Pagina 26 di 43 PrimaPrima ... 1625262736 ... UltimaUltima
Risultati da 251 a 260 di 422

Discussione: Un giro in libreria

  1. #251
    Partito d'Azione
    Data Registrazione
    22 Apr 2007
    Località
    Roma
    Messaggi
    13,208
     Likes dati
    312
     Like avuti
    934
    Mentioned
    41 Post(s)
    Tagged
    8 Thread(s)

    Predefinito Re: Un giro in libreria

    Storia del socialismo italiano , diretta da G. Sabbatucci, 6 volumi, Il Poligono, Roma 1981

    Volume I – Dalle origini alla svolta di fine secolo
    Volume II – L’età giolittiana (1900-1914)
    Volume III – Guerra e dopoguerra
    Volume IV – Gli anni del fascismo
    Volume V – Il secondo dopoguerra
    Volume VI – Dal 1956 ad oggi



    Ultima modifica di Frescobaldi; 16-06-15 alle 19:55
    Il mio stile è vecchio...come la casa di Tiziano a Pieve di Cadore...

    …bisogna uscire dall’egoismo individuale e creare una società per tutti gli italiani, e non per gli italiani più furbi, più forti o più spregiudicati. Ugo La Malfa

  2. #252
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    19 Feb 2010
    Località
    Possibly abroad
    Messaggi
    7,107
     Likes dati
    11,668
     Like avuti
    1,895
    Mentioned
    21 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Rif: Un giro in libreria

    Acquistato ieri pomeriggio mi accingo a leggerlo ora:



    Il capitalismo non è più sostenibile. A meno di cambiamenti radicali nel modo in cui la popolazione mondiale vive, produce e gestisce le proprie attività economiche - con i consumi e le emissioni aumentati vertiginosamente - non c'è modo di evitare il peggio. Cosa fare allora? Il messaggio è dirompente: si è perso talmente tanto tempo nello stallo politico del decidere di non decidere, che se oggi volessimo davvero salvarci dal peggio dovremmo affrontare tagli così significativi alle emissioni da mettere in discussione la logica fondamentale della nostra economia: la crescita del PIL come priorità assoluta. "Non abbiamo intrapreso le azioni necessarie a ridurre le emissioni perché questo sarebbe sostanzialmente in conflitto con il capitalismo deregolamentato, ossia con l'ideologia imperante nel periodo in cui cercavamo di trovare una via d'uscita alla crisi. Siamo bloccati perché le azioni che garantirebbero ottime chance di evitare la catastrofe - e di cui beneficerebbe la stragrande maggioranza delle persone - rappresentano una minaccia estrema per quell'élite che tiene le redini della nostra economia, del nostro sistema politico e di molti dei nostri media."La via d'uscita che intravede Naomi Klein non è una Green Economy all'acqua di rose, ma una trasformazione radicale del nostro stile di vita. "La buona notizia è che molti di questi cambiamenti non sono affatto catastrofici; al contrario, sono entusiasmanti".

