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Discussione: Oriana Fallaci

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    Predefinito Oriana Fallaci

    Fallaci. Apocalisse Islam(lastampa)

    di Pierluigi Battista

    Continui, continui...», implora l’intervistatrice Oriana Fallaci. E l’intervistata, Oriana Fallaci, risponde rassegnata: «Oh, si potrebbe continuare all’infinito». Ma non si può continuare all’infinito perchè incombe l’Armageddon, lo scontro finale dell’Apocalisse giovannea: «Allora vidi un mostro che saliva dal mare. Aveva sette teste e dieci corna, su ogni corno portava un diadema, e su ogni testa un nome che era una bestemmia». E quando il Mostro portò il suo attacco mortale «tutti si inginocchiarono ai suoi piedi» e «poi gli ubbidirono e gli consentirono di pronunciare frasi arroganti, offendere Dio, maledire il suo nome. Gli consentirono di profanare il tempio e insultare coloro che sono in Cielo». «Pazienza se Giovanni trasporta la realtà terrena in un mondo celeste, qui la esprime attraverso metafore e allegorie ed enigmi», scrive Oriana: «nella mia piccola Apocalisse invece quella realtà io la tengo coi piedi ben piantati in terra». «Al loro posto», al posto di quegli enigmi e di quelle allegorie, «fatti molto precisi». E il Fatto innominabile, quello che non si può pronunciare e che da tre anni genera attorno al nome della Fallaci un’aura di intollerabile scandalo non è nient’altro che questo: «il cosiddetto scontro-di-civiltà ossia lo scontro fra l’Occidente e l’Islam non è che la lotta di cui parla l’evangelista Giovanni». Ecco perché «si potrebbe continuare all’infinito».

    Doveva essere un «post-scriptum» a Oriana Fallaci intervista Oriana Fallaci è invece ne è scaturito un altro libro di oltre cento pagine: L’Apocalisse, appunto. Insieme al precedente, uscito quest’estate, e accanto a La rabbia e l’orgoglio e a La forza della ragione, questo nuovo parto (è lei che lo chiama così e i suoi libri li definisce «i miei figli») della Fallaci esce stamattina nelle librerie sotto forma di trilogia, in cofanetto, edito dalla Rizzoli International. Ma sono troppe le manifestazioni del Mostro, del Diavolo, della Bestia per essere soffocate in un angusto «post-scriptum». Dai primi di agosto il Mostro si è materializzato nei «centocinquanta bambini e centonovantanove adulti (per lo più maestri e maestre e genitori) che tra la mattina dell’1 settembre e l’alba del 3 settembre i “guerriglieri” ceceni guidati da Abdullah Shamil Abu Idris già Shamil Basayev sterminarono con l’aiuto di tre arabi e due donne nella scuola di Beslan»: «le ragazzine, invece, le avevano uccise in un cesso dopo averle violentate una ad una. Questi animali i cui imam cianciano con tanto fervore di etica e pudore e virtù». Si è mostrato, il Diavolo, con i rapiti, i decapitati, gli sgozzati, i freddati «soltanto col colpo alla nuca» nell’«infernale mattanza» irakena. Si è incarnato in Muhammad Bouyeri, un «marocchino naturalizzato olandese» che fino a tre anni fa studiava, lavorava, si integrava nella civile e tollerante Olanda, beveva birra, frequentava i night-club di Amsterdam, vestiva all’occidentale e che dopo l’11 settembre «s’è fatto crescere la barba» e «ha preso a frequentare la moschea di El Tahweed» e lo scorso 2 novembre, con indosso un djellaba marrone e un mantello nero, ha raggiunto il regista Theo van Gogh, gli ha scaricato addosso nove colpi di pistola, lo ha sgozzato con una spada e lo ha trafitto infilando «nel ventre di Theo» una lettera-proclama: «con calma», «con scrupolo». E mentre il Mostro dell’Apocalisse colpisce e devasta, secondo la Fallaci, si addensa la folla variopinta dei «collaborazionisti», «coloro che invece d’opporsi al Mostro lo aiutano. Che invece di ribellarsi accettano il marchio sulla fronte e sulla mano destra», così come il Mostro giovanneo «costringeva gli abitanti della terra ad adorarlo come si adora un dio, ordinava di erigergli statue».

