Il paradosso del mondo moderno è questo: non siamo mai stati così tanto interdipendenti nei nostri bisogni, né mai siamo stati tanto individualisti nelle nostre prospettive. La globalizzazione e la tecnologia hanno creato una vasta gamma di opportunità ma sono anche la causa di grandi insicurezze.
I valori di una politica progressista _ solidarietà e giustizia per tutti _ non sono mai stati importanti come oggi; e la traduzione concreta di tali valori non ha mai avuto tanto bisogno di modernizzazione. Dal punto di vista internazionale, abbiamo bisogno di una cooperazione globale che vada al di là dei meri interessi nazionali. In patria, questo significa partire dalle fondamenta progressiste poste nel 1945 e riformarle secondo le necessità degli individui, come singoli consumatori e cittadini del ventunesimo secolo. []. Noi _ partito, governo, nazione _ siamo davanti a un bivio: vogliamo fare dei passi modesti, ma importanti per migliorare, oppure fare un grande balzo verso la trasformazione? Io credo che diamo il meglio di noi quando osiamo di più. Finora, abbiamo realizzato un buon inizio, ma non abbiamo osato abbastanza. L'interdipendenza sta rendendo vana la distinzione fra politica estera e politica internazionale. E' stata l'economia britannica a risentire dei postumi dell'11 settembre. Sono le nostre città ad accogliere 13 milioni di rifugiati da tutto il mondo, che fuggono la fame, la guerra e le malattie. Sono i nostri giovani che muoiono per via dell'eroina importata dall'Afghanistan. E' il nostro clima che sta cambiando. Oggi, le possibilità di una nazione si misurano non soltanto dai suoi sforzi, ma dal suo ruolo nel mondo. L'influenza è potere, e il potere è prosperità. Siamo una piccola isola, con solo 60 milioni di abitanti, ma con un'immensa storia e un altrettanto immenso potenziale. [] C'è un'attitudine temeraria, nel carattere britannico. E c'è n'è una cauta. Entrambe hanno il loro tempo e la loro stagione. La cautela nasce dal buon senso, un'ottima qualità britannica. Ma ci sono tempi in cui la cautela equivale a una ritirata e in cui una ritirata è pericolosa.
Ora, all'inizio del ventunesimo secolo, è tempo di allargare i nostri orizzonti. La guerra fredda è finita. Gli Stati Uniti sono l'unica superpotenza. L'America è fiera e sicura di sé, ma allo stesso tempo è oggetto di rancore. L'Europa è una potenza economica, ma non ha una coerenza politica. La Russia si sta liberando del suo passato, ma ne sta ancora pagando le conseguenze. Per Cina e India, il potere è solo questione di tempo. Al momento, il Giappone sta cambiando, l'America Latina sta lottando, e l'Asia sta emergendo. L'Africa è impoverita. Il Medioriente è instabile. Il mondo può procedere in due modi. Le potenze possono diventare rivali, o collaborare. La collaborazione è l'antidoto all'unilateralismo. Quanto al rancore nei confronti degli Stati Uniti, ricordate una cosa. I valori essenziali dell'America sono anche i valori di noi britannici ed europei. E sono, del resto, buoni valori: democrazia, libertà, tolleranza, giustizia. E' facile essere antiamericani. Ci sono molte persone che lo sono, ma ricordate quando e perché questa alleanza è stata forgiata: qui, in Europa, durante la Seconda guerra mondiale, quando la Gran Bretagna, gli Stati Uniti e ogni cittadino europeo degno di rispetto unirono le loro forze per liberare l'Europa dalla piaga nazista. La mia idea della Gran Bretagna non è quella di un cinquantunesimo stato di nessun'altra nazione, ma credo fermamente in questa alleanza e combatterò lungamente e con decisione per mantenerla. Non sto dicendo che solo noi mettiamo in pratica i nostri valori sempre nel modo corretto. Ma non tengo più il conto del numero di coloro, che alcuni ritenevano saggi, che nel tempo mi hanno detto: "Tu non capisci i serbi, loro amano Milosevic". Non era vero. "Gli afghani sono diversi. A loro piacciono i fondamentalisti islamici". Non era vero neppure questo. "Gli iracheni non hanno la nostra tradizione di libertà politica". Certo, non ce l'hanno, ma a loro piacerebbe.