    Siamo abituati a Naomi Klein. Siamo abituati agli shock che ci provocano i suoi libri: basta pensare a No Logo che, nel lontano 2001, ha dato il via a un agguerrito movimento d’opinione, che è stato in grado di incidere davvero nella realtà.
    Basta pensare a Shock Economy, in cui la giornalista canadese ha preconizzato con agghiacciante esattezza il fallimento delle teorie liberiste su cui si basa l’Occidente, il nostro Occidente. Quello a cui invece non siamo abituati – soprattutto di questi tempi – è leggere un libro di portata storica enorme come Una rivoluzione ci salverà. Perché il capitalismo non è sostenibile. Prima di farsi trarre in inganno dal titolo, bisogna dire che la Klein non è affatto marxista: il suo è un libro globale, planetario, di afflato rivoluzionario, urgente e – paradossalmente – umanista. Diciamocelo: nessuno, a parte sparuti gruppi di esaltati attivisti, ha mai preso veramente sul serio il “cambiamento climatico”.
    Quasi sempre una postilla dovuta nei programmi di governo, ogni tanto se ne parla quando dobbiamo scegliere se comprare verdura bio, o quando mandiamo i bambini al mare a “respirare un po’ di iodio”.
    Nessuno di noi ha mai pensato seriamente di lasciare da parte la macchina, di mettere in stand-by gli apparecchi di casa, o di non prendere l’aereo e optare per il treno. Il massimo che facciamo è andare in bicicletta (ma solo se non fa freddo) e fare la raccolta differenziata. Come se fosse una scelta responsabile e personale, e non una necessità.
    Ecco: qui la questione viene ribaltata. Frutto di più di cinque anni di viaggi, studi rigorosissimi ed interviste decisamente accurate, Una rivoluzione ci salverà ci mette davanti al fatto compiuto: abbiamo esaurito le risorse, il tempo e la capacità di sopportazione della terra. La Klein ci presenta una verità semplice e dolorosa: abbiamo inquinato per più di 200 anni, abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità per troppo tempo, assistito inermi e disinteressati alla lenta erosione della sfera pubblica, sposato in pieno la filosofia capitalista della continua crescita, figlia della cultura post-illuminista che dava l’uomo come padrone della natura. Una natura da sottomettere impunemente, da controllare e piegare ai nostri bisogni. E intanto, la distribuzione della ricchezza si faceva sempre più ingiusta: la disoccupazione saliva, la crisi economica mordeva, la copertura sanitaria si riduceva.
    In questo decennio zero della crisi climatica, all’alba di un’emergenza senza precedenti, di un immediato collasso della civiltà così come la conosciamo, siamo prigionieri in senso politico, fisico e culturale. Per come è la situazione oggi, la previsione più rosea è un aumento di due gradi della temperatura globale: la finestra climatica si sta chiudendo, e lo farà nel 2017, ultima data utile per evitare la catastrofe. Ciò che fa del grido d’aiuto della Klein qualcosa di veramente serio e terrorizzante è il suo mai scadere nel catastrofismo millenaristico, nelle denunce di una certa sinistra green che ha il solo scopo di produrre immobilità sociale e che ha fatto proprio il mai dimenticato sussurro gattopardiano "Tutto cambi affinché nulla cambi". No. La Klein argomenta, dimostra, presenta fatti, cifre; fa nomi e cognomi- e forse è peggio. È peggio perché quello che scrive, con una limpidezza, un coinvolgimento e una potenza che fanno paura, è tutto vero. Non ci sono esagerazioni, costrutti ideologici, tautologie. Non c’è saccenza. Ci sono solo fatti: è un fatto, ad esempio, che da quando è stato ratificato il protocollo di Kyoto le emissioni carboniche siano aumentate del 57%; è un fatto che i paesi ricchi delocalizzino le produzioni inquinanti nei paesi in via di sviluppo, emettendo sei volte di più; è un fatto che le emissioni della Cina siano 671 mg/die, quando il limite di pericolosità è fissato a 25; è un fatto che le compagnie petrolifere continuino a trivellare impunite progettando di farlo ancora per più di 40 anni; è un fatto che nel 2014 il 12% dell’energia globale derivi dal nucleare e solo il 4% da fonti verdi.
