«Sul nostro giornale, La Padania, qualche giorno fa è apparsa una importante rievocazione della battaglia di Lepanto, quando le navi della Serenissima fermarono il nero periglio che veniva dal mare, che puntava su casa nostra. La storia è piena di questi avvenimenti, proprio qui da Milano partì la cavalleria che affrontò e sconfisse i turchi che minacciavano Vienna e che sarebbero potuti arrivare anche a San Pietro.
I nostri popoli - prosegue il messaggio - sono arrivati fin qui, sconfiggendo il marasma che periodicamente saliva verso le nostre coste. La storia a quanto pare non è cambiata. Qualcuno oggi vorrebbe che la cambiassimo e lo fa per i suoi interessi e la sua visione del mondo. Sono gli stessi che ci costrinsero ad abbandonare la nostra cultura e la nostra lingua, senza spiegare alla nostra gente che è meglio perdere il letto dove si dorme piuttosto che la nostra lingua».
E' toccato a noi vivere per cinquant'anni in Italia - continua il messaggio di Bossi - e pagare le follie romane, e siamo tuttora costretti a mantenere i magna-magna romani e tutto per aver perso la nostra lingua e quindi la coscienza di dover essere padroni a casa nostra. Adesso abbiamo in Europa i nuovi rifacitori della nostra storia: i massoni, i trafficanti, i venditori di pelle di anguria.
Noi dobbiamo dire a costoro che ci teniamo la nostra storia, senza le loro correzioni, non ci importa nulla di chi ha fatto carriera dichiarandosi europeo e nella realta' ha svenduto la nostra economia, la nostra impresa e la nostra identità. A questi rispondiamo: senza la nostra storia siamo morti, la nostra storia non è in vendita. Noi non stiamo con i massoni, noi siamo con il popolo e con la nostra storia - conclude Bossi - viva il Veneto, viva la Lombardia, viva il Piemonte e la Liguria e tutti i popoli liberi e la loro storia, viva la Padania».




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