    Oriana Fallaci sa benissimo che questa inclusione nella infamante categoria dei «collaborazionisti» alimenterà l’ostilità e persino il disprezzo e forse anche l’odio di chi considera ogni sua riga una manifestazione di fanatismo, l’espressione di una bizzarra ma pericolosa fomentatrice della guerra di religione, del fondamentalismo occidentalista, dell’irresponsabile «scontro-di-civiltà». Ma la Fallaci, che è in guerra quotidiana con l’«Alieno» che la vuole divorare, che pesa meno di quaranta chili e che implora il destino di farla vivere fino a che il Mostro non venga battuto, non sa sottrarsi alla tentazione del colpo inferto alle maschere buffe e tragiche del Politically Correct che a suo parere ci stanno consegnando in toto nelle fauci di chi vuole distruggere il Grande Satana dell’Occidente giudaico-cristiano. Usa parole irridenti. Le «due Simonette pacifiste arcobaleniste», «presuntuose, villane». «Il bruttissimo Michael Moore». Chirac, «quello che dice le-radici-dell’Europa-sono-tanto-cristiane-quanto-mussulmane». Attacca chi dice «terrorismo» e «non dice mai “terrorismo islamico”» e non vuole dar retta per pavidità al saudita Abdel Rahman al-Rashed quando scrive: «è un fatto che non tutti i mussulmani sono terroristi, ma è ugualmente un fatto che tutti i terroristi sono mussulmani».

    Deplora chi, finanziato dal Monte dei Paschi di Siena, vuole «profanare il paesaggio di Simone Martini e Duccio Boninsegna e Ambrogio Lorenzetti con una moschea e un minareto alto ventiquattro metri». Chi va ai funerali di Arafat, un uomo che «il suo popolo lo aveva sempre tenuto nella povertà, nell’ignoranza, nella corruzione, nella merda». Chi vuole in Europa la Turchia «riconsegnatasi al verbo del Profeta». Chi, come «gli inquisitori» che hanno bocciato nel Parlamento europeo Rocco Buttiglione (al quale però, scrive la Fallaci, «non darei la graziosa casetta per gli ospiti attigua alla mia»), dimostra che ormai l’Europa è diventata «Eurabia». Del resto, la Fallaci disintegra la nozione stessa di «Islam moderato» perché «l’Islam moderato non esiste» e perché «il Corano è ciò che è. E i fondamentalisti, gli integralisti, non sono il suo volto degenere». Superfluo sottolinare che anche il Capo dello Stato viene messo sotto accusa perché crede all’esistenza dell’Islam moderato. La Fallaci non è costitutivamente capace di understatement, figurarsi se si lascia sopraffare da preoccupazioni istituzionali mentre è in atto la guerra finale con il Mostro dell’Apocalisse.

    Certamente non superfluo è sottolineare l’ostilità della Fallaci per la «bravata del señor Zapatero» che butta «alle ortiche il concetto biologico di famiglia» e autorizza il matrimonio-gay o («quel che è peggio») l’adozione-gay: «senza che nessuno gli dicesse almeno cretino: il mondo va a fuoco, l’Occidente fa acqua da tutte le parti e tu perdi tempo coi matrimoni-gay e le adozioni-gay?». Spiega la Fallaci «se dici la tua sui matrimoni-gay e l’adozione-gay, finisci al rogo come quando dici la tua sull’Islam. Ti danno di razzista, di fascista, di bigotto, di incivile, di reazionario». Vero. Ma come fa la Fallaci a rintuzzare l’accusa di essere bigotta, incivile, reazionaria, eccetera eccetera? Affermando che «sull’accettazione dell’omosessualità il señor Zapatero non ha da insegnarmi nulla» e gli omosessuali «guai a chi me li tocca». Ma soprattutto argomentando che «un essere umano nasce da due individui di sesso diverso. Un pesce, un uccello, un elefante, un insetto, lo stesso. Per essere concepiti, ci vuole un ovulo e uno spermatozoo» mentre «un omosessuale maschio l’ovulo non ce l’ha. Il ventre di donna, l’utero per trapiantarcelo, nemmeno. E non c’è biogenetica al mondo che può risolvergli tale problema».

