Re: In muerte de la verdad...
Citazione:
In origine postato da pcosta
Mustang, ti sei goduto un sacco di balle...
Eh già, peccato che José Gomez Ortega, in arte "Joselito el Gallo", uno dei toreri più famosi nella storia della tauromachia, sia morto a 25 anni nel 1920.
http://www.biografiasyvidas.com/biog...j/joselito.htm
Diciassette anni dopo, non ce lo vedo Picasso, sconvolto dalla morte del "re dei toreri", a dipingere una tela di otto metri per 3 e mezzo in suo onore.
Tanto più che il "making of" di Guernica è piuttosto ben documentato dalle foto di Dora Maar, la donna di Picasso all'epoca.
Picasso aveva ricevuto la commessa da alcuni mesi (prevedeva solo le dimensioni uguali a una parete del padiglione, otto metri per tre e mezzo, il soggetto era a sua discrezione) e alla fine di aprile del 1937 la tela era ancora bianca.
La notizia del bombardamento di Guernica gli diede l'idea per il soggetto.
Il 1° maggio iniziò a disegnare direttamente sulla tela. La sua compagna Dora Maar fotografava il lavoro man mano che procedeva.
L'11 maggio una foto mostra la tela con il disegno a carboncino ancora incompleto, senza traccia di pittura a pennello.
http://homepage.mac.com/dmhart/WarAr...-11May1937.JPG
Centinaia di testimoni affollavano lo studio di Picasso mentre dipingeva l'opera e non è difficile trovare in rete tutte e sette le foto di Dora Maar che documentano l'evoluzione del quadro:
http://homepage.mac.com/dmhart/WarAr...s/Picasso.html
Oh be' :D, nemmeno io ce lo vedo uno *sconvolgimento* a 17 anni dalla dipartita del caro estinto:D, però se si considera che Joselito era (è) oltre che una leggenda dell'arena anche un amico personale dell'artista, tra l'altro tragicamente scomparso in giovanissima età, non è poi così campata per aria l'idea che Picasso possa avergli dedicato un'opera (Garcia Lorca fece qualcosa di simile con una delle sue poesie più famose). Dello stesso parere sembrano anche Montanelli, Paolo Granzotto e D.Irving che afferma di aver visionato gli schizzi del famoso dipinto, tracciati prima del bombardamento di Guernica, e che il soggetto è una corrida.
Dici che né Messori, né Montanelli, né Granzotto né Irving sapessero delle foto della Maar? ;)
Re: In muerte de la verdad...
Citazione:
In origine postato da pcosta
Centinaia di testimoni affollavano lo studio di Picasso mentre dipingeva l'opera
Omammina, ma quanto era grande lo studio di Picasso?? :eek: :eek:
En muerte de la verdad: Guernica
Se il quadro di Picasso è una sorta di truffa, non si può certo dire che la verità trionfi nella realtà che gli ha dato il nome. Da un controllo, anche su libri di storia "cattolici", risulta che ciò che è accettato da tutti è quanto segue: "Guernica era una cittadina sacra ai baschi, perché sotto un suo albero i re di Spagna giuravano di rispettare le libertà della regione. Durante la guerra civile, malgrado fosse indifesa e non rappresentasse un obiettivo militare, il 26 aprile 1937 fu distrutta da un selvaggio bombardamento dell'aviazione tedesca che voleva sperimentare nuove tecniche e nuovi velivoli. Per sadismo, fu scelto il lunedì, giorno di mercato: ci furono così ben 1654 morti e 889 feriti, tutti vecchi, bambini, donne, perché gli uomini erano a combattere contro Franco". Una "verità" codificata una volta per sempre anche nella Storia della guerra civile spagnola (stampata, in Italia, da Einaudi) di Hugh Thomas. È significativo che questo storico, nella edizione "rivista" della sua Storia, abbia poi ridotto a 200 il numero dei morti: 1454 in meno da una ristampa all'altra. E senza dare spiegazioni.
La realtà è del tutto diversa, come hanno stabilito anche commissioni internazionali di inchiesta. Come andò davvero lo si sa da decenni, ma la forza della propaganda sembra ancora invincibile. Guernica costituiva un normale obiettivo militare, come ben sapeva anche il governo "rosso" che vi aveva installato pezzi contraerei e scavato sette rifugi collettivi. In effetti, la città era sede di due importanti fabbriche, d'armi leggere e di bombe d'aviazione. Inoltre era nodo stradale e ferroviario per i repubblicani che combattevano a una dozzina di chilometri dalla città, che rigurgitava di soldati e di mezzi militari. Non si dimentichi che l'importanza strategica di Guernica veniva anche dalle fortificazioni che i baschi vi avevano costruito (la "cintura di ferro", come la chiamavano) per marcare l'indipendenza della loro regione nei confronti delle altre etnie spagnole. Non era affatto, dunque, il "bucolico, sacro villaggio dove mercanti e villici portavano pacificamente le loro cose", per dirla con Thomas.
Alcuni bombardieri (di vecchio tipo) inviati dalla Germania e 18 aerei, tra pesanti e leggeri, del Corpo di spedizione italiano, nel pomeriggio di quel 26 aprile 1937 fecero alcuni passaggi per distruggere il ponte de Renteria, sul fiume Oca e ostacolare così i movimenti dei repubblicani. La maggioranza dell'esplosivo italo-tedesco cadde sul nodo stradale attorno al ponte e solo alcune bombe sulla città: su 39 crateri individuati dalla ricognizione aerea, solo 7 risultano nell'abitato. I morti accertati - anche da accurati controlli all'anagrafe - furono 93, cui è forse da aggiungere qualcun altro tra soldati isolati. Quasi la metà di quei 93 morti morì per il crollo di un rifugio appena costruito ma evidentemente inadeguato: forse, gli appalti truccati esistevano anche tra i baschi "rossi". In ogni caso, non si supera il centinaio, com'è provato da ripetute indagini sull'anagrafe della città, che contava 5.000 abitanti in tutto: bilancio tragico ma, purtroppo, di routine nella più sanguinosa guerra civile della storia che, alla fine, contò quasi un milione di morti.
In ogni caso, si è abissalmente lontani dai 1654 caduti (e 889 feriti) che sono entrati nella leggenda sempre ripetuta. E si è ben lontani anche dalle migliaia di cadaveri che furono il tragico prezzo da pagare - in quella lotta spietata - per la conquista di tanti altri obiettivi militari.
È vero che documenti fotografici e cinematografici mostrano la città semidiroccata. Ma questo perché (come dimostrò una commissione internazionale; e come fu appurato persino dal tribunale di Norimberga che giudicò i generali nazisti) prima di ritirarsi i socialcomunisti e gli anarchici cosparsero di benzina tutto ciò che poterono e vi diedero fuoco. Non un solo cratere di bomba fu trovato tra le rovine bruciate del centro storico. Fu provato, inoltre, che i minatori anarchici delle Asturie, fuggendo, fecero saltare con la dinamite, di cui disponevano in abbondanza, molti edifici per creare ostacoli alle truppe franchiste.
Ma come nacque la leggenda giunta sino a noi, malgrado le risultanze delle inchieste internazionali e il lavoro - inascoltato, per lo più - di qualche storico con il rispetto della sua professione? All'inizio della manipolazione della verità c'è un corrispondente di guerra inglese, George L. Steer, il quale, pur non essendo sul posto quel giorno, spedì da Bilbao (dopo essersi accordato con tre colleghi e connazionali per non smentirsi a vicenda) una cronaca fantasiosa al suo giornale di Londra. Da soldati baschi, Steer (che secondo molti apparteneva allo spionaggio inglese) aveva appreso che il lunedì, a Guernica, si teneva un affollato mercato; e poiché quel 26 aprile era, appunto, un lunedì, lavorò di fantasia immaginando le inermi massaie e i vecchi contadini spappolati dalle bombe tedesche (tra l'altro, visto che il mito esige "cattivi" che lo siano davvero, da allora, parlando di Guernica, si disse solo dei tedeschi, tacendo degli italiani che furono invece presenti in forze sul ponte con tre moderni bombardieri S79 e con 15 caccia CR32).