I nostri non sono valori occidentali. Sono i valori dell'umanità e ovunque, quando la gente ne ha la possibilità, li adotta. Intorno a questi valori realizziamo la cooperazione internazionale. Europa e America unite. Con la Russia trattata come un alleato alla pari. Cina e India alla ricerca di collaborazione, non di rivalità. Per ogni nazione le basi della nostra cooperazione non consistono solamente nel potere, ma in una volontà comune che si fonda su valori comuni. Applicati con mano equanime. C'è chi dice che il problema è l'Iraq. C'è chi dice che è il processo di pace nel Medio Oriente. Sono vere entrambe le cose. Qualcuno dice che il problema è la povertà, qualcun altro il terrorismo. Ma lo sono entrambi. Conosco la preoccupazione comune sull'Iraq. La gente concede che Saddam è cattivo. Ma il loro timore nasce da motivi sbagliati. Essi temono un'azione unilateriale. Da qui la strada delle Nazioni Unite. Stabiliamo un ultimatum. Lasciamo che Saddam adempia al volere dell'Onu. E fino a qui siete tutti d'accordo. Ma ora viene la parte difficile. Se Saddam non si attiene alle risoluzioni dell'Onu, pensateci. A quel punto se, riconosciuta insieme la gravità del pericolo, ci viene meno la volontà collettiva di risolverlo, distruggeremo l'autorità non della Gran Bretagna o dell'America, ma delle Nazioni Unite. Ci sono delle volte, in particolare quando si ha a che fare con un dittatore, in cui l'unica possibilità di pace risiede nell'essere pronti alla guerra. Abbiamo bisogno non solo di coalizioni per usare la forza contro il male, quando necessario, ma anche di coalizioni per la pace, coalizioni per sconfiggere la povertà, l'ignoranza e la malattia. Una coalizione per combattere il terrorismo e una coalizione per dare una speranza all'Africa. Una coalizione per ricostruire la nazione dell'Afghanistan, che sia tanto forte quanto lo è stata la coalizione per distruggere i Talebani. Coalizioni per combattere la piaga dell'AIDS, per proteggere il pianeta dal cambiamento climatico, tanto forti quanto lo sono quelle per il libero scambio, il libero mercato e la libera impresa. []
I palestinesi vivono in condizioni sempre più abbiette, umiliati e senza speranza. Civili israeliani sono assassinati brutalmente. Sono d'accordo sul fatto che le risoluzioni delle Nazioni Unite debbano essere applicate anche in Israele. Ma non riguardano solo Israele, riguardano tutte le parti in causa. C'è una sola risposta. Entro la fine di questo anno, dovremo aver raggiunto negoziati finali volti ai seguenti fini: uno Stato d'Israele libero dal terrorismo e riconosciuto dal mondo arabo, e uno Stato palestinese concretamente realizzabile, sulla base dei confini del 1967.
Per contribuire alla costruzione di un nuovo mondo, la Gran Bretagna deve essere parte integrante di esso. La nostra amicizia con l'America è un punto di forza. Lo è anche il nostro essere parte dell'Europa. Dobbiamo trarre il massimo vantaggio da entrambe. In Europa, mai quanto adesso. La moneta unica è un fatto, ma l'Europa troverà il coraggio per le riforme economiche? L'Europa sta per essere composta da 25 nazioni, un'unica Europa per la prima volta dai tempi di Carlo Magno, ma consisterà in un'unione di Stati nazione o in un Superstato centralizzato? Ha compiuto un primo passo verso una politica di difesa comune, ma sarà un rivale o un alleato della NATO? Le risposte a queste domande sono cruciali per la Gran Bretagna. Esse incidono sulla nostra economia, il nostro paese, il nostro modo di vita. Perché le risposte siano quelle giuste, occorre partecipare, vigorosi e pieni di fiducia, guidando l'Europa, non seguendola a distanza. Ecco perché l'euro non è una questione economica, è il nostro destino. Dovremo adottare l'euro solo se esso passerà i 5 test economici previsti. Ma se li supererà, noi saremo pronti.
L'interdipendenza è la chiave del mondo moderno. Sta rivoluzionando il nostro concetto di interesse nazionale. Ci sta obbligando a collocare questo interesse nel contesto più vasto della comunità internazionale. Sta facendo della solidarietà _ grande idea socialdemocratica _ una strada per la sopravvivenza concreta. La cooperazione internazionale è la politica del ventunesimo secolo. Ora abbiamo bisogno di una visione altrettanto chiara per il nostro paese. La decisione più radicale è di solito quella giusta. La decisione giusta è di solito quella più difficile. Le decisioni più difficili sono di solito quelle meno popolari, lì per lì [].
Siamo la quarta potenza economica del mondo. Possiamo vantare i migliori dati su debito, inflazione e disoccupazione da un'intera generazione. La disoccupazione giovanile di lunga durata è ora scesa a sole 5.400 unità nell'intero paese. Paragonate questo numero ai tre milioni di disoccupati sotto i Tory, e capirete che differenza può fare un governo laburista. Il deficit del welfare continua a diminuire, di conseguenza oggi possiamo spendere nelle pensioni 6 miliardi di sterline in più rispetto al 1997, e questa pure è la differenza che può fare un governo laburista. [] Non c'è motivo di essere pessimisti, dovremmo credere in noi stessi e mettere a frutto questa fiducia per scegliere ora, irrevocabilmente, la strada delle riforme.
Il ventesimo secolo è stato un secolo di massacri selvaggi, di ideologie folli, e di un progresso senza precedenti. Alla fine ha vinto il progresso. I governi attraverso lo Stato mobilitarono grandi risorse, per fornire opportunità alle masse. Col tempo, le istituzioni di quel potere diventarono in se stesse oggetto di enorme interesse agli occhi delle masse. E le persone divennero più prospere, più fiduciose, più individualiste. Gli anni Ottanta furono testimoni di una reazione dell'individuo contro il potere collettivo in tutte le sue forme. Ora, con la globalizzazione, è cominciata una nuova era. Le persone non sono più individualiste, si sentono meno sicure. La prosperità odierna può essere maggiore, ma la vita moderna è stress e tensione. Nel ventesimo secolo il potere collettivo era esercitato attraverso il "Big State", lo Stato-mamma. Quel welfare era paternalistico, promanava dall'alto in basso. Oggi, non funzionerebbe. Come la produzione di massa ha abbandonato l'industria, così l'offerta monolitica di servizi deve abbandonare il settore pubblico. La gente chiede servizi disegnati sui profili dell'individuo. Vuole un governo che stia sotto di loro, non sopra di loro. Vuole un governo che dia ai cittadini nuove possibilità, non che li controlli. Vuole uguaglianza sia di opportunità, sia di responsabilità. Vuole che le stesse regole che valgono per uno, valgono per tutti. Lo Stato-mamma, il Big State, esce di scena. A sostituirlo è lo Stato che accresce le facoltà di ciascuno, l'Enabling State. Esce di scena la cultura dei benefici e dei diritti quesiti, a sostituirla sono diritti che vanno di pari passo con le responsabilità. Ecco perché abbiamo bisogno di riforme.
"Riforma" è solo una parola. Non ha alcun significato di per sé. E' il fine che importa. Vi dirò perché le riforme mi stanno tanto a cuore. Perché sono i cittadini poveri a soffrire a causa di un welfare scadente. I benestanti possono pagare per un'educazione migliore, o traslocare in una zona migliore, o conoscere un medico migliore, o trovare un lavoro migliore. I grandi governi del 1906 e del 1945 hanno fatto grandi cose. Essi hanno trovato una situazione in cui la maggioranza era composta da nullatenenti e li hanno trasformati in benestanti. Ma il benessere non ha mai raggiunto tutti i settori della popolazione. [] Oggi, la Gran Bretagna deve ancora dare il meglio. Nell'educazione, dobbiamo muoverci in direzione di un sistema dell'istruzione in cui le scuole mantengano i princìpi pubblici di eguaglianza delle opportunità, ma dobbiamo aprire i nostri orizzonti a nuove e diverse modalità di istruzione, costruite intorno ai bisogni individuali di ogni ragazzo. Abbiamo bisogno di un NHS [servizio sanitario nazionale] coerente al principio della cura offerta in base alle necessità, non alle possibilità di pagamento, ma che sia personalizzato, rispondente ai pazienti individuali. Entrambe le cose richiedono la fine dei servizi pubblici massificati basati sul concetto "la stessa cosa va bene per tutti".