    È convincente un tale modo di argomentare? Può non essere convincente, ma non è nemmeno fascista, reazionario, bigotto e incivile pensarlo. Quando «parlano di adozione-gay mi sento derubata del mio ventre di donna», sostiene la Fallaci. Può essere una tesi contestabile, frutto della mistica di una Natura immobile e inalterabile, chissà. Ma in quanto tale non rivela alcun pregiudizio anti-omosessuale. Racconta Oriana Fallaci che nel 1975 incontrò il suo amico Pier Paolo Pasolini, giusto due mesi prima dell’assassinio dello scrittore sulla spiaggia di Ostia, e Pasolini le fece una scenata: «devo spiegarti perché odio, perché detesto, perché aborro il tuo libro Lettera a un bambino mai nato. E perché mi nausea ascoltare ciò che stai sostenendo. Io non voglio sapere che cosa c’è dentro un ventre di donna. Una volta anche mia madre tentò di spiegarmi che cosa cìè dentro un ventre di donna. E ci litigai. Io che amo tanto mia madre».

    Il ricordo di quel Pasolini è l’unica concessione alla tenerezza di una Fallaci che non mancherà di alimentare il solito profluvio di aggettivi convenzionali, indomita, testarda, coraggiosa, temeraria, ma anche eccessiva, smodata, intemperante, fanatica. Lei, «sebbene stanca, insopportabilmente stanca», dice che non vuole «alzare bandiera bianca, scappare». Non vuole morire. Vuole resistere con le forze che le restano «perché voglio vedere la sconfitta del Mostro, voglio vedere la vittoria dell’Angelo che lo imprigiona» e che, nel racconto apocalittico dell’evangelista Giovanni, regalò alle «anime di coloro che ai piedi del Mostro non si erano mai inginocchiati» il privilegio di una vita di «mille anni». Unica luce di ottimismo nel racconto di una guerra forse miserabilmente perduta.

