne la voce inconfondibile in lontananza, annusare nell’aria l’odor di sigaro, per capire che era tra noi. Ieri è stato diverso, non poteva essere altrimenti. L’arrivo nella “sua” via Bellerio, la presenza a poche stanze da dove scriviamo queste note, la scelta di fare proprio qui la sua prima uscita pubblica dopo mesi di convalescenza, ha assunto un significato particolare, unico: la fine di un incubo incominciato un’orribile notte tra il 10 e l’11 marzo.
    Il tunnel dal quale ieri Umberto Bossi è uscito inizia con la corsa quasi disperata di un’autoambulanza, nella notte, verso l’ospedale di Cittiglio, provincia di Varese. Pochi minuti prima da Gemonio era partita una telefonata al 118: Bossi si era sentito male, molto male. Era assai più grave di quando, la mattina del 16 dicembre 1991, era stato una prima volta ricoverato d'urgenza per problemi cardiaci, per un’ischemia miocardica. Questa volta no, a rischio è la vita. I medici intervengono con prontezza, il peggio è evitato, ma quel giovedì è una giornata durante la quale tutti - amici, politici, militanti, persone comuni - tengono il fiato sospeso. Il professor Zenoni, che lo ha in cura, spiega che Bossi «ha avuto un difetto alla pompa cardiaca, quindi il cuore ha avuto delle difficoltà a pompare il sangue», perché è un cuore stanco.
    «Adesso non resta che sperare», dichiarano in serata i vertici della Lega, subiti accorsi all’ospedale di Varese, dove Bossi viene trasferito. “Forza Umberto”, titola la Padania del giorno successivo, nel dare la notizia di quanto accaduto e mentre decine e decine di militanti - il loro sfogo è raccontato sulle colonne del nostro giornale - esprimono con la loro presenza fisica sotto le finestre del padiglione Sant’Anna l’affetto e la preoccupazione. Poi, in serie, i titoli dei giorni successivi: “Mai mulà, tegn dür”, “Umberto c’è” e, più in piccolo, “Fiduciosa attesa”. Già, perché se poco a poco l’emergenza appare superata (i bollettini medici definiscono le condizioni “stazionarie”, ma ne sottolineano l’evoluzione positiva; il 15 marzo il sospiro di sollievo: “Non è in pericolo di vita”), la realtà intuita da tutti è che si sia all’inizio di un calvario inevitabilmente lungo e doloroso.
    Mentre non solo tutto il mondo politico, ma anche l’intero Paese - Nord, Centro, Sud, senza distinzioni - mostra un affetto nei confronti del Segretario leghista tanto grande da risultare quasi inaspettato, iniziano i giorni forse peggiori per l’uomo-Bossi, costretto ad affrontare la battaglia più dura della sua vita. E sono momenti tristi anche per coloro che gli vogliono bene; da una parte l’ansia di avere notizie o rassicurazioni, dall’altra il doveroso rispetto della privacy giustamente rivendicata dalla famiglia e, soprattutto, un’ovvia considerazione: Umberto ha bisogno di tempi lunghi e tanta calma, l’abbraccio della gente ci deve essere ma non può risultare soffocante. Ci si deve quindi accontentare di piccoli segnali positivi, come la progressiva riduzione della terapia sedativa, come emerge di volta in volta nei bollettini medici diramati dall’ospedale.
    Il Parlamento rende intanto onore al combattente approvando in prima battuta, il 25 marzo, la Devolution; ma servono ancora alcune settimane prima che il ministro che l’ha voluta e difesa possa riprendere completamente conoscenza, superando il coma farmacologico nel quale i medici per prudenza l’hanno mantenuto per quasi un mese. “Bossi si è svegliato e ha accarezzato la moglie. E’ cosciente e riconosce”, spiega un’Ansa del 5 aprile. Un breve passo sulla via del recupero, ma che basta a commuovere e incoraggiare tutti: la nostra redazione viene sommersa di lettere d’affetto; allo stesso modo, il centralino di Radio Padania squilla ininterrottamente. Il 26 aprile Bossi esce finalmente dal reparto di neurorianimazione dell'ospedale di Circolo di Varese e viene trasferito per la degenza nell'unità di Neurochirurgia: “Da giorni ha raggiunto la piena autonomia respiratoria”, comunica un bollettino medico. E poi ancora: “Reazioni positive e determinate”; “iniziata la rieducazione alla parola”, “esclusi danni alle corde vocali”. Il 30 aprile viene ufficializzato: Bossi ha firmato la sua candidatura, sarà capolista della Lega Nord in tutte le circoscrizioni delle elezioni europee. La base esulta, molti si lasciano travolgere dall’entusiasmo, ma il percorso per il recupero è ancora lungo.
    Nella notte tra il 2 e il 3 maggio una nuova svolta: ''Motivazioni del tutto estranee alla chiarissima e indiscutibile capacità tecnica degli operatori sanitari e degli operatori fisioterapisti hanno portato in data odierna a un trasferimento immediato del Segretario federale, con esigenza assoluta di riservatezza in merito alla destinazione”, scrive Manuela Marrone, moglie del Segretario leghista, in un comunicato diramato dopo il “blitz” con il quale Bossi viene trasferito in una clinica top secret. Per mesi molti tenteranno di trovare questo “nascondiglio”; una misura, questa, resasi necessaria per garantire all’illustre malato, ma anche ai tanti altri ricoverati nella sua stressa struttura, quella tranquillità necessaria per una completa guarigione. “Torno presto”, scrive d’altra parte lo stesso Bossi, di suo pugno, il 4 maggio sulla prima pagina de la Padania, mentre si susseguono le voci più disparate (e inesatte): c’è chi dice che sia nel Comasco, chi in Austria, chi addirittura dalle parti di Lecce. “Resta fitto il mistero su dov’è ricoverato”, ammette alla fine la stampa.
