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Discussione: Il novantenne e....

  1. #1
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    Predefinito Il novantenne e....

    ….la bambina

    "Ma come vi permettete? García Márquez è un uomo di sinistra!”.
    “Lo stupro di minorenni non è né di destra, né di sinistra. E’ un delitto, e molto grave”.
    “Ma García Márquez è amico di Fidel Castro!”.
    “E chi è Fidel Castro, l’Uomo Ragno? A Cuba un delitto del genere sarebbe punito con parecchi anni di carcere, se non lo sa…”.
    Scampoli da una lite in diretta tra ascoltatori e conduttori trasmessa da “Radialistas Apasionadas”: una rete latinoamericana di radio “comunitarie”, sinistra terzomondista più o meno estrema, con sede centrale in Ecuador.
    L’ultimo libro di Gabriel García Márquez ha lacerato un’area ideologica per la quale lo scrittore è sempre stato un’icona quasi intoccabile.
    “Memoria de mis putas tristes”, “Memoria delle mie puttane tristi”, è il titolo (pubblicato a New York da Vintage Books in spagnolo).
    E questo è l’incipit: “Nell’anno dei miei novanta anni volli regalarmi una notte di amore folle con una adolescente vergine. Mi ricordai di Rosa Cabarcas, la padrona di una casa clandestina che era solita avvisare i suoi buoni clienti quando aveva una novità disponibile”.
    “Anche gli anziani hanno il diritto a innamorarsi”, è l’argomentazione con cui difende il libro un altro ascoltatore.
    “Innamorarsi è una cosa, abusare di una bambina di quattordici anni un’altra”, gli risponde la conduttrice.
    Un’altra ascoltatrice chiama al telefono: “Vorrei chiedere a García Márquez se a lui piacerebbe se una nipotina sua fosse venduta in un postribolo perché un vecchio bavoso abusi di lei. E che dopo venisse uno scrittore a farci sopra un raccontino divertente”.
    “Mentre il Paese si batte il petto, si straccia le vesti, si spaventa e si domanda perché mai crescono le cifre della violenza sessuale contro i minori di quattordici anni, specie contro le bambine, il nostro Nobel e i suoi editori si riempiono il portafogli di soldi con un libro del genere”, ha scritto Sonia Gómez Gómez, la giornalista del “Colombiano” di Medellín, nell’editoriale che ha dato fuoco alle polveri.
    A indignarla, brani come questo:
    “Una verginella di 14 anni, bruna e timida. La avevano sottomessa a un regime di igiene e imbellimento che non aveva trascurato il vello incipiente del pube. Le avevano arricciato i capelli e aveva nelle unghie delle mani e dei piedi uno smalto naturale, ma la pelle color di melassa si vedeva aspra e maltrattata. I seni appena spuntati sembravano ancora da maschietto, ma si vedevano già spinti da un’energia segreta fino al punto di scoppiare […] Un tenero toro da corrida”.
    “Siamo nel mondo del realismo magico”, commenta la giornalista. “Siamo nel mondo delle migliaia di puttanelle tristi che non lo sono perché ne hanno voglia, ma precisamente perché una cultura maschilista, perpetuata dalla letteratura, dai testi scolastici, dalla tradizione, ha insegnato ai maschi che hanno il diritto a prendersi questi spassi con verginelle indifese, con pelli aspre e maltrattate”.

    Una storia provocatoria
    “E una storia provocatoria”, ammette Braulio Peralta, editore messicano del libro, intervenendo nel dibattito. “Ma in realtà questo anziano di 90 anni sta innalzando un canto alla vita attraverso la sua storia di nostalgia. E’ un uomo che vive in mezzo alla musica e ai suoi dizionari, in uno stato di solitudine pura che gli ha permesso di creare”.
    “Il mio dubbio è che certe cose all’età di 90 anni non siano più possibili proprio dal punto di vista tecnico”, dice un altro Nobel di sinistra e con la mania delle provocazioni: il portoghese José Saramago. Ma ritiene che la storia, pur handicappata da un titolo “complicato”, sia “molto divertente e molto ben fatta”.
    Altri critici, pur difendendo il libro, non sono convinti che si tratti di un capolavoro.
    “Deve essere chiaro che è un romanzo senza grandi pretese e che non resterà tra i principali dell’autore colombiano”, afferma Enrique Tovar, pur ritenendo che “questa storia di amore diverte e lascia i suoi insegnamenti”.
    E anche Antonio Mora Vélez, maestro della fantascienza colombiana, dice che si tratta “di un racconto che avvince”, ma che “non è la miglior opera di García Márquez”.
    Che Gabo coltivasse una vocazione maschilista nei suoi libri lo aveva però osservato già un quarto di secolo fa Mario Vargas Llosa, in “García Márquez: Historia de un Deicidio”.
    E’ la tesi di dottorato da lui scritta su “Cent’anni di solitudine”, e in cui dedica un paio di pagine di citazioni al modo in cui “i miti e pregiudizi sessuali più tipici delle società sottosviluppate figurano come verità oggettive in Macondo: il piacere sessuale della donna dipende dal formato del fallo del maschio che la penetra e il coito esemplare è quello in cui il maschio domina, schiavizza e distrugge e in cui la donna è dominata, schiavizzata e distrutta”.
    Qualche esempio?
    “Nell’ardore della festa esibì sul banco la sua inverosimile mascolinità, interamente tatuata con un intrico azzurro e rosso di scritte in vari idiomi”.
    “Lei dovette fare uno sforzo soprannaturale per non morire quando una potenza ciclonica meravigliosamente regolata la alzò per la vita e la spogliò della sua intimità con tre zampate, e la squartò come un uccellino. Riuscì a rendere grazie a Dio di essere nata, prima di perdere la conoscenza nel terribile piacere di quel dolore insopportabile, sguazzando nel pantano fumigante dell’amaca che assorbì come una carta asciugante l’esplosione del suo sangue”.
    “In una sera più squilibrata delle altre si denudò nel salottino d’attesa e percorse la casa portando in equilibrio una bottiglia di birra sulla sua mascolinità inconcepibile”.
    Eccetera.
    Si sa che “Marito” e “Gabo”, in precedenza amici, dopo questo libro si presero a schiaffi.
    Quando gli si chiede in interviste e conferenze il motivo di quel litigio, Vargas Llosa risponde:
    “Io e Gabo siamo d’accordo nel non rivelarlo, per lasciare un lavoro da fare ai nostri futuri biografi”.

    Maurizio Stefanini su Il Foglio

    è anche noto che con "uccello duro" certe cosette si fanno, in realtà, e spesso riescono bene e sono pure divertenti.
    Con "uccello moscio" c'è solo la fantasia, che rimane tale, ahimè, anche se ben raccontata.

    saluti

  2. #2
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    Non ho mai letto nulla di questo marquez, anche se ho un suo libro proprio sopra la scrivania...
    Di sicuro questo articolo non ha stuzzicato molto la voglia di cominciare nella lettura.

    Senza voler comunque buttarla sulla polemica politica, visto che la pedofilia non mi pare proprio sia né di destra né di sinistra, mi chiedo cosa succederebbe se a scrivere determinate cose fosse un autore meno schierato con i soliti benpensanti.

  3. #3
    Betelgeuse
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    Predefinito Re: Il novantenne e....

    Ahahahahah *potenza ciclonica*...ahahahahahahahah

  4. #4
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    Predefinito

    In origine postato da UgoDePayens
    Non ho mai letto nulla di questo marquez, anche se ho un suo libro proprio sopra la scrivania...
    Di sicuro questo articolo non ha stuzzicato molto la voglia di cominciare nella lettura.

    Senza voler comunque buttarla sulla polemica politica, visto che la pedofilia non mi pare proprio sia né di destra né di sinistra, mi chiedo cosa succederebbe se a scrivere determinate cose fosse un autore meno schierato con i soliti benpensanti.
    --------------------
    Leggi bene: se lo sono chiesto pure i cubani

    saluti con auguri

  5. #5
    Betelgeuse
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    Allargando un po' il discorso, quanto aiuta essere o almeno dichiararsi di sinistra, meglio comunista, se si intraprende la carriera artistica? A mio parere aiuta a tal punto che certe icone del novecento chissà se sarebbero arrivate dove sono arrivate, acclamate e riverite come novelli messia, se non avessero avuto alle spalle il solido marchio di fabbrica del partito comunista: tanto che non si può fare a meno di domandarsi se la cultura può solo essere di sinistra o se questa è la condizione necessaria per entrare a far parte dell'élite.

  6. #6
    Betelgeuse
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    Guernica
    di Vittorio Messori

    Da buon spagnolo, Pablo Ruiz Biasco y Picasso amava le corride. Fu, dunque, sconvolto dalla tragica morte di un suo beniamino, il famoso torero Joselito. Per celebrarne la memoria, mise in cantiere un'enorme tela dì 8 metri per 3 e mezzo, che gremì di figure tragicamente atteggiate, a colori luttuosi. Finita che l'ebbe, la chiamò En muerte del torero Joselito.

    Correva però il 1937, in Spagna infuriava la guerra civile e il governo anarco-socialcomunista si rivolse a Picasso per avere da lui un quadro per il padiglione repubblicano all'Esposizione Universale in programma a Parigi per l'anno dopo.

    Il Picasso (che diventerà, non a caso, uno degli artisti più ricchi della storia) ebbe una pensata geniale: fece qualche modifica alla tela per il torero, la ribattezzò Guernica (dal nome della città basca bombardata dall'aviazione tedesca e italiana) e la vendette al governo "popolare" per la non modica cifra di 300.000 pesetas dell'epoca. Qualcosa come qualche miliardo - pare due o tre - di lire di oggi, che furono versati da Stalin attraverso il Comintern.

    Contento Picasso, ovviamente; contenti anche i socialcomunisti, che di quel quadro di tori e toreri fecero un simbolo che è giunto sino a noi ed è continuamente riprodotto, con emozione, come simbolo della protesta dell'umanità civile contro la barbarie nazi-fascista. Stando a molti critici d'arte, Guernica è il più celebre quadro del secolo. E, ciò, grazie proprio alla "sponsorizzazione" da parte delle sinistre, a cominciare dai liberals occidentali: la tela picassiana ebbe una sala tutta per sé al Metropolitan Museum di New York e vide milioni di ''pellegrini" sfilare in religioso silenzio.

    Si arriva al grottesco di interpretazioni come quella - un esempio a caso tra mille - della pur pregevole enciclopedia Rizzoli-Larousse che alla tela dedica oltre venti fitte righe, nelle quali si dice, tra l'altro: "Motivo centrale, l'angoscia della testa del cavallo che sovrasta il duro lastricato dei cadaveri: in alto, a sinistra, l'antico simbolo della violenza, il Minotauro"

    Ora, il presunto "Minotauro" altro non è che il toro che uccise Joselito; e il cavallo è quello del picadòr, sventrato nell'arena dallo stesso animale. Una storia, dunque, di tauromachia. dove la "protesta civile", la "passione politica" non c'entrano nulla, se non forse in qualche particolare aggiunto per rifilare il quadro, a suon di miliardi, alle generose Izquierdas iberiche.





  7. #7
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    In origine postato da Betelgeuse
    Guernica
    di Vittorio Messori

    Da buon spagnolo, Pablo Ruiz Biasco y Picasso amava le corride. Fu, dunque, sconvolto dalla tragica morte di un suo beniamino, il famoso torero Joselito. Per celebrarne la memoria, mise in cantiere un'enorme tela dì 8 metri per 3 e mezzo, che gremì di figure tragicamente atteggiate, a colori luttuosi. Finita che l'ebbe, la chiamò En muerte del torero Joselito.

    Correva però il 1937, in Spagna infuriava la guerra civile e il governo anarco-socialcomunista si rivolse a Picasso per avere da lui un quadro per il padiglione repubblicano all'Esposizione Universale in programma a Parigi per l'anno dopo.

    Il Picasso (che diventerà, non a caso, uno degli artisti più ricchi della storia) ebbe una pensata geniale: fece qualche modifica alla tela per il torero, la ribattezzò Guernica (dal nome della città basca bombardata dall'aviazione tedesca e italiana) e la vendette al governo "popolare" per la non modica cifra di 300.000 pesetas dell'epoca. Qualcosa come qualche miliardo - pare due o tre - di lire di oggi, che furono versati da Stalin attraverso il Comintern.

    Contento Picasso, ovviamente; contenti anche i socialcomunisti, che di quel quadro di tori e toreri fecero un simbolo che è giunto sino a noi ed è continuamente riprodotto, con emozione, come simbolo della protesta dell'umanità civile contro la barbarie nazi-fascista. Stando a molti critici d'arte, Guernica è il più celebre quadro del secolo. E, ciò, grazie proprio alla "sponsorizzazione" da parte delle sinistre, a cominciare dai liberals occidentali: la tela picassiana ebbe una sala tutta per sé al Metropolitan Museum di New York e vide milioni di ''pellegrini" sfilare in religioso silenzio.

    Si arriva al grottesco di interpretazioni come quella - un esempio a caso tra mille - della pur pregevole enciclopedia Rizzoli-Larousse che alla tela dedica oltre venti fitte righe, nelle quali si dice, tra l'altro: "Motivo centrale, l'angoscia della testa del cavallo che sovrasta il duro lastricato dei cadaveri: in alto, a sinistra, l'antico simbolo della violenza, il Minotauro"

    Ora, il presunto "Minotauro" altro non è che il toro che uccise Joselito; e il cavallo è quello del picadòr, sventrato nell'arena dallo stesso animale. Una storia, dunque, di tauromachia. dove la "protesta civile", la "passione politica" non c'entrano nulla, se non forse in qualche particolare aggiunto per rifilare il quadro, a suon di miliardi, alle generose Izquierdas iberiche.




    -------------------------
    Ottimo: me lo sono goduto.

    saluti con auguri

  8. #8
    Makeru ga, katta
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    Before you all die ghastly, horrible deaths, let me take the hour to describe my latest plan for world domination! Uhauhauha!
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    Predefinito

    In origine postato da Betelgeuse
    Allargando un po' il discorso, quanto aiuta essere o almeno dichiararsi di sinistra, meglio comunista, se si intraprende la carriera artistica? A mio parere aiuta a tal punto che certe icone del novecento chissà se sarebbero arrivate dove sono arrivate, acclamate e riverite come novelli messia, se non avessero avuto alle spalle il solido marchio di fabbrica del partito comunista: tanto che non si può fare a meno di domandarsi se la cultura può solo essere di sinistra o se questa è la condizione necessaria per entrare a far parte dell'élite.

    A Cuba, nell'ex Urss, in Cina lo capisco.

    Ma in un paese dove ha sempre comandato un altro partito e non quello comunista?
    _______________________
    Gli zeri, per valere qualcosa,
    devono stare a destra.

  9. #9
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    Predefinito In muerte de la verdad...

    In origine postato da Betelgeuse
    Guernica
    di Vittorio Messori

    Da buon spagnolo, Pablo Ruiz Biasco y Picasso amava le corride. Fu, dunque, sconvolto dalla tragica morte di un suo beniamino, il famoso torero Joselito. Per celebrarne la memoria, mise in cantiere un'enorme tela dì 8 metri per 3 e mezzo, che gremì di figure tragicamente atteggiate, a colori luttuosi. Finita che l'ebbe, la chiamò En muerte del torero Joselito.
    Mustang, ti sei goduto un sacco di balle...
    Eh già, peccato che José Gomez Ortega, in arte "Joselito el Gallo", uno dei toreri più famosi nella storia della tauromachia, sia morto a 25 anni nel 1920.
    http://www.biografiasyvidas.com/biog...j/joselito.htm

