Risultati da 1 a 5 di 5
  1. #1
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    Predefinito Ciampi propone, il Parlamento...

    ....dispone

    Se avesse dato ascolto soltanto all’associazione dei magistrati e ai giornali che le hanno tenuto bordone, il presidente della Repubblica avrebbe dovuto prendere la riforma dell’ordinamento giudiziario, appena approvata dal Parlamento, e trasformarla in coriandoli, buoni per il cestino o per un camino da accendere a Natale.
    Perché i magistrati, davanti a questa legge, non conoscono vie di mezzo.
    Dicono che ogni articolo è un oltraggio alla Costituzione, a cominciare da quello che fissa la separazione delle funzioni tra inquirenti e giudicanti.
    E sostengono che dietro ogni norma prevista per regolamentare finalmente carriere, gerarchie e avanzamenti di stipendio, si nasconde in realtà uno strumento dato in mano al governo per meglio manovrare inchieste e sentenze.
    “Una riforma sbagliata, ingestibile, irrazionale”, aveva sintetizzato Edmondo Bruti Liberati, leader dell’Anm, prima che la legge approdasse al Quirinale per la controfirma.
    Ma il coro da tragedia non ha spaventato Ciampi più di tanto.
    Il capo dello Stato si è limitato a fare quattro osservazioni certamente importanti ma non fondamentali.
    E ha rinviato la legge alle Camere per la messa a punto.

    Nel suo messaggio, Ciampi fa sapere che alcune prerogative assegnate dalla nuova legge al ministro della Giustizia – per esempio quella di fissare ogni anno le linee di politica giudiziaria o di monitorare l’esito dei procedimenti - sono formulate in maniera così vaga da “creare uno spazio di discrezionalità politica destinato a incidere sulla giurisdizione”.
    Ciampi si sente obbligato a ribadire la centralità del Csm: spetta all’organo di autogoverno, ricorda, promuovere o punire un magistrato. Il monitoraggio finirebbe per esprimere un giudizio di merito sull’efficienza di questo o quell’ufficio, di questo o quel magistrato. E darebbe al ministro un potere che la Costituzione non gli assegna.

    Noi pensiamo che da lungo tempo Ciampi avrebbe dovuto inviare un messaggio motivato alle Camere sull’insostenibile condizione della giustizia, invitando a profonde riforme e non limando quel poco che le Camere stanno producendo.
    Ma si tratta di opinioni.
    Tutto il resto della legge approvata rimane in piedi.
    E non è né poco né tanto.
    Se il Parlamento correggerà il testo approvato secondo le indicazioni di un autorevole anche se improprio colegislatore, giudici e procuratori si troveranno per la prima volta di fronte a una legge che li obbliga a guadagnarsi, con maggiore rigore, il rispetto generale.
    Fino a ieri c’era, per esempio, l’avanzamento automatico di stipendio e carriera.
    Da ora in poi la promozione sarà sempre decisa dal Csm, ma per meritarsela occorrerà studiare (e lavorare) un pochino di più.

    Ferrara su Il Foglio

    saluti

  2. #2
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    Predefinito

    Un limite evidente della legislazione promossa dal centrodestra sui temi che hanno a che vedere, più o meno direttamente, con l’attività giudiziaria è la frammentarietà unita a qualche elemento di improvvisazione.
    In sostanza si ha la sensazione di una serie di risposte subalterne agli atti, spesso considerati faziosi non senza fondamento, dell’avanguardia giustizialista della corporazione.
    Invece di affrontare in modo limpido le due questioni di fondo, la libertà della politica dal condizionamento giudiziario e l’indipendenza della magistratura basata sulla terzietà di quella giudicante, si sono inseguite le conseguenze della mancata soluzione di questi problemi.
    Così si sono affastellate norme, non prive di razionalità se prese una per una, ma che nell’insieme hanno dato l’impressione di una sorta di rincorsa affannosa all’iniziativa delle procure, dall’uso irrituale delle rogatorie alla discrezionalità sospetta nell’applicazione delle norme su prescrizione e attenuanti.
    La maggioranza, in sostanza, ha mostrato di aver paura della corporazione giudiziaria, e la paura è sempre pessima consigliera.

    Sarebbe insensato, però, considerare questa paura ingiustificata.
    La storia politica degli ultimi quindici anni è tutta intessuta di prevaricazioni, di indebite invasioni di campo, di iniziative della magistratura organizzata che tendono a surrogare i poteri costituzionali, a negare in sostanza le basi della divisione dei poteri.
    Si dice che tutto ciò rientra nella necessaria discrezionalità di un ordinamento autonomo, ma la discrezionalità si giustifica solo con l’autorevolezza e la neutralità, caratteri che ormai la maggioranza dei cittadini non riconosce alla magistratura e alla filosofia delle sue avanguardie militanti.
    Si tratta di un colossale problema, che la maggioranza ha affrontato in modo confuso e disorganico, ma che l’opposizione si rifiuta di voler vedere, per evidenti interessi propagandistici.
    Se una maggioranza parlamentare si sente attaccata e difende i “suoi” è perché tutti abbiamo assistito dieci anni fa allo spettacolo osceno di una Repubblica attaccata e uccisa da “loro”.

    Ferrara su Il Foglio

    saluti

  3. #3
    Super Troll
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    Predefinito

    Se una maggioranza parlamentare si sente attaccata e difende i “suoi” è perché tutti abbiamo assistito dieci anni fa allo spettacolo osceno di una Repubblica attaccata e uccisa da “loro”.
    ======
    PER FORTUNA DICO IO.....
    ORA SPERIAMO CHE RIESCANO AD UCCIDERE ANCHE LA SECONDA REPUBBLICA.... PRIMA CHE QUESTA UCCIDA LA GIUSTIZIA IN ITALIA.

    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  4. #4
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    Predefinito

    Il rinvio alle Camere della riforma dell’ordinamanto giudiziario da parte del Quirinale ha riaperto la discussione sul ruolo della presidenza della Repubblica nel nostro sistema politico.
    Questo ruolo, definito dalla Costituzione in modo piuttosto generico, è stato interpretato dai suoi detentori in modi assai diversi.
    Oscar Luigi Scalfaro ha forzato i poteri presidenziali fino (e probabilmente oltre) l’estremo limite, che dovrebbe consistere nell’astensione del Quirinale dall’agire al fine di indirizzare e condizionare le scelte politiche.
    Scalfaro ha eluso sostanzialmente questo aspetto centrale della Costituzione, ha costituito governi “del presidente”, ha agevolato e forse architettato ribaltamenti delle maggioranze parlamentari, ha in sostanza opposto una “politica di palazzo” alla sovranità popolare.
    Confrontata con questo precedente, l’attitudine di Carlo Azeglio Ciampi a rispettare gli esiti elettorali, il modo in cui ha gestito il passaggio pacifico dell’opposizione al governo, che avveniva per la prima volta nella storia d’Italia, appare esemplare.
    Prima di Scalfaro a occupare la massima carica dello Stato era stato Francesco Cossiga, l’uomo che aveva chiosato la resistibile disfatta della Prima Repubblica con la saggia follia delle esternazioni a tutto campo, che violava tutte le leggi non scritte (e forse anche qualcuna di quelle scritte) che impongono al capo dello Stato di non prendere parte direttamente alla contesa politica.
    Le intemperanze del picconatore lo hanno reso simpatico a chi non crede all’immodificabilità delle convenzioni, gli hanno per contrasto procurato una risibile denuncia per attentato alle istituzioni da parte di Achille Occhetto.
    Anche il paragone con l’elogio della follia praticato diuturnamente da Cossiga, torna indubbiamente a favore dell’attuale presidente.
    Prima ancora il Quirinale era stato lo scenario dell’esibizione della demagogia pedagogica di Sandro Pertini, volta alla facile ricerca della popolarità, all’esercizio della retorica umanitaria, con tanto di appelli evangelico-pacifisti a “svuotare gli arsenali e riempire i granai”.
    In questa interpretazione sentimentale del ruolo non sono mancati apprezzabili spunti politici, come l’affidamento dell’incarico di governo a personalità non democristiane, che mostrano come sotto la tunica del retore albergasse una certa sapienza politica.

    Paragonato al crescente protagonismo dei suoi predecessori, il riserbo notarile di Ciampi appare come una salutare restaurazione dei caratteri e dei limiti costituzionali della presidenza.
    L’aver gestito con equilibrio l’imperfetta transizione al bipolarismo e all’alternanza è il suo merito principale, e questo dimostra che se c’è un problema Quirinale, e c’è, questo non è certamente legato alla persona che esercita in modo irreprensibile quella funzione.
    Il punto è che in questo sistema il meglio che può dare il Quirinale è una onesta conservazione dell’assetto esistente, con tutti i suoi limiti e le sue contraddizioni.
    Ha la funzione di rappresentare e difendere un sistema costituzionale che è invecchiato e per molti aspetti degradato da equilibrio tra contrappesi istituzionali a scontro tra poteri di casta e sovranità popolare.
    Esercitando correttamente le sue funzioni, il Quirinale ostacola, obiettivamente, la “pacata rivoluzione” che è necessaria.
    La maggioranza che, pur tra mille impacci e incertezze, si è impegnata a realizzarla, deve aver chiaro che il problema sta nel sistema, che deve essere modificato secondo le regole, non in chi onestamente esercita il compito di difenderlo finché non sarà modificato.
    Alcune di queste nuove regole sono scritte nella riforma della Costituzione approvata in prima lettura alla Camera.
    In quel testo sono meglio definiti e, soprattutto, distinti, i poteri del Quirinale e quelli di Palazzo Chigi, si riconosce in pratica solo agli elettori la possibilità di cambiare i governi, e questa è probabilmente la chiave per rendere possibile il superamento dell’estenuante transizione chiamata Seconda Repubblica.
    Il Quirinale sarà comunque sempre il tutore della Costituzione vigente e dei rapporti di potere che vi sono sottesi.
    Ciampi esercita al meglio questa funzione: i “pacati rivoluzionari” devono affrontare con intelligenza e saggezza, ma con decisione, le radici costituzionali, non le loro inevitabili conseguenze.

    Da Il Foglio del 18 dicembre

    saluti

  5. #5
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    Predefinito Re: Ciampi propone, il Parlamento...

    In origine postato da mustang
    Perché i magistrati, davanti a questa legge, non conoscono vie di mezzo.
    Dicono che ogni articolo è un oltraggio alla Costituzione, a cominciare da quello che fissa la separazione delle funzioni tra inquirenti e giudicanti.
    Eppure proprio questo articolo è in sé una discreta presa per i fondelli, perché la separazione delle funzioni già c'è e non è né potrebbe mai essere messa in discussione; il nocciolo è semmai la separazione delle carriere ma di questa, manco a dirlo, neanche l'ombra.

 

 

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