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  1. #1
    Estremista della libertà
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    Predefinito Natale: idee e solidarietà

    Riporto sotto uno splendido pezzo da www.brunoleoni.it

    Colgo l'occasione per augurare a tutti voi forumisti e alle vostre famiglie un buon Natale.



    ---

    Meritiamoci i nostri diritti

    di Alberto Mingardi



    L’altro giorno ho fatto un esperimento interessante. Ero a Washington, DC, un po’ per motivi miei e un po’ per ragioni legate all’attività di questo istituto. Anche a Washington, sapete, si fa colazione. Faccio colazione. Solo che, per errore, acquisto – assieme a un caffè da asporto e a un bagel – un paio di biscotti in più. Quattro bei dischi di cereali puntellati da appetitose gocce di cioccolato. Peccato che io sia, da alcuni mesi, in dieta perpetua. E che dunque non sia più nelle mie corde aggiungere alla già poderosa ciambella uno spuntino così caloricamente impegnativo (come un annetto fa avrei fatto senza troppi problemi).



    Che ne faccio? Mi sono deciso a regalarli. Washington è una città fin troppo trasparente. E’ attraversata, tutti i giorni, da un’armata di homeless, senza tetto, perlopiù di colore, spesso con gravi handicap fisici, talvolta semplici mendicanti da circo, maliziose maschere di povertà.



    La prima cosa che ho scoperto è che, anche fra tanti poveri, non è facile donare qualcosa a qualcuno. Ci sono, tanto per cominciare, persone a cui, nonostante essi facciano la carità, voi non volete dar nulla, perlomeno io non voglio dar nulla. C’è gente appoggiata ai margini delle strade ma che sembra, è evidente, ci scommettereste, nascondere un coltello a serramanico nelle pieghe della giacca. Hanno il sorriso centrifugato di un agente sotto copertura, una copertura cui non crede più nessuno. Ma non sono molti, ed è un primo gruppo che si screma velocemente.



    Poi ci sono quelli che non accettano la vostra donazione. E quelli invece sono tantissimi. Il più rispettoso l’ho trovato sulla Pennysilvania avenue, a pochi passi dal Congressoo. Shakerava centesimi nel suo buon bicchiere di carta, “cha-ange!, “cha-ange!”, datemi il resto, datemi gli spicci, sacrificatemi le monetine inutili che vi ha restituito il ristorante o il parrucchiere. Un ragazzo nero, alto, vestito anche non malissimo, di quelli, si direbbe con quel particolare buon senso che la pitoccheria riesce a suscitare, che se lo potrebbero ben trovare, un lavoro. Gli dico che non ho quarti di dollaro per lui, ma due biscotti. La risposta è affabile, rispettosa, da maitre d’albergo. Grazie mille, lo apprezzo, ma non mangio cookies.



    Altri sono più sbrigativi, si fanno capire con le mani, vogliono aiuti non in natura ma in moneta, il biscotto è un lusso o al limite un fastidio, un’offerta scomoda.



    Solo da tutt’altra parte della città, quattro fermate di metropolitana più tardi, trovo, all’ingresso di una libreria, una signora che dev’essere stata bella. E’ una nera dagli occhi immensi ed acquosi, parcheggiata su un bidone dell’immondizia, una giacca da baseball di quattro misure più grande, un cappellino nero calzato senza troppa attenzione. Non mostra neanche il palmo ricurvo, per chiedere aiuto, sembra di una passività, di un’innocenza totale, verrebbe da chiederle quale corrente della storia l’ha trascinata fin dì, perché la sua – è così sfacciatamente evidente che non lo si può spiegare – è una deriva, non un naufragio. Mi avvicino alla mendicante che non mendica e, mendicando io la sua attenzione, le chiedo se le vanno dei biscotti. Allarga le labbra in un sorriso gigantesco e grato, come se poi non fosse una piccola cosa. Il mio esperimento è concluso, e mi resta di che esercitarmi in un peccato d’orgoglio sotto forma d’articolo, quale è questo.



    Non voglio spacciarmi per una persona-davvero-per-bene, non voglio inventare la ruota, scoprire l’acqua calda. Però c’è qualche lezione utile che si può trarre da una passeggiata come questa.



    La prima è il motivo per cui le parrocchie funzionano, e il welfare state no. I poveri non sono una statistica, sono delle persone. La povertà si combatte allacciando relazioni personali, controllando come viene speso e da chi il denaro che si dona, pensando all’indigente come uomo. Non come beneficiario d’assistenza, ma come essere umano che ha le potenzialità per non averne più bisogno, prima o poi. Lo Stato sociale è un’armeria di scartoffie, e nonostante i suoi assistenti sociali, nonostante i suoi burocrati più coscienziosi e moralmente equipaggiati, non ha, non può avere, il contatto fisico con tutti quelli che pretende d’aiutare. Compili il modulo, prego. Fu così che la lotta alla povertà fece di tutto fuorché diminuire il numero dei poveri.



    La seconda lezione è che la riforma dello Stato sociale è difficile perché ormai le alternative ad esso sono appassite, si sono immiserite. Anche quelli fra di noi che meno apprezzano il Leviatano solidarista si arrendono al suo pregio più evidente: ci espropria della responsabilità per il nostro prossimo, tranquillizza i nostri sogni col pensiero che pagando le tasse il nostro contributo alla collettività è dato. Gli altri diventano invisibili, fastidiose ombre che c’ingombrano il cammino, tutt’al più numeri, problemi da divellere.



    La riforma del welfare stenta a decollare, anzi deraglia, non solo perché la nostra classe politica è pavida e insipiente, e se ne frega della bancarotta economica che incombe, sperando che coincida con la legislatura dei loro figli. Stenta a decollare anche perché, a parte chi eroicamente si mette a disposizione del suo prossimo, e sono tanti ma sono ancora pochi perché restano un gruppo ermeticamente separato dal resto della società, il volontariato è una classe non un’esperienza comune, noi non abbiamo il fegato di riprenderci la nostra vita, nel cui perimetro stanno anche – per fastidiosi che siano – gli altri.



    Potremo fare a meno di uno Stato sociale che è sprecone, inefficiente, ed iniquo, solo quando le alternative private allo stesso (si chiamino parrocchie, si chiamino istituti, si chiamino associazioni) avranno ripreso fiato. Al politico spetta il colpo d’ala. Ma questo ci può essere solo quando un certo consenso, sul fatto che “si può fare” diversamente, che la solidarietà può concretarsi senza coercizione, è diffuso fra la popolazione.



    “Chi lascia la strada vecchia per la nuova”: compito di noi tutti è costruire una “strada nuova” che faccia svaporare i timori, che sembri praticabile, che suggerisca la riforma, che la chiami, che la faccia diventare urgente.



    So che il prossimo sarà un Natale di magra, l’economia è ingolfata, le speranze si alleggeriscono, l’orizzonte è cupo. Ma spesso con pochi biscotti qualche sorriso lo si strappa. Pensiamo a chi sta male non perché “è Natale” ma perché dobbiamo, perché se non ci dimostriamo persone libere e responsabili allora è vero, non ce le meritiano istituzioni che ci trattino come tali.



    Le iniziativa meritevoli sono mille. Un gesto di bontà vale come rieducazione a ciò che solidarietà e responsabilità dovrebbero essere, oltre lo Stato.



    E se questa è un’esperienza che dobbiamo costruirci, nello stesso tempo non dobbiamo dimenticare la battaglia di idee. La ricostruzione della responsabilità, a livello personale, s’intreccia con la divulgazione dei principi della libertà di scelta a livello politico. Anche qui, basta poco, anzi serve poco, servono i biscotti.



    Con 50 euro, potete regalare ad uno studente la possibilità di seguire i seminari dell’Istituto, e un po’ di materiale per digerire l’abc della grande tradizione del liberalismo classico. E’ solo un esempio, per altri vi rimando a questa lettera del nostro Presidente, Carlo Lottieri.



    Ma sappiate che con cifre modeste si può contribuire alla riuscita di iniziative che oggi sono piccole, ma domani, e grazie a voi, possono diventare grandi.



    Quello che scrivo vi sembrerà accattonaggio mediatico, ma credetemi, vi prego. Mentre siete a fare shopping, mentre indulgete nelle gioie agrodolci delle compere natalizie, lasciate al fondo del portafoglio qualche euro per fare solidarietà oggi, e promuovere la libertà di essere solidali domani. Mettiamoci in condizione di essere orgogliosi di noi stessi.

  2. #2
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    Predefinito Covo di Reazionari...

    ...Atto II:..."La Vendetta". Buon Natale a tutti e ad ogniuno ed un meraviglioso anno nuovo!

  3. #3
    Estremista della libertà
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    Bentornato, Ste.
    Tanti auguri anche a te

  4. #4
    Straborghese
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    Uela,reazionario,ma dov'eri finito?

  5. #5
    Straborghese
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    Predefinito

    Che sbadato,non ho fatto gli auguri.
    Un caloroso augurio di un Felice Natale e di un sereno anno nuovo.

 

 

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