Il fine del welfare del ventesimo secolo era trattare i cittadini da uguali. Quello del ventunesimo secolo è trattarli anche come individui. Non possiamo compiere questo cambiamento con troppa burocrazia centralizzata, semplicemente frustando di più il sistema. Dobbiamo cambiarlo, il sistema. [] Perché un paziente dell'NHS non deve essere in grado di fissare un'operazione quando gli è più conveniente, come fa chi paga? "Quando voglio io, con il medico che voglio io", era la ragione che Margaret Thatcher adduceva per privatizzare. Perché non deve essere diritto di ogni cittadino e perché non può essere fatto all'interno del NHS? Perché i nostri migliori ospedali non devono essere liberi di sviluppare i loro servizi all'interno del NHS, ma come ospedali eretti autonomamennte in fondazioni invece che dello Stato? Perché non ci deve essere una gamma di scuole tra i cui i genitori possano scegliere? [] Perché le scuole migliori non devonoo espandersi e rimpiazzare le scuole peggiori? Significa affidare il potere alle mani dei professionisti, dei migliori. Perché le infermiere non devono essere in grado di prescrivere radiografie? Perché nel futuro delle scuole gli assistenti e gli operatori tecnici non devono essere tanto importanti quanto gli insegnanti? Perché uno specialista ospedaliero che compie 30 operazioni al giorno non deve essere pagato più di uno che ne compie dieci? []
Respingiamo il pessimismo dei Tory. Ma anche noi della sinistra abbiamo il nostro pessimismo. E' il timore che se cambiamo un'istituzione fondata sulla tradizione, la tradiamo. Che se forniamo un servizio in modo differente, tradiamo i principi su cui esso si fonda. Sono d'accordo sul fatto che la competizione non si dovrebbe basare su tagli agli stipendi o alla protezione dei lavoratori. Impiegati demoralizzati non danno il meglio di loro. Dobbiamo valorizzare coloro che prestano servizio pubblico. Non intendo dire solo dottori, infermieri, insegnanti e poliziotti. Intendo anche portieri, addetti alle pulizie, segretarie, amministratori, le donne che servono il pranzo agli studenti, gli operatori sanitari che di giorno in giorno dedicano il loro tempo e i loro sforzi, andando ben al di là del loro dovere di contratto. Dico ai sindacati: cooperate con noi su come definire il nuovo modo per fornire servizi migliori, e noi lavoreremo con voi per porre fine all'eccessiva diversificazione salariale in cui si trova la forza lavoro. []
Siamo il solo governo nel mondo occidentale che quest'anno, l'anno successivo e l'anno dopo ancora, sta aumentando la spesa pubblica per sanità e istruzione rispetto al pil. [] Tra il 1979 e il 1997, dieci nuovi ospedali sono stati costruiti. Attraverso il PFI (private founding initiative, il piano del governo che apre scuole e ospedali al capitale privato), a partire dal 1997 sono stati costruiti 15 nuovi ospedali, e altri 100 sono in via di costruzione. 550 scuole sono state ricostruite o ristrutturate. A Glasgow, si sta ricostruendo l'intero sistema della scuola secondaria, con 12 scuole completamente nuove. Tutto attraverso il PFI. E ogni singola parte del servizio rimane universale e gratuita. Questo non è il tradimento dei servizi pubblici. E' il rinnovamento. Quello che sta accadendo è che qui, come nel più del resto del mondo, stiamo distinguendo tra fini e mezzi. I fini, l'universalità dei servizi, rimangono gli stessi. I mezzi, la collaborazione tra i settori pubblico, privato e del volontariato, tra Stato e cittadini, cambia. []. Non c'è possibilità che il governo possa farcela da solo, contando solo sulle tasse. La gente verso il governo ha ancora aspettative del 1945. Vuole che esso faccia ancora delle cose per lei. Ma di fatto, oggi il governo può farlo sollo cooperando coi privati e i cittadini. Lo stesso vale per il ruolo del governo nell'economia. Possiamo creare delle opportunità, ma non possiamo gestire le vite o gli affari delle persone. La più grande speranza per la socialdemocrazia sta infatti nell'incontro con il settore economico privato per sviluppare il potenziale umano. Investire nelle persone, aiutarle ad apprendere nuove capacità, a creare nuove attività commerciali o a portare avanti esercizi commerciali già esistenti. []
La cooperazione è la cittadinanza del ventunesimo secolo. Non ho io l'incarico più difficile nel governo. Lo ha David Blunkett. Che si occupa di diritti civili. E della lotta al crimine. Di tanto in tanto, sento ancora il controsenso che i laburisti non dovrebbero occuparsi della criminalità, che tutto quello che dobbiamo fare riguarda la povertà e le opportunità. [] Ma provate voi a dire a una pensionata di 92 anni, che ha sostenuto i laburisti per gli scorsi 70 anni, che dovrà aspettare che i Tory puniscano i giovani malavitosi che l'hanno pestata. E' una conversazione che vorrei evitare. Siamo il primo governo del Dopoguerra sotto cui la criminalità è diminuita, non aumentata. Questo non rassicura nessuno? No. Oggi è meno probabile essere vittima di un crimine che vent'anni fa. Qualcuno ci crede? No. Abbiamo raggiunto il record del numero di agenti di polizia dispiegati, inasprito le leggi su tutto, dalla violenza sessuale alla frode fiscale. Questo significa sentirsi più sicuri? No. Perché il problema non è solo il crimine. E' la mancanza di rispetto. E' il comportamento anti sociale. E' lo spacciatore di droga che sta sul ciglio della strada e nessuno sembra poter farci qualcosa.
Non è solo una questione di crimine. E' una questione di famiglie che lavorano sodo, che osservano le regole ma vedono che chi non lo fa la passa liscia. Quest'anno introdurremo la Carta delle riforme per la Giustizia penale e il rapido pronunciamento di sentenze. [] I vecchi regolamenti saranno eliminati, le procedure dei tribunali saranno semplificate, le sentenze saranno più commisurate al danno di chi ha subito l'offesa e alla colpa di chi l'ha compiuta, e i tossicodipendenti dovranno ricevere cure o essere incarcerati. Sarà dispiegata più polizia. Cresceranno gli addetti pubblici di sostegno alle comunità. Multe immediate per comportamento anti sociale. Se i genitori di un ragazzo che marina la scuola rifiutano di collaborare con l'istituto, essi pagheranno multe o perderanno gli sgravi fiscali. [] Chi aggredisce insegnanti o infermiere dovrebbe andare in prigione. E, a partire dall'anno prossimo, saranno confiscati i patrimoni di spacciatori e membri della criminalità organizzata che hanno grandi somme di denaro in banca o altri beni, se essi non potranno dimostrare di averli acquisiti in modo onesto. Per cento anni il sistema della giustizia penale, come il welfare, è stato basato su un confuso compromesso tra liberali e autoritari. I liberali tendevano a vedere il crimine come dovuto a cause sociali e il welfare come il rimedio che dava il più possibile ai poveri. Gli autoritari volevano pene severe e benefici ridotti al minimo. Il compromesso consisteva in un sistema di giustizia penale sbilanciato a favore della difesa ma con pene severe per chi era condannato e in un welfare passivo anche se con benefici sostanziali. In breve, il peggio possibile. Che verrà sostituito da un nuovo contratto tra cittadini e la comunità.