    Ma è un fatto anche che la transizione globale verso il 100% di energia verde è «attuabile sia tecnicamente che economicamente entro il 2030». La dura verità è che, semplicemente, il sistema economico e il sistema planetario sono in conflitto: il capitalismo – sostiene la Klein – ci ha tagliato le radici, facendoci sprofondare in una ipnotica spirale dell’eterno presente, in cui si è stati abituati a sacrificare ciò che ora non è più sacrificabile.
    Abbiamo sognato ad occhi aperti che tanto, alla fine, la tecnologia ci avrebbe salvato ad appena un passo dal punto di non ritorno. La più grande illusione della nostra cultura è che qualcuno ci solleverà dalle conseguenze delle nostre scellerate azioni: il punto non è salvare la terra, ma salvare noi. Risvegliare impulsi universali, quasi primitivi: proteggere i nostri figli e il nostro territorio.
    In questo libro c’è la speranza: la speranza negli occhi dell’attivista la notte dell’elezione di Obama, quando si pensava che il mondo, davvero, stesse per cambiare. La speranza dei nativi che vedono la Shell abbandonare i loro terreni dopo dimostrazioni pacifiche, con tanto di torte e canti tipici.
    Parafrasando Trockji, la mobilitazione ecologista deve essere mondiale, o non sarà. È decisamente ora di un riarmo morale. Il mondo salverà la bellezza? L’amore salverà questo posto? Si tratta, semplicemente, di risvegliare il gigante addormentato della latente indignazione ecologica. Ma in questo libro c’è anche la vergogna: la vergogna collettiva di esserci fatti abbagliare da un’abbondanza che sembrava eterna, la vergogna di non aver saputo conservare quello che ci è stato dato per essere trasmesso intatto, la vergogna di voltare gli occhi dall’altra parte e far finta di niente. La soluzione di Naomi Klein è sorprendentemente (e grazie a Dio) vicina alla teoria totale. Non ci sono scuse, non più: quello che la Klein ci offre, con un senso di urgenza allarmante, è la possibilità – vera, concreta, attuabile – di salvarci. Questo non è un libro da leggere, è un libro, quando lo si ha finito, da chiudere con un tonfo e da mettere in pratica. Le parole devono essere incise nella nostra memoria, ed essere la guida delle nostre azioni: perché nessuno verrà a salvarci, e questa è davvero la nostra ultima occasione. Un’idea sana di comunità è al centro della riflessione della Klein (che tocca vette paragonabili a Piketty, a Bataille, addirittura ad un certo Marx): il più grande pericolo è l’isolamento, abbiamo la possibilità di lottare contro l’estrazione violenta delle risorse e di riprenderci la sovranità, consegnando questo posto alle generazioni che verranno. Dobbiamo compiere un salto di civiltà che ci salverà. Perché alla fine, sta tutto in quel “ci”. Se non riusciamo a risolvere il problema del clima, tutto il resto è beffardamente inutile. Siamo appena in tempo per compiere l’impossibile.
    Viene in mente una bella storia, di quelle delicate e potentissime. Eccola: «Durante un incendio nella foresta, mentre tutti gli animali fuggivano, un colibrì volava in senso contrario con una goccia d'acqua nel becco. "Cosa credi di fare?", gli chiese il leone. "Vado a spegnere l'incendio!", rispose il colibrì. "Con una goccia d'acqua?", disse il leone con un sogghigno di irrisione. E il colibrì, proseguendo il volo, rispose: "Io faccio la mia parte"». La Storia sta bussando alla nostra porta: noi cosa rispondiamo?
    Una rivoluzione ci salverà. Perché il capitalismo non è sostenibile - Klein Naomi - Libro - Rizzoli - - IBS