    Il 12 maggio è di nuovo tempo di una festicciola: «Ha cominciato l’Umberto nel ’92 e finalmente oggi ci siamo, è tutto merito suo, questa è una battaglia sua», spiega un’ascoltatrice di Radio Padania commentando il sì definitivo alla costituzione della Provincia di Monza-Brianza. «Dico a Umberto che ci manca davvero e l’augurio è che possa tornare presto tra noi, con tutte le sue qualità e con tutti i suoi simpatici difetti», commenta a sua volta Silvio Berlusconi il 26 maggio, riconoscendo in Bossi il “campione del federalismo in Italia”. E davvero il premier deve avvertirne l’assenza: senza di lui il governo della Cdl è fortemente indebolito e dovrà registrare anche la defenestrazione di Giulio Tremonti, ministro dell’Economia, poco più di un mese dopo («Roma non cambia mai. Dal governo esce un ottimo ministro padano», saranno le parole di Bossi).
    Il primo giugno Bossi torna a far sentire la sua voce: un nastro registrato, certo disturbato e per certi versi drammatico, viene trasmesso da Radio Padania Libera. «Sto abbastanza bene, nel senso che non sono morto, però era meglio non avere ’sta roba qui - spiega - Quest'anno sono stato schiacciato dal dolore, ho bisogno di recuperare un po’ la voce e un po’ di energie». Quindi la parte politica, con la richiesta di rinviare Pontida, l'annuncio che appena possibile sarà tra i suoi («Non mancherò mai di fare la mia parte»), il desiderio di esserci e di «fare chiarezza». E poi il finale, quella chiusa imperativa: «Dai!». Un’ondata d’affetto si leva dalla Penisola, mentre la dirigenza della Lega precisa: Bossi è alla guida del movimento ormai da settimane, «è tornato il direttore d’orchestra».
    L’11 giugno si fa anche vedere, con tre foto pubblicate sul nostro quotidiano: certo è dimagrito, la convalescenza l’ha segnato, ma lo spirito è quello di sempre. Sopra alle foto, un grande titolo: “Ciao Padania!”. E’ la vigilia delle elezioni europee e amministrative, dove la Lega Nord consegue un ottimo risultato, superando il 5 per cento. «Indistruttibile Lega, promessa di liberta», commenta soddisfatto il “senatur”.
    Il 23 giugno si scopre finalmente dove Bossi è ricoverato, alla clinica Hildebrand a Brissago, nel Canton Ticino. La privacy è un poco scalfita e subito sembrano avvertirsi le conseguenze negative: passano infatti pochi giorni e, il 4 luglio, Bossi risulta “degente nell'ospedale regionale di Lugano per accertamenti relativi a problemi nella regione lombare”, come spiegano i medici. C’è chi pensa a una nuova, brutta ricaduta. Non è così: “Le condizioni sono soddisfacenti e in miglioramento”, viene detto dalla Svizzera, e pochi giorni dopo Bossi torna alla Hildebrand. Nel frattempo, come rivela Giancarlo Giorgetti a la Padania, trova anche modo di scambiare quattro chiacchiere al telefono con Berlusconi e Tremonti (è il 15 luglio, i due gli faranno visita un paio di giorni più tardi, col sottoSegretario Brancher), a dimostrazione che il brutto sta passando. Il 19 luglio giunge anche la decisione di lasciare il ministero delle Riforme (a Roberto Calderoli) e il seggio al Parlamento italiano, a favore di quello europeo appena conquistato.
    Segue di poco una emozionante telefonata proprio al nostro quotidiano. E’ il 21 luglio, dall’altra parte della cornetta c’è Bossi: «Quel che conta veramente è il sostegno che in tutti questi mesi mi ha dimostrato la gente, le migliaia di lettere e di messaggi che sono arrivati, le manifestazioni di affetto, di vicinanza, gli incoraggiamenti a continuare nell’impegno di una lotta che non conosce soste». E rispondendo agli auguri fattigli dal presidente della Repubblica: «Ho apprezzato la telefonata di Ciampi ma non sono mai stato un uomo di Palazzo».
    Il resto, è “quasi” cosa dei nostri giorni, a partire dagli interventi sempre più frequenti sulla scena politica. Il primo agosto Bossi torna a parlare al popolo leghista, due mesi esatti dopo il messaggio registrato trasmesso da Radio Padania, intervenendo in diretta via telefono alla festa della Lega Nord di Alzano Lombardo, poco lontano da Bergamo: «La battaglia per le riforme e per il federalismo continua, anche se qualcuno vuol far saltare il governo per non fare le riforme. Non ci piegheremo mai, voglio tornare in una Padania libera. Eravamo tutti insieme contro Roma ladrona. Eravamo tutti stufi di essere depredati da Roma ladrona. E noi non molleremo mai». Proprio il giorno successivo inizia presso la Hildebrand un intenso lavoro riabilitativo.
    Ma cresce soprattutto il suo attivismo sulla scena politica, in un periodo particolarmente caldo che porterà, il 15 ottobre, al sì della Camera alla Devolution («Sono contento, molto contento»). Il 24 agosto nuovo collegamento telefonico, stavolta alla Festa Padana di Capriata d’Orba, nell’Ovadese (Alessandria), poi il 27 collegamento a Oppeano, in provincia di Verona: «La battaglia è decisiva, non molleremo mai, mai, mai. Ne avrò ancora per un po’ di tempo ma per Natale conto di esserci». Promessa rispettata.
    Si intensificano le visite dello stato maggiore leghista, ma anche di Berlusconi, Tremonti e Brancher prima a Brissago, poi nella casa di Gemonio, dove Bossi inizia a trascorrere i propri week end (il primo, il 5 settembre) e dove trascorre il suo 63º compleanno, il 19 settembre. Ieri, finalmente, la visita anche in via Bellerio: bentornato, Segretario.


    [Data pubblicazione: 09/12/2004]
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Il senatùr accompagnato dal direttore del quotidiano Leoni
    I redattori: "Una sopresa per tutti, è stato emozionante"
    Bossi, prima uscita pubblica
    visita la redazione della Padania
    Domani il giornale pubblica un'intervista al leader della Lega
    "Riprendere la lotta sui dazi, la Turchia in Europa, e sulla Cina"

    MILANO - La prima uscita pubblica, dopo la crisi cardio-circolatoria che lo ha colpito la scorsa primavera, Umberto Bossi l'ha voluta dedicare al suo giornale. Il leader del Carroccio si è recato questa sera a fare visita alla redazione del quotidiano del quale è direttore politico, La Padania, nella sede milanese della Lega Nord, in via Bellerio, accompagnato dal direttore responsabile del quotidiano, Giuseppe Leoni.

    Una sorpresa in piena regola. Bossi ha fatto la sua comparsa nella sede del quotidiano intorno alle 18.30, "Un'emozione - ha detto Leoni, vecchio amico del senatùr ed ex parlamentare leghista - ci sono stati abbracci e lacrime". Determinato e in forma, così l'hanno descritto i redattori, Bossi ha spronato i giornalisti a "riprendere la lotta sui temi che la Lega ha lanciato per prima: i dazi doganali, l'ingresso della Turchia in Europa, la concorrenza della Cina". E ha lanciato un'idea: un "viaggio di riconoscenza" a Lugano, il prossimo anno, nella casa che fu di Carlo Cattaneo, uno dei padri del federalismo, molto amato dal leader della Lega.

    "Da tempo aveva voglia di venire al giornale" ha detto Leoni, che è andato a prendere a casa Bossi, a Gemonio, e poi lo ha portato in redazione. Lì si è fermato un'oretta, il tempo dei saluti e di un'intervista, fatta da Leoni, che sarà pubblicata sul quotidiano di domani, con il titolo "Bossi è tornato". "Una promessa mantenuta - ha detto il senatùr - avevo detto che a Sant'Ambrogio sarei tornato a casa. Oggi sono tornato alla mia scrivania".



    Nell'intervista Bossi ribadisce che la sua linea politica "è un solco chiaro da seguire" e che "l'assenza di qualche mese non incide". "Siamo coerenti e diciamo sempre le stesse cose - dice Bossi nell'intervista - anche prima degli altri. Il progetto è sempre lo stesso, come sui dazi doganali". Per attuare il federalismo, afferma Bossi, "occorrerà stare meno a Roma e più sul territorio".

    Nell'intervista si parla anche delle lettere ricevute da militanti e simpatizzanti: "Sono state circa 100mila e mio figlio mi sta dando una mano, sto cercando di rispondere a tutti - ha detto Bossi - è un segno di grande amore e affetto".


    (8 dicembre 2004)
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  6. #6
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    http://www.politicaonline.net/forum/...hreadid=135657

    in altri lidi ci si meraviglia che Bossi nn abbia parlato di indipendenza....ma questi ci sono o ci fanno?
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  7. #7
    El Criticon
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    Predefinito Capperi ...

    ... è pure in ottima forma! Quale resistenza!

    Purché lo si lasci ora almeno respirare.

    Cmq, non so se per semplice disattenzione, ma nel riassunto fatto da quel tale giornalista passero, su la Padania di ieri, sembrerebbe si sia fatta molta attenzione nell'omettere la più importante raccomandazione fatta da Bossi stesso, quella registrata e ritrasmessa a quel convegno serale da qualche parte in Veneto ...

    Quale affermazione? Come mai proprio quella?

  8. #8
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    Esplode la gioia a Radio Padania


    Gioia e preoccupazione in diretta a Radio Padania Libera, nello speciale di ieri sera con il direttore de la Padania, Giuseppe Leoni. La gioia degli ascolatori era tutta per aver ritrovato, nei resoconti della visita alla redazione di mercoledì sera, il segretario federale Umberto Bossi in buona forma dopo la sua grave malattia. Preoccupazione perché - sostengono molti intervenuti al filo diretto - un rischio di questo genere non deve più essere corso dal segretario del Carroccio.
    «Tutti vogliono Bossi alle manifestazioni», commenta, fra gli altri, Alceste da Desio. «Ma leggendo il nostro quotidiano mi è balzata all’occhio una frase pronunciata dal nostro Umberto: “non mancherò mai di fare la mia parte”. Verissimo: da lui abbiamo già avuto tanto, ora prendiamo noi l’impegno in prima persona e facciamo in modo che Bossi si prenda anche cura di sé». Alle 18 e 40 circa, Leoni aveva preso la parola negli studi centrali dell’emittente per continuare il discorso aperto in mattinata, in un collegamento telefonico da Varese.
    L’intenzione del direttore del nostro quotidiano è stata quella di ripartire dalle sensazioni provate per il primo ritorno di Bossi alla sua scrivania di Via Bellerio. «L’abbiamo urlato sul nostro giornale, con un titolo che più grande non si poteva: Bossi è tornato». «Mercoledì sera - racconta Leoni - il segretario è tornato a casa con i ragazzi della scorta e in redazione c’è stata festa. Ma io avevo un nodo alla gola, un blocco allo stomaco per la felicità e l’emozione». «Con il nostro giornale - ha raccontato ancora Leoni alla radio - abbiamo tentato di trasmettervi le sensazioni vissute in prima persona sia da me che dai colleghi della redazione».
    Leoni racconta poi delle tantissime lettere e telefonate giunte alla redazione in queste ore, e della decisione di pubblicarle. Da quel momento, le linee telefoniche di Radio Padania Libera si sono aperte e, ancora una volta il popolo leghista ha testimoniato il suo affetto per il segretario federale e la sua gioia per il suo ritorno. E anche richieste di informazioni sulle fotografie pubblicate ieri, sul suo biglietto autografo, su altri particolari della visita. A chi domandava quindi se Bossi aveva in programma di partecipare anche simbolicamente alle prossime manifestazioni pubbliche della Lega, Leoni ha ricordato che «il nostro segretario si è fatto male anche perché lo volevamo sempre e dovunque. Ora - questo l’invito del direttore de la Padania - non ripetiamo l’errore. Iniziamo noi a manifestare e ad attivarci sul terreno. Se poi Umberto si farà vivo in prima persona, sarà un regalo in più».
    Gi. Pol.
    --------------------------------------------------------------------------------


    [Data pubblicazione: 10/12/2004]
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 

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