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Dopo il voto in Iraq, il mondo musulmano deve scegliere tra democrazia e fanatismo: un'analisi dello storico Bernard Lewis

Di Bernard Lewis

Analizziamo il gioco politico messo in atto da tempo dai mediorientali. Consapevoli di aver perso la loro antica supremazia nel mondo, i mediorientali credono che l'unica strategia possibile sia quella di contrapporre tra di loro le varie potenze mondiali, sperando, in tal modo, di poter utilizzare i conflitti che ne derivano per raggiungere i propri obiettivi, sebbene tali potenze siano più grandi di qualsiasi cosa essi riescano a mettere insieme.
In passato, sono riusciti in tale intento per un breve periodo, contrapponendo gli Alleati alle forze dell'Asse, ma successivamente l'Asse si disintegrò. Lo fecero di nuovo con l'Occidente - e più precisamente con gli Stati Uniti - e l'Unione Sovietica, ma anche l'Unione Sovietica si dissolse. Ora stanno cercando disperatamente di occupare il posto lasciato vacante dal Terzo Reich prima, e dall'Unione Sovietica poi, con qualcuno che si erga a patrono e protettore della causa e dei movimenti antioccidentali in Medio Oriente.
Esaminiamo il terrorismo globale. Mi riferisco in maniera particolare ad Al Qaeda e a Osama Bin Laden. Ci troviamo qui di fronte a una situazione completamente diversa, anche per il differente modo di intendere il panorama politico internazionale. Mentre, infatti, per i terroristi locali il crollo dell'Unione Sovietica fu un disastro, in quanto si videro privati del principale sostegno contro l'Occidente, per i "globali" il dissolvimento dell'Unione Sovietica rappresentò una vittoria. Secondo quanto questi ultimi affermano con una certa plausibilità, non fu l'Occidente a sconfiggere l'Unione Sovietica, ma furono i combattenti islamici per la libertà in Afghanistan a portare l'Armata Rossa alla sconfitta e al crollo. All'interno di questa concezione, ciò che perdura è la lunga battaglia tra cristianesimo e islam, le sole due religioni mondiali. Quale delle due trionferà?
Questa lotta, andata avanti per più di quattordici secoli, aveva ormai raggiunto, dal punto di vista del terrorismo globale, la sua fase finale che vedeva le due potenze - Usa e Urss - dividersi il dominio del mondo degli infedeli. Con la distruzione dell'Unione Sovietica, i terroristi hanno sconfitto quella che, tra le due, essi ritenevano essere la più forte, mortale e pericolosa. Rimanevano però gli Stati Uniti da loro visti come molli, deboli e viziati. Sovente ricorre la frase: «Gli americani e più in generale gli occidentali sono diventati fiacchi; non riescono a resistere, colpiteli e scapperanno». Ciò consente di cogliere il vero significato di quanto accaduto l'11 settembre ed è questa l'altra importante motivazione degli attacchi rivolti contro gli americani in Iraq.
C'è un ulteriore fattore che penso sia importante menzionare: la rivoluzione scoppiata in Iran venticinque anni fa. Sin da allora, la rivoluzione persiana ha seguito la scia della rivoluzione russa e di quella francese. Ci sono state liti come quelle tra giacobini e girondini, bolscevichi e menscevichi, e, adesso, ci si sta dirigendo verso la fase stalinista della storia della rivoluzione. Tutto ciò però non impedisce la missione rivoluzionaria tra gli altri paesi islamici e in particolar modo con il vicino più prossimo: l'Iraq. Questo aspetto del movimento islamico, questo movimento rivoluzionario islamico mondiale, ispirato e diretto dall'Iran, è fonte di preoccupazione per i musulmani sunniti per i quali gli sciiti sono eretici, sebbene non sia questo il termine più appropriato per definirli - eresia infatti è una parola cristiana che non si può utilizzare appropriatamente nelle discussioni sulle differenze islamiche - ma si dovrebbe parlare di forme deviate dell'islam. I wahabiti, poi, che sono il gruppo dominante in Arabia Saudita, e in crescita nelle altre parti del mondo islamico, sono ancora più radicali. Se non sei un wahabita, sei peggiore di un eretico o di un deviante; sei peggiore di un apostata, e un apostata è peggiore di un infedele.
Un infedele infatti può essere convertito, può giungere alla luce, un apostata invece è un individuo che, pur essendo giunto alla luce, vi ha rinunciato e, per tale motivo, non può essere perdonato. Solo Dio potrebbe perdonarlo, se decidesse di farlo. Gli esseri umani non hanno questo potere. Tale fattore rende le cose ancora più complesse nella lotta tra i movimenti islamici e i loro oppositori e rivali. Così, all'interno della lotta globale, assistiamo, dal punto di vista del terrorismo globale, all'interazione tra due diverse battaglie che coinvolgono sia il mondo dell'islam sia quello degli infedeli. La prima dovrà terminare espellendo tutti gli invasori infedeli dalle terre islamiche e, successivamente, estendendo ovunque le regole dell'islam, cominciando con il recupero dei territori islamici persi, come la Palestina, la Sicilia e la Spagna e continuando poi con il resto del mondo. La seconda vede conflitti paralleli tra visioni rivali dell'Islam: sunnita o sciita, wahabita o sunnita. Al momento, sembra che vi sia un certo controllo della situazione ma si assiste ogni tanto a esplosioni di estrema violenza, come abbiamo visto recentemente con gli attacchi agli sciiti sia in Iraq che in Pakistan. Il dibattito sulla questione è così ancora aperto all'interno e all'esterno del mondo musulmano.