  3. #253
    Partito d'Azione
    Data Registrazione
    22 Apr 2007
    Località
    Roma
    Messaggi
    13,208
     Likes dati
    312
     Like avuti
    934
    Mentioned
    41 Post(s)
    Tagged
    8 Thread(s)

    Predefinito Re: Un giro in libreria

    P. Spriano, Storia del Partito comunista italiano, 5 volumi, Einaudi, Torino 1967-1975

    Il mio stile è vecchio...come la casa di Tiziano a Pieve di Cadore...

    …bisogna uscire dall’egoismo individuale e creare una società per tutti gli italiani, e non per gli italiani più furbi, più forti o più spregiudicati. Ugo La Malfa

  4. #254
    Partito d'Azione
    Data Registrazione
    22 Apr 2007
    Località
    Roma
    Messaggi
    13,208
     Likes dati
    312
     Like avuti
    934
    Mentioned
    41 Post(s)
    Tagged
    8 Thread(s)

    Predefinito Re: Un giro in libreria

    C. Rostand, Brahms, Rusconi, Milano 1986




    J. Jacobelli, Croce-Gentile. Dal sodalizio al dramma, Rizzoli, Milano 1989

    Il mio stile è vecchio...come la casa di Tiziano a Pieve di Cadore...

    …bisogna uscire dall’egoismo individuale e creare una società per tutti gli italiani, e non per gli italiani più furbi, più forti o più spregiudicati. Ugo La Malfa

  5. #255
    Partito d'Azione
    Data Registrazione
    22 Apr 2007
    Località
    Roma
    Messaggi
    13,208
     Likes dati
    312
     Like avuti
    934
    Mentioned
    41 Post(s)
    Tagged
    8 Thread(s)

    Predefinito Re: Un giro in libreria

    A. Gobetti, “Diario partigiano”, Einaudi, Torino 1956 (1996, 2014)

    Dalla Nota di Italo Calvino:

    “Questo libro di memorie della Resistenza ha un carattere d’eccezione, più che per l’importanza dei fatti che racconta, per la persona che l’ha scritto e il modo in cui la guerra partigiana viene vista e vissuta. È il libro di una donna la cui vita era già segnata dalla lotta antifascista: Ada Prospero, la vedova di Piero Gobetti, il giovane martire del primo antifascismo italiano, animata da una passione di libertà, da un bisogno di azione, da un coraggio eccezionali… il libro d’una madre che va a fare la guerra partigiana insieme a suo figlio di diciott’anni, e con lui divide pericoli e disagi. Il libro s’anima di una piccola folla di personaggi, tra i quali ritroviamo figure note [Antonicelli, Pajetta, Venturi, Spriano, Alessandro e Carlo Galante Garrone, Momigliano, Duccio Galimberti, Foa] e molti volti meno noti che subito ci diventano amici, ma sempre ciò che dà il tono è la presenza dell’autrice…”


    Ultima modifica di Frescobaldi; 02-07-15 alle 23:48
    Il mio stile è vecchio...come la casa di Tiziano a Pieve di Cadore...

    …bisogna uscire dall’egoismo individuale e creare una società per tutti gli italiani, e non per gli italiani più furbi, più forti o più spregiudicati. Ugo La Malfa

  6. #256
    Partito d'Azione
    Data Registrazione
    22 Apr 2007
    Località
    Roma
    Messaggi
    13,208
     Likes dati
    312
     Like avuti
    934
    Mentioned
    41 Post(s)
    Tagged
    8 Thread(s)

    Predefinito Re: Un giro in libreria

    C. Levi (Torino, 1902 – Roma, 1975), L’Orologio, Einaudi, Torino 1950 (1989).

    “Pubblicato nel 1950 “l’Orologio” è uno dei migliori esempi di narrativa politica del dopoguerra, un’appassionata testimonianza sullo sfaldamento delle forze politiche antifasciste. Un orologio che si rompe dà l’avvio alla storia di tre giorni e tre notti nel dicembre del ’45, che cambia il destino dell’Italia. La fine del governo resistenziale di Ferruccio Parri, l’inizio della crisi dei partiti liberale e azionista, l’avvento al potere di Alcide De Gasperi e della Democrazia cristiana, e soprattutto Roma e l’Italia di allora: un complesso intreccio di avvenimenti politici e di condizioni umane raccontano con una tensione e un pathos che coinvolgono il lettore e rivelano la temperatura di una stagione traboccante di vitalità e nello stesso tempo vulnerabile di fronte a tutte le illusioni”.


    Il mio stile è vecchio...come la casa di Tiziano a Pieve di Cadore...

    …bisogna uscire dall’egoismo individuale e creare una società per tutti gli italiani, e non per gli italiani più furbi, più forti o più spregiudicati. Ugo La Malfa

  7. #257
    Partito d'Azione
    Data Registrazione
    22 Apr 2007
    Località
    Roma
    Messaggi
    13,208
     Likes dati
    312
     Like avuti
    934
    Mentioned
    41 Post(s)
    Tagged
    8 Thread(s)

    Predefinito Re: Un giro in libreria

    Pier Paolo Pasolini, Lettere. 1955-1975, con una cronologia della vita e della opere, a cura di N. Naldini, Einaudi, Torino 1988



    Il mio stile è vecchio...come la casa di Tiziano a Pieve di Cadore...

