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Discussione: Il Gulag

  1. #191
    smrt fašismu
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    In origine postato da UgoDePayens
    Dominazione BARBARA di Ho Chi Min, sì. Dalla quale il Vietnam ancora deve uscire, e grazie alla quale popolazioni come i Montagnard subiscono da decenni una persecuzione infame.

    Tra aggressori nazifascisti e partigiani TITINI io avrei scelto la strada che tu, da perfetto comunista, nemmeno ponderi, ovvero quella della VERA lotta per la libertà, democratica e liberale.
    Ho Chi Minh muore nel 1969. Quanto ai Montagnard, sono una casta latifondista, e non a caso appoggiati dagli americani...





    Lottà per la libertà?
    queste erano le fazioni presenti
    -domobranci (fascisti sloveni)
    -ustasha (fascisti croati)
    -fascisti italiani
    -nazisti tedeschi
    -cetnici (nazionalisti monarchici, inizialmente antinazisti, poi passati al nemico)
    -partigiani comunisti

    allora chi scegli? (dopo ti dico chi scelse W.Churchill)

  2. #192
    Super Troll
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    In origine postato da UgoDePayens
    Dominazione BARBARA di Ho Chi Min, sì. Dalla quale il Vietnam ancora deve uscire, e grazie alla quale popolazioni come i Montagnard subiscono da decenni una persecuzione infame.
    quella dei montagnard è effettivamente una storia triste che xò è in parte indipendente dalle vicende viet-cong/usa.

    se nn ricordo male la lotta tra i viet e i montagnard è antecedente alla guerra cd del vietnam.quindi è una sorta di lunghissima guerra tribale.

    il fatto che si siano alleati con gli usa ai tempi li ha di fatto trasformati in collaborazionisti e il loro essere cristiani non li aiuta di certo....

    con tutto sono contrarissimo alla loro persecuzione.

  3. #193
    Super Troll
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    In origine postato da veterokom
    Ho Chi Minh muore nel 1969. Quanto ai Montagnard, sono una casta latifondista, e non a caso appoggiati dagli americani...

    magari sbaglio, vetero, ma i montagnard credo siano un'etnia diversa dai viet.

  4. #194
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    In origine postato da UgoDePayens
    Se di "liberazione" vogliamo proprio parlare, allora diciamo chiaro che solo di liberazione "territoriale" si tratta, ovvero di affrancamento da una dominazione straniera.

    Resta comunque il fatto che:
    1) non si realizzò una liberazione "politica", in quanto da un regime dittatoriale le popolazioni jugoslave passarono ad un altro regime dittatoriale e illiberale;
    2) Tito ed il suo entourage si riconoscevano nello Stato jugoslavo, molti Serbi lo stesso, ma quanto a Croati, musulmani bosniaci o Sloveni direi proprio di no, quindi dal punto di vista loro una forma di dominazione straniera si è comunque perpetuata.
    In effetti si trattò di liberazione del territorio "nazionale" (o meglio "multi-nazionale") dagli invasori stranieri rappresentati dalla potenze dell'Asse e dai collaborazionisti (ad esempio il regime Croato). Riguardo alla questione delle nazionalità jugoslave e della tendenziale egemonia serba, è da ricordare che il tiranno rosso Tito era un croato, e che fin che fu lui vivente, il regime cercò un certo equilibrio fra le nazionalità della federazione. Equilibrio che ebbe un successo relativo e condizionato dal sistema dispotico e "internazionalista" del "marxismo-leninismo" nella versione titina.

    Shalom

  5. #195
    SENATORE di POL
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    In origine postato da Mantide
    Nel 1956, dopo il XX Congresso del PCUS, anche gli italiani colpiti delle repressioni staliniane furono riabilitati. Tra di essi molti erano ormai morti, pochissimi erano stati liberati. Ancor più rari furono i casi di coloro che riuscirono a tornare in Italia. Qui la memoria delle vittime italiane del GULag rimase a lungo dimenticata, complice l'ostinato silenzio del Partito comunista italiano che preferiva non ricordare le responsabilità dei propri dirigenti e di Togliatti, presenti a Mosca negli anni Trenta. In aggiunta a ciò, l'impossibilità, sino agli inizi degli anni Novanta, di accedere agli archivi sovietici rendeva difficoltosa la ricostruzione di quegli eventi.

    A partire dal 1992 però, grazie alla possibilità di accedere al materiale documentario conservato negli archivi russi (peraltro progressivamente ridotta negli ultimi anni), si è potuti giungere alla prima ricostruzione completa, basata su fonti archivistiche, della storia delle vittime italiane dello stalinismo.

    A tal fine, ricerche specifiche sono state condotte al Gosudarstvennyj Archiv Rossijskoj Federacii, l'Archivio Centrale della Federazione Russa, dove, nel Fondo degli incartamenti processuali, sono raccolti 120.000 fascicoli personali di arrestati nella regione di Mosca provenienti dalla Direzione moscovita dell'FSB (ex KGB), che ne comprendeva 300.000. Il passaggio dei fascicoli dall'FSB di Mosca al GARF è quindi ancora in corso, così come le pratiche per la riabilitazione dei condannati. Sempre al GARF è conservato anche l'Archivio della Croce Rossa Politica ("fondo Peškova"), fra le cui carte si è ritrovata un'interessante documentazione sul caso di diversi italiani arrestati a Mosca come ostaggi nel 1919 e in seguito liberati proprio per l'intervento di questa organizzazione, attiva a Pietrogrado e a Mosca fra il dicembre 1917 e l'agosto 1937.

    Al RGASPI (Rossijskij Gosudarstvennyj Archiv Social'no-Političeskoj Istorii, Archivio Statale Russo di Storia sociale e politica) è stato possibile consultare le carte della Terza Internazionale e delle sue sezioni, compreso il Partito comunista italiano , quelle dei segretariati Ercoli, Pjatnickij, Dimitrov, Manuil'skij e della segreteria dell'IKKI (Ispolnitel'nyj Komitet Kommunističeskogo Internacionala, Comitato Esecutivo dell'Internazionale Comunista), i fondi del MOPR, della KUNMZ e della Scuola leninista, e parte dei materiali sulle Brigate Internazionali. È stato possibile un parziale accesso anche agli Archivi della Procura della Repubblica Federale Russa, che hanno concesso una serie di estratti della documentazione conservata nei fascicoli personali degli italiani repressi.

    Oltre che negli archivi di Mosca, sono state svolte ricerche presso alcuni archivi periferici del Ministero degli Interni, che conservano la documentazione relativa ai detenuti nei lager delle rispettive regioni. E così si sono trovate tracce di detenuti italiani negli archivi di Magadan, Krasnodar, Chabarovsk, celjabinsk, Vorkuta, Voronež, Odessa e Sinferopoli: importante, quest'ultimo, soprattutto per la storia della comunità di Kerc'. E, oltre a quelli di Russia e Ucraina, anche gli archivi di altre repubbliche ex sovietiche, come Azerbajdžan, Georgia e Uzbekistan, hanno fornito testimonianze su italiani arrestati con le solite imputazioni di attività antisovietica e spionaggio.

    Particolarmente preziosa è stata la collaborazione offerta dal Centro Studi "Memorial" di Mosca e dalle sue filiali sparse in tutta la Russia, i cui ricercatori e archivisti da anni si occupano di raccogliere materiali sui martiri dei lager staliniani. Molto importante è stata infine, per quanto riguarda le fonti russe, la pubblicazione dei cosiddetti "martirologi" e "libri della memoria", elenchi accompagnati da brevi profili biografici delle vittime "riabilitate" delle repressioni, suddivisi in genere per regione o per categoria sociale. L'edizione di tali volumi (circa 100 finora) è stata curata in questi anni dal Centro Studi "Memorial" e da altri istituti di ricerca sulle repressioni staliniane. Fra i più importanti, anche dal punto di vista delle informazioni sugli italiani, citiamo i martirologi del Poligono di Butovo (quattro volumi pubblicati finora), della Kommunarka e del cimitero di Vagan'kovo, tre località nei dintorni di Mosca dove furono fucilati e sepolti in enormi fosse comuni decine di migliaia di condannati dei processi politici svoltisi nella capitale. Ma anche nei "libri della memoria" di Chabarovsk, Jaroslavl', Kaluga, Leningrado, Lipeck, Magadan, Nižnij Novgorod, Ossetia del nord, Repubblica dei Comi, Rostov, Sverdlov, Tomsk e Ufa sono stati trovati nomi e biografie di italiani.

    Specifiche indagini sono state infine condotte presso gli archivi italiani e, in particolar modo, presso l'Archivio Centrale dello Stato di Roma, il Ministero degli Affari Esteri, la Fondazione Istituto Gramsci e la Fondazione Piero Gobetti.
    Sono stati inclusi in questa ricerca:

    i discendenti degli italiani che emigrarono nella Russia zarista nel corso del XIX secolo.

    i cittadini dell'impero austro-ungarico di nazionalità italiana

    gli italiani emigrati in URSS negli anni Venti e Trenta costretti in larga parte ad assumere, dopo il 1932, la cittadinanza sovietica

    i cittadini sovietici arrestati in base ai legami di parentela con italiani.

    i soldati italiani dell'ARMIR che, accusati di reati comuni, passarono dalla giurisdizione del GUPVI a quella del GULag, perdendo il loro status di militari.