Ecco cosa scrive Steer sul Times del 28 aprile 1937:
"Il lunedì a Guernica è giorno di mercato per la gente delle campagne. Alle 16,30, quando la piazza era affollata, e molti contadini stavano ancora arrivando, la campana diede l'allarme. Cinque minuti dopo un bombardiere tedesco volteggiò sulla città a bassa quota, quindi lanciò le bombe mirando alla stazione. Dopo altri cinque minuti ne comparve un secondo, che lanciò sul centro un egual numero d'esplosivi. Un quarto d'ora più tardi tre Junker continuarono l'opera di demolizione e il bombardamento si intensificò ed ebbe termine solo alle 19,45, con l'approssimarsi dell'oscurità.
L'intera cittadina, con settemila abitanti e oltre tremila profughi, fu ridotta sistematicamente a pezzi. Per un raggio di otto chilometri, tutt'intorno, gli incursori adottarono la tecnica di colpire fattorie isolate. Nella notte esse ardevano come candele accese sulle colline."
Steer e i colleghi che gli tenevano bordone ignoravano però che quel giorno il delegato militare del governo basco, Francisco Lozano, aveva sospeso sia il mercato che la partita di pelota, in programma per la sera, proprio nell'eventualità di attacchi belliciŠ
In ogni caso, prosegue Messori, il mercato non avrebbe potuto essere colpito, visto che terminava sul mezzogiorno e l'azione italo-tedesca si svolse a partire dalle 16.15.
Della corrispondenza fantasiosa di Steer e dei colleghi si impadronirono subito due propagande: quella anarco-comunista, naturalmente; ma anche quella britannica, poiché il nuovo governo di Chamberlain doveva convincere l'opinione pubblica della necessità di affrontare grandi spese per il riarmo, vista la barbarie tedesca e la potenza delle sue armi (da qui, l'invenzione che Guernica fosse stata colpita da modernissimi velivoli). Il lucroso falso di Picasso completò la leggenda che tutti, sino a qui, hanno preso per storia vera.
Link
En muerte de la verdad: Guernica
Come ogni italiano consapevole, ho gratitudine per il lavoro ormai più che secolare del Touring Club. Gratitudine unita a stima, per la cura e il rigore delle sue pubblicazioni. Ma persino i migliori hanno le loro sviste. Così, di recente, il Touring ha allegato una guida di Madrid a un settimanale di larga diffusione. Due pagine intere sono dedicate alla grande tela esposta al museo Regina Sofia, al quadro probabilmente più celebre del XX secolo, davanti al quale sfila una colonna continua che si direbbe non di turisti bensì di pellegrini reverenti. Ma sì, il Guernica di Pablo Picasso. I due che firmano il testo della guida Touring ripetono le cose che stanno in tutti - o quasi - i libri di storia. Sacra ai Baschi, la piccola Guernica "viveva - ci dicono - senza particolare apprensione lo svolgimento della guerra civile, dal momento che la sua importanza strategica era praticamente insignificante". Ma il 26 aprile del 1937, nugoli di aerei della Luftwaffe, quelli della Legione Condor in appoggio a Franco, "scatenarono su quel centro privo di difese uno spaventoso bombardamento. Per tre ore infuriò la tempesta di fuoco e dalle macerie vennero estratti i corpi senza vita di 1650 persone, mentre 800 furono i feriti. Era la prima volta nella storia che piloti di aerei da combattimento colpivano civili inermi".
