Il voto sul Trattato Ue e la partita della Lega
di MASSIMO FRANCO
Ufficialmente, la Lega presidia la trincea di un rinvio a oltranza. Che l’Italia tardi a ratificare il Trattato costituzionale europeo «non può che farmi piacere», assicura il ministro delle Riforme, Roberto Calderoli. E lo dice lasciando l’abitazione romana del presidente del Consiglio, ieri pomeriggio. D’altronde, nei giorni scorsi Silvio Berlusconi aveva negato che la cosa fosse urgente: ormai, aveva spiegato, l’hanno approvato già due Paesi; e comunque, per il momento il Parlamento è «occupato». Al vertice di Forza Italia, qualcuno continua a non escludere uno slittamento a dopo le regionali di primavera: un modo per evitare tensioni con il partito di Umberto Bossi, schierato a favore di un referendum. Eppure, al di là delle apparenze, nel partito dei lumbard sta passando l’idea che entro fine gennaio la Camera dei deputati approverà il Trattato. «Temo che la prospettiva più concreta, ormai, sia questa», ammette il capogruppo leghista Alessandro Cè.
«Miracoli non se ne possono fare. Non vedo margini concreti per ottenere un rinvio», spiega. «Il grosso della maggioranza e dell’opposizione hanno fatto mettere in calendario la ratifica dal presidente Pier Ferdinando Casini. Ma sia chiaro: voteremo contro la Costituzione europea, come penso che farà Rifondazione comunista». La Lega cercherà soprattutto di marcare le differenze dal resto del centrodestra. L’obiettivo, tuttavia, non sembra più quello di fermare la ratifica; semmai, di subirla per poi contestarla.
Il Trattato può diventare il bersaglio simbolico e la sintesi di temi che tagliano trasversalmente l’elettorato. Gli epigoni di Bossi ritengono di potersi presentare come baluardo dei valori cristiani e popolari in modo più spregiudicato di alleati e avversari. Vanno lette su questo sfondo le critiche a Berlusconi e a Fini per il «sì» al futuro ingresso della Turchia nell’Ue; gli attacchi al Patto di stabilità e di crescita, del quale il premier invoca un’interpretazione flessibile; la polemica sulla moneta unica; la difesa dei valori cattolici contro gli «infedeli».
E’ una strategia giocata in chiave islamofobica e anti-immigrazione. In fondo, sia lo «scherzo» del «kit da perfetto imam» spedito da Calderoli a Berlusconi, sia le foto che appaiono oggi sulla Padania di un Bossi in recupero accanto al presepe, vogliono rimarcare la diversità positiva della Lega; comunicare l’immagine di una forza che difende la tradizione popolare e finisce per tirare la giacca perfino al Cavaliere, quando non li protegge abbastanza. Che poi ci sia o no il referendum sul Trattato, alla fine, conta poco. Anzi, non celebrarlo permetterà ai lumbard di sostenere che «il popolo» avrebbe votato no: tesi opinabile, ma non verificabile.




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