  2. #2
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    Milano. Oriana Fallaci torna in libreria, oggi, con un cofanetto che raccoglie la sua Trilogia post 11 settembre (“La Rabbia e l’Orgoglio”, “La Forza della Ragione”, “Oriana Fallaci intervista sé stessa”) riveduta, corretta e ampliata. All’intervista ha aggiunto un lungo Post Scriptum di 103 pagine, praticamente un altro libro, sempre sotto forma di colloquio con se stessa, che ha intitolato “L’Apocalisse”.
    Il Foglio lo ha letto in anteprima e ve lo racconta.
    L’Apocalisse è la visione mistica di Giovanni l’evangelista, il racconto di “un mostro che saliva dal mare”, con sette teste e dieci corna, così forte e così potente che nessuno ebbe il coraggio di contrastarlo e al quale fu consentito di “pronunciare frasi arroganti, offendere Dio, maledire il suo nome”.
    Un mostro che ricevette il potere su ogni uomo e su ogni cosa e al quale fu consentito “di far guerra a coloro che appartengono al Signore”.
    Il Mostro, secondo Fallaci, è l’Islam, il credo in nome del quale si uccidono centocinquanta bambini a Beslan e tutte le altre orrende cose che sono accadute in questi anni.
    Nell’Apocalisse, ricorda Fallaci, c’è anche un altro tipo di mostro: “Un mostro che saliva dalla terra”, una “Bestia” che “prese a esercitare il potere per conto del Mostro”.
    Secondo la scrittrice, la Bestia è il gruppo dei “collaborazionisti”, l’Europa che lei chiama “Eurabia”, “l’Occidente che divorato dal cancro morale fa il gioco dell’Islam. Rassegnato, soggiogato, pavido”.
    Sono la quinta colonna del Mostro, sono i volenterosi carnefici della nostra civiltà, quelli che inconsapevolmente lavorano ai fianchi la nostra tradizione, quelli che non hanno aperto gli occhi né l’undici settembre né l’undici marzo, coloro che nonostante le decapitazioni in Iraq e lo sgozzamento di Theo van Gogh ad Amsterdam fanno addirittura fatica a definire “islamico” il terrorismo in nome di Allah.
    Lo stile letterario di Fallaci è il consueto: ricco, potente, evocativo, vivo.
    Per capire il suo modo di scrivere bisogna pensare a un neologismo americano: “It’s-all-about-mejournalism”.
    Fallaci parla di se stessa, usa la sua biografia, talvolta il suo stesso corpo e la sua malattia, per arrivare diritta al cervello e alle viscere di chi la legge.
    E guai a dirle che “rifarsi all’Apocalisse” per spiegare il mondo, può sembrare “un gioco intellettuale” o “un trucco letterario” o “una fantasia di scrittori” o “una fiaba”.
    Secondo Fallaci, “invece è la tragica realtà in cui viviamo duemila anni dopo Giovanni l’evangelista. Per capirlo basta dare un’occhiata ai giornali e alla Tv, o ascoltare le insensatezze che dicono i politicanti europei”.

