...slogan di una Gad rassegnata

Roma. Il centrosinistra che si candida a governare in Italia finalmente manifesterà, domani al Palalido di Milano, ma non al
completo (manca Clemente Mastella).
Manifesterà “contro”.
Contro “il disastro dei conti pubblici” e “la fantomatica riduzione
delle tasse vantata dalla maggioranza”.
Lo slogan che sovrasta il palco milanese recita così: “Il futuro ci unisce”. Il sottotesto implicito, certamente involontario, è forse che il presente non unisce ancora.
Perché la Grande alleanza democratica di Romano Prodi arriva all’appuntamento portandosi dietro alcune difficoltà croniche (il ritardo sul programma e le discussioni sfrenate sui candidati) e con le ossa un po’ doloranti dopo il rilancio del centrodestra con il taglio delle tasse.
Aggrappandosi a un investimento tenace su un futuro ancora ignoto.
La manifestazione è stata concepita in modo da marcare una forte discontinuità con il passato. Prodi sarà il solo oratore fra i politici presenti.
Nessuno di loro ricorda precedenti analoghi. Qualcuno osserva che la novità può essere interpretata come una forzatura, come l’ammissione di debolezza d’un gruppo dirigente che un giorno sembra commissariare il proprio leader – da ultimo Francesco Rutelli che su Repubblica spiega in solitudine la controproposta fiscale dell’opposizione – e quello successivo lo omaggia di riverente silenzio. La voce del professore sarà comunque affiancata da
quelle di alcuni esponenti della società civile: un sindaco, un’operaia, una coppia di ricercatori, una co.co.co.
A loro il compito di lamentare l’insostenibile sopravvivenza nell’epoca del berlusconismo governante.
A Prodi il resto, che non è poco e non riguarda soltanto il bisogno di mostrarsi pubblicamente all’altezza della cessione di sovranità
ottenuta da parte degli alleati.
A Milano, si è detto, Mastella non va.
Il leader dell’Udeur rivendica inascoltato una candidatura alla presidenza di una regione, ha annunciato che si presenterà concorrente di Antonio Bassolino in Campania (ma se gli danno la Basilicata rinuncia), ha gettato tra le gambe di Prodi il suo ultimatum: o la questione si risolve entro Natale, oppure
l’Udeur abbandona la coalizione.
Il caso Mastella, dentro la Gad, viene preso più seriamente
di quanto appaia. Sia nei Ds sia nella Margherita sanno bene che l’Udeur rappresenta in termini di consensi la terza forza ulivista del meridione. E malgrado alcuni ex popolari sfoggino ottimismo (“Mastella si recupera sempre”), in molti hanno letto con
preoccupazione un passaggio del recente discorso che il Cav. ha fatto ai suoi gruppi parlamentari:
“Sto lavorando per allargare la maggioranza”.
Senza l’Udeur, un problema decisivo verrebbe a sommarsi ai non pochi che già gravano sul negoziato per le regionali.
A cominciare dal disaccordo sull’ipotesi prodiana di dar vita a liste regionali collegate ai candidati presidenti e in competizione con quelle dei partiti.
Nient’affatto convinti i Ds, che devono anche fronteggiare le dimissioni di Pietro Marcenaro da segretario del partito in Piemonte, in polemica con la candidatura di Mercedes Bresso a
presidente della regione.
Contrarissima la Margherita: considera la proposta come
un’edizione aggiornata di “Uniti per l’Ulivo”, che alle europee ha provocato una consistente fuga di voti moderati.
L’ultimo sondaggio piemontese, peraltro, certifica che il 12 per cento dei consensi centristi sono in rotta verso Enzo Ghigo.
A Prodi e ai Ds, il partito di Rutelli rimprovera anche di non
aver saputo fare quel che è riuscito al Cav. E cioè accontentare gli alleati minori devolvendo loro visibilità e potere senza misurarli
soltanto sulla base delle rispettive forze elettorali. Per esempio – lamentano alcuni – ai piccoli partiti della Gad poteva essere
concesso un candidato presidente alle regionali.
Su questo spartito si sta svolgendo la difficile trattativa con Fausto Bertinotti. Il segretario di Rifondazione insiste per imporre
in Puglia il suo deputato Nichi Vendola.
Ma non è solo un’ordinaria richiesta di poltrone. Il problema di Bertinotti è che Vendola va risarcito per quel posto da eurodeputato negatogli in estate a causa di un “disguido”. Con il congresso in vista, che affronterà con una maggioranza del 51 per
cento, Bertinotti non può regalare uomini all’opposizione
interna.
E si rimette a Prodi, che si è rassegnato a dipendere dal Bertinotti
di governo almeno quanto i generali della Gad, dopo aver rinunciato al colpo di mano, si sono rassegnati a Prodi.

il Foglio del 10 dicembre

saluti