    I nuovi materiali d'archivio permettono la ricostruzione di una serie di vicende biografiche personali prima del tutto sconosciute o comunque lacunose. Di molti italiani, infatti, si supponeva o si sapeva che erano stati arrestati al tempo delle "purghe" staliniane, talvolta si aveva notizia della loro riabilitazione, ma si ignoravano il percorso politico e professionale in Unione Sovietica, la destinazione dopo l'arresto e le circostanze esatte della morte. Di alcuni si sono ricostruiti dati anagrafici più precisi, o la vera identità nel caso di militanti conosciuti solo con il nome di copertura. E molti sono i nomi del tutto nuovi, a cui si aggiungono quelli delle 150 famiglie di Kerč' deportate in Kazachstan del Nord e in Siberia, rinvenuti negli archivi di Sinferopoli o grazie alle testimonianze dei sopravvissuti.

    Tutto il materiale bibliografico e archivistico che è stato raccolto in Russia e in Italia durante questa ricerca è conservato presso la Fondazione Feltrinelli di Milano. Dove è stato possibile, sono stati fotocopiati i fascicoli personali conservati negli archivi russi, comprendenti foto, note caratteristiche, atto di condanna a morte, atto di riabilitazione, lettere dei famigliari.

    Elena Dundovich, Francesca Gori, Emanuela Guercetti tratto da Gulag Italia

    Un argomento, quello delle vittime italiane dello stalinismo, e soprattutto delle vittime comuniste italiane, che merita certamente di essere approfondito.

    Shalom

  6. #196
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    In origine postato da veterokom
    ...i nazifascisti i quali tanto piacciono a Mantide...


    Sbagliato:IO disprezzo sia i Nazifascisti che i Comunisti...TU condanni solo i primi...e non hai neanche il coraggio di vedere che la Yugoslavia E' un FALLIMENTO dell'ideologia Comunista che pretende di sovrapporsi alle religioni,alle opinioni,alle abitudini di un Popolo,semplicemente con l'uso della forza o,appunto,del Gulag.

  7. #197
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    In origine postato da Pieffebi
    In effetti si trattò di liberazione del territorio "nazionale" (o meglio "multi-nazionale") dagli invasori stranieri rappresentati dalla potenze dell'Asse e dai collaborazionisti (ad esempio il regime Croato). Riguardo alla questione delle nazionalità jugoslave e della tendenziale egemonia serba, è da ricordare che il tiranno rosso Tito era un croato, e che fin che fu lui vivente, il regime cercò un certo equilibrio fra le nazionalità della federazione. Equilibrio che ebbe un successo relativo e condizionato dal sistema dispotico e "internazionalista" del "marxismo-leninismo" nella versione titina.

    Shalom
    sono d'accordo con pfb

  8. #198
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    In origine postato da Pieffebi
    In effetti si trattò di liberazione del territorio "nazionale" (o meglio "multi-nazionale") dagli invasori stranieri rappresentati dalla potenze dell'Asse e dai collaborazionisti (ad esempio il regime Croato). Riguardo alla questione delle nazionalità jugoslave e della tendenziale egemonia serba, è da ricordare che il tiranno rosso Tito era un croato, e che fin che fu lui vivente, il regime cercò un certo equilibrio fra le nazionalità della federazione. Equilibrio che ebbe un successo relativo e condizionato dal sistema dispotico e "internazionalista" del "marxismo-leninismo" nella versione titina.

    Shalom
    Io da libertario sono a favore del diritto di autodeterminazione dei popoli, ma se una guerra di liberazione nazionale si deve trasformare in un buon pretesto per instaurare una dittatura rossa, irrispettosa dei diritti e delle libertà dei cittadini, portatrice di morte e di odio, allora non più di liberazione nazionale si può parlare, ma di puro e semplice imperialismo.

  9. #199
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    Ma, foibe carsiche a parte, qualcuno ha documenti più generali su quale fosse il sistema di repressione politica nella Jugoslavia comunista? Esistevano campi di lavoro? C'era una vera e propria rete di informatori politici e di spie interne?
    E ancora: esistono stime sull'entità della repressione?

  10. #200
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    In origine postato da UgoDePayens
    Eh, maledetto Togliatti piuttosto, che del sistema dei gulag fu becero fiancheggiatore...
    ????

    Ma Togliatti chi, Palmiro??
    Lo stesso Palmiro Togliatti che a seguito della dichiarazione del XX congresso del Pcus nel 1956, venuto a conoscenza dei gulag e dei crimini di Stalin rivendicò un'autonomia del PCI italiano dall'URSS?
    Lo stesso Palmiro Togliatti che nel suo testamento parlò di "via nazionale al socialismo" in aperta denuncia dei fatti d'Ungheria e dei crimini nei gulag?

    Ma possibile che la destra sia un nido di faziosità ed ignoranza??

 

 
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