Non c'è da infierire contro i redattori del glorioso Club: quella che espongono non è che la vulgata corrente ripetuta infinite volte, senza varianti e senza verifiche. Per quanto mi riguarda, già anni fa, sul quotidiano cattolico, avevo tentato di incrinare il conformismo, mostrando che le cose, a Guernica, si erano svolte in modo assai diverso. Quell'articolo, raccolto poi in un libro, aveva scatenato reazioni irose. Molti, tra l'altro, avevano trovato irriverente il fatto che ricordassi quanto sostengono alcuni. Il celeberrimo quadro di Picasso, cioè, sarebbe nato come Lamento en muerte del torero Joselito: appassionato di corride, colpito dalla morte di un suo beniamino, il pittore di Malaga aveva cominciato a dipingerne la fine nell'arena, quando il governo social-comunista spagnolo gli offrì 300.000 pesetas (provenienti da Stalin attraverso il Comintern) per un'opera da esporre a Parigi. La tela sarebbe stata quindi modificata per adattarla alla lucrosa commissione, dandole il nuovo nome di Guernica: restarono, però, i tori e il cavallo del picadòr che, ferito, nitrisce verso il cielo.
Ma, al di là dei pettegolezzi artistici, la verità sul bombardamento della cittadina basca è ormai accertata, eppure non riesce a superare le barriere ideologiche. È curioso, tra l'altro, che, dopo la pubblicazione del mio articolo, ricevessi la lettera commossa di un anziano: giovanissimo pilota italiano, quel lontano pomeriggio di aprile era nel cielo di Guernica ed era grato che qualcuno, finalmente, avesse tentato di andare oltre tante inesattezze se non menzogne. Come sia andata davvero è ricostruito, con rigore di documentazione, anche in quello che è stato il maggior bestseller del 2003 in Spagna. In un imponente volume di 600 pagine, dal titolo Los mitos de la Guerra Civil - e che ha avuto in pochi mesi più di venti edizioni - lo storico Pio Moa, già militante nel Partito comunista spagnolo e poi addirittura membro del Grapo, il gruppo terroristico, ha demolito molte leggende. E lo ha fatto con spirito bipartisan , non lesinando colpi sia ai franchisti che agli antifranchisti.
S'è già detto che la città, contrariamente a quanto accreditato dalla versione passata alla storia, era un importante obiettivo strategico, e che il bersaglio principale era il ponte sul fiume Oca. Commissioni internazionali di inchiesta hanno addirittura disegnato la mappa dei crateri delle bombe, confermando che poche caddero sulle case e le altre attorno al ponte. Tutti i testimoni concordano che, al termine del bombardamento (non ci furono mitragliamenti sui civili, come si favoleggia) Guernica era in piedi e solo il 10 per cento delle case era danneggiato. Alcune di quelle case, però, bruciavano: il ritardo nell'arrivo dei pompieri da Bilbao, il fatto che l'architettura tradizionale fosse in legno, un forte vento, favorirono un incendio che portò al rogo del 70 per cento della città. Gli stessi abitanti inveirono contro i soldati dell'esercito "rosso" che si segnalarono per inerzia. Anche i pompieri se ne tornarono presto in città, col pretesto che era ormai inutile affaticarsi e che avevano altro da fare.
Quanto ai morti: proprio il giorno prima l'aviazione italiana aveva bombardato la vicina città di Durango, facendo quasi 200 morti (e ne farà migliaia nelle incursioni dell'anno seguente su Barcellona e migliaia ne fecero i "rossi" su Saragozza). A Guernica, non solo Pio Moa ma molti storici prima di lui hanno indagato in ogni modo, sottoponendo a verifica tutte le cifre. È ormai sicuro, e confermato dai registri comunali, che la somma totale è di 102 deceduti (molti dei quali militari), di 120 al massimo secondo altri, e i feriti furono solo 30. Siamo, dunque, a cifre almeno 14 volte minori dei 1650 deceduti e degli 800 feriti della vulgata ripetuta dal Touring Club, come da tutti, in tutto il mondo. Nota Moa che "è impressionante vedere come di un evento di certo doloroso ma niente affatto straordinario in una guerra che fece quasi un milione di morti, si sia riusciti a fare uno dei miti internazionali più intensi e impenetrabili alla critica". In quei tre anni terribili, infiniti altri episodi furono ben più tragici, ma a Guernica la propaganda, unita all'indubbio talento di Picasso, riuscì in un capolavoro che non ha ancora esaurito il suo vigore.
Link