    Il mondo degli “sgomentevoli”
    Fallaci ha ascoltato tutte queste insensatezze pronunciate da chi, in “La Forza della Ragione”, definisce uomini “sgomentevoli”.
    Nel tritacarne fallaciano finiscono Jacques Chirac, Laurent Fabius e, soprattutto, José Luìs Rodrìguez Zapatero.
    E poi Romano Prodi, chiamato più volte “Mortadella”, criticato più per come ha guidato l’Unione Europea che come leader dell’Ulivo.
    E poi, le due Simone, che lei chiama “le due Simonette”, ingrate con chi le ha liberate e invece grate, gratissime, con i carcerieri che in fondo le avevano trattate bene.
    Anche il presidente Carlo Azeglio Ciampi viene investito dalla rabbia orgogliosa di Fallaci, così come il Corriere della Sera (“ululando come un lupo impazzito giurai che sul Corriere non avrei pubblicato più neanche il mio necrologio”), e con il Corriere le prende anche Magdi Allam (mai citato per nome), l’Islam moderato (“non esiste”), l’idea di far entrare la Turchia nella Unione europea, la Costituzione europea privata delle sue radici giudaico-cristiane, il matrimonio e l’adozione gay, Yasser Arafat, il nuovo Premio Nobel per la Pace che accusa l’Occidente di aver diffuso l’Aids per sterminare gli africani e, ovviamente, Osama bin Laden.
    Fallaci rivela di aver incontrato lo sceicco in un albergo di Beirut:
    “Parlo del giovanotto che nel luglio del 1982 vedemmo a Beirut. Quello incredibilmente alto e dignitoso che vestito di un candido djellaba camminava per il salone del grande albergo dove c’eravamo appena trasferite, che un paio di volte girò attorno alla nostra poltrona lanciandoci un’intensa occhiata di antipatia. Anzi di ostilità”.
    Figure, persone e storie apparentemente diverse e lontane, ma che Fallaci lega a un unico filo: c’è una religione che predica l’odio e lo sterminio della civiltà, e la civiltà è stanca e troppo politicamente corretta per accorgersene. Ma l’occidente non solo non se ne accorge, fa molto di più e di peggio: si adopera per accogliere l’invasione, per ridurre le difese, per sminuirsi e favorire il piano di conquista:
    “Il professor Bernard Lewis è un ottimista a profetizzare che l’Europa sarà tutta musulmana entro il 2100. Se non ti opponi alla nuova follia, lo sarà al massimo entro il 2017”.
    E mentre accade tutto questo arriva “il señor Zapatero” a butta-re alle ortiche “il concetto biologico di famiglia”, autorizzando il matrimonio gay e, “quel che è peggio, mille volte peggio”, l’adozione gay.
    “E questo senza che nessuno gli dicesse almeno cretino: il mondo va a fuoco, l’Occidente fa acqua da tutte le parti, il terrorismo islamico non fa che tagliarci la testa, e tu perdi tempo coi matrimoni-gay e le adozioni-gay?”.
    L’atea Fallaci ne ha anche per Karol Wojtyla: “Questo senza che la Chiesa Cattolica si ribellasse, senza che il Papa (di nuovo) si difendesse. Magari tirando in ballo la Madonna di Czestochowa a cui è tanto devoto e che certo non avrebbe gradito l’iniziativa di Zapatero”.
    Il punto, spiega Fallaci, è che spesso l’omosessualità diventa ideologia, “come se fosse uno stato di grazia anzi di superiorità” e “la normalità uno svantaggio anzi uno stato di inferiorità”.
    La presunta superiorità, scrive Fallaci, ha un punto debole:
    “Quello che, buttando alle ortiche il concetto biologico di famiglia, il señor Zapatero finge di scordarsi. L’omosessualità non permette di procreare. Se diventiamo tutti omosessuali, la specie finirebbe. Si estinguerebbe come i dinosauri”.
    Fallaci spiega a lungo questo concetto, anche attraverso il racconto di un pranzo romano con Pier Paolo Pasolini, due mesi prima della sua morte:
    “Per essere concepiti, ci vuole un ovulo e uno spermatozoo. Che ci piaccia o no, su questo pianeta la vita funziona così” e
    “nell’immagine di due uomini o di due donne che col neonato in mezzo recitano la commedia di Maria e Giuseppe vedo qualcosa di mostruosamente sbagliato”.
    Il ragionamento della scrittrice trova conferme nel caso di Rocco Buttiglione al Parlamento europeo, colpevole di aver pronunciato la parola “peccato”: “Vi colsi la prova definitiva del nostro cupio dissolvi, l’ansia di autodistruzione che ormai divora l’Occidente attraverso il suo cancro intellettuale e morale”.
    Fallaci non ama Buttiglione, “mi irrita la sua mellifluità alla Mortadella, la sua educata spocchia alla D’Alema e la condiscendenza con cui invita a rileggere De Captivitate Babylonica Ecclesiae o Regulae ad directionem Ingenii”, ma “se non mi brucia sul rogo perché la penso in modo diverso da lui, ha il diritto d’essere cattolico come io ho diritto d’essere atea”.

    Il trasferimento a Tonga
    Cinque cose avevano convinto Oriana Fallaci a lasciare l’Italia per trasferirsi a Tonga (non a “Sant’Elena” perché “io per Napoleone ho sempre nutrito malevolenza”), altre quattro l’hanno fatta restare.
    La prima è stata la reazione di chi, di fronte a gente che ha ucciso 150 bambini in nome di Allah, ha dato la colpa a Putin.
    Poi il suo Corriere della Sera che ha promosso un tragicomico Manifesto sull’Islam “moderato” sponsorizzato dal ministro Beppe Pisanu e lodato da Carlo Azeglio Ciampi. L’Islam moderato non esiste, scrive Fallaci: “Il Corano è ciò che è. E i fondamentalisti, gli integralisti non sono il suo volto degenere. Sono il suo vero volto, il suo volto fedele”.
    Esistono, però, i musulmani moderati, “certo che esistono, ma sono una minoranza esigua”, come Abdel Rahman al-Rashed che sul giornale Asharq al-Awsat ha scritto un articolo che Fallaci riporta per intero e il cui succo è questo: “E’ un fatto che non tutti i musulmani sono terroristi, ma è ugualmente un fatto che tutti i terroristi sono musulmani”.
    Infine la pantomima delle “due Simonette”, Zapatero e il caso Buttiglione.
    Ma sono state la firma a Roma di una Costituzione europea “senz’anima”, il video di bin Laden (“in lui vidi qualcosa di apocalittico”), l’assassinio di van Gogh e la reazione italiota alla morte del “padre del terrorismo”, cioè di Arafat, a farla rimanere:
    “Non bisogna cedere. Bisogna resistere. Io non voglio cedere. Voglio resistere. Perché voglio vedere la sconfitta del Mostro, voglio vedere la vittoria dell’Angelo che lo imprigiona”.