    Diciassette anni dopo, non ce lo vedo Picasso, sconvolto dalla morte del "re dei toreri", a dipingere una tela di otto metri per 3 e mezzo in suo onore.
    Tanto più che il "making of" di Guernica è piuttosto ben documentato dalle foto di Dora Maar, la donna di Picasso all'epoca.
    Picasso aveva ricevuto la commessa da alcuni mesi (prevedeva solo le dimensioni uguali a una parete del padiglione, otto metri per tre e mezzo, il soggetto era a sua discrezione) e alla fine di aprile del 1937 la tela era ancora bianca.
    La notizia del bombardamento di Guernica gli diede l'idea per il soggetto.
    Il 1° maggio iniziò a disegnare direttamente sulla tela. La sua compagna Dora Maar fotografava il lavoro man mano che procedeva.
    L'11 maggio una foto mostra la tela con il disegno a carboncino ancora incompleto, senza traccia di pittura a pennello.

    http://homepage.mac.com/dmhart/WarAr...-11May1937.JPG

    Centinaia di testimoni affollavano lo studio di Picasso mentre dipingeva l'opera e non è difficile trovare in rete tutte e sette le foto di Dora Maar che documentano l'evoluzione del quadro:

    http://homepage.mac.com/dmhart/WarAr...s/Picasso.html

  10. #10
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    Predefinito Re: In muerte de la verdad...

    In origine postato da pcosta
    Mustang, ti sei goduto un sacco di balle...
    Eh già, peccato che José Gomez Ortega, in arte "Joselito el Gallo", uno dei toreri più famosi nella storia della tauromachia, sia morto a 25 anni nel 1920.
    http://www.biografiasyvidas.com/biog...j/joselito.htm

    Diciassette anni dopo, non ce lo vedo Picasso, sconvolto dalla morte del "re dei toreri", a dipingere una tela di otto metri per 3 e mezzo in suo onore.
    Tanto più che il "making of" di Guernica è piuttosto ben documentato dalle foto di Dora Maar, la donna di Picasso all'epoca.
    Picasso aveva ricevuto la commessa da alcuni mesi (prevedeva solo le dimensioni uguali a una parete del padiglione, otto metri per tre e mezzo, il soggetto era a sua discrezione) e alla fine di aprile del 1937 la tela era ancora bianca.
    La notizia del bombardamento di Guernica gli diede l'idea per il soggetto.
    Il 1° maggio iniziò a disegnare direttamente sulla tela. La sua compagna Dora Maar fotografava il lavoro man mano che procedeva.
    L'11 maggio una foto mostra la tela con il disegno a carboncino ancora incompleto, senza traccia di pittura a pennello.

    http://homepage.mac.com/dmhart/WarAr...-11May1937.JPG

    Centinaia di testimoni affollavano lo studio di Picasso mentre dipingeva l'opera e non è difficile trovare in rete tutte e sette le foto di Dora Maar che documentano l'evoluzione del quadro:

    http://homepage.mac.com/dmhart/WarAr...s/Picasso.html
    -------------------------------
    Invia questa tua "apparentemente" ben documentata smentita a Vittorio Messori e vediamo cosa accade.

    Ma che la "sinistra" filo comunista dai tempi di Stalin abbia manipolato notizie e avvenimenti e fatti anche storicamente provati è assodato e confermato da importanti personaggi ex comunisti.
    Naturalmente considerati dalla "sinistra" bugiardi traditori.

    Il bello è che se ci stati e ci sono tuttora, al mondo, esempio di governi "conservatori, dirigisti, antidemocratici, antipopolari e polizieschi nei fatti e ridicolmente "democratico" a parole sono i regimi comunisti.
    Cioè dove vige il "comunismo reale".

    E la "sinistra" continua ad amare questa "orribile realtà".

    saluti

 

 
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