…il pool un po’ meno onnipotente
Milano. Dopo Parmalat, Enipower.
Sono anche un po’ sfortunati i pm del pool reati societari, Francesco Greco, Eugenio Fusco e Carlo Nocerino.
Negli ultimi mesi hanno trovato spesso sulla loro strada il giudice Guido Piffer.
Da giudice delle indagini preliminari, Piffer a marzo scorso gli aveva rigettato la richiesta di processo con rito immediato per Calisto Tanzi e gli altri uomini della vecchia Parmalat, le società di revisione e Bank of America, tutti accusati di aggiotaggio.
Passato al tribunale del riesame perché obbligato dalla normativa del Csm a cambiare incarico dopo tanti anni, il 18 dicembre Piffer ha scarcerato Gianluigi Brassesco, responsabile dell’ufficio acquisti di Ansaldo che era stato arrestato per le tangenti sugli appalti Enipower.
Brassesco, scrive Piffer che ha preso la decisione insieme ad altri due colleghi, operava nell’ambito di rapporti contrattuali di diritto privato e certamente non vi sono elementi sufficienti per ritenere la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio e quindi l’esistenza di corruzioni aggravate, elementi che, ove presenti, avrebbero potuto consentire sotto il profilo della stabilità del ruolo di soggetto corrotto l’attribuzione dell’associazione per delinquere.
La decisione del collegio presieduto da Piffer rischia di essere il classico granellino di sabbia in grado di far inceppare il meccanismo dell’inchiesta Enipower che all’inizio, agosto scorso, qualche investigatore in vena di presunzione aveva definito
“peggio di Mani pulite”.
Del resto tra gli inquirenti c’è chi ammette che oltre a quelle di Ansaldo Spa nell’indagine vi sono altre gare di cui non è provata l’evidenza pubblica. E dubbi giuridici esistono anche sulla natura degli stessi appalti Enipower.
Piffer, 50 anni, originario di Trento, in magistratura dal 1979 è sempre stato giudice, prima in tribunale, poi giudice istruttore e infine giudice preliminare.
Al palazzo di giustizia di Milano è tra quelli che hanno maggiore esperienza ed anzianità di servizio ed è molto stimato dai colleghi con cui lavora.
Ma Piffer, il personaggio del giorno nelle inchieste sui “colletti bianchi”, è prima di tutto un antipersonaggio.
E, infatti, la mattina in cui rigettò la richiesta dell’immediato per Parmalat, constatato che tutti lo cercavano se ne andò a casa. I riflettori li rifugge e lo stesso discorso vale per i giornalisti.
“Giornalisti? Per carità” sono le parole che di solito utilizza davanti a richieste di notizie e di dettagli relativamente ai fascicoli di cui si occupa.
E ancora: “Ma le pare che io possa dirle quando deciderò e quando depositerò?”.
Inoltre all’inizio del caso Parmalat si era rammaricato conversando con alcuni colleghi sul crac di Collecchio, versante aggiotaggio, mormorando: “Io sono il gip dell’indagine, ma sui giornali c’è già tutto”.
“Piffer ha detto un altro no alla procura? Normale, non è certo la prima volta e altrettanto sicuramente non sarà l’ultima” dicono alcuni colleghi per dimostrare di non essere meravigliati.
Piffer, tanto per ricordare il passato un po’ lontano e quello più recente, aveva prosciolto in sede di udienza preliminare negando il rinvio a giudizio due assessori di Forza Italia a Palazzo Marino,
accusati dalla procura di abusi in atti d’ufficio per l’uso e la gestione della cascina San Bernardo, una vicenda che a Milano aveva fatto non poco rumore.
Maliziosamente qualcuno aveva voluto sottolineare che i prosciolti erano legati all’area di Comunione e Liberazione di cui Piffer sarebbe un simpatizzante.
La procura impugnò la decisione e la corte d’Appello fece sapere che la scelta del gup era da considerare ineccepibile.
Piffer aveva tra l’altro rimandato indietro al quarto piano del palazzaccio una serie di richieste di custodia cautelare per funzionari della Regione e imprenditori, chiamati in causa per la vicenda dei corsi professionali.
L’invito al pm era di approfondire le indagini.
Quelle richieste non sono state reiterate, nemmeno dopo il passaggio di Piffer al “riesame”.
E appare molto significativo che la procura abbia rinunciato a impugnare sia la decisione su Parmalat sia quella su Enipower.
Anni addietro tra il 1997 e il 1998 sempre Piffer aveva detto di no ai pm che volevano arrestare alcuni presunti appartenenti alla criminalità organizzata.
E per spiegare i motivi della decisione scrisse un provvedimento di oltre 700 pagine.
Tanto per essere chiaro.
Piffer è considerato vicino a “Unità per la Costituzione”, la corrente di centro, moderata, in seno all’Anm.
Ma, spiegano i suoi colleghi, Piffer non ha mai fatto vita associativa.
Da Il Foglio
saluti




Rispondi Citando