    Da Il Foglio del 14 dicembre

  3. #3
    stellarossa1959
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    E io che mi credevo che l'anticristo abitasse a Washington.

  4. #4
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    Predefinito Non ci ho mai creduto. Se proprio devo leggere,meglio un bel thriller di Dan Brown...

    Il primo libro fu una novità, guardacaso uscita nel momento giusto e nel periodo giusto per le strenne, cavalcando la tigre dell'emozione post 11 settembre.
    Il secondo una ripetizione, anch'essa in uscita nel periodo vacanziero, quando con una buona dose di marketing mediatico, uno se proprio sotto l'ombrellone deve leggere...
    Poi una "autointervista" ( ) ... naturalmente contornata da spot a raffica (e l'italiano medio, si sa, con Carosello compera...)
    Ora questo cofanetto-strenna da far trovare sotto l'albero all'amico dubbioso, all'estimatore della signora italonewyorkese, a chi si vuole fare un regalo à la page...
    E la signora incassa.
    E l'italiano medio non si chiede ancora dove fossero le armi di distruzione di massa, perchè "il nemico pubblico numero uno" che gira in montagna vestito di stracci i superoi USA non lo abbiano ancora acchiappato, che razza di giustificazione ebbero ed hanno per dare il via a guerre preventive...e perchè il petrolio continua a condizionarci la vita.

    Peraltro mi pare si fosse detto più volte che la signora fosse malata di tumore. Mi dispiace sinceramente, lo dico senza polemica, ma mi dica qual'è la cura, perchè mi sembra che la sua vita non sia così triste e breve come quella di alcuni amici che ho visto spegnersi in tempi brevi di cancro.

  5. #5
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    E che c'è di strano? Ripete le minchiate dei neocon. Vogliamo andare a vedere la cifra degli islamici ammazzati in questi anni?
    Decine di migliaia , particolare di nessun conto.
    La famosa artista idolo delle folle :" si figuri che uno ha addirittura scritto che avrei dovuto investire i MIEI soldi comprando un bar! Io!!!! La barista!!!!"

  6. #6
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    In Origine Postato da shambler
    E che c'è di strano? Ripete le minchiate dei neocon. Vogliamo andare a vedere la cifra degli islamici ammazzati in questi anni?
    Decine di migliaia , particolare di nessun conto.
    HAI DIMENTICATO DI DIRE CHE LA MAGGIOR PARTE DEGLI ISLAMICI AMMAZZATI SONO STATI AMMAZZATI DA TERRORISTI ISLAMICI.

    Che quello che dicono i neocons siano minchiate è una tua opinione, ma dire che la Fallaci ripeta pari-pari quello che dicono loro è una cazzata.

    Anche perchè i neocons sono tanti e ognuno con le proprie specificità.
    NON ESISTE UN'UNICA VERSIONE STANDARD DELLE IDEE NEOCONS.

  7. #7
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    In Origine Postato da antonio
    hai ragione..la fallaci non ha bisogno dei neocon per dire minchiate.
    le produce di suo.
    ohhhh.....ma abbiamo qui un intellettuale e io non me ne ero accorto....

 

 

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