Diamo possibilità a tutti. Domandiamo responsabilità tutti. Stiamo investendo pesantemente nella strategia anti povertà più grande del Dopoguerra. Oltre a investimenti record nell'educazione, abbiamo introdotto il New Deal, detrazioni fiscali per le famiglie lavoratrici, aumenti record degli sgravi commisurati al carico familiare, e il Sure Start [programma di assistenza ai nuovi genitori]. Per la maggioranza delle persone benestanti, queste sono solo parole. Ma possono cambiare la vita di che ne ha bisogno. Ecco cosa intendo con redistribuzione di potere, benessere e opportunità ai molti e non ai pochi. Lo Stato sociale moderno deve essere attivo, non passivo, porre la cooperazione al posto del paternalismo. Questo è ciò che può fare una società civile moderna, con servizi pubblici e welfare riformati. Ma questo significa anche cambiare la politica. I problemi che affrontano i nostri servizi pubblici _ la crisi del rispetto reciproco, l'ascesa dell'individualismo, il desiderio di partecipazione _ sono gli stessi che si pongono davanti alla politica. Non ho tutte le risposte. Non ho in mano tutte le leve. Gli altri partiti. I politici locali. I mass media. Gruppi di pressione. Chiunque abbia interesse in una democrazia sana ha un ruolo da svolgere. []
La prossima volta vogliamo vincere, ma vogliamo farlo con più del 59 per cento della volta scorsa. Anche le nostre relazioni, i membri e la leadership del partito devono cambiare. Voi avete perso l'amore della disciplina fine a se stessa. Io ho perduto l'amore per la popolarità fine a se stessa. Presto vi presenteremo delle proposte per frenare il calo delle adesioni al partito, per il rinnovamento della politica e dei nostri legami con gli altri partiti nel mondo. L'alternativa è un ritorno all'autodistruzione, piaga che affligge da sempre i governi di centrosinistra. Non dobbiamo mai cadere nell'errore eterno della sinistra radicale: la convinzione che se i cittadini non sono soddisfatti da un governo moderato di centro-sinistra, i consensi andranno a una sinistra più estrema. Il risultato invece è sempre stato, e sempre sarà, uno solo: il ritorno in un governo conservatore dei Tory. [] La nostra sfida è ascoltare, fare dei cambiamenti, e andare avanti. Prima del 1997, sapete per quanti anni del ventesimo secolo i laburisti sono stati al governo con una solida maggioranza? Nove. Abbiamo imparato dalle difficoltà. Ma ora dobbiamo dimostrare che abbiamo la capacità non solo di ascoltare, ma anche di cambiare. Dobbiamo dimostrare cosa è in grado di fare una società libera, democratica e moderna.
Possiamo farcela. Io sono un ottimista. Perché le cose sono cambiate: dieci anni fa la gente si chiedeva se i laburisti sarebbero mai riusciti ad andare ancora al governo. Ora, fate la stessa domanda sui Tory. Dieci anni fa, ci chiedevano se eravamo in grado di gestire l'economia. Ora, grazie alla lungimiranza e all'abilità di Gordon Brown, abbiamo ottenuto risultati molto superiori al previsto. Non è stato un caso. Ogni parte di questo successo _ dai primi anni di disciplina, all'indipendenza della Banca d'Inghilterra, dalle riforme delle tasse e degli sgravi fiscali che hanno reso il lavoro più redditizio _ è stata una scelta coraggiosa. [] Vi ricordate di quando si diceva che la devolution avrebbe diviso la Gran Bretagna?Ora ci sono un Parlamento scozzese e un'Assemblea del Galles, i nazionalisti stanno ripudiando il separatismo e non c'è un singolo partito in Gran Bretagna che vuole tornare indietro. Persino nell'Irlanda del Nord, nonostante le difficoltà, repubblicani e unionisti sono insieme al governo. Diamo il meglio di noi quando osiamo di più. Ricordate come per 100 anni abbiamo provato a riformare la Camera dei Lord? Ora la riforma è in corso, i Pari ereditari se ne stanno andando e le accuse sono che la riforma non è abbastanza radicale. La Camera dei comuni ha varato quasi all'unanimità la legge che stabisce un'età del consenso agli atti sessuali uguale per omosessuali ed eterosessuali. Abbiamo per la prima volta un ministro nero, un numero record di ministri donne, e di deputati donne. [] Non abbiamo solamente raggiunto i miti del vecchio laburismo. Abbiamo anche creato delle leggende sul successo del New Labour. Diamo il meglio di noi quando osiamo di più. E ora dobbiamo osare ancora. [] Ciò che è iniziato con il rinnovamento del Partito laburista può solo compiersi con il rinnovamento della Gran Bretagna. Pessimismo o speranza. Disperazione o fiducia. Declino o rinnovamento. Diamo il meglio di noi quando osiamo di più. Questo non è il momento di abbandonare la nostra rotta verso la modernizzazione, ma di portarla a compimento.
(discorso pronunciato da Tony Blair al congresso del Partito laburista il primo ottobre )




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