Al II Congresso del Partito socialdemocratico operaio di Russia nel 1903, allorché si trattava di gettare le fondamenta del Partito, di approvare Programma e Statuto, Lenin era per la dittatura del proletariato, Trotzki no, era per una concezione "elastica" del Partito, cioè per un partito facilmente infiltrabile dai nemici di classe. Perse questa prima battaglia e gli opportunisti con cui si era alleato da allora si chiamarono menscevichi (da minoranza), mentre i sostenitori di Lenin bolscevichi (da maggioranza).
Tra il 1905 e il 1907 Trotzki negò la teoria leninista dell'egemonia del proletariato nella rivoluzione e negò anche la possibilità per il proletariato di allearsi con i contadini poveri, da lui definiti reazionari.
All'indomani della fallita insurrezione del 1905 Trotzki si spacciò per "conciliatore" tra bolscevichi e i cosiddetti "liquidatori", gli elementi instabili del Partito, sobillati dalla destra che arrivavano persino a chiedere la soppressione del Partito rivoluzionario illegale. Trotzki coprì altresì il tradimento dei socialdemocratici della II Internazionale allo scoppio della I guerra mondiale. Coloro che lasciarono la bandiera del socialismo e della solidarietà internazionale del proletariato per difendere le rispettive borghesie nazionali. Alla vigilia della Rivoluzione d'Ottobre presentò un emendamento contro la risoluzione del CC scritta da Lenin che scatenava l'insurrezione armata, che se fosse passato avrebbe provocato la sconfitta e l'annientamento dell'insurrezione. L'anno dopo fu la volta della sua usuale insubordinazione nell'adempiere al mandato di firmare la pace di Brest-Litovsk con i tedeschi. Non era d'accordo con la giusta linea del Partito.
Dal 1919 al 1921 Trotzki rilanciò la teoria della "rivoluzione permanente", già espressa nel 1906, secondo la quale la rivoluzione socialista per vincere deve scoppiare simultaneamente in numerosi paesi. Davvero un sistema infallibile per rimandare all'infinito la rivoluzione. Proprio lui, che la rivoluzione non la voleva fare neppure in Russia. Poi continuò a sostenere le sue tesi antimarxiste-leniniste con sempre più protervia finché nel 1927 venne espulso definitivamente dal Partito e due anni più tardi esiliato a vita dall'Unione Sovietica. Dal suo migrare all'estero non mancò di trescare contro la Patria del socialismo diventando di fatto un agente del fascismo e del nazismo.
Questo è quanto ci dice la storia
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