    …bisogna uscire dall’egoismo individuale e creare una società per tutti gli italiani, e non per gli italiani più furbi, più forti o più spregiudicati. Ugo La Malfa

  8. #258
    Partito d'Azione
    Data Registrazione
    22 Apr 2007
    Località
    Roma
    Messaggi
    13,208
     Likes dati
    312
     Like avuti
    934
    Mentioned
    41 Post(s)
    Tagged
    8 Thread(s)

    Predefinito Re: Un giro in libreria

    Citazione Originariamente Scritto da Frescobaldi Visualizza Messaggio

    U. Gentiloni Silveri-M.Carli, "Bombardare Roma. Gli Alleati e la «Città aperta» (1940-1944)", Il Mulino, Bologna 2007



    Il cattivo uso, o l’uso strumentale della storia degli ultimi anni ha prodotto tentativi maldestri di sovrapposizione tra resistenti e repubblichini, come se il rifiuto della violenza e la “pietas” di fronte alla morte potessero equiparare scelte e mondi di appartenenza. Il comune sdegno per la guerra e le sue logiche non può portare a una comparazione quantitativa fra le stragi perpetrate dai nazisti, i massacri che hanno insanguinato l’Italia centro-settentrionale con i civili vittime delle incursioni aeree dell’aviazione alleata. Da una parte, il ‘nuovo ordine’ del Terzo Reich di cui l’Italia fascista è parte costitutiva; dall’altra, le strategie di liberazione dell’Europa occupata che coinvolgono la Grande Alleanza delle Nazioni Unite. Gli errori e gli orrori della guerra investono, com’è noto, entrambi i fronti, ma i tentativi di comprensione delle vicende non possono scivolare in un presente senza tempo dove si confondono, e si annullano, responsabilità e scelte, torti e ragioni.
    Il mio stile è vecchio...come la casa di Tiziano a Pieve di Cadore...

    …bisogna uscire dall’egoismo individuale e creare una società per tutti gli italiani, e non per gli italiani più furbi, più forti o più spregiudicati. Ugo La Malfa

  9. #259
    Partito d'Azione
    Data Registrazione
    22 Apr 2007
    Località
    Roma
    Messaggi
    13,208
     Likes dati
    312
     Like avuti
    934
    Mentioned
    41 Post(s)
    Tagged
    8 Thread(s)

    Predefinito Re: Un giro in libreria

    G. Papini, Opere. Dal «Leonardo» al futurismo, Meridiani, Mondadori, Milano 1977

    Il mio stile è vecchio...come la casa di Tiziano a Pieve di Cadore...

    …bisogna uscire dall’egoismo individuale e creare una società per tutti gli italiani, e non per gli italiani più furbi, più forti o più spregiudicati. Ugo La Malfa

  10. #260
    Partito d'Azione
    Data Registrazione
    22 Apr 2007
    Località
    Roma
    Messaggi
    13,208
     Likes dati
    312
     Like avuti
    934
    Mentioned
    41 Post(s)
    Tagged
    8 Thread(s)

    Predefinito Re: Un giro in libreria

    I. Insolera-L. Di Majo, L’Eur e Roma dagli anni Trenta al Duemila, Laterza, Roma-Bari 1986





    “Voluto da Bottai e Mussolini per una esposizione internazionale che, a causa della guerra, non si tenne mai, l’Eur è diventato poi il ben noto quartiere-centro direzionale a sud di Roma, caso emblematico dei contraddittori progetti di legge nell’Italia contemporanea.In questo volume se ne ricostruiscono in maniera estremamente documentata le vicende e le prospettive storiche, politiche, urbanistiche e architettoniche, con un ricco ed inedito apparato illustrativo, che permette di seguire anche visivamente la storia del quartiere e dei suoi protagonisti”.
    Il mio stile è vecchio...come la casa di Tiziano a Pieve di Cadore...

    …bisogna uscire dall’egoismo individuale e creare una società per tutti gli italiani, e non per gli italiani più furbi, più forti o più spregiudicati. Ugo La Malfa

 

 
Pagina 26 di 43 PrimaPrima ... 1625262736 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Giro d'Italia = Giro di padania
    Di stefaboy nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 211
    Ultimo Messaggio: 12-07-12, 20:26
  2. In *Libreria*
    Di News Online nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 18-04-07, 22:13
  3. giro giro tondo casca il mondo....
    Di Il Patriota nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 8
    Ultimo Messaggio: 22-05-06, 02:18
  4. In Libreria
    Di nel forum Destra Radicale
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 08-07-04, 18:54
  5. Giro giro tondo
    Di Österreicher nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 18
    Ultimo Messaggio: 20-09-02, 12:59

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito