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Discussione: Il contagio del sud

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    Predefinito Il contagio del sud

    Londra. Le democrazie – sostiene Michael Ignatieff nel suo ultimo libro “The Lesser Evil” – commettono spesso l’errore di sottovalutare la propria forza. Nel corso della storia le democrazie hanno saputo vincere guerre, prevalere su tirannidi e totalitarismi e resistere al ricatto terrorista.
    In uno dei passaggi più importanti della recente decisione della Camera dei Lords sulla legislazione antiterrorismo, uno dei giudici, Lord Hoffman, si è richiamato, con orgoglio e passione, a questa forza della democrazia, soprattutto di stampo anglosassone.
    E’ sembrato al giudice inglese quasi un insulto riconoscere a una banda di terroristi fanatici e brutali la capacità di mettere a repentaglio secoli di tradizione democratica, considerandoli così una minaccia seria alle leggi e alle istituzioni della più antica democrazia europea.
    E’ una posizione problematica, anche perché l’occidente è di fronte a una minaccia più ramificata e armata – di risorse, di feroci convinzioni e di armi vere e proprie - rispetto alle bande di terroristi sconfitte in passato, ma è certamente un’opinione degna del massimo rispetto, anche perché proviene dai vertici della saggezza giuridica britannica.
    Negli ultimi decenni, il progresso della democrazia ha sfatato un altro mito diffuso, l’idea, di origine marxista, secondo cui la democrazia liberale nasce e cresce soltanto in presenza di determinate condizioni socio-economiche:
    “Prima il mangiare, poi la morale”, dice Macheath nell’“Opera da Tre Soldi” di Bertold Brecht.
    Ma diversi esempi ormai provano la non veridicità di questa teoria.
    Innanzitutto l’India, dove, al momento dell’indipendenza, il sistema delle caste, le tensioni religiose e la diffusione della povertà sembravano costituire ostacoli insormontabili per la neonata democrazia, ma, nei decenni successivi, non ne hanno impedito il consolidamento; né i terroristi hanno avuto il successo che alcuni temevano.
    Le elezioni indiane di quest’anno hanno ancora una volta smentito i cinici: il Partito del Congresso, guidato da Sonia Gandhi, ha interpretato il disagio di una grande parte della popolazione che non avverte i benefici del boom economico; il processo politico ha saputo dunque dar voce a questo scontento, a differenza di quanto avviene in Cina, dove il boom economico sta creando disagi e tensioni simili, ma dove l’assenza di democrazia accentua l’emarginazione e le differenze sociali che si aggravano.
    Tolleranza e libertà civili possono dunque agevolare lo sviluppo, come dimostrano, dati empirici alla mano, Joe Siegle, Michael Weinstein, Morton Halperin in un libro di prossima pubblicazione (“The Democracy Advantage”). Peraltro, in diversi paesi africani – dal Sud Africa al Senegal, dal Mali al Botswana, dal Kenya al Ghana – negli ultimi dieci anni, dopo la caduta del Muro di Berlino e con la fine dell’influenza sovietica, la democrazia ha fatto passi in avanti, timidi e incerti sì, ma importantissimi e anche inattesi visto che, nello stesso periodo, la situazione socio-economica e sanitaria avrebbe indotto al pessimismo.

    Il caso dei sikh di Birmingham
    E’ opportuno, tuttavia, non passare da un estremo all’altro, dal disfattismo e dalla sfiducia alla convinzione storicistica che l’avanzata della democrazia sia inarrestabile e inevitabile.
    La storia offre anche esempi, Weimar primo fra tutti, di sconfitte delle democrazie.
    Non si deve, dunque, dare per scontata la capacità delle democrazie africane di resistere e crescere in un continente ancora lacerato da conflitti cruenti.
    Povertà e mancanza di sviluppo non estinguono l’anelito di libertà, ma creano una situazione da cui i più spregiudicati sanno spesso trarre vantaggio. E, se si può essere fiduciosi sulla capacità delle democrazie di resistere al terrorismo degli omicidi politici e, anche, degli attentati suicidi, non possiamo dare per certa la sopravvivenza di leggi e istituzioni democratiche in un paese sottoposto ad attentati persino con armi di distruzione di massa.
    La democrazia va favorita in medio oriente e riconosciuta e difesa in India, in Africa, in Europa orientale, senza dimenticare l’Europa occidentale: la decisione di un teatro di Birmingham di sospendere le rappresentazioni, in seguito alle proteste di un gruppo di Sikh, deve apparire per i liberali un po’ stanchi del Vecchio continente come un ulteriore segnale di attenzione.

    Da Il Foglio

    saluti

  2. #2
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    Predefinito

    Riflessione molto interessante.
    Penso che la democrazia come forma di Governo non sia intrinsecamente più forte o più debole rispetto alla dittatura o alla oligarchia.

    La storia di Weimar ci ricorda che non può esistere democrazia in assenza di autentica libertà, e che i sopprusi prima o poi finiscono per nuocere anche a chi li compie.

 

 

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